Digital Divide

Penso che nessuno si sorprenderà se confesserò in questo blog di essere un filino drogato di tecnologia. Fin da piccolo sguazzo nel mondo dei computer e delle console, e ho spesso sperimentato (che troppe volte coincide con “comprato”) varie rivoluzioni tecnologiche ben prima che la massa le scoprisse.

Quello che però magari vi sorprenderebbe è scoprire che sono riuscito ad attaccare questa mia passione anche a Carla, la mia (quando vuole) dolce metà. Certo, siamo anni luce distanti per interesse e predisposizione, e soprattutto perché lei vive di luce riflessa (nel senso che sfrutta le cose che io le metto a disposizione, non se le compra mica. Datele della scema… ;)), ma quante ragazze conoscete che hanno uno smartphone da cinque anni, che sanno usare il NAS della rete domestica, e cose del genere?

Una delle controindicazioni di questa cosa, però, è il digital divide* che si è creato tra noi. Prendiamo per esempio le nostre serate sul divano di qualche anno fa. Seduti insieme guardavamo la tv concentrati sull’unico schermo della stanza. Vicini o lontani sul divano, a seconda del momento e della stagione, ma concentrati sul programma/film, commentando quello che stavamo vedendo. Magari io ogni tanto tiravo fuori il portatile e facevo due cose insieme (nella nostra coppia io sono quello in grado di fare del multitasking, lei zero), ma era un notebook lento, pesante, scomodo e con la batteria che durava tipo mezz’ora.

Oggi la situazione è molto diversa. Sul divano insieme a noi ci sono sempre almeno due iPhone e spesso anche un iPad. Inoltre abbiamo due portatili: uno gigantesco che chiamo “l’astronave” (sostituto de “il catorcio”) collegato alla presa elettrica; l’altro, il mio, che pesa tipo un chilo e ha una batteria che dura circa otto ore. Questo porta a una carenza di attenzione verso tutto: quello che c’è in tv, quello che c’è sul secondo (e a volte pure terzo) schermo, quello in carne e ossa che hai a lato. Parliamo di meno di cose nostre e di quello che stiamo vedendo, perché quello che stiamo vedendo è inframmentato da duecento cose diverse, da duecento stimoli più o meno interessanti. Questo comunque non vuol dire che NON parliamo più, solo lo facciamo in momenti diversi, e meno sul divano rispetto a una volta.

A questo punto una qualsiasi persona sana di mente si porrebbe la più ovvia delle domande: va bene così? Non sarebbe il caso di cambiare qualcosa?

Devo ammettere di essere diviso sulla questione.
Da un lato è indubbio che tornare al monoschermo non ci farebbe male, dall’altro però va anche detto che se usiamo due schermi a testa un motivo c’è. Ci sono persone da sentire via messaggi, email o social network. Ci sono siti da visitare per cose che ci riguardano, per notizie quotidiane o anche solo per divertirci. Ci sono validi motivi, insomma, per dedicare la propria attenzione a più cose, soprattutto se la televisione trasmette qualcosa che interessa solo fino a un certo punto.
Dall’altro, però, sento che questo mondo digitale ci ha realmente un po’ separato, e questo non è un bene. E’ un digital divide leggero, ci vuole poco a rimuoverlo, ma ci vuole tanto ad avere la volontà di farlo.

Sono combattuto, ma il fatto che mi stia ponendo il problema è di per sé già una risposta alla domanda di qui sopra. Intanto chiedo a voi: il digital divide è roba che riguarda solo noi o ha colpito anche a casa vostra (con genitori, compagni, mogli, figli o altro)?

* sì, lo so che il digital divide è tutt’altro e che non c’entra nulla con quanto scrivo qua. Il bello della cosa è proprio in questo uso sbagliato di un’espressione il cui significato letterale qui sarebbe corretto 🙂

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7 risposte a Digital Divide

  1. Provo a essere stringatissimo, che altrimenti esce un commento alla “alcolisti anonimi”: internet è il male e sì, si stava meglio quando si stava peggio.

    • Per rispondere più direttamente alla questione: per fortuna lo smartphone è una distrazione ma per me ancora minima. Entra in gioco solo quando sto vedendo qualcosa di realmente noioso e che finisco giusto perché lo devo finire, che sia una puntata di un telefilm, un film piuttosto che una partita.
      Ormai però mi sono arreso all’impossibilità di vedere qualsiasi filmato dalla durata superiore ai 20 minuti direttamente sul laptop. Lo DEVO attaccare al televisore, possibilmente col wi-fi disattivato, che altrimenti è inevitabile inframezzare la visione tra una cosa e l’altra.

  2. Molto interessante davvero! Ti segnalo il mio blog perché potresti trovare degli spunti interessanti se ti va di seguirlo socialmarkethics.com

    • Mendo ha detto:

      Per indole sono molto buono e ti lascio il beneficio del dubbio, Cristiano, ma Il tuo commento un po’ mi puzza di spam, perché non hai messo nulla se non un genericissimo riferimento al post e un link.
      Su Zero, qualsiasi versione, la tolleranza per lo spam è zero.
      Detto questo, blog visto e non potrei essere più distante dall’argomento 🙂

  3. quasitrentanni ha detto:

    noi (il mio compagno ed io) abbiamo adottato la tecnica, forse inconsciamente, della distanza dai nostri smartphone, una volta sul divano o sul letto, se sono posizionati lontani, ci passa la voglia di recuperarli e ci godiamo la rispettiva presenza 😀

    • Mendo ha detto:

      Per un po’ l’abbiamo fatto anche noi. Poi la pigrizia e l’abitudine hanno schiacciato senza pietà questa tecnica. Ma è quella su cui punto di più per ripartire. Il problema sono i portatili che sul divano troneggiano come imperatori assoluti della tecnologia da salone. Scacciare loro sarà ben più dura (soprattutto quello di carla) 🙂

  4. Pingback: Auguri Zero3! | Zero3

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