Il lungo corteggiamento di Vodafone

Spendere 15 euro al mese per avere 1000 minuti di telefonata (di cui ne uso sì e no 100), 1000 SMS (usati: zero) e 10 GB di traffico dati, non è male. Ma, come detto nel post dell’altro giorno, gli euro che avrei dovuto spendere erano 10.

Non è una questione di costo, è una questione di principio: se mi offri una tariffa, devi rispettarla almeno per un certo periodo di tempo prima di cambiarla unilateralmente, peggiorandola. E quattro mesi non sono un periodo accettabile.

Così ho iniziato a guardarmi intorno per capire dove sarei potuto finire. Wind è scartata a priori perché mi ci sono sempre trovato male: in Panini prende poco e lì a me serve il telefono per il tethering, oltre al fatto che è l’unica compagnia con cui mi cade sistematicamente la linea durante le telefonate. TIM non è male, ma il motivo per cui l’ho lasciata è perché prende poco e male dove vado in vacanza al mare, e visto che sto per tornare in quel luogo, non ha senso scegliere un operatore che lì mi dà problemi. Tra gli operatori non virtuali, resta quindi solo Vodafone. Di cui tutti dicono due cose:

  1. è quella con la migliore copertura e con la migliore in assoluto per velocità dati
  2. sono dei ladri per i prezzi altissimi che hanno

Essendo stato con loro per la bellezza di quattro giorni un cinque o sei anni fa (triangolazione 3-Vodafone-3 fatta per prendere un altro telefono con il contratto 3), non so dire praticamente nulla di Vodafone, non la conosco. Loro, invece, mi conoscono bene visto che periodicamente mi mandano SMS per convincermi a tornare insieme.

Per pura pigrizia, ne ho pure parecchi ancora nel telefono, per cui vediamoli insieme.

Si inizia a fine 2016 con un’offerta a cui tenevano particolarmente, visto che me la mandano tre volte in 15 giorni, spostando sempre avanti la data di scadenza di questa esclusiva proposta:

Per 10 euro mi davano 1000 minuti, 1000 SMS e 4GB. Stesso prezzo di quello che pagavo in 3 (ricordo che gli aumenti sono iniziati da marzo 2017) ma meno GB. Offerta scartata.

Tornano all’attacco a inizio febbraio, sempre con messaggi in base tre:

L’offerta è migliorata: per 7 euro mi danno sempre 1000 minuti e 4GB. Non ho i 1000 SMS della proposta precedente, ma sono 3 euro in meno. Nell’epoca di Whatsapp, direi che questa è migliore. Ma non mi interessa lasciare la strada vecchia per quella nuova, non per risparmiare tre euro, quindi resto con 3.

Arriviamo a giugno. Sono arrabbiato con 3 per i cambi ma non ancora avuto modo di informarmi bene sulle alternative. So, però, che il tethering con Vodafone è a pagamento: è l’unico operatore a farlo e sono 1,90 euro al mese (sì, so anche che cambiando gli APN si può farlo senza pagare, ma non la considero un’opzione valida perché non voglio rischiare di avere problemi quando mi serve per lavoro). Tenendo conto di questo, leggiamo la nuova offerta esclusiva, arrivata sempre con l’ormai consueta base tre e relativa estensione del periodo per accettare la proposta:

Chiaramente Vodafone sta sondando il terreno per capire che cosa vogliono i consumatori. Qui mischia la prima e la seconda offerta, dando il pacchetto completo della prima, alzando però i GB ma anche il costo: 1000 minuti, 1000 SMS e 7GB per 12 euro. Ci penso ma non mi convince e rimando il cambio operatore in attesa di avere tempo di informarmi.

Tempo che non ha Vodafone visto che appena tre giorni dopo mi mandano di nuovo la stessa offerta, con il prezzo aumentato però a 13 euro. Seguita, cinque giorni dopo, da un’altra proposta, la migliore in assoluto fin qui:


1000 minuti, 1000 SMS e 7GB per 10 euro. A cui devo aggiungere i 2 euro per il tethering, quindi 12 euro. Meno di quanto pago in 3, dove per onestà va però detto che ho anche il servizio che ti avverte della chiamata persa e che qui non è compreso.

