Parliamo del VAR

Dai, sì, per una volta parliamo di calcio. O meglio della tecnologia che è arrivata nel mondo del calcio e delle polemiche che in questi primi mesi stanno crescendo sempre più.

Polemiche che, lo ammetto, non sopporto più perché sono ridicole nella loro stupidità e miopia.

La prima cosa da dire è che praticamente tutti i presidenti e allenatori hanno da subito tirato fuori il loro peggio, comportandosi in puro stile “bambino viziato che fa i capricci urlando e sbraitando” se non ottiene quello che vuole (e dimenticandosi quello che ha ottenuto per errore). Nulla di nuovo sotto il sole, ma la speranza che avevo era che il VAR avrebbe ridotto questi ridicoli atteggiamenti. Speranza vana e pia illusione, ovviamente.

La seconda cosa è che è incredibile come tutti si aspettassero che il sistema risolvesse OGNI SINGOLO PROBLEMA sul campo di calcio. E questo nonostante sia stato creato con infiniti paletti su quando, quanto e come agire, perché non si voleva che si ricorresse troppo spesso al suo uso. Il che è il classico caso di chi vuole la botte piena e la moglie ubriaca: “poco invasiva, ma che risolve ogni problema” è semplicemente assurdo. O uno, o l’altro. Qualsiasi persona dotata di buon senso ci arriverebbe. Ma “calcio” e “buon senso” nella stessa frase sono la definizione di ossimoro.

Poi diciamocelo: le paure sullo spezzettare il gioco sono tutte seghe mentali di chi è avverso alla tecnologia perché non serve, salvo poi romperci le scatole urlando per settimane e settimane su un presunto rigore non dato in una partita finita 7 a 0. Perché il calcio è da sempre spezzettato da gente che sta a terra per perdere tempo, da persone che polemizzano su tutto per minuti su minuti, e roba del genere. Con il VAR almeno le polemiche in campo si sono azzerate o quasi, perché chi ha visto il replay è uno solo ed è inutile andare a rompergli le scatole visto che lui sicuramente in quel momento ne sa molto più di te.

Infine mentre i detrattori del VAR non perdono occasione di sbandierare i suoi problemi, casualmente non si ricordano mai degli oggettivi miglioramenti che ha portato alle partite. Per esempio, quest’anno sono praticamente sparite le simulazioni. Non c’è più il tuffatore di turno in area di rigore perché sanno benissimo che se lo fanno, due minuti dopo gli tolgono il rigore e lui si prende un giallo. Allo stesso modo non capita più di vedere persone che prendono una amichevole pacca sulle spalle cadere poi con le mani al volto come se li avesse colpiti Tyson a cavalcioni di un razzo (a riguardo, quelli del Barcellona e del Real Madrid devono avere una paura folle dell’arrivo del VAR nel loro campionato o in Champions. E in generale gli spagnoli per le competizioni con le nazionali non devono esserne felicissimi). Quante di queste pagliacciate avete visto quest’anno? Io zero. E secondo voi è merito di una improvvisa e imprevedibile ondata di fair play e maturità dei calciatori? O forse del fatto che se succede, l’arbitro va a vedere il replay e non solo non espelle il colpevole del buffetto ma, anzi, si scatena sul simulatore? E’ sicuramente il fair play, non c’è alcun dubbio…

Da amante della tecnologia, e soprattutto da persona che l’arbitro di calcio l’ha fatto davvero (per poco tempo e in categorie bassissime, ma io so cosa vuol dire arbitrare e quanto sia una cosa difficile a volte, un concetto che moltissime persone che parlano di calcio non sembrano capire dalle loro comode poltrone in salette vip di stadi o studi), io credo che il VAR sia un sistema fantastico che andrà ampliato e rifinito, che migliorerà il calcio perché porterà a meno errori arbitrali. “Meno”, non “nessuno”, perché per come è strutturato il gioco oggi, è impossibile azzerare l’errore.

