[Recensione] La cronaca degli insetti umani

Ho sentito molto parlare de La cronaca degli insetti umani, un lungo volume scritto e disegnato dal grandissimo Osamu Tezuka. Ma per un motivo o per un altro non l’ho mai ordinato e alla fine mi è passato di mente. Poi qualche settimana fa me lo sono inaspettatamente trovato davanti in una libreria di Vicenza e a quel punto l’ho preso. Ci ho messo un po’ a leggerlo (sono più di 360 pagine!) ma l’ho appena finito e mi è venuta voglia di parlarne su Zero3.

La prima cosa che devo dire è che io ero convinto che si trattasse di una storia con un elemento fantastico. Qualcosa tipo insetti dalla forma umana che si mischiano tra noi. O persone che hanno dei poteri tipici/derivanti dagli insetti. Per cui ho letto buona parte delle prime pagine aspettandomi una rivelazione di questo tipo… salvo capire ben presto che la mia idea era completamente sbagliata. La cronaca degli insetti umani è semplicemente un thriller con dei personaggi che hanno nomi che richiamano gli insetti e poco di più (“più” di cui non parlo perché non voglio fare spoiler).

Questo rende il volume brutto? No, per nulla. Perché per quanto non fosse quello che io mi aspettassi e pensassi, il racconto che mi sono trovato davanti è comunque molto appassionante e mi ha tenuto incollato quasi dalla prima all’ultima pagina. Infatti i momenti di stanca sono praticamente assenti e sebbene io preferisca di molto la prima parte alla seconda (sempre per evitare gli spoiler, diciamo che la seconda parte inizia nel momento in cui entra in gioco l’acciaio), il quadro generale è molto, molto positivo.

La storia racconta le vicende di Toshiko Tomura, una giovane e bella scrittrice che vince un importante premio letterario. Di lì a poco si scopre che la scrittura è solo l’ultimo dei suoi grandissimi talenti: attrice, regista, designer… tutto quello che Toshiko ha fatto, le ha portato fama e riconoscimenti internazionali. Come è possibile? Leggete il volume per scoprirlo.

Va segnalato che è un manga decisamente vecchio, è stato realizzato a cavallo tra il 1969 e il 1971, e come tale ha una lunga serie di ingenuità che oggi non vedremmo mai su un opera di un autore quotato. Ma ogni opera è figlia del suo tempo e quindi non si può criticare qualcosa solo perché non è più attuale. Senza contare che qui Tezuka limita moltissimo tutti quei comportamenti volutamente assurdi che spesso hanno i suoi personaggi, il che contribuisce a rendere il volume meno datato agli occhi di un lettore contemporaneo.

In conclusione, lo consiglio? Assolutamente sì, ma solo se siete lettori smalizati e, magari, anche di una certa età (tipo sopra i 30). Non aspettatevi un Naruto ma nemmeno un seinen moderno, perché non lo è. Ma quello che conta è che è un bel fumetto, ben scritto e ben raccontato.


Voto finale: 8,5

Se volete comprarlo, lo trovate su Amazon a questo link. Attualmente è in offerta a 15,30 euro (il prezzo di copertina è 18 euro).

[Recensione] Before I fell

Chi mi conosce, o legge Zero da tempo, sa che adoro i film in cui si gioca con il tempo. Paradossi, salti avanti e indietro, stesso giorno ripetuto all’infinito: ogni genere di manipolazione temporale a me va bene.

Questo mi porta a vedere anche film che sono dedicati a fasce d’età decisamente lontane dalla mia, come appunto Before I fall.

In estrema sintesi, questo è Ricomincio da capo (o Il giorno della marmotta, come molti lo conoscono sulla scia del titolo originale) in chiave teen drama. La protagonista è una ragazzina di nome Sam che fa il liceo: è molto carina (ma proprio MOLTO) e popolare, circondata dalle solite amiche altrettanto popolari, tra cui spicca la leader del branco che è tanto bionda quanto stronza e cattiva (in pratica un cliché ambulante); ha un ragazzo che è il classico sportivo bello + scemo + vuoto; e c’è un cast di vari personaggi prevedibili, tra cui le vittime delle loro angherie. Tutto procede normalmente fino a quando una notte, di ritorno da una festa, l’auto con il branco di ragazzine fa un incidente e… Sam si risveglia nel suo letto all’inizio del giorno che è appena terminato. E qui inizia il vero film.

