Ordine dei Medici, a che cavolo servi?

Leggo e resto senza parole la vicenda del nuovo primario di un reparto dell’ospedale di Napoli che, per festeggiare la nomina, decide di organizzare una grande festa e invitare anche tutti i medici del reparto stesso. Che sarebbe normale se non fosse che tutti i medici decidono di voler partecipare, anche quelli che sarebbero stati di guardia, quindi viene letteralmente chiuso il reparto a forza dal primario, con dimissioni di tutti i pazienti e/o dirottati su altro reparto (quattro, stando al giornale).

Questo è quanto riportano i giornali, se la vicenda è diversa (per esempio se c’era chi voleva lavorare ma è stato costretto a rinunciare per la chiusura del reparto) mi scuso ma non ho modo di informarmi in maniera diversa e mi devo quindi fidare. Ma andiamo per assurdo e diciamo che è veramente successo questo.

Sia come sia, la ASL campana ha intanto prima sospeso il nuovo primario poi, notizia di oggi, gli ha revocato la nomina. Che è giusto giusto il minimo, visto che come nuovo responsabile del reparto ha sicuramente avvallato, se non proprio pensato e ordinato, la brillante idea di chiudere tutto e andare a ubriacarsi da qualche parte.

Però secondo me la revoca non basta. Non perché io abbia un qualche desiderio di forca o gogna pubblica, ma perché se c’è una cosa di cui oggi più che mai l’Italia ha bisogno è il ritorno della coscienza civica, del rispetto della “cosa pubblica“. A maggior ragione se parliamo di medici, dove la Fiducia, quella con la F maiuscola, è la base assoluta e imprescindibile del rapporto tra chi sta male e chi lo deve curare.

Ora, voi vi fiderete del buon senso di uno che ha accettato di dimettere pazienti a forza/li ha spostati in un altro reparto per andare a festeggiare con amici e colleghi?

Forse voi sì, ma io no. Perché se uno prende una simile, enorme, colossale decisione idiota, proprio del tutto a posto con la testa non lo è. O quantomeno non per fare il medico.

Penso che sia abbastanza oggettiva come cosa, ma sono aperto a discussioni a riguardo con persone che la pensano diversamente e vogliono convincermi che no, non è male come sembra, è una situazione accettabile o comunque non grave.

Tra questi c’è probabilmente l’Ordine dei Medici, un’entità che quando servirebbe davvero non si fa mai vedere ma anzi si va a nascondere dietro le tende, sperando che nessuno venga a bussare alla sua porta.

Questo “qualcuno” dovrebbe essere il governo o la magistratura, ma anche noi, il popolo, che con le nostre tasse li paghiamo (scusate, suona retorico e lo so, ma è la verità). Questo qualcuno dovrebbe pretendere che i suddetti medici, tutti, venissero indagati e, se le cose stanno come raccontano i giornali, radiati dall’Ordine perché hanno dimostrato di non sapere cos’è quel giuramento di Ippocrate da loro sostenuto anni fa. Oltre ovviamente al fatto di aver dimostrato di essere degli idioti incoscienti.

Invece no, chi dirige l’Ordine fa finta di nulla, aspettano che la tempesta passi e poi si danno tante pacche sulle spalle perché anche questa l’hanno sfangata. Da domani, infatti, si ritornerà a parlare solo di migranti, le sparate di Salvini, Ronaldo e le solite cose.

Del resto questo stesso medoto ha funzionato e sta funzionando con casi ben peggiori come i medici di base che consigliano solo cure a base di “farmaci omepatici”, con pediatri che sostengono apertamente tesi contro i vaccini, con l’accettazione dell’obiezione di coscienza da parte di ginecologi che non vogliono fare aborti in strutture pubbliche (che per definizione sono laiche!). O che solo dopo mille anni e probabilmente solo “per colpa” di processi e trasmissioni come Striscia, devono radiare gente come quella matta della Mereu (una che “cura” il tumore con le parolacce, non so se rendo l’idea…)

Qualcuno dovrebbe davvero ricordare loro che esistono anche per difendere noi, i pazienti, non solo loro, i dottori. Invece l’Ordine al giorno d’oggi è la più bieca forma di protezionismo di una casta. Sì, ancora retorico, forse persino pure demagogico, ma anche tristemente vero.

