Kill death

Su Zero una volta si parlava molto di più di pubblicità. Ora è un argomento presente, sì, ma in misura minore. Non so bene nemmeno io perché, visto che continuo a cercare e guardare le cose più belle create dalle agenzie in giro per il mondo.

Ad ogni modo oggi vi giro tre splendide immagini di una campagna a favore della donazione degli organi realizzata da MartPet, Recife (Brasile). Titolo semplice ma efficace: Kill Death. Save Lives. Donate Organs. I disegni non so invece di chi siano, ed è un peccato perché sono splendidi.

Per vederle in grande, clikkateci sopra.

Visto che ci siete, fate un giro sul sito dell’AIDO e, se non siete già iscritti, cominciate a considerare l’idea di farlo. Quando morirete, e vi auguro che sia il più tardi possibile, il vostro corpo sarà forse in grado di salvare più persone. Perché non farlo?

Io sono iscritto da quando ho 16 anni, dando loro la possibilità di prendere tutto quello che può servire. Una scelta che feci da solo e in autonomia, mi ricordo che ci andai in moto un giorno all’uscita da scuola, senza che i miei genitori nemmeno lo sapessero né mi avessero spinto a farlo (non mi ricordo che la questione sia mai stata affrontata, di certo sapevo che non erano contrari, anzi!). Fatelo anche voi: non vi costa nulla e potrebbe fare del vero bene a qualcuno!

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Regolarità

Non so se ci avete fatto caso, ma negli ultimi tempi su Zero3 ci sono molti più post che in passato. Per trovare l’ultima volta in cui sono passati più di due giorni tra un post e un altro, si deve andare indietro fino al 9 agosto (se non ci credete, sfogliate il calendario che c’è nella colonna di destra :)).

In pratica da tre mesi sto mantenendo il mio nuovo obiettivo: minimo tre post a settimana, con parecchi casi in cui i post sono stati quattro o più.

Certo, siamo lontani da quanto avevo fatto sul secondo Zero (un post al giorno per più di tre anni), ma sono lontano anche io da quel Mattia e ho meno forze, meno tempo libero e un bambino in più. 🙂

Sto anche cercando di mischiare gli argomenti un po’ di più rispetto agli inizi. Meno post lunghi di fila, più cose sceme intervallate a cose serie, qualche video ogni tanto e via così. E nel week-end, solo post leggeri (come questo)!

La strada che sto seguendo mi piace e sembra piacere anche a voi lettori, che aumentate sempre di più. Siete ancora un numero non enorme, sia chiaro, ma i dati sono inequivocabili: in due anni, da ottobre 2015 a ottobre 2017, le visite sono quasi quadruplicate!

Grazie a tutti per il tempo che mi dedicate passando di qua. Visto che ci sono, però, vi chiedo anche un favore in più: se trovate qualche post che vi piace particolarmente, condividetelo via facebook o twitter, così mi aiutate a far crescere il numero dei visitatori, cosa che non fa mai male 🙂

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Volete avere paura?

Avete presente la paura? Quella vera, non quella che vi fa fare i salti sulla sedia per delle inquadrature a sorpresa o robetta del genere. No, quella che vi fa irrigidire i muscoli per la tensione, rallentare il battito cardiaco, aprire un po’ di più gli occhi nella speranza di cogliere qualche dettaglio che dentro di sapete di non voler cogliere?

Sì, quella paura. Se volete provarla, e in questo caso io vi consiglio di farlo, guardatevi questo splendido teaser di un film che non andrò mai a vedere 🙂

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Auguri patriottici

Jared Leto è una persona che sembra in grado di fare bene qualsiasi cosa gli passi per la testa. Non gli bastava essere un attore di successo, è anche il cantante, polistrumentista e compositore principale dei Thirty Seconds to Mars.

Questi ultimi hanno da qualche tempo rilasciato la loro nuova canzone, Walk on water, che probabilmente avrete sentito alla radio (e che a me piace parecchio).

Il pezzo è accompagnato da due video: quello normale

e quello più ricercato. Quest’ultimo riprende un’idea non propriamente originale, mostrare squarci di vita di persone normali in un particolare giorno, ma il risultato è davvero bello. Lo è perché il giorno scelto è il 4 luglio, la festa più importante per un americano. Lo è soprattutto perché il montaggio è davvero ottimo, con spezzoni divertenti, accattivanti, strani, buffi e via così. E con una serie di informazioni che passano che sono azzeccate per il messaggio che l’autore voleva comunicare. Certo, c’è anche tantissimo patriottismo e una buona dose di retorica americana, ma era inevitabile e la seconda è presente in quantità inferiore rispetto a quanto mi aspettassi. Se non l’avete ancora visto, vi consiglio di farlo ora:

 

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Ordine

Ogni volta che cerco di fare ordine nel mio studio, mi deprimo. Ci sono vari motivi per cui questo succede, ma vi elenco qui i principali:

