Lavora per me, amico

Premessa: per capire completamente questo post, se non l’avete già fatto prima leggete quello dell’altro giorno)

Venerdì notte ho messo su Facebook questo status:

Racconta quanto successo durante una uscita a bere qualcosa, ma soprattutto a fare due chiacchiere, con un mio caro amico che non abita più a Vicenza ma torna ogni tanto per stare con i suoi genitori.

Insieme parliamo di tutto, ma ieri era giornata hardware e lui, che è molto più esperto di me, come scritto nel post, mi ha fatto conoscere il mondo degli M.2 (in versione breve: un nuovo tipo di disco fisso per PC, che è molto più veloce degli SSD e infinitamente più veloce dei dischi tradizionali).

Poi mi ha anche aiutato a scegliere il modello adatto alla mia scheda madre, e a quel punto io sono tornato a invitarlo a iscriversi al programma affiliazione di Amazon, cosa che gli avevo suggerito già da tempo, in modo da comprarlo da un suo link e dargli così un piccolo segno di gratitudine. Come scritto ieri, io non spendo di più e lui guadagnerà poco (attorno ai 4 euro), ma è sempre meglio di nulla.

Lo fa, mi manda il link e io, visto che era la prima volta che lui generava questo tipo di collegamenti, lo analizzo. Scelta azzeccata: scopro che non va bene perché non si era registrato nel modo giusto o chissà cos’altro. Gli allego anche uno screenshot dal mio browser, mostrandogli cosa dovrebbe vedere quando genera il link per il referral. Lui corregge la cosa e mi manda un nuovo link che, verifico di nuovo, ora è a posto. Solo a quel punto io vado su Amazon e compro il mio nuovo e velocissimo disco Samsung.

Dovevo fare tutto questo? No, ovviamente. E ve lo dico per farvi vedere quanto sono bravo e bello? Di nuovo no, perché non lo sono (sul “bravo” si può discutere, sul “bello” direi che non serve :D). Lo faccio perché voglio far vedere con un esempio reale e non solo a parole (che, si sa, spesso lasciano il tempo che trovano), che basta davvero poco per ringraziare con un gesto concreto qualcuno che ti ha aiutato. Certo, potrei offrirgli da bere la prossima volta, e lo farò, ma questa è una cosa legata a un’altra dinamica.

E, sia chiaro, non vale solo per i click su Amazon. Vale per l’amico bravo con i lavori di casa che viene a sistemarvi quell’anta che non si chiude più bene, per quello che vi aiuta a fare ordine in cantina e via così. Troppo spesso siamo incentrati su di noi e sui nostri problemi, e non ci rendiamo conto degli aiuti che riceviamo da chi ci sta attorno.

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Lavora per me, schiavo!

Mi capita spessissimo di essere contattato da amici più o meno cari, a volte anche da gente che non sento da anni, per avere un’opinione su un computer da prendere, quale TV comprare, con cosa cambiare il cellulare e roba del genere. I miei amici sanno che sono un appassionato di tecnologia e me ne intendo, in più sanno anche che se mi chiedi qualcosa, io mi sbatto e mi documento, e poi ti mando delle mail dettagliate con spiegazioni di punti forti e deboli di ogni modello, il tutto correlato a link vari per l’acquisto. Sono un tipo precisino persino su questo ultimo punto: cerco la migliore offerta su trovaprezzi.it e prendo quella con il l’offerta migliore associata a un sito serio. Non prendo automaticamente Amazon, lo faccio solo se ha il prezzo minore o se la differenza di prezzo in più è minuscola. O, ancora, se il prodotto ha bisogno di una ottima garanzia.

Ma nel caso in cui io passi un link da Amazon, dico sempre al mio amico che, se decide di comprare la cosa X lì, se per favore può farlo clikkando sul link che gli ho passato. E gli spiego che se lo fa, lui non paga nulla in più ma a me viene girata una piccola percentuale della cifra spesa.

