[Recensione] The Giver

The GiverCome tutti, penso, a volte ho voglia di mettermi davanti la televisione e guardare un film tranquillo, di quelli che puoi guardare magari anche un po’ distrattamente tanto. Domenica scorsa era uno di quei giorni per me: stanco, quasi ammalato, mi sono messo a sfogliare i titoli disponibili da vedere e ho scelto The Giver. Convinto, sinceramente, che fosse una vaccata e che l’avrei chiuso dopo massimo mezz’ora.

Non immaginate la mia sorpresa quando, invece, mi sono trovato davanti un film che non solo mi ha preso, ma mi ha anche incuriosito sempre di più col passare del tempo, fino a lasciarmi incollato alla poltrona per sapere come sarebbe finito.

Intendiamoci, non è un capolavoro che bisogna vedere a tutti i costi, non è una pellicola che entrerà nella storia del cinema. Ma è un film ben scritto, con pochissimi elementi stupidi messi solo per riempire una scena o allungare il brodo, e con una trama che si evolve in maniera progressiva senza mai piegarsi su se stessa salvo poi ripartire con i soliti, banalissimi clichés (quindi non c’è la maledetta struttura in tre atti che ormai odio con tutto me stesso e non sopporto più).

La storia racconta della solita società “post qualche forma di evento stravolgimondo”: qui gli uomini si sono rinchiusi in colonie costruite in cima ad altopiani, probabilmente artificiali, e vivono vite regolate da ferree regole che gestiscono completamente le loro esistenze: dalla vita alla famiglia, dal lavoro fino alla morte. Non esistono sentimenti o libero arbitrio e questo per colpa, o per merito se preferite, di una droga che tutti devono prendere. Il protagonista è un ragazzo come tutti gli altri fino al giorno del suo ingresso nella vita degli adulti, cioè l’assegnazione del lavoro che dovrà fare per il resto dei suoi giorni. Qui per lui cambia tutto, perché sarà scelto per un incarico speciale che da anni non viene assegnano a nessuno. E che, ovviamente, gli cambierà la vita.

Perché mi è piaciuto? Perché il cambiamento è narrato molto bene, con dei bei tempi, con degli splendidi “filmati”, con un’idea non rivoluzionaria ma ben gestita per quanto riguarda il passaggio di consegne tra il giovane e il vecchio. Non nego che parte del mio gradimento sia dovuto alla presenza di un bambino molto piccolo che mi ricorda Paolo e mi fa rivedere nel protagonista, ma va detto che il film mi aveva già preso ben prima che questo neonato entrasse realmente in scena.

The Giver 2Tra le cose positive c’è anche la scelta del colore: quando vengono rappresentate persone o eventi della società controllata, il film è in bianco e nero. Quando si mostrano le persone libere, c’è il colore. Anche qui nulla di rivoluzionario, ma ben fatto.

Che poi è probabilmente il pensiero che riassume meglio la mia opinione su The Giver: nulla di rivoluzionario ma quello che si vede è ben fatto e per questo diverte e appassiona. Cosa che non si può certo dire di tanti altri film ben più famosi. E mi ha preso al punto che mi sa recupererò i quattro libri che compongono la saga.

Quindi se non sapete cosa fare una in una di quelle sere in cui si cerca un film semplice e carino, il mio consiglio è di dare un’occhiata a questa pellicola.


Pagellone finale

Voto globale: 7,5
Cast: 8 (sarebbe un 6,5, ma c’è un grande Jeff Bridges che alza l’asticella)
Durata: 8 (basta film di 200 minuti solo per allungare il brodo: qui tutto succede in un’ora e mezza)
Fattore coinvolgimento: 8
Buchi narrativi: 7 (pochi e sostanzialmente poco importanti)

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2 risposte a [Recensione] The Giver

  1. ricardanugk ha detto:

    Sì, infatti non era male.
    Io ti consiglio Predestination. Non l’ho visto nelle sale e nessuno ne parla, ma non è affatto male.

  2. Pingback: [Recensione] The Maze Runner | Zero3

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