Quello che però la gente non sembra comprendere è che avere un errore a partita, fosse anche importante come un gol non dato quando invece c’era, è infinitamente meglio che averne dieci di errori. Perché tra quei dieci, ci sarebbe anche il gol non dato, più altri nove. E in più avremmo le simulazioni. Non è difficile da capire, non riesco a capacitarmi di quanti non ci arrivino.

Annunci
Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , , , , | Lascia un commento

Ebbasta dai, Sfera!

L’attuale Top 50 Italia su Spotify, vede nelle prime 13 posizioni ben 11 (UNDICI!!) canzoni di Sfera Ebbasta.

Ora io non voglio sembrare un vecchio brontolone, ma almeno fatemi fare il vecchio fuori dal giro dei ggiovani e chiedere: chi cippa è questo?

Un giro su Wikipedia mi fa scoprire di più su di lui, molto più di quanto mi interessi.

Sfera (posso chiamarti Sfera, vero?), non penso leggerai mai questo post ma se lo farai, sappi che sono impressionato! 11 su 13 è un risultato pazzesco, complimenti.

A margine, le tue canzoni non mi piacciono, Sfera, ma qui riconosco senza problemi di essere completamente fuori dal tuo target. Quindi va bene così e complimenti ancora.

Ora però basta, Sfera. Fermati altrimenti non c’è più spazio per gli altri, ok? 😉

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Volareeeee oh, oh!

Post veloce oggi: ve la cavate con una sola foto e poche parole.

Quella che avete appena visto è una foto del primo volo dei fratelli Wirght. Esatto, questa splendida ed estremamente definita immagine viene direttamente dal 1903, più di cento anni fa! Avrei anche dubitato della sua veridicità se non fosse che la si trova sulla pagina di Wikipedia dedicata ai due famosissimi fratelli (tra l’altro l’immagine su Wikipedia è 28 mega! Hanno fatto una scansione a una risoluzione assurda).

Mi fa sempre impressione vedere momenti storici come questi. E’ un po’ come vedere un film… però qui è la vera realtà, la vera storia.

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Il mistero dei pop-corn

Spiegatemi come funzionano veramente le buste dei pop-corn. Davvero, spiegatemelo perché in anni che le uso, non ho mai capito come si fa a ottenere la riuscita perfetta della loro “cottura” nel microonde.

Io ormai mi sono arreso all’evidenza empirica e ho capito che quelle buste sono delle specie di zone franche della logica, delle dimensioni alternative della fisica dove calore e tempo si mescolano e il risultato è un pesce palla verde e turchese, che vola nei cieli.

È l’unica spiegazione possibile al mistero dei pop-corn, una cosa che attanaglia generazioni di poveri cristi che vogliono solo mangiare non dico tutto il contenuto della mistica busta, non sono così ingenuo o sognatore… no, diciamo l’80% del contenuto.

E invece ci si trova sempre in quella assurda situazione in cui il tempo di cottura indicato sulla confezione è ampiamente passato ma continuiamo a sentire “pop” provenire dal microonde. Per cui inizia la lotta intestina dentro di te, che sei mosso contemporaneamente dalla fame e voglia di addentare quei fiocchi bianchi, ma anche dalla convinzione che è troppo presto per tirarla fuori se si sentono ancora gli scoppiettii. Ma poco importa cosa deciderai di fare, perché il risultato finale è già scritto nelle stelle e otterrai uno di questi due risultati

  1. Tirerai fuori la busta troppo presto e i pop-corn al suo interno saranno buonissimi… ma saranno poco più della metà dei semi presenti. E ci rimarrai malissimo
  2. La tirerai fuori troppo tardi. Solo il 10% non sarà scoppiato ma in compenso il 30% sarà fin troppo cotto e un altro 15% sarà immangiabile perché quasi bruciato. E ci rimarrai malissimo

Il paradosso diventa ingestibile senza usare una mente quadrimensionale quando si prova a fare l’impensabile: chiudere la busta con i semi non scoppiati e rimetterla nel microonde. Se lo si fa, non scoppia un singolo chicco. Non importa quante ore lo lascerete sotto il bombardamento dei campi magnetici, non scoppieranno MAI. Perché, solo il signore del dimensione Zorkat potrà spiegarvelo (ovviamente serve prima sviluppare una visione e un udito quadrimensionale).