Puntualmente, almeno la metà delle persone non lo fa. Magari guarda l’oggetto il giorno X usando il mio link ma poi lo compra una settimana dopo cercandolo su Amazon, e prendendolo così. E quando gli chiedo se l’ha preso, o lo scopro vedendo l’oggetto, mi dice che “sì, l’ho comprato su Amazon ma mi sono dimenticato del tuo link. Scusa, ma tanto non era importante, no?“.

No, non è importante che tu non abbia premuto su quel link, così come non sono i 2 o 5 euro che magari avrei potuto intascare a fare la differenza. Quello che conta davvero è che fondamentalmente mi consideri una specie di tuo schiavo che deve fare quello che gli chiedi e non merita nessuna forma concreta di ringraziamento, nemmeno una che non ti costa letteralmente nulla. Non mi metti nemmeno al livello del commesso che non hai contattato (perché invece di muovere il culo e andare in qualche negozio, te ne sei potuto stare comodamente a casa a guarda Netflix mentre io cercavo per te), perché quel commesso è pagato per darti le informazioni che io ti ho passato.

Quindi non conta, ma mi scoccia. Parecchio, perché mi sento preso per il culo, soprattutto se chi lo fa è qualcuno che non è un vero amico che frequento ancora e quindi mi ha scritto o telefonato solo perché gli interessava il mio aiuto.

Mi dà fastidio perché gli fa comodo usufruire gratis delle mie conoscenze e del mio tempo, gli piace ricevere una mail dettagliata con le spiegazioni che lo aiutano a scegliere il miglior modello per le sue esigenze, e poi non si ricorda nemmeno di fare una microscopica cosa come clikkare su un link.

Quindi no, non è una manciata di euro in meno a farmi arrabbiare, è il fatto di avere a che fare con persone egoiste ed egocentriche che se ne sbattono di te, anche quanto tu ti sei sbattuto (e a volte pure parecchio) per loro.

Mi piacerebbe essere uno che si ricorda queste cose, o che se le segna, e poi alla prossima richiesta ti manda a fare un giro. Purtroppo non è così e quindi continuo a prendermela come un fesso.

(1- continua)

Amazon batte iTunes e Google Music 1-0

Io faccio parte di una specie in via d’estinzione: sono uno che compra ancora la musica.

Sì, non uso Spotify (o meglio, lo uso pochissimo: tipo una volta al mese quando va bene) ma preferisco la radio o la mia collezione di musica digitale. Tra cui sì, lo ammetto, c’è tanta roba pirata che viene dal passato (come le vecchie sigle dei cartoni animati) ma sono soprattutto file comprati su iTunes/Google Music e mp3 dei miei CD).

Recentemente mi sono innamorato di Your Name, uno splendido film giapponese passato al cinema tra febbraio e marzo,  e in attesa dell’uscita del BD che comprerò subito per riguardarmelo, mi sono voluto comprare la colonna sonora.

Ho fatto quindi un giro su iTunes e su Google Play, per vedere se c’era (cosa non scontata con la musica giapponese, che è un mondo a parte per quanto riguarda diritti e vendite nel mercato internazionale) quale offriva il prezzo migliore.

Google lo piazza a 12 euro, iTunes a 17. Abbiamo quindi un primo vincitore.

Però poi vado su Amazon, giusto per vedere quanto costa il CD (che ha anche un mini booklet illustrato come tutti i CD). Lo trovo al prezzo più alto, cosa che ovviamente ci sta essendo un prodotto fisico: poco meno di 20 euro.

Sono tentato dall’acquisto ma mi scoccia anche dover aspettare un giorno o due per riceverlo e quindi poterlo ascoltare. Poi però noto una cosa interessante che sapevo ma che mi ero dimenticato: c’è un piccolo logo AutoRip e una scritta interessante sotto il prezzo:

La versione MP3 di quest’album è inclusa senza costi aggiuntivi

Comprando il CD, ho subito gli mp3 di tutte le canzoni! Esatto, prima ancora che il disco venga spedito, io posso con un click andare sulla pagina di Amazon Music e mi trovo tutti gli mp3 delle canzoni dell’album appena comprato!