 

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Il mio nuovo record

Chi segue Zero da tempo, sa che amo correre ma anche che ho avuto duemila problemi fisici che mi rendono la cosa assai complicata. Però non desisto, proprio perché mi piace farlo, e quindi quando il mio corpo me lo permette riprendo e vado avanti fino al punto in cui lo stesso corpo non mi fa capire chiaramente che è ora di qualche mese di pausa. Questo non solo mi ha reso impossibile realizzare il sogno che avevo, completare una maratona, ma anche fare una mezza.

Da qualche tempo ho capito una cosa: non posso allenarmi tre volte alla settimana perché il carico mi porta ad avere i soliti problemi che mi costringono alle pause. Reggo a malapena un allenamento settimanale: se lo faccio per più di un paio di mesi, insorgono casini infiniti. Così ho iniziato un nuovo regime assolutamente folle ma che per ora funziona: non mi alleno e corro solo le marce domenicali. Ovviamente non posso fare prestazioni spettacolari, ma almeno sto continuando a correre quindi non mi lamento.

Due domeniche fa sono andato a correre in una marcia molto bella, l’avevo già fatta e quindi conoscevo il percorso. C’è un colle da scavalcare (io ODIO correre in salita) ma a parte questo, è splendida. Peccato che all’ottavo chilometro mi sia piantato e abbia dovuto cominciare a camminare. In parte per colpa del caldo, in parte della salita affrontata prima (che comunque avevo per gran parte fatto pianissimo). Ma con il mio non allenamento attuale, questo è il meglio che potevo fare.

Ieri nuova marcia. Vado a Piazzola sul Brenta, un bel paese a circa 25km da Vicenza. Ci ero già stato una volta l’anno scorso con un amico, arrivandoci facendo un giro in bici lungo un argine, e ci torno da solo convinto che la corsa avrebbe fatto sostanzialmente la stessa strada. Cioè un percorso completamente pianeggiante, quello ideale per me.

Arrivato sul posto della partenza, scopro che ci sarebbero stati i pacer per il percorso da 20km, il più lungo. Quelli da 5 minuti a km e 5’30” nemmeno li considero. Quelli da 6′ li guardo ma lascio perdere, mentre mi intrigano quelli per il passo da 6’30” al km. Mentre cammino in attesa delle 8, ora del via, dentro di me inizia la battaglia tra il desiderio e il buon senso. Il primo mi parla con quella sua voce suadente e provocante: “Dai, questa è tutta pianeggiante, ne sono sicuro, ce la facciamo. Sono tanti ma 6’30” a km è poco e ce la puoi fare facilmente a tenerlo almeno per 15 km. Anzi, se parti un po’ veloce e ti fai un tesoretto iniziale di minuti/secondi, poi sul finire puoi permetterti di andare più piano. E’ facile, ce la si fa e sarà una cosa fantastica! Magari arriviamo al traguardo pure carichi e puntiamo ai 21, la mezza!”. Il buon senso mi urla invece: “Ma sei scemo? Domenica dopo 8 km, OTTO!, ti sei piantato! E ne avevi pure fatto uno praticamente camminando! Non solo non ce la puoi fare, ma se provi poi a metà muori. E come pensi di sentirti poi lunedì? Lascia perdere! Ha ragione Carla, tu non hai moderazione e non fai le cose per gradi, fai sempre questi strappi assurdi e poi ti fai male! Idiota!”. Come potete vedere, il dibattito era molto acceso 😀

Sono combattuto e inizio a correre partendo un po’ prima del via ufficiale (tipo alle 7:57 invece che alle 8) perché io temo molto il caldo, quindi prima parto meglio è (e comunque è da almeno venti minuti che vedo gente incamminarsi sul percorso…). Tengo il mio passo tranquillo che ho quando ho tante energie, che è attorno ai 6 minuti al chilometro, e continuo a rimuginarci sopra: 20 km sarebbe il mio record assoluto (attualmente è 18 km). Il tempo non mi frega niente, anche se mi piacerebbe molto finire con una media di 6’30” al km. E poi è una giornata moderatamente fresca per essere giugno. E ci sono i ristori, dove mi fermo (e fermo il cronometro) per buttare dentro acqua, the e decine di zollette di zucchero.

