Da iPhone ad Android – Parte 2: le app

La prima cosa che la gente ti dice per sconsigliare il passaggio da iPhone ad Android è: “Io lo farei anche ma non ci sono tutte le app che uso”. Avendolo sentito così tante volte, alla fine mi ero convinto non che fosse vero, sapevo che non era così, ma che in parte ci fosse qualcosa di giusto. Cioè so da tempo che per quanto riguarda il mondo smartphone (i tablet sono un discorso diverso) l’ecosistema di app di iOS e Android sono praticamente equivalenti. Però pensavo che sì, quella app poco nota non l’avrei trovata, e nemmeno quella del servizio legato a una grande azienda ma non così importante da meritare il tempo dello sviluppo su due piattaforme diverse.

All’atto pratico, però, la situazione è decisamente migliore di quanto immaginassi. Tra tutte le app che io regolarmente uso, non ce n’è una sola che non ho trovato su Android. Tralasciando le cose ovvie che si sapeva benissimo esserci -da Facebook a Twitter, passando per Instagram, Whatsapp, Dropbox e compagnia bella- io ho ritrovato tutto quanto e con una grafica praticamente identica. Così ho trovato e installato le app per gestire il WD TV, quelle per controllare la TV Panasonic (che, però, misteriosamente non vanno più. Nemmeno su iPhone dove prima funzionavano. Probabilmente la colpa è del passaggio alla fibra a casa che ha portato una incompatibilità con l’attuale modem), persino quella per controllare i condizionatori via wifi!

In alcuni casi ho sostituito la app che usavo su iOS con una che fa le stesse cose (esempio specifico: la app che gestisce/apre i database di keepass), in altri rari casi non ho trovato il corrispondete diretto e non ho cercato alternative (Halftone su tutto: non che lo usassi molto ma devo trovare qualcosa di simile al più presto).

Quindi questo non è un problema. Non dico che sia così per tutti e sicuramente in alcuni casi le app escono prima su iOS e solo dopo arrivano su Android, ma si tratta di eventi rari e, nella stragrande maggioranza dei casi, legati a app di piccoli sviluppatori.

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Da iPhone ad Android – Parte 1: la scelta

xperiaz3Il grande passo alla fine è stato fatto. Il mio iPhone 4S, sostituto del 3GS, non ce la faceva più, soprattutto per colpa di una batteria che durava meno di mezza giornata se appena appena facevi qualcosa di più di guardarlo. Il prezzo dei nuovi iPhone è, però, per me oggettivamente senza senso. Pagare 839 euro per un telefono che sostanzialmente non ha nulla di veramente particolare o rivoluzionario rispetto a quello che i concorrenti offrono a metà di quel prezzo, e che anzi spesso sono pure migliori, per me è fuori discussione. Non è nemmeno questione di disponibilità economica o meno: è che proprio mi dà fastidio pagare il doppio solo per avere un telefono con una mela sopra e nulla più. Perché se paragono l’iPhone 6 da 64 GB con il mio Sony xperia Z3 compact, vedo che:

  • il primo ha 64 GB di memoria contro i miei 16. Ma con 17 euro, spese di spedizione comprese, ci ho aggiunto una microSD da 32 GB che per me basta e avanza.
  • come sempre lo smartphone Apple ha una fotocamera spettacolare ma quella del mio Sony non è poi tanto peggiore, anzi.
  • il mio telefono ha una batteria da 2600 mAh contro i 1810 mAh di quella dell’iPhone 6. La differenza si vede e visto che per me un telefono sottilissimo che deve essere ricaricato ogni giorno è peggiore di un telefono leggermente più spesso ma che resta carico due giorni buoni, la scelta era facile.
  • l’iPhone da 839 euro ha ancora 1 GB di RAM. Il che significa che se apro una app, passo a un’altra e poi torno alla prima, in molti casi mi tocca aspettare che questa venga ricaricata. Apple può smenarmela fin che vuole con la cavolata che il loro hardware proprietario rende inutile avere 2 GB o più di RAM, che questa consuma più batteria (fallo 5 mm più spesso e vedrai che nessuno se ne lamenterà se il risultato è maggiore batteria)… la verità è che io su iPhone e iPad passo troppo tempo a vedere cose che si devono ricaricare. Soprattutto per oggetti di quel prezzo. Il mio Z3C ha 2 GB, per la cronaca.

Gli ultimi due sono i veri motivi per cui oggi ho uno smartphone Sony. Ci sono poi altre cosette più o meno utili, tipo il fatto che lo Z3C è impermeabile, ma sono corollari al discorso prezzo, batteria e RAM.

Quindi sì, come dicevo all’inizio, da una settimana ho fatto il grande salto. Nei prossimi giorni aggiornamenti e opinioni sull’argomento Android, sulle sue differenze rispetto a iOS, sui punti forti e quelli deboli. E, soprattutto, se vale la pena cambiare e quanta fatica costa.