Mp3 che posso ascoltare in streaming da PC, smartphone e roba simile, ma che posso anche salvarmi comodamente sul computer.

Quindi sì, pago di più (un terzo in più rispetto a Google Music, circa il 15% in più rispetto a iTunes), ma ho anche il CD fisico, che in questo caso mi interessa.

Così ancora una volta mi trovo a dare soldi al colosso americano, e faccio un post per segnalarvi l’esistenza di questa opzione dell’AutoRip, perché magari a qualcun altro di voi potrebbe interessare.

Ricordatevi però che è valida solo per i dischi venduti direttamente da Amazon stessa!

Mediaworld, io ci provo ma tu non ti aiuti…

Ieri avevo bisogno di due cose tecnologiche: un nuovo modem per la mamma di Carla e una nuova tastiera per me.

Sapevo già cosa volevo: un banalissimo Netgear D1500, cioè il modello più basico esistente.

Un enorme costo di 19,90 su Amazon.

Poi la mia nuova tastiera, visto che ho distrutto la vecchia con una mossa molto furba (come ho scritto su Facebook qualche giorno fa). Compro esattamente la stessa che già ho, una Logitech K800. Costa parecchio, 90 euro (87 su Amazon), ma li vale: è senza filo ma con batterie ricaricabili che si caricano con un cavo (quindi non devo toglierle o sostituirle), ed è retroilluminata. Ha tutti i tasti sopra le frecce (canc, fine, inizio, eccetera: molte delle nuove tastiere non ce li hanno). E ha persino un tasto per spegnerla e accenderla, cosa che mi è estremamente utile quando ho Paolo sulle mie gambe 🙂
Se cercate una buonissima tastiera, io questa ve la raccomando senza riserve.

Decido di andare a comprarli al Mediaworld di Vicenza invece che premere il solito tasto su Amazon. Lo faccio per due motivi: portare Paolo a fare un giro e, soprattutto, sostenere il negozio locale perché se è vero che è comodo comprare su internet, è anche vero che i negozi fisici sono ancora belli da visitare e vanno sostenuti quando si può.

Quindi vado a prendere Paolone al nido in auto e poi via, subito al Mediaworld. Avevo visto sul loro sito che la tastiera la vendono a 90 euro, ma mi andava bene spendere tre euro in più. Non avevo guardato il modem, e questo è stato un errore.

Lo è stato perché quando me lo sono trovato davanti, il prezzo era decisamente più alto di quello su Amazon: 29,90 euro. Il 50% in più!

Troppo, non ho intenzione di spendere 10 euro in più, quindi mentre sono davanti alla confezione del modem, tiro fuori il telefono e lo compro su Amazon. Con il Prime, mi dovrebbe arrivare oggi stesso.

Passo poi alla tastiera. La cerco… e non la vedo! Chiedo e scopro che non ce l’hanno. Posso comprarla online e farmela recapitare in negozio, mi dice un gentilissimo commesso. Il che, però, è escluso: se la compro online e me la faccio recapitare a casa, Mediaworld mi mette i costi di spedizione. Me la spediscono gratis solo al negozio, come mi era stato detto, ma a quel punto devo prendere l’auto e andarci.

Amazon, invece, me la vende a tre euro in meno e me la consegna direttamente a casa. E quindi compro anche la tastiera da loro.

E, sinceramente, mi dispiace. Io comincio a essere preoccupato per questa tendenza che tutti noi abbiamo di rivolgerci prima, se non solo, al web per i nostri acquisti. Perché come dicevo poco fa, i negozi fisici servono. Ci fanno vedere le merci, ce le fanno toccare e provare, ce ne mostrano di vari tipi aiutandoci a scegliere cosa è più adatto a noi. E, non ultimo, danno lavoro a gente del posto.