Ad ogni modo alla fine il corteggiamento di Vodafone dà i suoi frutti e cedo: il 26 accetto questa proposta, che nel frattempo era stata prolungata con il solito terzo SMS, che qui non vi ho messo per non rompervi ulteriormente.

Cosa si capisce da questo (inutilmente) lungo (inutile) post?

  • che se si tratta di cambiare operatore, aspettare conviene sempre
  • che il mercato è più vivo che mai e non conviene restare con un gestore solo perché ci si è abituati: ci sono offerte pazzesche là fuori, fatevi un paio di giri sui siti e vedrete che potrete risparmiare e anche non poco.
  • che la Vodafone vi farà la stessa offerta con tre SMS, e il terzo prolungamento è quello finale: se vi interessa, non rimandate ulteriormente

Ad ogni modo addio 3, bentrovata Vodafone. Spero che tu mi tratterai meglio di chi è venuto prima di te.

 

 

La 3 i contratti li scrive sulla pietra

Per una volta mi ricordo la data: sono passato da TIM a 3 lo scorso Halloween, quando ci fu una promozione che dava 250 minuti, 250 SMS e 2,5GB a settimana per 2,5 euro. Zero vincoli, piano ricaricabile e quindi niente RID o carta di credito, e compresi nel prezzo il 4G e il servizio che ti avverte di chi ti ha chiamato. Un’offerta oggettivamente ottima, per questo decido di aderire. Anche perché tutto è, ovviamente, “per sempre*”.

L’asterisco in realtà non c’era ma nelle condizioni contrattuali era scritto che l’azienda si riservava il diritto di cambiare l’offerta per questo o quel motivo. Contratto che, tra l’altro, io non ho mai visto o ricevuto: non esisteva nel punto vendita dove ho fatto il passaggio, non c’era sul sito. Non mi è stato dato altro che la SIM. E’ un sistema che si basa sulla fiducia di quanto ti viene detto. Non so come sia possibile…

Ad ogni modo quel piccolo asterisco comincia a lampeggiare il 17 marzo 2017, quando ricevo questo SMS:

Di punto in bianco, e con un solo SMS, da 10 euro ogni 4 settimane passo a 12,50 al mese. Che non sarebbe nemmeno esatto, visto che il canone di 2,5 euro è a settimana mentre questi due nuove costi sono al mese. Quindi è un po’ difficile capire la cifra esatta che spendo. Oppure anche queste due spese in più sono ogni 4 settimane? Saperlo…

L’asterisco lampeggia come una strobo da disco e fa lo stesso rumore di una sirena antiaerea pochi mesi dopo, il 10 maggio. Mi contatta di nuovo mamma 3 per darmi ulteriori grandi novità:

Quindi pagamento ogni 4 settimane, non mi cambia nulla, e canone che da 10 euro passa a 12. Più 2,5 euro di costi per servizi che dovevano essere compresi nel prezzo.
In pratica dalla prima settimana di novembre a maggio, cioè 6 mesi, il mio canone mensile è aumentato del 50%, passando da 10 euro a 15. E questo a fronte di zero, ZERO, servizi in più per me. Puro e semplice guadagno per loro.

Io capisco che non si possa costringere un operatore a mantenere per sempre un’offerta che viene fatta al pubblico, ma ci vuole un meccanismo che allo stesso modo protegga il cliente che lascia un gestore per passare a un altro. Nello specifico, io in TIM pagavo 10 euro e l’ho lasciata solo perché con la 3 avrei speso la stessa cifra per avere gli stessi servizi e un po’ di GB in più. Peccato che solo sei mesi dopo 3 mi spara un aumento del 50% e io mi ritrovo a non poter tornare in TIM alle medesime condizioni che ho lasciato.

E questo non è giusto. Non è possibile che chi regola questo settore permetta offerte civetta che poi possono essere cambiate dopo pochi mesi e unilateralmente. E poco mi frega che io possa recedere dalle opzioni o lasciare l’operatore senza costi aggiuntivi: in primo luogo perché ci manca solo che me lo facciano pagare, in seconda battuta per quanto detto qui sopra.