  1. mi rendo conto che è un’impresa titanica che richiede più tempo, energie e voglia di quanta io abbia. E non mi riferisco solo a oggi, ma proprio in assoluto: non è un caso se lo faccio solo quando la situazione è davvero non più accettabile (cioè si arriva al punto che non si riesce a camminare perché il pavimento è troppo pieno di fumetti)
  2. ogni riordino è accompagnato da una lunga lista di fumetti che vengono messi sulla pila delle cose da regalare o, più spesso, da buttare via. In molti casi sono cose vecchie che so non mi serviranno più, in altri cose che avevo da parte convinto che prima o poi avrei letto e che invece ora vengono scartate perché finalmente ammetto a me stesso che non lo farò mai. Non so quale delle due cose sia più triste per me…
  3. anche se inizio sempre con le migliori intenzioni del mondo, cioè partendo dal casino assoluto miro ad arrivare all’ordine altrettanto assoluto, finisce sempre che mi rompo dopo un paio d’ore, quando sono sì e no al 30% del lavoro. Così se va bene riprendo il lavoro nei giorni successivi, se va male lascio tutto com’è tanto la stanza è un filino meno incasinata di prima.
  4. trovo cose che non hanno ragione di esistere e non capisco come possano essere ancora lì. Per esempio sabato, durante il riordino, ho trovato un calendario del 2014 e una tessera per avere stampe di foto gratuite… che scadeva il 31 gennaio 2015!
  5. ho milioni, MILIONI!, di lettere di banche e assicurazioni mai aperte e che mai aprirò. Il loro numero cresce ovviamente al passare del tempo, visto che non so nemmeno come buttarle via: hanno informazioni sensibili e di certo non posso gettarle nel cassonetto della carta così come sono.

Mi piacerebbe chiudere questo post dicendo che ora il mio studio è perfettamente in ordine e splendidamente tirato a lucido. La verità, però, è che è ancora un casino inguardabile ma non ho davvero tempo da dedicare al riordino. Magari il week-end prossimo riprovo…

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Dilemma etico-morale

C’è un film che io voglio rivedere. Ne ho una voglia pazzesca da un bel po’, ma oggi è più forte che mai.

Io ho già ordinato il Blu-Ray ufficiale del suddetto film, ma questo giace nel negozio che me lo venderà, in un luogo piuttosto lontano da casa mia. Sorvoliamo sul come sia possibile la cosa, sappiate solo che è così.

La questione etico-morale che sto affrontando è: lo posso scaricare pirata e guardarmelo? Se uso uno dei mezzi che scaricano e basta, senza condividere, non sto facendo nulla di male, giusto? 🙂

Tenete anche conto che la possibilità che io cancelli l’acquisto dopo aver rivisto il film è ZERO: il BD lo voglio, sarà mio e non averlo nella mia videoteca è impensabile.

E’ quindi solo una questione di impulso momentaneo, di capriccio da viziato.

Che dite, scarico o aspetto e faccio altro? 🙂

PS: che poi, a dirla tutta, mi farebbe anche comodo avere una versione in digitale da poter caricare sull’iPad o mettere sul NAS, in modo da poterlo guardare in streaming senza dover per forza mettere il disco nel lettore…

 

Curiosità scollegata dal post
Cercando un’immagine con la chiave di ricerca “etico legale”, la stragrande maggioranza dei risultati è legata alla professione medica. Sinceramente non l’avrei mai detto

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La peggior vacanza dell’anno

Andare a Lucca Comics & Games 2017 significa partire il primo novembre (alle 4:30 di mattina…) e tornare a casa la sera/notte (dipende dal traffico in autostrada) di domenica sei. Cinque giorni in cui è come se io fossi in vacanza dal mio normale lavoro, visto che non faccio praticamente nulla delle mie consuete supervisioni, timoni e roba del genere. I miei giorni sono dedicati esclusivamente al vendere fumetti allo stand e parlare con lettori vari. Che è a sua volta un lavoro, ma non sostituisce quello normale, lo affianca.

Di fatto per le mie scadenze e le persone che hanno bisogno di me per lavoro, è come se io passassi una settimana in vacanza in un’isola deserta dove non ho con me il computer e l’email arriva una o due volte al giorno, quando va bene.

Il problema qui per me è duplice. Da un lato non è per nulla una vacanza ma, anzi, è la settimana più stancante dell’anno. Provate voi ad alzarvi sempre alle 7, arrivare in stand alle 8:15 e trovare una serie di bancali pieni di fumetti da sistemare, e poi fare tra le 10 e le 11 ore di fila in piedi a lavorare dietro uno degli stand più frequentati e grandi della manifestazione. E fatelo per cinque giorni di fila! E’ un’esperienza bellissima e gratificante, ma è tutto tranne che rilassante.

La seconda parte del problema è figlia della prima. Quando torni a casa dalle ferie hai montagne di arretrati di lavoro, ma sei fresco e riposato. Io torno a casa dalla “vacanza di Lucca” che sono devastato, un vero e proprio cadavere. Ho sonno arretrato, spesso sono raffreddato e le uniche cose che vorrei sono il letto, fumetti da leggere e un joypad per giocare. Invece ho centinaia di email arretrate, consegne bucate e altre che si sovrappongono, urgenze impreviste e problemi da risolvere.

Quest’anno la situazione era talmente disperata che non mi sono potuto prendere nemmeno il tradizionale giorno di scarico e mi sono riposato solo lunedì mattina. Il pomeriggio ero già davanti al pc e non vi racconto che inferno in terra è stato martedì. Mercoledì ho finito un redazionale per un volume di Thor alle 3 (che mi sembra anche venuto benino, se devo essere sincero) ma proprio quando stavo per chiudere e andare a letto ho realizzato che dovevo ancora fare delle cosette qua e là, e ho quindi iniziato pure quelle per prendermi avanti sul ritardo che già ho e avrò. Ho alzato bandiera bianca alle 3:45, e l’ho fatto solo perché poi la sveglia resta alle 7:00/7:30, visto che sta a me portare alla materna Paolo.

Oggi, giovedì, ho fatto una fatica assurda tutto il giorno perché la stanchezza non è ancora smaltita e si è sommata la carenza di sonno, e so già che il week-end sarà dedicato in larga parte all’inseguire le mie scadenze bucate.

Insomma, un inferno ma non me ne pento: passare cinque giorni allo stand con i miei amici di Panini è una cosa che vale tutte le fatiche erculee che sto facendo in questi giorni.

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