E’ tempo di remake (parte 1 di 3)

La tecnologia, si sa, avanza a un ritmo impressionante e quello che oggi è veloce e potente, tra due anni sarà considerato di fascia medio-bassa. La stessa cosa capita a tutti i prodotti che derivano/sono collegati a questo mondo come, per esempio, i videogiochi. Se si va a guardare quanto uscito negli scorsi anni, si noterà che il titolo con la grafica più bella del 2015 oggi è superato senza problemi da una decina di giochi. Inoltre la curva che mostra la differenza qualitativa tra un gioco contemporaneo e uno del passato parte piano ma diventa decisamente ripida già dopo il terzo o quarto anno.

Quindi se sul breve periodo la cosa si nota poco, sul medio/lungo genera dei problemi.

Perché per quanto bello potessero essere Resident Evil o Metal Gear Solid quando sono usciti, oggi sono dei titoli con una grafica terribile che si fa fatica a sopportare. In molti casi invecchia anche la giocabilità, con situazioni o controlli che all’epoca dell’uscita erano ottimi se non addirittura all’avanguardia, ma che col passare del tempo sono stati perfezionati da tanti altri e ora è difficile sopportarli (per restare all’esempio di Resident Evil: il fatto che non si possa sparare mentre ci si muove).

Questo non ha però fatto calare l’amore degli appassionati per i grandi classici del passato e le software house se ne sono accorte. Così da tempo nel mondo dei videogiochi sono iniziati ad apparire i remake dei grandi classici moderni: lo stesso gioco uscito anni fa, solo con una grafica completamente rivista e, in alcuni casi, con miglioramenti vari sparsi qua e là. Ce ne sono ormai decine e decine e non passa mese senza che qualche nuovo nome si aggiunga alla lista. Perché tranne rarissimi casi, se un gioco era bello dieci o venti anni fa, lo resta ancora oggi. Avrà sicuramente perso quella patina di rivoluzionario e sorprendente che aveva all’epoca, ma saprà ancora divertire moltissime persone. E potendo scegliere, chi giocherebbe così:

quando potrebbe farlo così?

Dietro tutto questo c’è sicuramente una operazione nostalgia che ha i suoi pro e i suoi contro, ma in generale io la vedo come cosa positiva perché non solo permette alle nuove generazioni di scoprire i classici in una versione da loro perfettamente fruibile, ma dà anche a tutti noi vecchiardi l’opportunità di rigiocare un titolo che abbiamo amato alla follia senza dover rispolverare la vecchia PlayStation 1 o il Super Nintendo (che, se anche abbiamo, non sappiamo come collegare ai TV moderni che non hanno più la presa SCART. E che se anche ce l’hanno, rendono malissimo la grafica dell’epoca pensata per TV con tubo catodico e schermo in 4:3). Inoltre anche noi siamo cresciuti e ci siamo abituati alle nuove montagne di poligoni ed effetti di luce che oggi troviamo in titoli come The Division o The Witcher 3, a personaggi perfettamente definiti e con linee curve e morbide, ed è difficile tornare ad ammassi di cubi mal collegati tra loro che si spostano in ambienti di una pochezza disarmante.

Quindi ben vengano questi remake/remastered edition: se fatti bene (e purtroppo non è sempre così), sono un modo per (ri)scoprire dei grandi classici con la qualità dei titoli contemporanei.

(1 – continua qui)

 

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4 risposte a E’ tempo di remake (parte 1 di 3)

  1. Zorapide ha detto:

    Resident Evil 1.
    Silent Hill.
    Ma anche: Duke Nukem 3D e l’inossidabile Doom II.
    Grandi momenti.

  2. Boh! ha detto:

    Vediamo se nel prossimo post mi parli di Guybrush…

  3. Pingback: E’ tempo di remake (parte 2 di 3) | Zero3

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