Background noise

Qualche mese fa ho visto su Netflix una splendida serie dedicata alla nascita di alcune delle linee di giocattoli che hanno fatto la storia. Roba come He-Man, Star Wars, Barbie o i Transformers, quindi pesi massimi.

Prima o poi volevo parlarne qui, ma non so se avete notato quanto poco scrivo (il poco tempo libero che avevo con un solo figlio è completamente, interamente, totalmente evaporato con l’arrivo del secondo), per cui mi brucio l’argomento affrontando oggi qui lla seconda cosa collegata alla serie di cui volevo parlare.

Durante uno di questi episodi, quello dedicato a Barbie, intervistano l’ex CEO di Mattel dell’epoca. Ecco uno screenshot:

Da quando l’ho vista, io ho in mente una serie infinita di domande a cui, credo, non avrò mai risposta. Ve le metto qui, giusto per il piacere di condividerle:

  1. Ma che cacchio di sedia è quella che si vede sullo sfondo? O__O
  2. Quella che si vede integrata in quella poltrona è lei?
  3. Ed è davvero “integrata” o è una specie di bambola gonfiabile lì adagiata?
  4. E, ancora, come cacchio fai a decidere di farti intervistare proprio in quel punto, con quella roba dietro di te? (questa la so: probabilmente è qualcosa di artistico pure di un certo valore/importanza :D)
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Apple @ work

Era da tempo che non vedevo una pubblicità della Apple davvero bella. Sì, certo, quelle ispirazionali tutte bei sentimenti, attori con il telefono in mano e successive grandi immagini sono carine, ma dopo la prima volta che ne vedi una, sono anche tutte abbastanza banali. Poi c’è stata quella vaccata della pubblicità della ragazzina “what’s a computer”, una cosa insopportabile sulla quale sorvolo.

Oggi però ne ho trovato uno di bello. E’ nuovissimo, uscito due giorni fa, e bello lungo, oltre 3 minuti. Girato da dio, con un ritmo e un montaggio incalzanti che ti prende e ti fa stare davanti allo schermo dall’inizio alla fine. Guardatelo tutto, merita:

Segnalo due cose:

1. Bello come Apple mostri l’integrazione tra i suoi servizi e prodotti, che sono tanti e potenti. Anche se va detto che praticamente tutto lo puoi fare pure con Windows e Android, qui l’ecosistema unico risplende.

2. Molto carino anche il soggetto che il team decide di sviluppare: una di quelle cose semplici che in molti avranno pensato almeno una volta nella vita. Però un po’ stona in produzione così curata perché sebbene abbia quasi un sapore romantico,  non ci vuole molto per capire che realizzare una scatola tonda costa infinitamente di più di una quadrata. Che poi è il motivo per cui i cartoni sono quadrati e non oggetti di design (oltre al fatto che lo spazio in più può tornare utile quando la pizza non è perfettamente tonda o leggermente troppo grande). Ma questo è un po’ cercare il pelo nell’uovo, quindi non me ne lamento.

 

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Google, è l’ultima occasione: non sprecarla!

Ieri Google ha annunciato Stadia, una nuova piattaforma dedicata allo streaming di videogiochi. E’ qualcosa di completamente rivoluzionario, non solo perché si potrà giocare su un qualsiasi schermo con i giochi al migliore dettaglio grafico possibile, ma anche per tutta una serie di servizi collegati e possibilità che non sono (attualmente) possibili con le console da casa o i PC. Resta da capire quanto sia reale la cosa una volta messa sotto stress da un numero enorme di giocatori, ma se c’è qualcuno che ha l’infrastruttura per reggere un simile urto è proprio Google (unica insieme, probabilmente, a Microsoft).

Si aprono un mondo di possibilità per i giocatori ma, mentre guardavo la interessantissima presentazione che ha svelato al mondo Stadia, nella mia testa girava continuamente un pensiero: tutta questa gente collegata via streaming, come farà a parlarsi?

Google, è davvero la tua ultima, enorme occasione: dopo Wave, Hangout, Allo, Duo e, volendo pure Google+, è arrivato il momento di farne una giusta E’ arrivato il momento di Stadia Chat, o come cacchio vorrai chiamarla.

Prendi Allo, che è nata morta ma non era una brutta app. Cambiaci l’aspetto, integrala con Stadia ma anche con i telefoni, e quindi con i relativi numeri. Metti un supporto cloud per i messaggi, quindi più Telegram che Whatsapp, e rendila l’unica app da usare per chattare durante il multiplayer in Stadia. Spingila per qualche mese con contenuti specifici, tipo stickers legati ai videogiochi che vengono dati come premio a chi gioca a un certo titolo. Mettici qualche inutile cavolata che però piace tanto ai noi giocatori (tipo una serie di trofei/obiettivi legati all’uso della chat) e avrai per le mani non dico il nuovo Whatsapp, per quello ormai è tardi, ma un serio concorrente di Discord con la possibilità, chissà, di diventare qualcosa di grosso nel giro di un paio di anni.

Davvero, Google, non sbagliare di nuovo. Qui è facile, il grosso del lavoro l’hai già fatto, manca giusto quel passettino in più dell’integrazione tra due cose che hai e la giusta cura del prodotto.

Ce la puoi fare. Io lo so e ci credo. La domanda resta se lo vorrai fare…

PS: se qualcuno vuole vedersi la presentazione, eccola qui. Iniziano a parlare dal minuto 16, vi metto il video che parte al momento giusto.