Io invoco quindi un regolamento che imponga agli operatori un vincolo temporale: mi vuoi far venire da te con l’offerta X? Perfetto, per legge devi garantirmi la stessa medesima offerta per non meno di 12 mesi. Non puoi cambiarla, mai, per nessuna ragione. Al limite solo migliorativa per me, e comunque previa mia autorizzazione (altrimenti mi danno il triplo di SMS e mi dimezzano i GB, spacciando la cosa per miglioramento). Se ti penti perché è troppo conveniente per i tuoi clienti e dannosa per te… cavoli tuoi, potevi pensarci prima di farla. Ora ti attacchi e per 12 mesi la mantieni.

E’ davvero così impossibile da fare questa cosa?

(1. continua)

Il DEFCON di casa Dal Corno

Il vecchissimo film War Games ha insegnato tre cose al mondo:

  1. con un modem puoi fare di tutto
  2. non si può vincere a tris
  3. la scala DEFCON

Quest’ultima indica il livello di pericolo/minaccia che usa l’esercito americano. E’ di cinque livelli, con 5 che indica pace assoluta (e quindi negli USA non ci mettono nemmeno la lampadina in quello slot) e 1 che è la guerra totale.

Nel mio piccolo, anche io ho una scala DEFCON che uso tutti i giorni: è quella che indica la situazione al momento del mio risveglio ogni mattina.

Premessa per capirla: io vado a letto molto tardi (mai prima dell’una) e mi sveglio verso le 8, quando devo cominciare a occuparmi di Paolo perché Carla, che si è alzata attorno alle 7, se non è già uscita di casa, lo sta per fare. Io ho anche un sonno pesantissimo e ci vuole davvero molto per svegliarmi. DAVVERO. MOLTO.
Tutto chiaro? Iniziamo!

DEFCON 5

Paolo non è a casa ma sta dormendo da qualche altra parte con la mamma. Non capita praticamente mai. Alternativa: quando mi sveglio, Carla e Paolo se ne sono già andati da qualche parte e io mi sono addormentato sapendo che al risveglio sarei stato da solo. Il Nirvana.

DEFCON 4

Sono le 8, mi sveglio da solo normalmente e Paolo è nella sua stanza che sta ancora dormendo. La pace e la tranquillità assoluta.

DEFCON 3

Quando apro gli occhi, Paolo sta dormendo accanto a me. Non so quando sia arrivato e come (l’ha portato Carla perché piangeva? Si è alzato ed è venuto da solo da noi? Mah!) ma tutto sommato non mi interessa. Bisogna stare un po’ attenti perché si muove molto e può cadere dal letto, o prenderti a calci la faccia, ma almeno so dov’è ed è in una situazione che posso controllare. Nulla di cui lamentarsi.

DEFCON 2

Apro gli occhi e vedo due cose: il TV acceso su Blaze o simili e Paolo che è seduto accanto a me, magari attaccato al suo biberon, che lo guarda. E’ calmo ma ci vuole poco per accenderlo e quindi devo essere pronto e reattivo. Basta stare attenti e si sopravvive facilmente.

DEFCON 1

Quando apro gli occhi, Carla se ne è già andata e Paolo è sveglio, attivo e scattante. Salta sul letto, entra ed esce dalla camera da letto e ha in mano qualcosa che non dovrebbe avere, e che normalmente non è in camera nostra. Come a sottolineare che finora ha girato per la casa senza controlli e limiti, e chissà per quanto tempo. Magari non ha rotto nulla, di sicuro ha spostato delle cose che non troveremo mai più… (il mio iPod Shuffle è ancora disperso…). Devo quindi alzarmi di botto, contenerlo (se è sul letto) o inseguirlo (se è in un’altra stanza), valutare la situazione, cercare di ricordarmi se Carla mi aveva svegliato e io mi sono riaddormentato (cosa probabilissima. Come è certo che, se anche fosse andata così, io non me lo ricorderò. E quindi non ci penso troppo…), e poi dare via alla procedura vestizione sua e mia, e tutto il resto. L’Inferno sulla terra.

