Che futuro per gli smartphone?

È successo con l’iPhone 5S, anche se il sensore per le impronte digitali ha un po’ mitigato la delusione più o meno forte degli utenti. Il recente rilascio del Samsung Galaxy S V ha riportato di estrema attualità il problema: l’assenza di nuove funzioni, o caratteristiche, di qualità degli smartphone di fascia alta più famosi e apprezzati.

Quando nel giugno del 2007 è uscito il primo iPhone, la rivoluzione è stata totale: non esisteva nulla di simile per quanto riguarda sia l’hardware che il software. L’arrivo dell’app store è stato un altro terremoto per i consumatori che di punto in bianco si sono trovati in mano una specie di computer in cui poter installare programmi di ogni tipo.

Poi è toccato agli schermi retina e simili, quindi alcuni produttori hanno cominciato ad aumentare le dimensioni del display.

Ma raggiunto questo punto, fatta salva la solita e inevitabile evoluzione di processori e chip grafici, qui è sostanzialmente finita la fase di sviluppo rapido e incontrollato del mondo smartphone, soprattutto dal lato hardware, e si è passati al momento attuale, la definizione del prodotto: tutti, Apple e Samsung compresi, si limitano a limare dettagli come il design o l’aspetto delle app, magari aggiungono una o due funzioni più o meno utili (Siri, riconoscimento di quanto succede davanti allo schermo, sensore per le impronte digitali e cose simili) ma ormai da tempo manca quella scintilla che ci faccia gridare al miracolo, che lasci tutti senza fiato e porti a desiderare veramente il nuovo telefono appena annunciato.

La cosa è comprensibile: come detto, è finita la fase di crescita esponenziale della tecnologia e non ci sono più così tante cose da poter inventare o aggiungere. Il prodotto smartphone è maturo. Non è un caso che il focus dei grandi produttori sia da tempo sempre più spostato verso il lato software, dove ancora qualcosa si può fare (per una conferma, provate a confrontare una qualsiasi presentazione di uno smartphone avvenuta anche solo tre anni fa con quelle del 2013 e 2014).

Ci aspetta quindi un futuro fatto di telefoni tutti uguali a quelli attuali, in cui l’unica differenza è data dal design e dal software? Allo stato attuale, parrebbe di sì. C’è sempre la possibilità che qualcuno tiri fuori il classico coniglio dal cilindro, ma la realtà è che ormai di funzioni davvero nuove se ne vedranno sempre meno. E questo vale sia dal punto di vista hardware ma anche software.

Faremo foto sempre più belle con effetti e filtri mai visti prima, riprenderemo video a 4K, forse giocheremo un po’ con gli iBeacon, avremo strumenti per comunicare sempre più semplici e veloci (e, magari, anche sicuri), ma saranno tutte evoluzioni di cose che esistono già nel telefono che è appoggiato sul nostro tavolo in questo momento o su cui state leggendo queste righe.

In attesa dei primi dispositivi curvi o realmente wearable, dovremo quindi abituarci a keynote e presentazioni in cui c’è meno sostanza dietro i fiumi di parole che ci vengono riversati addosso. Ma forse va bene così: gli smartphone attuali sono già dei veri gioielli tecnologici e c’è ben poco di cui lamentarsi. Durata della batteria a parte, ovviamente, ma questo sembra interessare solo gli utenti, non i produttori.

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