La Nike si supera ancora una volta – parte 1

Faccio fatica a pensare a una azienda che sia migliore della Nike per quanto riguarda la qualità delle pubblicità. Ogni tanto appare qualche spot che è a livello, o anche superiore, a quelli della casa americana, tipo le ultime due uscite di Apple sono davvero incredibili!, ma qualcuno che sia sempre a livelli stellari come Nike? Secondo me non c’è.

A dimostrazione di questa tesi l’ultimo mega-spot perfettamente in linea con tante loro campagne già viste in passato (per esempio questa, giusto per citarne una) ma qui con una serie di elementi innovativi che la stravolgono e la ridefiniscono per i tempi in cui viviamo.

Guardatela, non ve ne pentirete (e se vi piace, riguardate anche quella linkata qua sopra: è sempre splendida :D)

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Avanti e indietro

Torniamo ad argomenti più leggeri e lo facciamo con un video fuori di testa, e molto violento, di un gruppo russo. E’ tutto all’indietro, cioè si va dalla fine all’inizio, ed è talmente pieno di cose ed eventi che la parte divertente è cercare di capire cosa diavolo è successo e come. Visto che il ritmo del “riavvolgere” è lento, si può anche cogliere molto ma io ci ho messo due passaggi per capire tutto 🙂

Ovviamente c’è anche la versione con lo svolgimento normale, che però va vista solo dopo altrimenti si perde tutto il gusto del caos

Il video è diretto da quel genio folle di Ilya Naishuller, che forse conoscerete per il (poco più che mediocre) film Hardcore (no, non è un porno ma un film tutto girato in soggettiva, come un videogioco in prima persona) disponibile anche su Netflix.

O magari per un altro dei suoi video, quello che immagino abbia ispirato il film appena citato, che potete vedere qui.

Se il personaggio vi intriga, qui trovate una selezione dei suoi video su YouTube.

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Un post per tutti i genitori (e per chi lo sta per diventare)

Questa è una storia che finisce bene. Ma che inizia molto male.
E che scrivo qui per un solo ed esclusivo motivo: per raccontare la mia esperienza sperando che questa possa far capire che il pericolo è reale per tutti.

Venerdì sera, nel giorno del suo decimo mese di vita, Francesco è stato a un passo dal morire. Si è soffocato con uno stupidissimo pezzo di pane, uno non più grande di quelli che ha mangiato mille volte in vita sua. Eppure questo gli si è bloccato in gola, portandolo a vomitare prima e smettere di respirare poi. Per mia fortuna a casa c’era sua mamma Carla, che è un medico e si è accorta subito della cosa, cominciando a fargli le manovre classiche per sbloccarlo. Ma che non sono servite a nulla, per cui lui ha smesso di respirare, gli occhi si sono riversati verso l’altro ed è diventato viola. Così lei si è messa a fargli il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca, mentre aspettavamo l’ambulanza che probabilmente è arrivata 5 minuti dopo la nostra telefonata disperata, ma che a me è sembrato essere un’ora e mezza. Quando alla fine l’ho vista apparire in fondo alla via, Francesco stava già piangendo perché Carla da sola è riuscita a farlo ricominciare a respirare. Gli ha letteralmente dato la vita per la seconda volta e vi assicuro che l’immagine di mio figlio disteso sul pavimento del corridoio con gli occhi verso l’alto e un colore che era tutto tranne che naturale, mi accompagnerà fino alla fine dei miei giorni.

Se oggi parlo di questa cosa qui e senza essere disperato, è solo perché con me vive un medico che sapeva cosa fare e l’ha fatto. Ha spento il cervello di mamma e ha attivato le sue conoscenze, e tra vari urli e mille lacrime lo ha salvato. Tenendolo ventilato ha anche evitato che ci fossero danni al suo cuore o al cervello (e non gli ha nemmeno rotto o incrinato le costole, doppio miracolo). Dopo un giorno e mezzo di osservazione, oggi pomeriggio l’hanno dimesso e stanotte dormiremo di nuovo tutti insieme in casa nostra.
Ma se io fossi stato a casa da solo, oggi starei scrivendo dell’imminente funerale di Francesco o dei suoi inevitabili pesanti danni cerebrali. Questo è certo, non lo dico tanto per dire.

Perché lo scrivo, quindi? Per farvi capire che con i bambini piccoli il pericolo di morte per soffocamento c’è ed è reale, e non dovete fare come me, sottovalutandolo. Se avete un figlio, o se sta per arrivarvi, trovate un corso che vi spieghi come fare le manovre per la disostruzione delle vie aeree, e fatelo. Sia il papà che la mamma, perché non si sa mai quando può succedere e come può finire.
Io lo sto già cercando e al più presto lo farò.

Quanto a noi, ora stiamo bene. Paolo ha visto poco e capito meno. Francesco è sempre il solito e, come detto, tutti gli esami ci dicono che non ci saranno conseguenze grazie al pronto intervento della mamma (che ha ricevuto i complimenti da tutte le infermiere e i medici del reparto). Carla è scossa ma sta bene, e insieme supereremo anche questa. Però non ha comprensibilmente voglia di parlare di quanto successo, quindi non mandatele messaggi o chiamatela per farvi raccontare o discutere della cosa. Se avete domande, scrivete a me.

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Avengers x Captain Marvel x Audi

Attenti a Thanos, ma anche al glutine! E ricordatevi di fare foto, di ogni tipo!