Confesso che ho fatto fatica ad arrivare fino a questo punto, più di una volta ho pensato di lasciare perdere ma mi sono sforzato di arrivare al momento del reset, perché è solo da lì in poi che si vede la qualità di questo genere di film.

E ci ho trovato una qualità che mi ha lasciato confuso. Alcune idee sono belle, ben pensate e realizzate. Altre no, non perché stupide o assurde ma semplicemente perché prendono un ottimo spunto e lo affrontano in maniera terribilmente banale. Ci sono tre o quattro cose che ti fanno pensare “ma perché fai così e non cosà, perché è evidente che così non cambierà nulla mentre cosà stravolgerebbe la situazione”.

Il vero problema è che una di queste idee affrontate in maniera banale è il pilastro che porta al finale, decisamente inaspettato ma anche… senza fare spoiler, diciamo che è “stupido”. Tra virgolette, perché non è stupido in sé, è come ci arrivano. Onestamente mi è parso che l’autore volesse arrivare lì, forse addirittura sia partito da lì, ma ha costruito un percorso che sì ti ci fa arrivare, ma è una strada in salita, piena di ostacoli e contraddizioni, quando poco più alla sua destra c’era un sentiero bello sgombro, logico e che stava in piedi. Al posto suo avrei messo quantomeno una parte in cui Sam prova a percorrere quel sentiero, fallisce e solo allora si arriva al finale vero e proprio.

Ad ogni modo Before I fall è un film scritto, pensato e girato per teenager, quindi forse bisognerebbe chiedere a loro cosa ne pensano.

Da parte mia lo consiglio? Sono indeciso. Non mi è dispiaciuto e in questi ultimi anni ho visto infinite cose ben peggiori (giusto ieri: Absolute Anything). Non è un capolavoro assoluto come About time, ma si fa guardare quindi se lo beccate su qualche piattaforma come Netflix (attualmente non c’è), Mediaset Premium o altro, potrebbe meritare il vostro tempo.

Aggiungo una cosa finale che sento va detta: molto di quello che mi è piaciuto è legato alla relazione tra Sam e la sua famiglia, e io penso che in parte il mio essere oggi padre mi abbia aiutato a apprezzare di più il film (e questo nonostante i temi familiari trattati siano distanti anni luce dai miei, visto che Paolo ha solo tre anni). Il Mattia di quattro anni fa probabilmente l’avrebbe apprezzato molto meno. Tenetene conto… oppure no, sta a voi 🙂


Pagellone finale

Voto globale: 7
Sam: 9
Prevedibilità della storia (finale escluso!): 8

Amici del CESVI…

Amici del CESVI, mi state simpatici. Da molto, molto tempo. Mi capita anche di farvi donazioni ogni tanto, perché sono convinto che i soldi che vi do saranno spesi bene e non usati per fare mega eventi come succede con l’Unicef o altre organizzazioni mastodontiche che devono spendere valanghe di denaro per la loro struttura. Lo faccio senza certezze ma sperando di non sbagliarmi a riguardo.

Però, amici del CESVI, questa volta avete esagerato. C’è un limite a quello che chiunque, voi compresi, potete fare per chiedere i miei soldi. Un limite che è difficile da vedere o trovare, perché non è uguale per tutti visto che ognuno di noi ha teste e sensibilità diverse. E sebbene io capisca che una foto forte può avere un effetto maggiore sulle persone, e quindi portarle a donare di più… beh, lo capisco ma non posso dire di apprezzare quella che mi sono trovato sulla busta dell’ultima lettera che mi avete mandato.