Per i più curiosi, la scala DEFCON di casa Dal Corno vede una netta prevalenza delle situazioni 3 e 2, seguita dalla 1 e quindi la 4. La 5 in pratica non esiste.
Buon fine settimana a tutti!

Più pazienza che Forza

Ieri sera mi metto a letto verso le 21 per leggere un po’ di cose sull’iPad. E dopo poco mi addormento, perché fin da piccolo se io mi ritrovo orizzontale, mi addormento alla velocità della luce, qualsiasi ora sia. Però dopo un paio d’ore mi sveglio: sono le 23 e sono pimpante, non ci penso proprio a tornare a dormire. Così decido di andare in salone e provare Forza Horizon 3, comprato durante l’Amazon Prime Day ad appena 18,99 euro. Non amo i giochi di auto ma Paolo li adora, quindi l’ho preso per giocarci un po’ con lui.

Non accendo l’Xbox One da mesi, quindi so che è praticamente certo che ci sarà un aggiornamento da fare. E infatti c’è: 3,4 GB di dati da scaricare. Ci vorranno 15 minuti circa, così mi metto a conquistare la palestra di Pokémon GO che c’è sotto casa mia. Finisco pochi istanti dopo l’installazione dell’update. Da notare che mentre la console stava scaricando l’update, sotto in background stava già installando Forza Horizon 3.

Quindi prendo il joypad convinto di poter iniziare a sfrecciare a bordo di qualche bolide… e scopro due cose:

1. che l’installazione del gioco è circa al 12% dei 42GB totali! Che sono anche tanti, ma soprattutto la macchina è fottutamente LENTA! Li sta tirando giù da un disco, non dalla rete. Il mio vecchio PentiumPro aveva una velocità di trasferimento CD-hard disk migliore di quella dell’Xbox One.

2. ci sono anche appena 9,2 GB di update.

Così comincio a pensare cosa fare. Giocare ad altro sulla One non è possibile perché tutti i giochi li prendo su PS4, quindi non ho nulla scaricato dallo store. E non posso usare i titoli avuti gratis con il Gold, perché mi è scaduto e ho deciso di non rinnovarlo visto che non gioco mai con questa console.

A questo punto passo all’idea di mandare la console Microsoft a quel paese e accendere la PS4, ma la cosa non risolverebbe il problema dell’installazione di Forza, che prima o poi dovrò fare. Avere le due console che vanno insieme non mi sembra intelligente, quindi alla fine decido di scegliere l’unica opzione sensata: mi metto a guardare la tv e aspetto. Ora sono le 1:37, su Italia 1 c’è una puntata della seconda stagione di Ally McBeal (che vedo in 16:9 nonostante l’originale fosse in 4:3 e la deformazione dell’immagine si vede fin troppo) e la One è a 25,98 GB su 41,56 di installazione, mentre il download dealla patch è a 7,33 su 9,42 (e sembra essersi fermato, anche se non capisco perché). Potrei giocare, almeno così mi dice una scritta sopra la percentuale dell’installazione, ma preferisco vedere come sarà la prima volta tra Richard e Ling , o se Ally vincerà l’assurda causa in cui si trova a difendere una donna che è stata denunciata per truffa dal marito, dopo che questo ha scoperto che lei non l’ha mai amato leggendo i diari della sua ormai ex-consorte.

Non so se la situazione con Xbox One S sia migliore, ma la vecchia One è una patacca lentissima e assurda. Pensata male (perché non posso giocare offline mentre la macchina scarica in background l’aggiornamento del sistema operativo? Perché il download di questo deve per forza di cose essere fatto con la macchina bloccata su una stupida schermata?), lenta, con un’interfaccia assurdamente brutta e poco intuitiva. E’ pure meno potente della PS4, quindi anche qui perde il confronto con la macchina Sony. Almeno fosse agile e veloce a gestire i nuovi giochi che compri, invece è proprio qui che c’è la più grande differenza tra le due console.