Continuo ad avanzare e spero di non vedere il bivio del percorso, quello in cui devi decidere se fare la strada da 13 km o da 20 km, prima dei dieci chilometri. Lo spero perché vorrei poter decidere cosa fare sulla base della mia condizione fisica dopo almeno metà corsa. Ragiono anche su quando i pacer da 6’30” mi avrebbero ripreso, contando la mia velocità attuale e i minuti di anticipo rispetto alla loro partenza. Trovo il primo ristoro (dove non fermo il tempo, scemo io) e vado avanti.

Arriva il bivio, che è dopo aver percorso solo 7 km. A quel punto i pacer da 5′ mi avevano già passato da un po’, mentre quelli da 5’30” erano giusto dietro di me. Decido che o la va o la spacca, e mentre il buon senso continua a urlare “NOOOO! SCEMO!!! Morirai!”, inforco il percorso da 20 ben sapendo che lui ha ragione.

Da lì in poi inizia una corsa di numeri nella mia testa. Continuo a ragionare su che ritmo ho e quanto tempo sto guadagnando sui pacer, quanto manca, quanto ho fatto, dove dovrebbe essere attualmente il gruppo dei 6’30” e via così. Lo faccio talmente tanto che nemmeno mi rendo conto della fatica fisica: sono totalmente concentrato solo sui calcoli, previsioni, stime e roba del genere, chissenefrega del fiato (che c’è e sta andando bene) o delle gambe (che tengono botta).

I primi problemi arrivano poco dopo il 13° km, con un leggero male dietro il ginocchio destro che non avevo mai avuto in vita mia. Mi dico che ci sta, sono pur sempre arrivato a 13 senza mai fermarmi mentre domenica scorsa a 8 ero scoppiato, ma non cedo e vado avanti, nonostante il fastidio diventi sempre più intenso. Per questo decido anche di rallentare un filo e da lì in poi i miei tempi salgono, ma mai troppo. Però il 13° km è il primo che faccio sopra i 6:30 (6:33 per la precisione) quindi ragiono anche su quanto posso perdere a km per finire con la media che voglio. So di avere un vantaggio notevole sulla media, tipo tre minuti, e voglio provare a gestirmelo.

Tra piccole salite e piccoli problemi vari, la fatica cresce e comincio a sentirla ma tengo botta… fino al 17°, quando per la prima volta mi devo arrendere e comincio a camminare un po’. A quel punto ho male ad entrambe le ginocchia ma anche i muscoli delle cosce sembrano volermi dire che non ne hanno più per sostenere una corsa. Tutto il resto, sorprendentemente, va invece bene.

Riprendo a correre dopo una manciata di minuti, andando pianino ma andando. Ma a metà del 18° davvero capisco che non ne ho più, e cammino di nuovo. A quel punto calcolo quanto posso prendermi per arrivare al traguardo con 6:30 di media, avendo anche capito che non saranno 20 km come indicati ma 19 (ero troppo vicino alla partenza per avere un altro km di strada da fare). Così stringo i denti, riparto e alla fine allungo pure oltre il traguardo, perché altrimenti avrei una misurazione fino a 18km e 800 metri sul Forerunner mentre io volevo i 19 km pieni. Circa un minuto dopo di me, arriva il gruppo dei 6’30”, che evidentemente erano partiti dopo le 8 o avevano fatto pause ristoro molto più lunghe delle mie (in realtà questa cosa l’avevo già realizzato da almeno 45 minuti ma facevo finta di nulla per continuare a usarli come spinta).

Morale della favola: 19 km fatti, media quasi tenuta, sforo di 43 secondi su un totale di 2:04:03. Pochissimi, mi fa bene così (anche perché ho almeno un minuto di ristoro che andrebbe tolto).

Alla fine ha avuto ragione il desiderio, ma il buon senso ha comunque avuto la sua rivincita visto che domenica per me camminare è stata una tortura. Oggi, dopo una lunga notte, va meglio ma mi sento ancora molto stanco.