Questo significa anche avere costi maggiori rispetto a uno store online, lo capisco bene. E un po’ sono disposto a spendere in più per sostenere l’economia locale. Il concetto chiave, però, è un po’. Non ho intenzione di spendere il 50% in più, così come non ho voglia di dovermi sobbarcare un viaggio in auto dall’altra parte della città (che può significare dai 15 ai 30 minuti a seconda dell’ora in cui mi sposto).

E’ un problema di non facile soluzione, sempre che una ci sia. Ma è un problema che va affrontato, altrimenti finiremo tutti senza punti vendita fisici e di questo ce ne pentiremo amaramente.

Il futuro è un luogo magnifico e anche orribile

Prendetevi un attimo per guardare questo video pubblicitario di Amazon uscito qualche giorno fa.

Voi direte: bello ma chissà quando lo faranno davvero. E invece no, c’è già. E’ a Seattle anche se attualmente non è ancora aperto al pubblico. E’ infatti in versione beta (sì perché ora anche in negozi hanno le versioni alpha e beta, almeno così pare…) il che significa che ci possono andare al momento solo i dipendenti di Amazon. Ma c’è, e nel 2017 sarà aperto per tutti gli abitanti della città americana.

L’idea è oggettivamente bella e tremendamente allettante: zero code, zero rotture di scatole alle casse tra cui soprattutto il dover tirare fuori tutto dal carrello e rimetterlo poi nelle buste. Sorvoliamo per questa volta sul discorso furti ed errori nello scontrino, con roba in più o in meno, e parliamo della cosa più importante che si può derivare da quanto appena visto.

E cioè che ancora una volta una macchina finisce per sostituire gli uomini.

E’ un trend in forte crescita da centinaia di anni, dall’inizio dell’era industrializzata, ma che sembra aver preso una fortissima accelerazione negli ultimi decenni. Con la nascita delle intelligenze artificiali davvero intelligenti, e non solo software evoluti capaci di battere qualcuno a scacchi, si sta veramente arrivando al punto in cui buona parte delle cose che facciamo ogni giorno potranno essere fatte da un computer collegato a una qualche sua estensione fisica.

Si parla di sostituire i conducenti di taxi, bus e camion con delle IA evolute (cosa che già stanno facendo in alcune città americane. E’ ancora un test, ma è già partito da un bel po’!). Si parla di affidare controlli di qualità, di spedizione o di produzione a sensori NFC mischiati a telecamere sempre più risolute. E ci sono milioni di altri esempi possibili. E ora si arriva al punto di sostituire persino le persone alla cassa!

La domanda che mi pongo io è: ma nel 2050/2100 cosa farà la gente di lavoro? Perché di questo passo ci ritroveremo con una manciata di megamiliardari che gestiscono corporazioni enormi degne del più cupo universo cyberpunk e miliardi di senzatetto che si aggirano affamati e infreddoliti per le strade, impossibilitati a lavorare perché non c’è nulla da fare.

Perché se è pur vero che almeno nei paesi più ricchi la natalità è in calo, c’è anche da dire che le persone continuano a fare sesso e a far nascere dei bambini. E, contemporaneamente, l’età media si alza sempre di più grazie a medicine migliori e cibi più ricchi. Tutte queste bocche da sfamare, cosa potranno fare di lavoro? Alcuni lavoreranno per le corporazioni, certo, e lo faranno fino a quando non arriverà un software in grado di rimpiazzare anche loro, ma gli altri, la stragrande maggioranza delle persone, che possibilità di lavoro avranno?

Quindi i sei o sette miliardi di persone che ci saranno su questo (povero) pianeta tra qualche decennio, di preciso che faranno? A parte, ovviamente, la inevitabile rivoluzione planetaria che porterà alla fine di questo stupido e oggettivamente non più sostenibile sistema fortemente capitalistico…

PS: se volete sapere qualcosa di più, ma non è molto di più di quanto si vede nel video, questa è la pagina ufficiale di Amazon Go.

