Il piccolo fetente colpisce ancora

Premessa necessaria per la storia di oggi

Paolo dorme ancora nel suo lettino. La prima cosa che fa quando si sveglia è tirarsi su, attaccarsi alla spalliera e gettare il ciuccio per terra.

E’ una cosa talmente ricorrente che noi siamo abituati a sentire il TOK che fa il ciuccio quando colpisce il suolo e andiamo direttamente da lui. E’ una cosa talmente ricorrente che lui ormai si limita a buttarlo e poi spesso ci aspetta senza nemmeno chiamarci, tanto sa che arriviamo.

Allo stesso modo, quando lo mettiamo nel lettino per farlo dormire, si tira su e, mentre piange disperato, getta il ciuccio.

Storia di oggi

Metto a letto Paolo attorno alle 21:30. Come sempre ha sonno ma non vuole dormire. Però sembra calmarsi e addormentarsi, quindi esco e lo lascio da solo al buio, con la sola luce emessa da un cosino dell’Ikea che c’è da sempre in camera sua. Dopo circa dieci minuti, sento il solito TOK e Paolo comincia a parlare. Vado da lui e lo trovo in piedi che mi guarda. Spera di essere tirato fuori dal lettino, cosa che gli dico subito non succederà. Poi, sempre parlando piano e sempre al buio, gli dico che dobbiamo trovare il ciuccio. Ora, se già al buio è duro trovare qualcosa di trasparente, lo è ancora di più se hai un pavimento come questo:

lettino Paolo
Tendenzialmente scuro e con vari pezzettoni di marmo di varie forme… trovare qualcosa di notte è impossibile anche perché il ciuccio può finire sotto il lettino, sotto il letto a destra o altrove. Passo quindi una manciata di minuti a tastare il pavimento mentre cerco di vedere quel dannato pezzo di plastica. Paolo mi osserva e sembra interessato, ma non dice nulla: ha ottenuto quello che voleva, qualcuno con cui stare, quindi è già contento.

Passati circa tre minuti noto sulla scrivania/fasciatoio un altro ciuccio. Lo prendo e glielo metto in bocca. Esattamente dopo due secondi che l’ho fatto, lui mi guarda e indica con la sua manina un punto preciso sotto la scrivania. Dove c’è il ciuccio che stavo cercando da un po’…

In pratica lui lo sapeva benissimo dov’era, così come sapeva che se l’avessi trovato, glielo avrei messo in bocca e me ne sarei andato, lasciandolo di nuovo da solo a dormire. Cosa che non voleva, quindi il fetente se ne è stato zitto tutto il tempo, fissandomi e basta, ascoltando le mie parole ma senza aiutarmi. Poi una volta fregato con l’altro ciuccio, ha deciso bene di dirmi dov’era.

Mi sono chiesto se dopo un certo numero di minuti me l’avrebbe detto, ma questo non lo sapremo mai. Quello che sappiamo per certo, invece, è che è un fetente!

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