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Giovani pubblicitari crescono (bene)

Su Reddit ho trovato un video pubblicitario molto bello e toccante che merita di essere condiviso, realizzato da Dorian & Daniel, due giovani ragazzi tedeschi.

Ma ancora più bella, e su toni completamente diversi, è invece ABC of death, altro video pubblicitario realizzatto per Volvo.

Qui trovate alcune informazioni su di loro, mentre questo è il loro canale YouTube dove ci sono un altro paio di video niente male.

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San Valentino Veneto

Se non sbaglio c’era un detto che diceva che per far contenta una donna devi prenderla per la gola…

Ah, tra i due strilli, io preferisco di molto il secondo. Mi fa più ridere 😀

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L’inspiegabile in un’immagine

Nella grande tradizione di Zero, seppur da fin troppo tempo colpevolmente parcheggiata, ecco un’immagine (o un mini video, in questo caso) che più guardi, più fa ridere.

E più a lungo osservi quello che vedi, più trovi particolari surreali che ti lasciano senza parole.

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EA vs EA (ovvero: masochismo e Titanfall)

Avete presente il detto: “darsi la zappa sui piedi”? Ecco, secondo me in Electronic Arts non devono averlo mai sentito. Oppure, ipotesi più probabile, hanno un nemmeno troppo velato istinto masochista e quindi trovano divertente farsi del male da soli.

Un masochismo che sembra innescato soprattutto da Titanfall, lo splendido gioco di Respawn Entertainment (fondato da quelli che hanno creato i Call of Duty più amati di sempre).

Ricapitoliamo quindi la storia del masochismo legato a Titanfall.

1. Respawn crea il primo Titanfall e questo diventa un’esclusiva per la Xbox One, console di Microsoft che non è che stesse dominando la generazione, anzi. E infatti finisce che vende poco. Certo, per l’esclusiva MS ha sganciato parecchi dollaroni, ma è una buona idea bruciarsi il lancio di una nuova IP escludendo la maggior parte del pubblico?

2. Imparano dai loro errori, o forse MS chiude i cordoni della borsa, e così Titanfall 2 è un multipiatta. Più bello e grande che mai, divertente da giocare come pochissimi titoli al mondo. Il nome è noto, ma non è (ancora?) una potenza in grado di surclassare con facilità concorrenti dello stesso livello, figuriamoci i due colossi inavvicinabili del settore: Call of Duty e Battlefield. E allora EA cosa fa? Ma certo: lo rilascia a cavallo delle uscite di COD e di Battlefield. Risultato: finisce ovviamente asfaltato nonostante fosse davvero un gran gioco. A margine, perché a EA il masochismo piace duro e puro, va ricordato che anche Battlefiled è di EA. Quindi non solo ha bruciato un suo titolo ma ha pure cercato di danneggiarne un altro. Se ci sia riuscita o no, non lo so.

3. E arriviamo a lunedì scorso, quando da vittima Titanfall si trasforma (forse) in carnefice. EA annuncia infatti l’esistenza di un nuovo gioco legato a questo universo, Apex Legends (sito ufficiale per i curiosi), che esce il giorno stesso dell’annuncio. Sarà un battle royale, come di moda in questo momento, e completamente gratuito! Tutto bello, se non fosse che c’è un piccolo dettaglio chiamato Anthem. Cioè un gioco su cui Electronic Arts ha investito montagne di soldi, tra sviluppo e mastodontica campagna pubblicitaria (se tutto va bene, solo quest’ultima sarà costata quanto l’intero Apex Legends…). Su cui, quindi, in EA puntano moltissimo.

Ora io non voglio insegnare agli uomini marketing di EA come fare il loro lavoro, ci mancherebbe, ma mi spiegate che cacchio di senso ha lanciare il battle royale di Titanfall a ridosso del lancio di Anthem? E’ la loro uscita di punta della prima metà dell’anno, oltre a un progetto che sperano abbia le gambe lunghe e possa vendere per svariati anni (alla Destiny, per capirci). Ma è anche un videogioco che non è stato esente da critiche dopo i due week-end di demo. In un momento in cui bisognava far quadrato per difendere e proteggere Anthem e il suo lancio, perché decidi di buttare tu stesso nella mischia un altro concorrente per il tempo dei videogiocatori?

A chi dirà che sono giochi diversi, che chi vuole un titolo che punta moltissimo sulla storia e sull’endgame non guarda di certo un BR, io ribatto che se anche hai un 10% di sovrapposizione tra i due tipi di videogiocatori, ti sei comunque giocato un 10% delle vendite. Ma anche fosse un 1%, che senso ha un lancio in un momento del genere che avrà solo l’effetto di toglie esposizione e pubblico ad Anthem? Era così difficile aspettare metà marzo/primi di aprile per lanciarlo? Tra l’altro così avrebbero dato fastidio a The Division 2, che è di un concorrente, invece che a un loro titolo…

Certe cose io non le capisco proprio, lo ammetto. Come detto, sembra che in EA si divertano a darsi la zappa sui piedi e a mettersi i bastoni tra le ruote. Mi sembra davvero l’unica spiegazione possibile (anche alla luce del fatto che è un free to play, quindi pure la componente economica non la vedo così determinante). Contenti loro…

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