Stupidità selettiva dei personaggi

Tra i molti canoni possibili per raccontare una storia, ce ne sono un paio che io non sopporto proprio. Il primo è più una questione personale: io detesto le opere di intrattenimento (siano film, libri, serie tv o fumetti cambia nulla) in cui la storia si basa su una menzogna del protagonista. Le odio letteralmente perché per quanto può sembrare assurdo, io non dico mai bugie, nemmeno sulle cavolate, figuriamoci su cose fondamentali come quelle che a volte si vedono nelle opere che seguono questa strada. Ma a parte questa avversione personale, è soprattutto un modo lampante e banale di svelarti la storia: si sa che a un certo punto la menzogna verrà scoperta o comunque cadrà, lui e lei si separeranno (o lui perderà il lavoro, e via così) ma poi, dopo il pentimento, si rimetteranno insieme (o lui troverà un altro lavoro migliore del precedente). È semplicemente un modo stupido per dare via buona parte della storia fin dall’inizio.

Ma se questa avversione la considero più “personale”, ce n’è un’altra che detesto con tutte le mie forze per motivi più concreti e logici. Io non sopporto più le storie in cui il protagonista, o i protagonisti, fanno azioni idiote perché c’è qualcuno che non gli dice cose ovvie per suoi ragionamenti idioti. Vi faccio un esempio concreto.
HENRY IAN CUSICK, KATIE LOWES, GUILLERMO DIAZ, KERRY WASHINGTON, COLUMBUS SHORT, DARBY STANCHFIELD, JEFF PERRY, TONY GOLDWYNIn Scandal la protagonista, Olivia, aiuta la madre a fuggire dal padre, che lei ritiene essere un bastardo, salvo poi rendersi conto che è la madre stessa ad essere la cattiva. Questa è una estrema sintesi di tipo dieci puntate, ma il succo del discorso è che se il padre le avesse semplicemente detto “guarda che tua mamma è il mostro perché ha fatto X, Y e persino Z”, Olivia non l’avrebbe mai aiutata. E se all’inizio aveva anche senso che lui non dicesse nulla alla figlia, per proteggerla dalla verità, che senso ha non farlo poi quando lei, nota iena che se si mette dell’idea di sapere qualcosa alla fine ce la fa SEMPRE, inizia a indagare sulla questione? E quando poi la mamma stessa scappa dalla prigione dove il padre la teneva rinchiusa, e lui sa che la donna è andata dalla figlia, perché invece di duemila sotterfugi diversi non chiama Olivia e le dice: “Occhio che le cose non stanno come credi: in realtà lei è cattiva perché…” snocciolando poi i fatti reali a cui la figlia non potrànon credere?

Ecco, questa io la chiamo “stupidità selettiva dei personaggi”, nel senso che gli autori decidono di far comportare in maniera idiota i propri personaggi solo per ottenere un determinato tipo di storia. Peccato che questo porti le vicende a prendere pieghe ridicole e assurde, magari anche in opere che fino a quel punto erano state davvero solide e ben scritte (non è il caso di Scandal che, comunque, resta una serie godibilissima).

Altro esempio. In un fumetto che leggevo tempo fa, un ragazzo si trova a usare per la seconda volta un’arma speciale che, se maneggiata nel modo giusto, può essere a dir poco devastante. Peccato che non sappia quale sia “il modo giusto” e nessuno glielo dica. Il che mi va bene la prima volta che lui se la trova davanti, ma quando gliela rimettono in mano per la seconda volta, che cacchio, spiegategli come si fa a usarla al massimo del suo potere, no? È come dare a un pilota una Ferrari e dirgli “Toh, va e vinci” ma dimenticandosi di dirgli che se preme un oscuro tastino situato in un posto in basso a destra, la potenza del motore raddoppia. Chi lo farebbe mai?

Allo stesso tempo c’è un suo compagno che può aiutarlo sfruttando una caratteristica che ha dentro di sé. La prima volta che lui scopre questa sua forza interiore, non sa bene cosa sia ma a istinto la segue e i due se la cavano per il rotto della cuffia. Nella seconda missione, i capi che sanno cosa sia questa forza, la spiegano al suddetto compagno? No, e infatti i due vanno di nuovo a un passo dalla fine perché uno non sa come usare l’arma, l’altro non sa cosa sia questa forza e non si fida realmente di essa. Ora io dico, che senso ha? Se hai un vantaggio reale sul campo di battaglia, lo usi fino in fondo, non te lo tieni per te e schieri delle persone che possono dare 100 ma, visto che sono all’oscuro o non istruite, danno 50 fino a un passo dalla morte quando, per evidenti esigenze di storia, arrivano per caso al 100 e vincono.

Io come lettore/spettatore in questi casi mi sento insultato perché è una cosa troppo idiota per essere vera. E il risultato è che finisce che un’opera che mi piaceva, di colpo diventa inutile e mi passa la voglia di continuare a seguirla

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