Grazie, Amazon

Per festeggiare la seconda vittoria consecutiva del premio come miglior negozio d’Italia, oggi e SOLO OGGI, Amazon  regala a tutti uno sconto di 10 euro su un acquisto minimo di 50 euro. In pratica il 20% di sconto, mica poco!

Vi basta mettere nel carrello oggetti per un valore uguale o maggiore a 50 euro e poi, nel momento della conferma dell’ordine, inserire il codice GRAZIE1000. Nulla più.

Approfittatene!

PS: tutti i dettagli precisi, il legalese e la procedura completa li trovate qui.

Lo strano caso di LEGO Avengers su Amazon

Faccio un giro su Amazon e vedo che c’è la Amazon Game Week. Non è che stia davvero cercando nuovi giochi da comprare, ma magari c’è qualcosa di interessante quindi vado a guardarmi la sezione

Noto che tra le offerte ce n’è una che parla di sconti speciali, fino al 60%!, per i giochi Warner. Clikko subito per vedere cosa e a che prezzo, visto che ne ho due che mi interessano di questa casa: Batman Arkham Knight e LEGO Avengers. Il primo ha un prezzo ancora troppo alto, il secondo è persino peggio: 39,95 euro nella versione per PS4 (link – ovviamente non garantisco che il prezzo sia lo stesso di quando ho scritto io questo pezzo, cioè ieri sera, quindi ecco lo screenshot)!

lego-avengers-40Ci penso un po’ su e mi dico che è davvero troppo. E’ un titolo vecchio, dovrebbe essere disponibile a qualcosa di meno ormai. Così per pura curiosità faccio un giro su Trovaprezzi.it, giusto per vedere se ho ragione e c’è chi lo vende a un prezzo migliore. Questi sono i risultati che ottengo:

lego-avengers-trovaprezziNotate qualcosa? Il primo prezzo, il più conveniente, è di Amazon. E viene 29,99, dieci euro in meno di quanto ho visto io. Come è possibile che il prezzo in offerta nella Amazon Game Week sia più alto di quello che trovo su trovaprezzi? Mi dico che è chiaramente un errore del sito, ma clikkare sul pulsantone rosso e verificare non conta nulla, no? Mi ritrovo così qui:

lego-avengers-30Non è un errore, il prodotto esiste (e come si nota dal box in grigio, poi l’ho anche comprato :)). A questo punto sono tra il curioso e il confuso, e decido di fare la cosa più ovvia: cercare LEGO Avengers nel box per le ricerche di Amazon. Il risultato mi lascia decisamente perplesso:

lego-avengers-ricercaIl gioco a 29,99 euro non appare proprio. E questo sia cercando LEGO Avengers che Lego Avengers (non che pensassi che fosse case sensitive, ma per scrupolo ho cercato pure così).

A rendere il tutto ancora più strano il fatto che a venderlo a 40 euro è un affiliato, Excess gaming, mentre a 30 è Amazon stessa: come è possibile che la propria inserzione non appaia nemmeno? Potrei anche capire se volessero spingere quella dell’affiliato per motivi vari, ma non mostrare nemmeno la propria offerta quando si fa una ricerca mi sembra assurdo. A maggior ragione se questa ha il prezzo migliore.

Intendiamoci, non credo sia una scelta maliziosa di un Amazon che vuole fregare il cliente, e la cosa l’ho realizzata mentre scrivevo questo articolo. Guardate bene la prima immagine messa qui in alto: se notate sulla destra c’è un riquadro “Confronta offerte su Amazon” e la prima è proprio quella che si appare su Trovaprezzi: 29,99 venduto da Amazon. Quindi non è che il negozio online stia nascondendo l’offerta, semplicemente deve avere qualche casino nel gestionale interno che nasconde determinati risultati nelle ricerche.

La lezione di oggi è quindi chiara: clikkate su un prezzo indicato, anche se più alto di quanto vi interessa, e date un’occhiata a quel box sulla destra. 🙂

Indovina cosa succederà!