Credo sia la più folle pubblicità legata a un film Marvel che abbia mai visto. 🙂

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Background noise

Qualche mese fa ho visto su Netflix una splendida serie dedicata alla nascita di alcune delle linee di giocattoli che hanno fatto la storia. Roba come He-Man, Star Wars, Barbie o i Transformers, quindi pesi massimi.

Prima o poi volevo parlarne qui, ma non so se avete notato quanto poco scrivo (il poco tempo libero che avevo con un solo figlio è completamente, interamente, totalmente evaporato con l’arrivo del secondo), per cui mi brucio l’argomento affrontando oggi qui lla seconda cosa collegata alla serie di cui volevo parlare.

Durante uno di questi episodi, quello dedicato a Barbie, intervistano l’ex CEO di Mattel dell’epoca. Ecco uno screenshot:

Da quando l’ho vista, io ho in mente una serie infinita di domande a cui, credo, non avrò mai risposta. Ve le metto qui, giusto per il piacere di condividerle:

  1. Ma che cacchio di sedia è quella che si vede sullo sfondo? O__O
  2. Quella che si vede integrata in quella poltrona è lei?
  3. Ed è davvero “integrata” o è una specie di bambola gonfiabile lì adagiata?
  4. E, ancora, come cacchio fai a decidere di farti intervistare proprio in quel punto, con quella roba dietro di te? (questa la so: probabilmente è qualcosa di artistico pure di un certo valore/importanza :D)
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Apple @ work

Era da tempo che non vedevo una pubblicità della Apple davvero bella. Sì, certo, quelle ispirazionali tutte bei sentimenti, attori con il telefono in mano e successive grandi immagini sono carine, ma dopo la prima volta che ne vedi una, sono anche tutte abbastanza banali. Poi c’è stata quella vaccata della pubblicità della ragazzina “what’s a computer”, una cosa insopportabile sulla quale sorvolo.

Oggi però ne ho trovato uno di bello. E’ nuovissimo, uscito due giorni fa, e bello lungo, oltre 3 minuti. Girato da dio, con un ritmo e un montaggio incalzanti che ti prende e ti fa stare davanti allo schermo dall’inizio alla fine. Guardatelo tutto, merita:

Segnalo due cose:

1. Bello come Apple mostri l’integrazione tra i suoi servizi e prodotti, che sono tanti e potenti. Anche se va detto che praticamente tutto lo puoi fare pure con Windows e Android, qui l’ecosistema unico risplende.

2. Molto carino anche il soggetto che il team decide di sviluppare: una di quelle cose semplici che in molti avranno pensato almeno una volta nella vita. Però un po’ stona in produzione così curata perché sebbene abbia quasi un sapore romantico,  non ci vuole molto per capire che realizzare una scatola tonda costa infinitamente di più di una quadrata. Che poi è il motivo per cui i cartoni sono quadrati e non oggetti di design (oltre al fatto che lo spazio in più può tornare utile quando la pizza non è perfettamente tonda o leggermente troppo grande). Ma questo è un po’ cercare il pelo nell’uovo, quindi non me ne lamento.

 

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Google, è l’ultima occasione: non sprecarla!

Ieri Google ha annunciato Stadia, una nuova piattaforma dedicata allo streaming di videogiochi. E’ qualcosa di completamente rivoluzionario, non solo perché si potrà giocare su un qualsiasi schermo con i giochi al migliore dettaglio grafico possibile, ma anche per tutta una serie di servizi collegati e possibilità che non sono (attualmente) possibili con le console da casa o i PC. Resta da capire quanto sia reale la cosa una volta messa sotto stress da un numero enorme di giocatori, ma se c’è qualcuno che ha l’infrastruttura per reggere un simile urto è proprio Google (unica insieme, probabilmente, a Microsoft).

Si aprono un mondo di possibilità per i giocatori ma, mentre guardavo la interessantissima presentazione che ha svelato al mondo Stadia, nella mia testa girava continuamente un pensiero: tutta questa gente collegata via streaming, come farà a parlarsi?

Google, è davvero la tua ultima, enorme occasione: dopo Wave, Hangout, Allo, Duo e, volendo pure Google+, è arrivato il momento di farne una giusta E’ arrivato il momento di Stadia Chat, o come cacchio vorrai chiamarla.

Prendi Allo, che è nata morta ma non era una brutta app. Cambiaci l’aspetto, integrala con Stadia ma anche con i telefoni, e quindi con i relativi numeri. Metti un supporto cloud per i messaggi, quindi più Telegram che Whatsapp, e rendila l’unica app da usare per chattare durante il multiplayer in Stadia. Spingila per qualche mese con contenuti specifici, tipo stickers legati ai videogiochi che vengono dati come premio a chi gioca a un certo titolo. Mettici qualche inutile cavolata che però piace tanto ai noi giocatori (tipo una serie di trofei/obiettivi legati all’uso della chat) e avrai per le mani non dico il nuovo Whatsapp, per quello ormai è tardi, ma un serio concorrente di Discord con la possibilità, chissà, di diventare qualcosa di grosso nel giro di un paio di anni.

Davvero, Google, non sbagliare di nuovo. Qui è facile, il grosso del lavoro l’hai già fatto, manca giusto quel passettino in più dell’integrazione tra due cose che hai e la giusta cura del prodotto.

Ce la puoi fare. Io lo so e ci credo. La domanda resta se lo vorrai fare…

PS: se qualcuno vuole vedersi la presentazione, eccola qui. Iniziano a parlare dal minuto 16, vi metto il video che parte al momento giusto.

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