Da grandi poteri…

Ieri sera Paolo mi ha fatto arrabbiare parecchio rompendo, o quasi, una cosa che costa molto: l’amplificatore dell’impianto home theatre di casa.

Io non ho detto nulla, ne gli ho fatto nulla, perché fin da quando si sa alzare, lui ha iniziato a giocare con il pulsante di accensione e spegnimento e con quello subito sotto che serve praticamente come secondo interruttore per accenderlo e spegnerlo (non chiedetemi perché ce ne siano due, sarebbe un discorso lungo :D). Pulsanti che lui preme(va) ovviamente come una macchinetta, quindi dieci volte al secondo. Chi si ricorda del Vallo Paolone, avrà visto nelle foto che questo difendeva anche l’ampli ma che non era una protezione valida al 100% perché resta comunque una staccionata con degli spazi in cui infilare delle piccole maninie.

Ma per quanto potessi essere arrabbiato (molto), sapevo che era in buona parte colpa mia che non gli ho mai veramente impedito di farlo. L’ho sgridato e l’ho ripreso, spesso l’ho anche spostato di peso, ma non gli ho mai fatto davvero capire che non andava bene farlo nemmeno una volta. Intervenivo solo dopo cinque o sei accendi-spegni, quando era chiaro che non avrebbe smesso subito.

La consapevolezza del mio errore, però, non mi ha impedito di arrabbiarmi come dicevo. Anzi: ce l’avevo molto con me e un po’ con lui. Rabbia che comunque non ha portato a nulla: non ho gridato, non l’ho picchiato o altro. Semplicemente ero lì in silenzio mentre cercavo di capire cosa fare e mentalmente pensavo al delirio che sarebbe stato togliere tutti i cavi per portarlo all’assistenza.

E arriviamo così al punto della storia di oggi. Mentre cercavo di capire se potesse essere la spina staccata o qualche altro cavo tirato, o un pulsante da lui premuto a caso, lui si avvicina per toccare di nuovo l’amplificatore. In quell’istante io mi giro e semplicemente lo fisso con sguardo serio/cattivo. Zero parole, zero movimenti: solo la testa che ruota, nemmeno di scatto, e lo sguardo fisso.

Lui mi vede, mi osserva per un secondo, fa due passi indietro, e si siede sul pavimento, dove resta zitto e immobile con la faccia preoccupata e lo sguardo un po’ sul pavimento, un po’ su di me. E resta persino fermo per più di un minuto, il che equivale a una specie di evento raro. Tipo trovare un porcino da 18 kg nel giardino di casa. In centro a Milano.

Poco dopo riesco a riaccendere l’amplificatore (ma ho idea che sia una cosa che durerà ancora per poco, e che abbastanza a breve si romperà veramente), gli metto su Masha e Orso e tutto va a posto. Ma in lui resta questa paura: finito l’episodio, viene in cucina dove io stavo mangiando, e quando mi giro per guardarlo, questa volta con sguardo normale, lui fa di nuovo due passi indietro e sembra spaventato o quantomeno perplesso.

E qua sono perplesso anche io, perché Paolo non ha mai mostrato di avere paura di me, e non ne avrebbe ragione tra l’altro. Così dopo un po’ lo chiamo e lui viene: io mi accuccio e allargo le braccia, e lui si getta su di me con un sorrisone. Pace fatta.

Tutto è bene quel che finisce bene, e stasera ho imparato che anche uno sguardo severo può avere un effetto notevole su un bambino.

Il che, però, non vuol dire che non succederà di nuovo. Io non concepisco i genitori che non sgridano i propri figli perché vogliono solo essere amati. Il mio primo ruolo come padre è quello di educare e insegnare, quindi mi aspettano decenni di rimproveri o peggio. Ma almeno da ieri so che in alcuni casi può bastare anche uno sguardo al momento giusto.

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Un pensiero su “Da grandi poteri…

  1. L’hai chiaramente traumatizzato per la vita. Appena sarà in grado di comporre un numero telefonico ti troverai Telefono Azzurro, Carabinieri, Guardia Forestale, Sentinelle in piedi e SWAT alla tua porta 😛
    (scherzi a parte, ben fatto :D)

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