Ho ordinato tre cose su Amazon. La consegna prevista è oggi. Vado sul sito e verifico la situazione. Ottengo questo:

Amazon

Dall’alto al basso:

  1. Non è possibile consegnare il pacco e quindi va direttamente al reso. Non “non c’è nessuno a casa, ripasseremo”. No, non è proprio possibile e lo rimandiamo indietro senza chiamarmi o altro.
  2. Ah no, fermi tutti: “Arriverà domani”! Falso allarme, quindi?
  3. Barra nera, scritta “Non consegnabile” e triangolo giallo con tanto di punto esclamativo (sotto di questo c’era anche il mio indirizzo, ma l’ho cancellato io nell’immagine).
  4. Ancora più sotto, in basso a destra, mi dicono che il pacco è partito ieri da Piacenza ma non si sa nulla del suo eventuale arrivo a Vicenza.

A questo punto la domanda è ovviamente prevedibile: riceverò mai questo pacco? Ma soprattutto, cosa gli è successo? Nel tragitto Piacenza-Vicenza qualcuno ha assaltato il camion che conteneva il mio preziosissimo acquisto per prendere possesso della mia scheda da 16GB Lexark? Oppure volevano il cappellino rosso degli Yankees che ho comprato per me? Non è da scartare nemmeno l’ipotesi che fosse un furto su commissione per prendere possesso del prezioso volante giocattolo comprato per Paolone!

Ma fermi, non finisce qui. Nel corso della mattinata ho provato a rientrare nella pagina dell’ordine e a un certo punto questo era tornato normale con la barra in verde e la consegna prevista per oggi. Ora però è di nuovo stabilmente nero.

Ho anche sfruttato l’opzione per farmi richiamare da Amazon e, proprio come scritto nel sito, ti chiamano nel giro di un minuto. Dall’altra parte della cornetta c’era una persona che parlava italiano un po’ a fatica, ma è stato gentilissimo e con un po’ di pazienza da parte di entrambi ci siamo capiti. Alla fine sembra che il pacco possa essere in consegna domani, ma non ha avuto modo di verificare la situazione con le poste perché non riusciva ad accedere al loro sito.

Aspettiamo domani e vediamo che succede. Intanto, a voi è mai capitato qualcosa del genere?

 

Il giochetto di Amazon sulle spedizioni

Amazon ha dei buoni prezzi, spesso addirittura ottimi, su gran parte delle cose che vende. Non mi stupisce, quindi, che recentemente abbia dovuto alzare il totale minimo per avere la spedizione gratuita.

Scelta indubbiamente fatta anche per spingere il servizio Prime, che permette alle persone di ricevere la merce comprata in ventiquattro ore, e grazie al quale incassa qualche euro in più. Ci sta, i soldi sono soldi e qui ne chiedono anche relativamente pochi. Senza contare che il servizio effettivamente vale quello che costa se uno acquista spesso da loro ed è impaziente.

Però al mondo c’è anche gente come me che non vive attaccata alla porta nell’attesa che arrivi il corriere e a cui va benissimo aspettare qualche giorno per un pacco. Per noi, la spedizione standard e gratuita va benissimo. Anche perché si ricevono comunque i pacchi nel giro di massimo tre giorni. Anzi no, dovevo scrivere “si ricevevano” perché da qualche mese i tempi di attesa si sono allungati a minimo cinque giorni. Sempre pochi, ma ora la differenza tra una spedizione con il Prime e la standard si fa sentire.

Voi direte che dipende da un diverso tipo di spedizione della merce, banalmente passando da una più veloce a una più lenta (e quindi più economica), e che ci sta. E io sarei d’accordo con voi se fosse questa la situazione.

La verità è però un’altra e se si va a guardare il dettaglio delle spedizioni dell’ordine, si scopre come stanno le cose. Vi faccio un esempio derivante dal mio ultimo acquisto ma potrei portarne altri sempre di spese mie o anche di amici.