Col senno di poi, comprarla è stato un errore perché non la uso mai e quando lo faccio è più fonte di frustrazione che di divertimento. Ma ormai ce l’ho, quindi giochiamoci sopra. Una volta finita la puntata di Ally e l’installazione eterna, ovviamente

 

Felicità

Ieri sera avevo voglia di un qualcosa di fresco da bere che non fosse acqua, così ho ripiegato su una mia classica bibita serale: latte e Nesquik.

Ne ho parlato più volte sul blog, ma lo ricordo di nuovo: adoro il Nesquik fin da piccolo e non ho mai smesso di berlo perché… beh, perché non vedo motivo per farlo. Non è che mi sento meno uomo se alla sera bevo del latte al cioccolato invece che un caffè o un amaro, né mi vergogno di apprezzare ancora qualcosa che era buono quando ero piccolo e lo è ancora oggi che di anni ne ho 42.

Essendoci da sempre una confezione bella grossa di Nesquik a casa, Paolo l’ha assaggiato molto presto e ha iniziato ad amarlo praticamente da subito. Lo chiama “latte e claco”, cioccolato lo dice molto più raramente, ed è la bevanda con cui fa colazione ogni mattina e che beve prima di andare a letto praticamente ogni sera. La chiede esplicitamente lui, è un piccolo rito che gli piace e a noi va bene rispettarlo.

Come dicevo, ieri sera decido di farmi un bel bicchierone di latte e Nesquik. Quando inizio a prepararlo, Paolo è in salone che gioca con la mamma. Mi vede e capisce subito cosa sto per bere, così tira il suo solito urlo di gioia estremamente acuto e si lancia verso di me. Io prima faccio finta di nascondermi, poi di non vederlo, ma alla fine cedo al suo cercare di saltarmi addosso per prendere quel bicchiere pieno di latte al cioccolato che tanto brama.

Così andiamo insieme davanti al divano e ci sediamo per terra. Lui è alla mia sinistra, con la maglietta di Superman che gli copre il pannolino e parte delle gambine ancora così buffe da non sembrare vere. Gambe che sono piegate esattamente come le mie, perché mi imita in tutto e per tutto.

Gli metto il braccio sinistro attorno alle spalle e con la mano gli accarezzo la testa, mentre con la destra porto il mio bicchiere alla sua bocca. Lui allunga le sue di mani per prenderlo e aiutarsi a bere, e rimaniamo così per un po’.

E realizzo che questa è per me la felicità. Non c’è nulla al mondo che accetterei in cambio di questo momento tra noi.

Io e lui, seduti per terra come capita da sempre quando facciamo colazione insieme (tipicamente solo nel week-end) o mangiamo qualcosa di particolare.  Una tradizione che è nata in maniera spontanea e va avanti da un bel po’.

Io e lui che beviamo e amiamo la stessa cosa, un semplice latte con Nesquik. Che però per me non è semplice. E’ una delle cose che più apprezzo e che adoro da sempre, che mi hanno fatto conoscere i miei genitori e che io ora ho fatto conoscere a lui. Per questo sento uno strano senso di passaggio di consegne generazionale (lo so che non è l’espressione giusta, ma non mi viene niente altro). Strano e stupido, ma sempre passaggio di consegne generazionale è. E’ un pensiero che ho in realtà da mesi nel retro del mio cervello, mai espresso o anche solo veramente compreso. Ma ora, in quel momento, realizzo che per me è davvero qualcosa di importante. Qualcosa che mi fa sentire il papà di Paolo e che mi fa sentire lui il figlio di Mattia.

Lo dico a Carla, che è sdraiata dietro di noi sul divano, e la cosa la colpisce al punto che per circa dieci secondi stacca lo sguardo dal telefono e ci osserva sorridente. Poi arriva un altro messaggio su Whatsapp e la perdiamo di nuovo per non so quanti minuti (un giorno dovrò parlare del rapporto di Carla con il suo smartphone… ;P).

Ma poco importa perché quello è il nostro momento, mio e di Paolo, e va bene così. Il Nesquik è cosa nostra, di noi maschi Dal Corno.