Intendiamoci: non sono uno che grida allo scandalo, che richiedere (e men che meno pretende) scuse. In realtà non mi frega nemmeno nulla sapere se mai leggerete questo post e, nel caso, se sarete d’accordo o no. L’unica cosa che volevo dire è che per me questa foto è eccessiva. Lo è come tante altre che si vedono, purtroppo, in questo periodo (mi viene in mente quella orrenda che girava l’anno scorso del bambino profugo morto sulla spiaggia). Non c’è bisogno di arrivare a tanto per scuotere le coscienze delle persone. E, allo stesso tempo, se ci arrivi ma lo fai usando immagini come questa, secondo me stai sbagliando e anche parecchio.  Almeno io penso che non sia necessario e che questa sia una caduta di stile ampiamente evitabile.

Ma, come detto, ognuno di noi la pensa diversamente quindi queste mie due parole giustamente avranno poco peso su di voi.

L’importante è che voi continuiate con il vostro ottimo lavoro, il resto ve lo perdono. E per dimostrare la cosa, sono andato sul vostro sito a fare una donazione. Invito tutti a fare lo stesso: invece del prossimo acquisto di roba inutile su Amazon, oggi spendete un po’ di euro per salvare qualcuno. Voi avrete due o tre BD in meno -o un anellino o un paio di scarpe o un videogioco o chissà cos’altro- ma qualcuno avrà una medicina che gli salverà la vita o un piatto pieno di cibo davanti a sé. E, se ci pensate bene per un attimo, non c’è proprio paragone tra le due cose.

La migliore e più improbabile canzone da un film

Se vi chiedessi qual è la migliore canzone creata per (o comunque lanciata con) un film, ognuno di voi avrebbe almeno tre o quattro pezzi da citare. Italiani, americani, francesi, eccetera: ogni paese ha brani che si meriterebbero questo titolo.

Però mentre oggi sputavo sangue in piscina, mi sono ritrovato a pensare a un’altra cosa: è troppo facile citare Streets of Philadelphia, You could be mine o una delle movie song degli 007. No, io voglio qualcosa di diverso, di peggiore e migliore insieme.

Io voglio la migliore e più improbabile canzone da un film. Una canzone, cioè, che sia molto bella ma scritta da qualcuno che non ti aspetti. Cioè da un cantante/gruppo che non è Bruce Springsteen o Adele, ma che, anzi, è considerato poco o nulla al giorno d’oggi. Meglio ancora se nessuno si ricorda di lui/loro.

Da qui sono partito a pensare alla cosa e ho aggiunto anche due categorie bonus.

  1. punti bonus se il film collegato alla canzone molto bella è invece brutto. Meglio ancora se bruttissimo.
  2. altri punti bonus se la canzone ha un testo pure abbastanza scollegato dal film.

Dopo una veloce riflessione, sono arrivato a poter eleggere la mia attuale candidata al titolo di migliore e più improbabile canzone da un film. A vincere, per ora, è lei:

Già, le dimenticabili e dimenticate All Saints, brutto tentativo di cavalcare il successo delle Spice Girls, con la canzone realizzata per quella vaccata di The Beach, orrendo film con un ancora giovane Leonardo Di Caprio. Un colossal che avrebbe dovuto fare miliardi e invece non andò in rosso solo grazie alla fama del buon Leo, che veniva dal successo di Titanic. Persino il regista ha dichiarato che il film non gli è piaciuto e che odiava tutti i personaggi (fonte).

Però la canzone delle All Saints a me piace. Quindi voto lei!

Ora tocca a voi: mi piacerebbe chiedervi di commentare qui su Zero, ma tanto so che lo farete tutti su Facebook, quindi tra qualche giorno farò un post riassuntivo con i risultati 🙂

PS: a me comunque le All Saints sono sempre piaciute parecchio. Hanno fatto un sacco di canzoni orecchiabili, anche se quella che ancora oggi preferisco è una cover: Always something there to remind me.

La soddisfazione dei senza tempo (e magari anche paurosi)

Non ho più tempo per fare tutto quello che vorrei. Non ce l’ho da parecchio, da ben prima che arrivasse Paolo, ma con la sua nascita la situazione è diventata ancora più disperata.

Non ho nemmeno più tanta voglia di vedere film horror o thriller molto tesi. Da un lato perché li trovo un po’ fini a se stessi, con trame fin troppo spesso banali che servono solo per raccordare (male) un massacro al successivo. Ma anche perché sono più pauroso di una volta: non ho ben capito come e quando è successo, ma se a 14 anni guardavo i Nightmare o i Venerdì 13 senza battere ciglio, oggi probabilmente farei i salti sulla sedia.