Di smartphone e Apple (parte 2 di 3)

soldi e smartphoneSe avete letto il pezzo di ieri, saprete che secondo me non è sbagliato spendere svariate centinaia di euro per comprarsi uno smartphone di fascia alta. Soprattutto se siete persone che lo usano spesso, a lungo e per varie cose.

C’è però un dubbio che da qualche tempo mi gira per la testa e a cui non riesco a dare una risposta: ha ancora senso comprarsi un iPhone?

Gli smartphone della Apple sono belli, solidi e hanno un sistema operativo che ha molti aspetti positivi. Sono i primi a ricevere la maggior parte delle app, hanno una macchina fotografica, per lente e soprattutto software, che è lo stato dell’arte, e un hardware stiloso e di qualità. Ma hanno anche molti lati negativi, su tutto ovviamente la scarsa personalizzazione che ti viene concessa e il fatto che per alcune cose o hai un Mac o hai dei limiti (vedasi iMessage). E lo dico da attuale possessore di iPhone 4S ora, e 3GS prima.

Però nel 2014 ha davvero ancora senso spendere più di 700 euro, quando va bene, per uno smartphone che di fondo è potente quanto, se non meno, un corrispondete Android che costa almeno centocinquanta euro di meno?
Ha davvero senso pagare ad Apple più di 110 euro per un upgrade di 16 GB di memoria, upgrade che a loro costerà sì e no 20 euro?
Ha davvero senso pagare 732,78 euro (il prezzo minimo di un 5S), o anche 632,78 (per il 5C) per un telefono che ha 1 GB di RAM e che non si tiene in memoria nemmeno tre tab di Safari se solo apri Facebook? E che quindi ti costringe ad aspettare ogni volta che passi da una app a un’altra, perché deve ricaricarla?
Ha davvero senso pagare così tanto per un telefono senza possibilità di espansione con scheda di memoria esterna, e senza la possibilità di cambiare la batteria? Che, peraltro, fa pure schifo e non dura più di una giornata se appena appena lo usate seriamente?
Infine ha senso pagare quelle cifre assurde per uno schermo che non è nemmeno più lo stato dell’arte e che, soprattutto, è pure nettamente più piccolo di quello dei concorrenti?

Oggi siamo alla vigilia del lancio del nuovo iPhone 6, o iPhone Air come pare si chiamerà almeno uno dei nuovi modelli, e sappiamo moltissimo di cosa ci troveremo davanti. E, sinceramente, quello che ci è stato detto fin qui è tutto tranne che incoraggiante. Schermi finalmente più grandi, 4,7 e 5,5 pollici, anche se non si sa ancora con che definizione o con quanti punti per pollice. Finalmente l’NFC per acquisti sicuri via telefono di merci in negozi. Nuovo iOS con tante novità tra cui, pare, una funzione per usare con una mano sola anche il telefono più grande. Tutte cose belle, però c’è da dire che i telefoni con Android hanno schermi grandi spettacolari da anni, e lo stesso si può dire per l’NFC. Non avranno iOS ma Android L sembra altrettanto interessante. In più l’iPhone pare avrà ancora solo 1GB di RAM, mentre i top di gamma della concorrenza ne hanno 3. E molti hanno slot per le schede SD e batterie estraibili.

Come se tutto questo non bastasse, le voci arrivate dal mondo americano dicono che Apple abbia sondato il terreno per chiedere più soldi per i nuovi iPhone, visto che lo schermo più grande significa automaticamente prezzo più alto, evidentemente. Se oggi pago un 5S da 32GB la bellezza di 844 euro, un iPhone 6 da 5,5 pollici mi costerà sopra i 900 euro? Sopra i 950? Speriamo che il vecchio prezzo lo tengano per il 4,7 pollici, ma chissà…

Ma anche se restasse al prezzo di prima, ha senso spendere 844 euro per un iPhone quando con 500/600 ti puoi comprare un Samsung, un HTC, un LG o altro ancora che dal punto di vista hardware è quantomeno equivalente, se non proprio meglio? Davvero avere la nuova versione della app di Facebook o quella per fare i filmati di Instagram un mese prima vale una sovrattassa di 200/300 euro? Una scocca in metallo, elegante finché volete, può essere un motivo per pagare la famosa “tassa Apple”, cioè pagare più di quello che costerebbe realmente solo perché c’è una mela morsicata sopra?