Il potere delle puppe

Ogni mattina porto Paolo al nido. E’ una breve passeggiata, poco più di 200 metri, che facciamo con il passeggino perché se andiamo camminando ci metto il triplo del tempo visto che lui si ferma ogni 10 secondi per guardare e toccare qualcosa (il camminare è riservato al ritorno, quando ho più tempo da perdere). Ma per quanto breve, è una strada sempre piena di cose per lui interessanti: le auto.

Adora vedere passare qualsiasi cosa abbia una sirena o sia grande, per cui da qualche tempo usciamo di casa facendo i pronostici su cosa vedremo e cosa no. Lui è sempre ottimista e cala costantemente l’asso: vedremo sicuramente una mimo polizia (“mimo” è il suono delle sirene: mimo mimo mimo), quello che preferisce in assoluto, e magari anche uno school bus. Io gli do corda cercando però di fargli capire che non sarà facile.

Ieri gli dei ci hanno baciato in fronte e nella via di casa nostra hanno posizionato il sacro graal degl incontri mattutini, qualcosa che è persino meglio della mimo polizia ma che non viene nemmeno considerata perché è oggettivamente impossibile vederla: una puppa, cioè una ruspa!

Puppa

Era lì in tutta la sua gialla magnificenza, intenta a bucare l’asfalto per riparare un tubo che perdeva. Dopo averla fissata per un paio di minuti, con suo grande dispiacere ce ne siamo andati verso il nido.

Uscendo di casa oggi, mi sono chiesto se avremmo trovato di nuovo la puppa ma, come era prevedibile, non c’era. Quello che non sapevo ancora, però, è che l’avrei invece vista di nuovo poco più in là, esattamente davanti alla porta dell’asilo di Paolo.

Esaltazione massima ma pochi secondi spesi a guardarla perché c’erano tre mezzi accesi che buttavano fuori il loro smog al gusto di diesel, quindi ho preferito evitare di respirare quell’aria così speziata. Entro nel nido e vedo la maestra seduta per terra con tutti, ma proprio TUTTI, i bimbi attaccati a una porta a vetri che guarda fuori. L’unico staccato è il povero Guido, ma solo perché sta piangendo. Un paio di istanti dopo l’inizio del pianto, la maestra dice agli altri di lasciare spazio anche per lui, c’è posto per tutti per guardare fuori. Poi lei si alza e viene a prendere Paolo, e nel farlo mi spiega che sono tutti attaccati al vetro per vedere la ruspa che sta lavorando lì vicino. Da 1 a 3 anni, maschi e femmine… tutti incollati a un vetro per vedere la ruspa!

Mentre dice queste parole entra un’altra maestra e, notando la prima, le dice sorridendo: “Bene, oggi ci riposiamo e non facciamo nulla, eh?!”. Il che mi sa sarà anche vero, perché non so per gli altri bimbi, ma se attraverso quella porta si vede una puppa che si muove e lavora, sono certo che Paolone sarà lì incollato per tutto il tempo e non riusciranno mai a staccarlo. Ma proprio mai!

[Recensione] Collateral Beauty

Mi aspettavo un certo tipo di film, me ne sono trovato davanti un altro. Ho fatto molta, molta fatica a passare la prima parte, che non mi ha proprio preso. Però quando arrivano all’idea dell’inganno, la storia ingrana e arrivare alla fine è stato facile perché mi ha preso. E confesso che sono contento di aver resistito, perché tra mille lacrime, degli attori e mie, quello che ho visto non mi ha cambiato la vita ma sicuramente mi ha fatto pensare più di tante altre pellicole viste nel corso degli ultimi anni.

Collateral Beauty è un film drammatico che racconta la storia di un uomo (Will Smith) che ha perso la figlia, ancora bambina, colpita da una malattia incurabile. Come effetto di questa immensa tragedia, si è chiuso in se stesso e non vive più, si limita a sopravvivere. I suoi tre soci e amici cercano di aiutarlo perché gli vogliono bene, ma anche perché la loro agenzia pubblicitaria è in una grossa crisi e se non vendono, finiranno tutti per strada. Ma perché la vendita sia possibile, ci vuole che Will ritorni nel mondo reale quel tanto che basta per firmare i documenti. Cosa che lui non sembra interessato a fare. Quello che fa, invece, è scrivere tre lettere con destinatari particolari: la morte, il tempo e l’amore. Le spedisce e… non vi dico più nulla perché, come sapete, non amo gli spoiler. Diciamo che la storia prende una piega inaspettata come si vede da questo trailer:

Trailer che è MOLTO fuorviante perché le cose non sono veramente come si vede qui, sappiatelo.