E quindi non li guardo più, questi dannati horror.

Però ogni tanto ne appare qualcuno che mi sembra interessante. Per esempio, recentemente sono incappato in questo trailer di Get Out (se volete vedere il film, fermatevi al minuto 1:44 del trailer!, quando il tizio urla “Get out!” e il protagonista dice “Rose we gotta go”: dopo diventa incredibilmente spoilerante!):

Che è semplicemente splendido. Ma mi fa anche fare i suddetti salti sulla sedia.

Ma ho montagne di film da vedere più adatti ai miei gusti/interessi.

Però, cavolo, è davvero fatto bene! Mi intriga! Come risolvere la situazione nel migliore dei modi?

Ma certo: Wikipedia. Una rapida ricerca ed ecco la pagina che racconta tutto, ma proprio TUTTO, il film. Con ampi dettagli e spiegazioni. Me la leggo ed è (quasi) come aver visto il film. E’ come aver letto un racconto breve, molto ben scritto e appassionante.

Perché questo Get Out ha davvero una splendida storia, con un’idea dietro molto avvincente. Certo, non saprò mai se l’esecuzione su schermo merita, se i tempi sono quelli giusti, se i momenti di puro terrore sono tanti e disseminati bene. Ma, d’altra parte, per sapere cosa succede veramente ci ho messo meno di cinque minuti e non ho avuto nessun attacco di cuore.

Un fifone efficiente e digitale, questo sono diventato. E, tutto sommato, nemmeno mi dispiace poi troppo 🙂

Che tipo originale!

Se avete un’età superiore ai 30 anni e siete sempre stati smanettoni con il vostro computer, è probabile che abbiate attraversato anche voi quella che io chiamo “la fase della pirateria assoluta“.

Quel periodo, cioè, in cui eravate ancora piccoli e con pochi soldi (perché studiavate e non lavoravate) e avete scoperto internet, con la connessa facilità per scaricare qualsiasi cosa pirata. Basta CD warez, via di ftp nascosti, download aggressivi da mIRC, siti di crack e, infine, il P2P con edonkey, emule, torrent e compagnia bella.

Io l’ho passata, lo ammetto. Avevo praticamente tutto pirata, comprese montagne di giochi che non mi interessavano nemmeno e mai avrei giocato.

Poi si cresce, si comincia ad avere un lavoro che ti paga e si cambia modo di pensare, o almeno alcuni lo fanno. Così oggi se guardo cosa c’è nel mio PC trovo solo software originale, la maggior parte del quale è pure gratuito. Vi faccio una lista qui perché magari vi può tornare utile e/o scoprite cose che non conoscevate e potrebbero servirvi.

Sistema operativo: ho Windows originale praticamente da sempre, cioè Windows 95. L’ultimo comprato, preso insieme al nuovo PC all’epoca, fu Windows 7. Saltato a piè pari quella porcata di 8, oggi ho Windows 10 ottenuto gratis con l’offerta di Microsoft.

Office: Microsoft Office 2013, comprato anche lui con una promozione Microsoft che permetteva di prenderlo a pochi euro. Non penso proprio di passare al 2016, almeno non nell’immediato.

Masterizzare: sì, ogni tanto masterizzo ancora. Sono DVD e BD di backup con file di lavoro, foto di Paolo e tutte quelle robe di cui si dovrebbe fare il backup (che è cmq anche su NAS e, in alcuni casi, pure su cloud). Una volta usavo Nero (pirata o no), ora vado con l’ottimo, e gratuito, CD Burner XP.

Grafica: uso da sempre ACDSee e mi trovo benissimo per una serie di funzioni estremamente comode che ha. Anni fa lo piratavo, poi ho comprato la versione 16 e giusto ieri ho preso l’update alla versione 20. Consigliato!