Ora devo decidere se andare a nuoto alle 13. Il buon senso dice di no, il desiderio di sì, perché posso usarlo come defaticamento (il desiderio fa finta di non sapere che il mio istruttore è uno tosto che ti fa sputare l’anima, quindi ci sarà ben poco di defaticamento ).

Chissà chi la spunterà quest’oggi… 😀

PS: se avete tempo da perdere, o siete curiosi, questa è la mia corsa di ieri sul sito Garmin, con tutti i millemila dati registrati dall’ottimo Forerunner 735XT.

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Perché è dura battere Amazon

Stamattina mi sveglio e vedo sul letto una cosa nera che non identifico bene. La prendo e capisco che è il cosetto il cui nome mi sfugge che c’è nel cinturino e serve a bloccare la linguetta. Si è rotto durante la notte, non so come ma immagino per colpa dello sfregamento polso materasso.

L’orologio è un Garmin Forerunner 735xt relativamente nuovo, comprato il 6 giugno 2017 su Amazon. Quindi non ci sto: non ti puoi rompere dopo solo 11 mesi. Già è da un mese e qualcosa che non va più la funzione smartwatch per colpa di una incompatibilità tra i Garmin e i telefoni Huawei/Honor, cosa che mi dà parecchio fastidio ma sopporto. Questo però è troppo.

Così decido di chiamare Amazon per chiedere la sostituzione del cinturino. Non voglio rimandare indietro l’orologio e avere un rimborso, il 735xt mi piace e me lo tengo molto volentieri, ma voglio/vorrei un cinturino nuovo. Non so però se è coperto dalla garanzia.

La ragazza che mi risponde mi ascolta e poi mi suggerisce di mandarlo in assistenza. Io a quel punto le dico che ok, posso mandarlo, ma mi sembra eccessivo: l’orologio va, è solo il cinturino il problema. Mandatemi un cinturino nuovo, me lo cambio da solo e risolviamo il problema. Lei si mette a ridere (con fare gentile, non strafottente) e mi dice “magari fosse possibile”. Però dopo due secondi mi fa la proposta perfetta:

“Che ne dici se invece ti diamo un rimborso parziale? Una cifra che copre l’acquisto del cinturino nuovo, che puoi fare da solo.”

A me va ovviamente benissimo, così nel giro di 10 minuti ho nella mia carta di credito 35 euro di rimborso, che uso al volo per comprarmi il cinturino nuovo sempre su Amazon (dove tra l’altro lo pago 33 euro, ci ho pure guadagnato due euro). Avevo anche fatto il bravo e sentito un paio di negozi qui a Vicenza, ma mi avevano dato 10 giorni di tempo per averlo mentre su Amazon arriva dopodomani, quindi via di ordine online e pace.

Questo è il motivo per cui è davvero dura battere Amazon. Non è solo una questione di prezzi, è che hanno un’assistenza clienti da paura e fanno davvero il 150% per soddisfarti, anche quando magari potevano dirmi semplicemente di no.

 

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I nuovi Foot Locker

Non c’è negozio peggiore di Foot Locker. Non è una questione di prezzi, merce disponibile o disposizione di quest’ultima. No, il vero problema è un altro: le regole che danno ai loro commessi.

Ragazzi che ti assalgono non appena metti piede in negozio e se fai l’errore di dargli corda, ti ritovi un parassita attaccato al tuo collo che non ti mollerà fino a quando non varcherai la porta e tornerai nel mondo libero. probabilmente ci rimarrà anche male quando sentirà il vostro urlo liberatorio, ma che volete farci…

Se poi manifestate pure il desiderio di comprare qualcosa, verrete subissati di proposte di ogni tipo: Hai comprato una t-shirt? Ma allora vuoi dei calzini? Dei lacci di scorta? E che ne dici di questo zaino? Abbiamo anche del plutonio scontato nel magazzino, vado a prenderlo? Senti, può interessare un AK-47 marchiato Nike? O un set di spazzolini da denti e spazzole per mancini? E roba del genere…

Per questo io da Foot Locker non ci entro più e se per caso lo faccio, prima metto le cuffie/auricolari nelle orecchie (anche con la musica spenta): ho infatti scoperto che sono la kryptonite dei commessi, che quando le vedono ti stanno alla larga.

