Il calcio che piace a me

Non sono mai stato un tifoso sfegatato del calcio, così come di nessun altro sport. Come ogni italiano l’ho seguito fin da piccolo, però il fatto stesso che non abbia una squadra del cuore, ma che anzi nel corso degli anni ho più volte cambiato la compagine per cui facevo il tifo, dovrebbe far capire quanto per me sia importante.

Inoltre dopo aver arbitrato per qualche anno, ho progressivamente perso l’interesse per questo sport a causa di quanto ho visto e sentito sui campi di gioco. Arbitravo bambini/ragazzini e poco più, ma già a quel livello lo schifo è veramente insopportabile.

Ad ogni modo il calcio di riflesso lo seguo ancora. Leggo avidamente le news che lo riguardano, che continuano a interessarmi nonostante non guardi poi le partite. E’ uno dei misteri del mio cervello che un giorno magari qualcuno decifrerà.

Eppure nonostante questo mio approccio decisamente distaccato dallo sport più amato al mondo, sono innamorato follemente di Giant Killing. Un manga sul calcio, di calcio. L’ho anche eletto mio personale miglior fumetto del 2014!

Potete capire il perché di questa mia passione semplicemente guardando queste due pagine:

DSC_2277Anche senza conoscere i personaggi, si respira tutto il pathos del momento. Un giocatore che fa uno stop al volo dà il via a una serie di vignette in cui Masaya Tsunamoto (scrittore) e Tsujitomo (disegnatore) danno il meglio di sé.

Vediamo per prima cosa due visi che reagiscono molto diversamente: il primo ha uno sguardo attento e sorpreso, oltre che preoccupato. Il secondo è… beh, qui servirebbe sapere chi è Tatsumi e che carattere ha per apprezzare al meglio quell’espressione. Diciamo che è incuriosito.

Poi c’è l’immagine che rappresenta il movimento statico, con l’attaccante che ha fatto lo stop che punta la porta. Una vignetta che serve a farci capire in che punto del campo sono, e che non c’è un difensore in grado di fermarlo nell’immediato. Un piccolo trapezio che ti dà tutte le informazioni possibili e necessarie in maniera chiara.

Infine la vignetta migliore, dove senza mostrare testa e piedi, ma solo un particolare del corpo con l’inequivocabile posizione delle gambe, e con poche linee cinetiche sapientemente piazzate, Tsujitomo ti fa capire che il giocatore ha caricato il tiro che sta per calciare. Come andrà a finire l’azione non lo dico, non solo perché sarebbe uno spoiler ma perché sarebbe inutile. Questo perché Giant Killing è pieno di momenti appassionanti come questi che, come nella realtà, finiscono con una palla sul palo, un intervento di un difensore o una parata del portiere. Questo però non cambia quello che provi mentre lo leggi e ancora non sai se l’azione finirà con un gol o meno. E non lo saprai fino a quando non girerai pagina, cosa che io faccio sempre in fretta salvo poi fermarmi dei minuti a studiare i dettagli di quello che c’è disegnato e raccontato sopra.

Se poi l’azione finisce con un gol, io mi ritrovo con una scarica di adrenalina addosso come se avessi appena visto l’Italia segnare un gol durante l’Europeo.

Di più: la maggior parte delle volte, durante questo tipo di pagine io ho letteralmente la pelle d’oca. Lo ammetto senza problemi, è successo anche qui. Perché se da sole queste due pagine sono splendide, quando le leggete nel flusso della storia, pesando quando è successo durante la partita… beh, non penso sia possibile non emozionarsi così.

Almeno non per me 🙂

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