Multimedia: dopo aver pianto a lungo per aver dovuto abbandonare BSPlayer, perché non più sviluppato e con una marea di problemi sotto Windows 10, sono passato a GOM. Sotto molti aspetti è infinitamente più potente e configurabile di BSPlayer, ma è anche un filo troppo complesso con le cose che contano davvero che finiscono nascoste in qualche cacchio di sottomenù, e che quindi non trovi mai. Ad ogni modo non c’è nulla che gli si avvicini, le alternative sono realmente pessime, quindi GOM sia.

Musica: mi piange il cuore ammetterlo ma la stragrande maggioranza delle volte, ascolto la mia musica con iTunes. Che è un programma pessimo ma è anche quello che ho usato per digitalizzare tutti i miei CD e non ho voglia di rifare le mie librerie e playlist da zero.

Archivi: sono una mosca bianca, ma uso ancora WinRAR e l’ho anche comprato! L’ho fatto perché dopo decenni di uso a sbafo, se lo meritavano. Ma prima o poi proverò 7zip, che è gratuito e di cui tutti parlano benissimo.

FTP: ovviamente FileZilla. Mi domando se ci sia ancora qualcuno che non lo usa/usa altro 🙂

Utility per desktop: da sempre uso Objectdock (che però con Windows 10 ogni tanto fa qualche capriccio) per avere sulla sinistra dello schermo una barra con tutti i programmi, le cartelle e i collegamenti ai file che uso più spesso. E’ di un’utilità PAZZESCA e non capisco come ‘sta cosa non sia mai diventata standard su Windows (da notare che io ho una barra del genere da ben prima che arrivasse la dock su MacOS). Uso anche Fences, un programma che ti permette di gestire e organizzare i file sul desktop. E’ spettacolare perché ha una marea di possibilità e ti aiuta a evitare che la scrivania sia invasa da icone e collegamenti. Per esempio io i collegamenti dei giochi li tengo tutti dentro un box di Fences (che non è altro che una finestra il cui sfondo può essere più o meno trasparente, lo decidete voi), che è poi ridotto a solo la barra del titolo. Se voglio vederli, mi basta andare sopra alla suddetta barra e questa si espande. O ancora se ho 100 immagini sul desktop, posso creare un box e mettercele tutte dentro: lui mi mostrerà solo tante immagini quante ci stanno nello spazio che vedo, ma potrò comunque sfogliare il box con la barra laterale, come se fosse una cartella. Un’altra chicca è la funzione che fa una foto del vostro desktop e di dove e come sono messe tutte le icone. Se poi per qualche mistero queste si spostano, con un click rimettete tutto al suo posto. Entrambe le utility sono state regolarmente comprate e sono consigliate, costano anche molto poco: 5 dollari la prima, 10 la seconda [segnalo anche che, proprio a causa dei problemini che Objectdock ha con Windows 10, sto pensando di cambiarlo con Winstep Nexus, ma non avendolo ancora provato non posso dire nulla a riguardo].

Programma per salvare le password: mi auguro che non siate persone che usano una password per più account, magari pure qualcosa di idiota come password1234. Ci sono vari modi per archiviare le password in un file criptato e sicuro, io uso Keepass che è gratis su computer, su Android e su iOS. Salvate il vostro database di password su un cloud (io uso Dropbox) e avete sempre con voi tutti i login e password che vi servono.

E direi che la carrellata si può chiudere qui. Ci sono altri programmi che uso regolarmente ma che non penso possano interessare tutti, quindi non ne parlo(come il dizionario Ragazzini 2017 – che costa ma vale quello che si paga).

 

Passengers: com’è e come poteva essere

Non so se avete visto Passengers, il film di fantascienza uscito qualche tempo fa con un cast limitatissimo e stellare (Chris Pratt, Jennifer Lawrence e Laurence Fishburne).

In estrema sintesi, è un film che al massimo si può definire carino, ma che ha una serie di difetti e di buchi narrativi a dir poco imbarazzanti. [da qui spoiler: saltate al paragrafo successivo se non l’avete ancora visto e volete farlo!] Come una massa energetica che sembra in grado di sfondare un vetro blindato megaspesso ma non di bruciare una tuta umana pensata per l’esplorazione dello spazio (quindi non esattamente progettata per resistere a temperature assurde). O il fatto che una nave che porta con sé 5000 persone abbia un solo dispositivo medico… [/spoiler]

Io sinceramente non ve lo consiglio a meno che non abbiate tantissimo tempo libero e vi siate già visti tutto quello che di meglio c’è su Netflix, Sky, il vostro HD o altro (ma anche in questi casi, io andrei su un libro, fumetto o videogioco…).