Ma ora c’è una nuova categoria di negozi in cui entrare significa rischiare la propria sanità mentale: sono quelli del mondo della telefonia.

Mettiamo che voi dobbiate cambiare operatore per cui andate nel negozio X (che sia TIM, Vodafone, Fastweb o altro, non cambia nulla. Fidatevi, lo dico per esperienza). Dopo aver detto quello che vi serve fare, il commesso inizia a battere i tasti del suo computer e comincia con la sfilza delle domande. La prima è sempre “che cellulare hai? Perché se vuoi potresti prenderne uno con la promozione…”. Che può anche starci. Subito dopo, però, cominciano a indagare su altro: “A casa avete internet? Con chi? Quanto paghi? Perché noi abbiamo l’offerta che…”.

Se siete particolarmente sfortunati, potrebbero anche chiedervi se siete interessati a comprare un oggetto X che verrà poi pagato a rate in bolletta (la TIM voleva vendermi TV ed elettrodomestici vari…).

Per vari motivi, negli ultimi mesi sono andato parecchio spesso in questi negozi e ormai sono preparato con tutte le risposte giuste che tagliano subito il discorso. Gli dico per esempio che io lavoro a casa e non posso stare nemmeno un giorno senza connessione, quindi il cambio non lo considero proprio. E che cmq abito a 10 metri dalla centralina e viaggio a 97mbit su 100 (tutto vero) e quindi rinunciano.

Per dire, oggi sono passato in Vodafone per aggiungere la mia carta di credito alla ricaricabile che uso, in modo che si prendano X euro ogni mese da soli. La commessa, gentilissima, mi dice che non sa se si può fare e comincia con le solite domande sulla fibra. Poi mi chiede se voglio un telefono e io le dico che ho visto l’offerta che ti dà un Samsung Galaxy S9 a 11 euro al mese per 30 mesi, senza altre spese, e che la cosa mi interesserebbe ma che non risulta sia disponibile per me, visto che non la vedo nella app myVodafone. Lei controlla e in effetti è così, quindi mi propone di prenderlo a 100 euro + 11 al mese. Io le dico di no e lei mi fa notare che è strano che dica di no, è comunque conveniente… e rimane sorpresa quando le faccio notare che è comunque 100 euro più caro dell’altra offerta.

La serie di domande è tale che quando le passo la carta di credito della Fineco, lei mi chiede come mi trovi con quella banca e la prima e unica cosa che penso è “ma ora Vodafone vuole vendermi anche conti correnti? Io dico con Mediolanum!”. E invece era solo curiosa di saperlo visto che da poco è passata anche lei a questa banca su indicazione del suo ragazzo.

Per tutti questi motivi, io considero i negozi di telefonia i nuovi Foot Locker. Sono un filo meglio perché ti offrono cose legate a quello che compri e non lacci associati a un paio di pantaloni, però comincio a temere pure loro 🙂

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Preoccupazioni illogiche

Dico una cosa che sto pensando da qualche giorno mentre leggo le reazioni allarmate per il nuovo governo “pilotato da due politici e una società esterna”: dove sta la novità?

Cioè io non capisco lo scandalizzarsi o il preoccuparsi per il fatto che il governo sarà manovrato da due persone e non dal presidente del consiglio (occhio, lo capisco se si parla delle persone che lo manovreranno, ma in tantissimi post l’allarmismo è sul fatto in sé, non sui nomi). Da quanti anni abbiamo un piccolo dittatore che comanda il governo e le sue politiche? Berlusconi l’avete giù dimenticato tutti? Se sì, Renzi sicuramente è ancora fresco nelle vostre teste. E non ditemi che non avete mai visto le influenze di aziende importanti sulle decisioni del governo…

Quindi di preciso perché chi vuole attaccare M5S e Lega lo fa usando questo argomento che è il più inutile e finto tra i centinaia possibili e validi fianchi scoperti che il loro “contratto” ha?

