Il potere delle puppe

Ogni mattina porto Paolo al nido. E’ una breve passeggiata, poco più di 200 metri, che facciamo con il passeggino perché se andiamo camminando ci metto il triplo del tempo visto che lui si ferma ogni 10 secondi per guardare e toccare qualcosa (il camminare è riservato al ritorno, quando ho più tempo da perdere). Ma per quanto breve, è una strada sempre piena di cose per lui interessanti: le auto.

Adora vedere passare qualsiasi cosa abbia una sirena o sia grande, per cui da qualche tempo usciamo di casa facendo i pronostici su cosa vedremo e cosa no. Lui è sempre ottimista e cala costantemente l’asso: vedremo sicuramente una mimo polizia (“mimo” è il suono delle sirene: mimo mimo mimo), quello che preferisce in assoluto, e magari anche uno school bus. Io gli do corda cercando però di fargli capire che non sarà facile.

Ieri gli dei ci hanno baciato in fronte e nella via di casa nostra hanno posizionato il sacro graal degl incontri mattutini, qualcosa che è persino meglio della mimo polizia ma che non viene nemmeno considerata perché è oggettivamente impossibile vederla: una puppa, cioè una ruspa!

Puppa

Era lì in tutta la sua gialla magnificenza, intenta a bucare l’asfalto per riparare un tubo che perdeva. Dopo averla fissata per un paio di minuti, con suo grande dispiacere ce ne siamo andati verso il nido.

Uscendo di casa oggi, mi sono chiesto se avremmo trovato di nuovo la puppa ma, come era prevedibile, non c’era. Quello che non sapevo ancora, però, è che l’avrei invece vista di nuovo poco più in là, esattamente davanti alla porta dell’asilo di Paolo.

Esaltazione massima ma pochi secondi spesi a guardarla perché c’erano tre mezzi accesi che buttavano fuori il loro smog al gusto di diesel, quindi ho preferito evitare di respirare quell’aria così speziata. Entro nel nido e vedo la maestra seduta per terra con tutti, ma proprio TUTTI, i bimbi attaccati a una porta a vetri che guarda fuori. L’unico staccato è il povero Guido, ma solo perché sta piangendo. Un paio di istanti dopo l’inizio del pianto, la maestra dice agli altri di lasciare spazio anche per lui, c’è posto per tutti per guardare fuori. Poi lei si alza e viene a prendere Paolo, e nel farlo mi spiega che sono tutti attaccati al vetro per vedere la ruspa che sta lavorando lì vicino. Da 1 a 3 anni, maschi e femmine… tutti incollati a un vetro per vedere la ruspa!

Mentre dice queste parole entra un’altra maestra e, notando la prima, le dice sorridendo: “Bene, oggi ci riposiamo e non facciamo nulla, eh?!”. Il che mi sa sarà anche vero, perché non so per gli altri bimbi, ma se attraverso quella porta si vede una puppa che si muove e lavora, sono certo che Paolone sarà lì incollato per tutto il tempo e non riusciranno mai a staccarlo. Ma proprio mai!

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