A margine di tutto questo, qualcuno un giorno mi dovrà spiegare perché tutte le buste hanno delle indicazioni di cottura legate alla potenza del microonde che sono diverse da quelle dell’elettrodomestico di casa mia. Cioè perché mi danno come opzione 600W, 800W e compagnia bella quando il mio microonde ha 650W, 750W e roba del genere? Così non solo devo combattere con il tempo, ora ho anche la potenza da gestire: meglio un minuto in meno del tempo consigliato con i 50W in più, o un minuto in più del tempo consigliato con i 50W in meno?

Ma poi alla fine non ha senso starci a pensare, tanto la rotellina del tempo continuerai ad alzarla quando sentirai un “pop”, conscio che anche così, o ne brucerai un terzo o non lo cucinerai abbastanza da farlo scoppiare.

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , | 2 commenti

La gara della vita

99 mattine su 100, sono io a portare Paolo a scuola. Facciamo sempre la stessa strada, nonostante ci siano tre o quattro modi diversi per arrivare a quella che è ormai nota come scuola macchinine (chiamata così perché nei primi giorni giocava con le tantissime macchinine che ci sono, e quindi ho fatto leva su questo aspetto per invogliarlo a tornarci). L’abitudinarietà scorre potente in famiglia… 😉

Tra i vari appuntamenti fissi del percorso, c’è la corsa alla rampa. Nel tragitto abbiamo un marciapiede che entra dentro un porticato dove c’è una rampa di accesso per la scuola elementare. È un lungo rettilineo di circa 100 metri, che ogni giorno si affronta di corsa per arrivare per primi sulla suddetta rampa. Paolo ci tiene tantissimo a vincere questa gara e sgambetta come un matto sulla sua biciclettina arancione (una di quelle senza pedali che usano i bambini più piccoli). Ha persino cominciato a zizzagare per ostacolarmi, cosa che mi dà parecchio fastidio perché se lo fa con me è anche ok, ma se lo fa con gli altri bambini no. E se lo fa con me, lo fa di sicuro anche con loro.

Ad ogni modo, Paolo vince questa corsa il 99% delle volte. Ogni tanto invece lo batto, perché voglio che impari fin da piccolo che non si può vincere sempre. E ogni volta che perde, scoppia il finimondo.

Oggi ha perso, ma in maniera diversa. Era tutto impegnato a spingere la sua biciclettina mentre canticchiava “un elefante si dondolava sopra un filo di ragnatela”, che onestamente non so quando e dove abbia imparato. L’ha fatto per tutto il rettilineo, guardando in basso. Così quando me ne sono accorto, ho semplicemente accelerato un filo, raggiungendo la rampa prima di lui. Ho fatto un paio di passi sopra di essa, mi sono girato e l’ho guardato con le mani alzate al cielo. E ho aspettatto che facesse 1+1.

Lui ha realizzato dove eravamo solo un metro prima dell’inizio della rampa, ha alzato la testa con un sorriso contento stampato in faccia, quello che si ha quando si pregusta una vittoria… salvo poi cambiare espressione in due secondi quando si è accorto che io ero lì ad aspettarlo, in posizione trionfante.

E, come sempre succede in questi casi, ha iniziato a piangere (finto) disperato. Si è persino seduto per terra, dopo essere sceso solo a metà dalla bici. Io l’ho guardato serio e gli ho ricordato quanto detto qui, cioè che non può vincere sempre. E che potevamo fare un’altra gara da lì fino al cancello della scuola (seconda gara fissa del tragitto, ma questa ogni tanto la salta perché non c’ha voglia).

Così è stato, ovviamente, e altrettanto ovviamente l’ho fatto vincere. Solo che questa volta mi ha stupito con una richiesta nuova: “Papà, piangi!”. In pratica voleva che mi disperassi come ha fatto lui.