Venerdì 14 maggio ho ordinato una serie di articoli da Amazon: libri per Paolone e due videogiochi. ll totale supera ampiamente la cifra necessaria per avere la spedizione gratis con consegna giovedì 19 maggio. Mi va bene: come detto non ho fretta.

Mentre aspetto il pacco, comincio a guardare le date di spedizioni. E così facendo noto che il pacco non viene preparato venerdì, va bene, ma nemmeno lunedì o martedì. Lo preparano e lo spediscono mercoledì 18 e mi arriva puntualmente giovedì 19.

Cioè, per dirlo in maniera chiara, la spedizione è esattamente la stessa del Prime visto che impiega un giorno solo. L’unica differenza è che non processano l’ordine fino al giorno prima della consegna.

Il che è curioso: questo infatti vuol dire che GLS, il corriere che usa Amazon, tratta tutti i pacchi come se fossero spedizioni con Prime mentre è il colosso americano a rallentare tutta la procedura. E lo fa ovviamente non perché non ha abbastanza persone per gestire tutti gli ordini in maniera veloce ma perché vuole che ci abboniamo al servizio Prime.

Il che è lecito, ci mancherebbe, ma come dicevo prima è curioso. Io pensavo che ci volesse più tempo per una spedizione di costo minore e quindi più lenta mentre se quanto da me sperimentato/verificato è vero, la spedizione è la stessa mentre il tempo d’attesa maggiore è interamente artificiale.

 

Dubbio amletico…

Sono usciti gli sconti di questa settimana sul PlayStation Network e c’è un’offerta che mi interessa parecchio per quanto riguarda Far Cry 4 per PlayStation 4.

Far cry 4Il gioco è disponibile a 23,99 euro in versione liscia, o a 34,99 in versione gold. Quest’ultima comprende il season pass, cioè:

– Una missione esclusiva per singolo giocatore disponibile solo con il Season Pass.
– Campagna “Escape from Durgesh Prison”
– “Hurk Deluxe Pack” : 5 missioni e 5 armi
– modalità PvP “Overrun” e mappe
– Campagna “Valley of the Yetis”

Escludendo il PvP e le armi speciali, il resto mi sembra interessante.

D’altra parte, però, su Amazon attualmente Far Cry 4 liscio costa solo 19,90 euro! La versione completa del season pass invece è molto più costosa perché viene 54,90 euro.

Cosa fare, quindi? Comprare il gioco? E se sì, dove? Su Amazon sfruttando poi l’offerta nel PSN per il season pass che si trova, dove lo vendono scontato del 65% a soli 10,50 euro?

Quindi, le opzioni sono:

  1. Amazon + SP sul PSN = 30,40 euro ma con la rottura di dover inserire il disco
  2. Amazon e basta, tanto il SP non è sicuramente roba imprescindibile = 19,90 euro
  3. Versione gold sul PSN = 34,99 euro

Lo so, la mia vita è davvero piena se perdo dieci minuti a scrivere questo post per 35 euro (e, peggio ancora, per 5 euro di differenza). Ma vi svelerò un segreto: l’ho fatto non solo perché ci sto seriamente pensando, ma anche perché dopo una giornata di duro lavoro, ho davvero bisogno di staccare e passare dieci minuti a scrivere queste quattro cavolate e a prendere e copiare un po’ di link mi ha fatto rilassare.

Ora però la pausa è finita, si torna al lavoro. E più tardi si deciderà cosa comprare tra l’opzione 1 e la 2, la 3 la vedo molto difficile.

PS: Far Cry 4 dicono tutti sia un bellissimo gioco, quindi se non ce l’avete approffitate dell’occasione! Il gioco è disponibile anche per Xbox One a 24,90 euro e per Xbox 360 a 24,99. Per quest’ultima, e anche per la PlayStation 3, c’è anche un fantastico bundle Far Cry 3 è Far Cry 4 a poco meno di 30 euro!