Però se l’avete già visto c’è un video che invece consiglio di guardare. Un tizio ha prima analizzato la (semplice) struttura del film e poi ha provato a immaginarne una migliore, senza cambiare quello che è stato girato. Si limita, infatti, a rimontarlo e proporre così la medesima storia in un modo che è però infinitamente migliore della versione che abbiamo visto. E’ anche molto diversa, quindi può benissimo essere che gli autori l’avessero considerata e poi scartata. Ma se così fosse, secondo me hanno sbagliato.

Il video è un po’ lungo soprattutto perché il tizio si dilunga un po’ troppo all’inizio, ma guardatelo. Se non vi è piaciuto Passengers, lo vedrete sotto una luce diversa (per quanto ovviamente fittizia). Se vi è piaciuto, potreste scoprire una versione alternativa ancora migliore!

Ispirazione

È domenica mattina, attorno alle 9:30. Siamo svegli da circa due ore perché, come sempre, Paolo ha aperto gli occhi e cominciato a reclamare attenzioni molto presto. Lo stesso bambino che dal lunedì al venerdì dobbiamo svegliare con le bombe alle otto, i sabati e le domeniche è pronto e scattante fin dalle sette se non prima. E poi c’è chi si chiede perché la gente non fa figli…

Ad ogni modo, sono sveglio e gioco con Paolo nel nostro lettone. L’ho appena arrotolato nel piumone primaverile, e di lui si vede solo la testa. Lo chiamo “l’involtone di Paolone” e rido insieme a lui. E mi scatta qualcosa nella testa.

Prendo l’iPad e comincio a scrivere l’introduzione per un volume di Iron Man francese che non so nemmeno quando uscirà (sicuramente io non dovrò lavorarlo per almeno tre mesi). E scrivo di getto tutta l’intro.

Che mi esce anche molto carina. Ha un buon ritmo, delle frasi riuscite, una struttura generale che mi piace, eccetera. Insomma è ottima (per me, ovviamente), la userò davvero per il volume. Certo ci sono delle cose da completare e rifinire, dovute al fatto che non mi ricordo precisamente dove finiscono le storie del volume precedente e quindi non so quanto posso dire e quello che invece non va citato, ma è un banale lavoro di rifinitura che si fa poi con gli albi sottomano.

In circa cinque minuti scarsi ho fatto tutto. Lavorando pure sull’iPad, dove sono molto più lento rispetto al digitare con la tastiera. Seduto sul letto, osservando Paolo che desfa il letto di casa mentre salta sul materasso, guarda George in TV, e urla “guarda daddy”.

E penso a quanto sia stupida l’ispirazione. A volte passi ore, ORE!, a fissare lo schermo vuoto e non ti viene in mente niente di decente. Così finisci per scrivere qualcosa di banale che fa il suo lavoro ma nulla più, solo perché non puoi rimandare ulteriormente la consegna del redazionale. Altre volte ti basta arrotolare un bambino in un piumone, qualcosa di inspiegabile scatta nella tua testa, e le parole scorrono naturalmente sul testo, mettendosi al loro posto in maniera ordinata ed efficace.

Comunque una lezione l’ho imparata: la prossima volta che non mi viene l’ispirazione, chiuderò il PC e andrò a letto.

Le leggi di Keplero

Questa è una delle cose più sceme, e quindi più divertenti, che abbia mai visto. Non è bella e assurda, solo l’idea, ma anche l’esecuzione.

Non fermatevi solo alle immagini della finta boy band, che è comunque spettacolare di suo, ma ascoltate anche le parole perché il mix fatto dalle leggi della fisica e delle cavolate che dicono, è davvero spettacolare.

In sintesi: questi “Supplenti italiani” sono dei geni e vanno apprezzati 🙂