Io non l’ho fatto, gli ho ricordato, di nuovo!, che non si può sempre vincere e va bene perdere ogni tanto… ma lui non era convinto e mi ha sollecitato di nuovo a disperarmi. Al mio ennesimo no, si è messo a piangere con quel suo fare di finto disperato che saprebbe cogliere anche chi non vive con lui tutti i giorni della sua vita.

E allora io, da bravo papà responsabile… l’ho lasciato lì e ho continuato a camminare nel cortile della scuola, dicendogli di muoversi. Dopo un po’ ha smesso, mi ha guardato male e ha ricominciato a spingere la sua biciclettina. Con un’espressione arrabbiata, però. Che ha tenuto anche una volta dentro alla scuola, salvo poi cedere ai sorrisi quando ha visto tutti i suoi amici e la sua adorata maestra Alessia.

Ma al momento di salutarmi, l’ha fatto in maniera più fredda del solito. Pazienza, capirà ben presto che il più testone dei due sono io. Soprattutto quando sto combattendo delle battaglie che so essere giuste.

 

 

 

 

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , , | 1 commento

Cose sceme ma belle da vedere

Kristian Ghedina gareggia contro un drone su una pista di Cortina. Fidatevi, vale la pena vederlo 🙂

(spero che il video si veda. Se così non fosse, clikkate qui. Purtroppo al momento è solo su facebook e non si trova su YouTube, che è molto più facile da linkare su WordPress).

Guardandolo mi sono venute in mente una domanda e una critica che condivido con voi.

Domanda: chissà come hanno fatto a far coprire la trasmissione del segnale dal pilota al drone per tutta la durata della pista. Avranno usato degli appositi ponti del Wi-Fi? E la latenza avrà influenzato la guida?

Considerazione: affinché la gara fosse sensata, il drone doveva avere l’obbligo di passare anche lui per le porte nella pista. Invece da svariate inquadrature, sembra che faccia una traiettoria tutta sua. Il che non ha molto senso… Non che questo renda il video meno bello, eh!

 

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Il tempo di Netflix e soci

Non passa settimana senza che ci sia un annuncio di una qualche novità che sta per apparire su Netflix. Quando va bene si tratta di un film, se invece va male è una serie di qualche decina di episodi. Amazon va a una velocità un filo più lenta, ma anche lei almeno una serie al mese la butta fuori.

Negli ultimi mesi abbiamo così avuto Stranger Things 2, Electric Dreams, Black Mirror 4, The Marvelous Mrs. Maisel, Bright e mille altre cose ancora.

E io mi domando dove può trovare una persona il tempo per vedere non dico tutto quello che esce, quello so che è impossibile, ma solo la metà. E questo senza contare tutte le altre serie prodotte dai canali tradizionali, sia italiani che americani.

Se non hai una cippa da fare per tutto il giorno allora sì, è un’impresa che tu puoi realizzare. E’ difficile, ma ce la puoi fare.

Invece per le persone normali, quelle che hanno un lavoro, magari anche una passione da coltivare ogni tanto (videogiochi, lettura, sport, amici…), è praticamente impossibile.

Per cui mi chiedo se i vari servizi di streaming non stiano un po’ esagerando. Va bene uscire con molto materiale variegato per coprire ogni tipo di interesse dei potenziali clienti, e ovviamente so che non solo nessuno mi obbliga a vedere tutto, ma anche loro stessi sanno bene che io non guarderò tutto.

Però nonostante questo, non riesco a non chiedermi se non stia davvero uscendo troppa roba.  Anche perché, va detto, non è che tutto sia proprio splendido e imperdibile. Sarebbe quindi meglio se si concentrassero sulla qualità più che sulla quantità.

Un discorso che vale principalmente per Netflix, perché Amazon mi pare già abbastanza indirizzato su questa strada. Netflix, invece, mi sembra che si stia buttando su tutto, in maniera quasi indiscriminata, e senza metterci quella cura di cui molte delle sue produzioni avrebbero bisogno. E sinceramente un po’ si vede, perché alcune delle cose da loro prodotte sono spettacolari, ma sono poche e rare. La maggior parte è passabile e ci sono fin troppi prodotti mediocri o peggio.

 

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , , , | 1 commento