In passato la differenza tra iOS e Android era notevole, sia dal punto di vista software che hardware, ma oggi come detto fin qui non è più così. Vediamo cosa ci diranno domani, ma per la prima volta in vita mia sono molto più propenso a salutare il mondo di Apple e abbracciare quello di Google. La cosa un po’ mi spaventa, ma di certo non quanto spendere 900 euro e trovarmi poi in mano qualcosa che la concorrenza mi avrebbe fatto pagare 600, dandomi pure qualcosa di meglio (e tanta libertà in più).

Di smartphone e Apple (parte 1 di 3)

soldi e smartphone 1Quante volte vi sarà capitato di sentire, o di dire: “Io 600 euro per uno smartphone non li spenderò mai! Non ha senso, sono soldi buttati” (600 è una cifra a caso, va bene anche 500, 800 o altro ancora).

Immagino spesso, confesso che anche io l’ho detto più di una volta. Eppure recentemente mi sono fermato a pensare bene alla cosa e comincio a non credere che sia poi un discorso così giusto.
Intendiamoci: 500/800 euro sono tanti, indipendentemente da come li spendete, ma c’è molto di più da considerare.

Quando si acquista qualcosa si fa sempre un ragionamento basato sull’equilibrio formato dalla cifra spesa e dall’oggetto acquistato con quei soldi. Quest’ultimo va valutato non solo in quanto tale, ma anche per quello che ci permette di fare e come lo fa. Se è un giaccone, per esempio, tiene caldo e resiste bene a pioggia e vento? Una lavatrice lava in fretta, è silenziosa e consuma poco? E via così.

Tenendo a mente questo, astraiamoci per un attimo allora dal concetto “x centinaia di euro per un telefono sono una follia” e proviamo a vedere la cosa dal punto di vista un po’ più pratico.
La maggior parte degli utilizzatori di smartphone ormai non li usa solo per telefonare e mandare messaggi (SMS o Whatsapp che sia) ma anche per fare molto di più. Si tiene in costante contatto col mondo attraverso email e, soprattutto, social network vari, che controlla costantemente. Naturalmente usa il proprio smartphone anche per fare foto, in molti casi con risultati di ottima qualità grazie a ottiche e software ormai molto curati, e pure video. È diventato anche la nostra agenda, dove segniamo appuntamenti vari, compleanni o note di cose da fare. E ancora, può essere un vero e proprio diario, pure multimediale se abbiamo tempo e voglia da dedicare a una cosa del genere, ed è inoltre uno strumento utilissimo per trovare vie e negozi, per orientarci in città che non conosciamo o per raggiungerle grazie al navigatore GPS. Unito a Google, che possiamo consultare senza problemi con i browser pronti sul terminale, abbiamo davvero il mondo in mano, e pure la conoscenza grazie a Wikipedia.

In sintesi, il nostro smartphone è il più potente e versatile computer con cui abbiamo a che fare quotidianamente. E che usiamo per un numero di ore davvero esagerato.
Alla luce di tutto questo, ha davvero senso non voler spendere molto per comprare qualcosa di così utile e usato?
Cioè, perché va bene spendere 400 euro in più per un portatile più sottile e con maggiore batteria, ma non si può fare lo stesso ragionamento per un oggetto del tutto simile e che, probabilmente, useremo anche di più? Lo stesso ragionamento si può applicare anche a categorie più diverse di merci: se è ok spendere 5.000 euro in più per un’auto rispetto a un’altra, per avere maggiore velocità, minor consumo di carburante, più comodità, allora è ok spendere 500 euro in più per un telefono più veloce, che consuma meno e che mi fa fare quello che voglio più facilmente.

Insomma quello che qui sto cercando di dire è che oggi siamo già delle persone completamente dentro il mondo degli smartphone ma facciamo ancora fatica a fare il cambiamento mentale necessario quando si parla dei loro prezzi. Sappiamo che è un vero e proprio computer, lo vogliamo bello, potente e con design moderno, però ci aspettiamo ancora di pagarlo come un Nokia di fascia media di inizio anni 2000. Perché alla fin fine è ancora ancorata in noi l’idea che “è solo un telefonino” mentre, in realtà, telefonare è ormai l’ultima delle cose che facciamo con lui. Ultima sia in termini di importanza che di effettivo utilizzo: passate più tempo a parlare o su facebook? Su Whatsapp o a mandare SMS?

È quindi arrivato il momento anche per noi che abbiamo più di trent’anni, e che quindi abbiamo vissuto in pieno la nascita e l’evoluzione del mondo dei cellulari, di fare il grande passo necessario e arrendersi all’idea che pagare 600 euro uno smartphone di fascia alta non solo non è assurdo ma è pure sostanzialmente giusto. Giusto quanto spendere 900 euro per un ultrabook, 600 euro per l’ultima scheda video 3D, 2500 euro per un TV 4k di marca. Perché ogni tanto è giusto anche viziarsi e concedersi qualche lusso, soprattutto se per comprare l’oggetto che più useremo per svariati anni.