E’ un film sul dolore, sulla perdita, sull’accetazione, sul rifiuto, sull’aiuto e sull’amore, di ogni tipo.

Il film si chiude con due colpi di scena. Il primo non l’avevo capito e mi ha stupito. C’erano degli indizi che mostravano qualcosa di speciale, ma non pensavo fosse quello che si vede. Anche se, col senno di poi, si poteva cogliere. Il secondo, invece, quello con cui letteralmente finisce il film, era abbastanza telefonato. Ma non per questo meno bello. Soprattutto è gestito bene, con la scena dell’ospedale che spacca.

In conclusione di questa veloce recensione, la classica domanda: lo consiglio? Se avete voglia di un qualcosa di leggermente cervellotico e con un minimo di profondità, ma non troppo complicato e/o pretenzioso, allora sì, questo film fa per voi e vi intratterrà per tutti i circa 90 minuti della sua durata. In caso contrario, passate pure oltre.


Voto finale: 7,5

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Ieri, oggi e domani (e sabato)

È una settimana importante​ e piena quella che è iniziata ieri. Ho duemila cose da fare di portata e peso non indifferente.

Devo chiudere un volume immenso che ha bisogno di un livello di cura e attenzione assurdi (e per questo devo ancora finire l’ultimo articolo che ci va dentro). Devo supervisionare vari manga che vedrete a Lucca, e probabilmente questo è il mese dell’anno con il più alto numero di volumi su cui devo lavorare in 30 giorni. Devo fare mille altre cosette, tutt’altro che corte, sperando che le traduzioni di vari progetti americani arrivino in ritardo, altrimenti sono finito.

Peccato che faccia tutto a rilento perché domenica sono andato a fare delle ripetute in salita con un amico, e il mio corpo non ha gradito la cosa lasciandomi mille doloretti. Soprattutto, però, non ha gradito le 60 vasche fatte a nuoto ieri: già avevo male praticamente ovunque, dopo il nuoto, che per me è stato uno sforzo immenso (al punto che sto seriamente pensando di scendere di livello), è scomparso il praticamente e sono un completo cadavere. Ho male da in piedi, da seduto, da sdraiato. Ho male se sto fermo o se cammino. E questo ha fatto sì che dormissi male, per cui sono anche rintronato.

Fermi lì, siamo solo a metà. Questa è la parte tranquilla, ora arrivano i fuochi d’artificio.

In tutto questo si inserisce, infatti, il matrimonio del mio migliore amico, che è domani a circa 120km da casa mia. Dove non solo sono testimone ma anche Paolo ha un ruolo importante. Ha… diciamo avrebbe avuto visto che ieri il termometro infilato nel suo orecchio alle 18 indicava 38,7. E stanotte si è svegliato piangendo e tremando con 40 di febbre. Lui ha spesso il febbrone ma non si è mai lamentato così tanto come ieri, quando piangeva e diceva “aiuto, mamma”. Mamma che ha una settimana di superlavoro anche lei, quindi non può stare a casa a darmi una mano con lui, che ovviamente non va al nido.

Domani quindi che si fa? Si porta Paolo e Carla al matrimonio o li si lascia a casa? Prima di pormi questo problema, ce n’è un altro più a monte: come ci vado alla cerimonia? Già, c’è anche questo da capire.

La settimana scorsa Carla ha portato la mia auto a lavare e il tizio del distributore le ha detto che sentiva odore di gasolio nel motore. Così oggi vado all’Alfa a vedere la situazione e mi dicono che sì, c’è l’odore e sarebbe meglio lasciarla lì per fare una verifica. Che non sanno quando potranno farla, visto che sono pieni di lavoro, e quanto tempo (e quindi soldi) porterà via visto che non sanno che problema sia. Bonus time: mi dicono che ho il tagliando da fare e le pastiglie dei freni sono andate, quindi solo per queste ultime due cose, senza contare il problema odore gasolio, parto dai 600 euro di conto.