Non nascondiamoci dietro un dito, questo non è un problema vero o serio perché da sempre è così. Magari i precedenti governi avevano una percentuale leggermente maggiore di persone che potevano opporsi alle decisioni dall’alto, ma non è che negli anni passati abbiamo vissuto situazioni tanto diverse. Il che è anche un bene, perché se il ministro degli interni litiga continuamente con quello dell’ambiente e con il presidente del consiglio, l’esecutivo salta.

Eppoi dai, un filo di onestà intelletturale: da anni tutte le leggi importanti hanno avuto il voto con la fiducia, che è un modo di dire “chi conta ha deciso che questo va bene, quindi votate sì e zitti”.

Quindi, ribadisco, di cosa vi state lamentado di preciso?

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Come sincronizzare la rubrica di Gmail con quella di Outlook

Esistono delle vecchie caritidi che ancora usano Outlook per gestire l’account su Gmail.

Magari lo fanno perché vogliono delle cartelle dove piazzare le email. Oppure perché odiano il modo in cui Google mostra le conversazioni (perché è oggettivamente impossibile trovare le mail in quel flusso in cui tutto si fonde senza vere distinzioni. E se per caso si cerca poi un attach messo dentro una mail che è nel mezzo del flusso, trovarlo è impossibile). O per mille altri motivi.

Bene, se come dicevo siete uno degli Antichi dell’universo che ancora fanno così, avrete sicuramente da tempo un grosso problema: la gestione della rubrica degli indirizzi su Gmail e su Outlook. I due sistemi, infatti, non si parlano proprio e non è possibile copiare gli indirizzi da una all’altra, figurarsi sincronizzarle.

[Sì, ci sono guide che insegnano come esportare la rubrica da Gmail e importarla su Outlook, ma personalmente non sono mai riuscito a farcela perché quando importo sul software Microsoft ho una siflza di contatti senza nomi e dati.]

Bene, dopo il formattone dello scorso week-end (fatto per usare finalmente il disco SSD M.2 di cui parlavo ad agosto 2017 e che da allora stazionava nel mio PC inutilizzato…), mi sono ritrovato a dover affrontare di nuovo il problema della doppia rubrica, con in più il fatto che stavolta non potevo esportare quella di Outlook prima del format per problemi vari su cui sorvolo.

Così mi sono messo a cercare per bene e, toccando ferro, ho finalmente trovato la soluzione al problema: GO Contact Sync Mod.

Questo freeware che potete scaricare da qui, mi ha risolto ogni problema. Funziona BENISSIMO, ha importato tutto, con tanto di foto, e in pochissimo tempo. In teoria sincronizza anche i calendari ma per quelli non mi esprimo visto che non l’ho testato in prima persona

Non è bello da vedere ma fa ottimamente il suo lavoro

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Facciamo, lavoriamo, eccetera

Tra le tante cose che mi hanno sempre lasciato perplesso fin da piccolo ce l’uso del plurale da parte delle persone che pagano qualcun altro per fare un lavoro.

Tipo l’amico che mi dice: “eh, oggi sistemiamo il giardino. Dobbiamo potare gli alberi, rinzollare parte del prato, piantare nuovi arbusti e molto altro.” Salvo poi rispondermi, quando gli chiedo a che ora pensa di finire, che lui è nella casa al mare e che il lavoro lo faranno ovviamente dei giardinieri. Ma allora perché usi la prima persona plurale? Tu non stai facendo un emerito cavolo, idiota. Loro FANNO, tu RIPOSI.

Non capisco mai se è un modo per pulirsi la coscienza (perché chi usa il plurale si sente in colpa per non fare lui un lavoro che forse sente gli spettava), perché si sente superiore ma parte del team di chi sgobba per lui, perché fa tanto radical chic essere ricchi ma operai, o per un’altra ragione che ora mi sfugge.

Comunque sia, ricordatevelo: se usate il noi, dovete essere lì a lavorare (e no, supervisionare il lavoro non basta! Bisogna sporcarsi le mani). Altrimenti si dice “ho i giardinieri in casa” oppure “i muratori mi stanno ristrutturando il bagno” e forme del genere.

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