La storia di Marco e Claudio

Marco e Claudio sono due uomini che decidono di comprarsi una fiammante Bullet della Vapid, il sogno della loro vita. Forse sono amici, forse no; forse non si conoscono nemmeno e abitano in città o addirittura stati diversi. Non è importante ai fini del racconto.

Claudio AMA la sua nuova Bullet e la tratta come se fosse sua mamma, moglie e figlia insieme. La lava con le spugne non abrasive, le passa la cera e la asciuga con i panni più delicati e costosi sul mercato. Spolvera gli interni ogni martedì e venerdì sera, lava i cerchi ogni sabato. Per la benzina, solo quelle speciali che costano di più ma trattano meglio il motore. E dopo il pieno, controllino alla pressione delle gomme perché non si sa mai. Così come è imprescindibile il giro dal meccanico per un check-up di sicurezza mensile.

Marco, invece, considera la sua Bullet una bella macchina e la tratta bene, ma nulla più. La porta a lavare ogni mese, magari anche due. E lo fa all’auto lavaggio, quello con i rulli con setole che graffiano la carrozzeria lasciando dei microsolchi larghi mezzo micron, che quindi tutti quelli che girano con un microscopio professionale in tasca potranno vedere. Il pieno lo fa ai distributori senza marca, perché si risparmia, e l’ultima volta che ha cambiato i tergicristalli è stato quando… no, non li ha mai cambiati. Dal meccanico ci va solo quando lo chiamano per dirgli che sarebbe ora di fare un tagliando. E comunque anche in questo caso, ci va due mesi dopo la telefonata.

Come sempre succede in questi così, l’auto di Marco non gli dà problemi e non le succede nulla, nonostante lui faccia quasi 50.000 km nei primi sei mesi.
Claudio, invece, non è altrettanto fortunato. In sei mesi e soli 10.000 km, gli si è crepato il parabrezza per colpa di un sasso. Carglass gliel’ha riparato ma lui ora vede quei due seghetti larghi ben mezzo millimetro e sta pensando di cambiare tutto il vetro. Prima però deve trovare i soldi necessari per sistemare il paraurti, ammaccato nel parcheggio dell’Esselunga da un figlio di puttana che poi è anche scappato senza lasciargli nessun messaggio. E c’è da fare un giro all’elettrauto perché continuano a saltargli le lampadine dei fanali. Oltre ovviamente al carrozziere, perché proprio nel giorno della più grande grandinata della storia lui doveva uscire a fare un giro con la Bullet…

La storia non è nuova, l’avrete sentita tutti o magari vissuta in prima persona. Sembra quasi che la sfiga si diverta a colpire l’oggetto delle nostre passioni mentre ignora bellamente il medesimo oggetto se questo è nelle mani di uno che lo apprezza meno di un decimo di noi.

Questo vale anche per me e Carla. Io sono Marco, lei Claudio e la Bullet è Paolo.

Carla lo tratta sempre con i guanti di cotone, lo richiama quando fa qualcosa di appena appena pericoloso e gioca con lui come una vera mamma, cioè disegnando, colorando e roba del genere, tutto sempre molto tranquillo.

Io lo faccio camminare sullo schienale del divano, saltare sul letto, lo lancio in aria, lo uso come cavia per mettere in pratica tutte quelle tecniche di wrestling viste da piccolo e mai provate nel mondo reale (giuro: mi manca solo lo schiacciacervelli perché non ho trovato il coraggio di farlo. Per ora…).

Lei sta seduta con lui su delle sedie per bambini e insieme leggono un libro pieno di figure. Io lo stesso libro lo leggo con la testa che penzola verso il basso e le gambe sullo schienale del divano, con Paolo affianco che fa lo stesso e ride insieme a me.

E Paolo, sistematicamente si fa sempre male con Carla. Sempre. Se Paolo prende 10 botte nel giro di una settimana, sette sono con Carla, due da solo e forse una con me.
Di più: tutte le volte che Paolo si è fatto davvero male, cioè mega bernoccolo e roba del genere (per fortuna non è mai successo niente di serio), è sempre, SEMPRE, successo mentre era con Carla.

E’ la mia salvezza, perché lei sa bene come noi due giochiamo insieme e se quindi si facesse male durante una delle nostre solite “cose che non vanno fatte! E’ solo un bambino!“, sarei morto.

Ma è proprio come per Marco e Claudio, e le loro Bullet: chi la tratta con i guanti finisce per avere più guai e problemi. Chi la usa normalmente, se la gode e basta, senza tante grane o delusioni. Sembra assurdo e stupito, e in parte sicuramente lo è, ma certe volte le cose bisogna sapersele godere senza pensarci su troppo. Tanto non importa cosa fai, prima o poi la tua macchina si romperà o forerai. O tuo figlio prenderà una botta in testa perché corre guardando da un’altra parte, o salta troppo vicino al bordo del letto. Stacci attento e trattalo bene, ma non metterlo sotto una campana di vetro perché altrimenti non farà altro che prendere testate cercando di uscirci. 🙂

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4 risposte a La storia di Marco e Claudio

  1. boh83 ha detto:

    Concordo sulla frase finale… io sono in una situazione abbastanza simile tra l’altro ma la penso esattamente come te!
    PS
    C’è un refuso, hai scritto una “quanti” invece di “guanti”… non pensare troppo ad Einstein! 😛

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