Così sono all’Alfa, a svariati km da casa mia, decisamente più povero di prima, senza che nessuno sapesse che ci sarei andato (e quindi potesse prepararsi all’eventualità di venire a prendermi) e distante dalla fermata del tram più comoda. Tram per cui ovviamente non avrei il biglietto.

Risolvo grazie a un tizio del concessionario molto simpatico e gentile che mi porta alla fermata, e scopro che ora si può comprare il biglietto a bordo. Costa di più ma frega nulla.

Arrivo alla suddetta fermata e vedo che ho perso il tram per 3 minuti, quindi ne dovrò aspettare quindici. Per fortuna almeno c’è dell’ombra in cui stare.

Finalmente si torna a casa…

Tornando a casa realizzo che domani mattina sarei dovuto andare a prendere mio padre che fa degli esami prima di un piccolo e banale intervento. Ma ho Paolo a casa e non ho nessun mezzo di trasporto, quindi pure questa cosa diventa impossibile.

Infine sabato c’è la festa per il matrimonio. Sempre a più di 100km da casa mia. Abbiamo già prenotato un B&B dove avremmo dovuto fermarci, ma a questo punto chissà se ci andremo…

Sto seriamente pensando di farmi ibernare fino a lunedì, sperando che la settimana prossima non sia addirittura buona, mi accontenterei anche di un difficile. Tutto è meglio dell’impossibile in cui sono al momento.

Soffrite insieme a me

Non so perché, ma stamattina mi sono svegliato con un nome in mente che non sentivo/pensavo da anni, e che mi ha fatto sprofondare in una strana agitazione. Nella mia mente vedevo strane immagini di aerei fatti con una computer graphic degna di un Commodore 64 che si spostavano su strane mappe realizzate controvoglia da un bimbo di terza elementare per un compito per casa.  Non c’era dubbio, la mia mente per un non so quale motivo ha scavato (parecchio) in profondità nei miei ricordi e ha tirato fuori una delle cose peggiori in essi conservata: i Vengaboys!

L’orrendo gruppetto autore di tormentoni estivi come We’re Going to Ibiza e… beh, We’re Going to Ibiza e basta (anche se la loro pagina su Wikipedia cerca di farci credere che ci fosse altro. Ma tanto noi siamo già sotto shock per il semplice fatto che esista una pagina Wiki dei Vengaboys, e quindi non riusciamo a capacitarci di quanto viene scritto a prescindere).

Ad ogni modo la tortura non può che concludersi con la visione del video della loro unica canzone di successo. Video che è persino più brutto della canzone stessa!

Buon lunedì a tutti!

PS:  i Vengaboys non mi sono mai davvero piaciuti nemmeno all’epoca, e We’re Going to Ibiza era ed è orrenda, ma il loro altro successo, Boom, Boom, Boom, Boom!!, era decisamente più carino ed è invecchiato anche un filino meglio.

Cambio politica

Finora ho evitato di recensire cose edite da Panini su Zero3 perché volevo evitare i classici discorsi tipo: “Pubblicato da Panini? Ovvio che gli piaccia, sono quelli che lo pagano ogni mese!”

E’ vero, mi pagano, ma non per scrivere qui recensioni. Anche perché visto il limitato seguito che ha Zero, sarebbero davvero soldi buttati i loro 😉

Però dopo la recensione del manga di Tezuka dell’altro giorno, ho deciso che non ha senso che parli bene qui dei fumetti della concorrenza e non faccia lo stesso dei nostri.

Per cui da oggi in poi c’è la possibilità di trovare qui una recensione anche di roba Panini. Con una promessa per chi legge: se ne parlo bene è perché mi è veramente piaciuto.

Non troverete mai qui una recensione positiva di una cosa che ritengo brutta. Sia che sia di Panini o di un altro editore (e lo stesso discorso ovviamente vale per i film, libri, videogiochi, eccetera).