Le app per Windows 10

windows10appstoreUna buona parte dei lettori di Zero sta sicuramente usando Windows 10. Che è infinitamente meglio di Windows 8, oggettivamente il Windows Vista degli anni 2000 e il nipotino di Windows ME, mentre la giuria non si è ancora espressa per quanto riguarda il paragone con Windows 7.

Quello che, però, pochissimi di voi fanno, almeno stando a vari discorsi con amici, è usare le app di Windows 10. Usate i programmi scaricati dal web, usate soprattutto vari servizi dentro in un tab del vostro browser, ma non provate nemmeno le app dedicate che sono presenti sullo store.

Di più: pochi si ricordano che esiste un app store di Windows, e questo nonostante ci sia l’iconcina in basso sulla barra delle applicazioni!

E’ un app store estremamente limitato che non ha la quantità smisurata di applicazioni che trovate per un iPhone o un telefono Android, ma non è nemmeno il deserto dei Gobi del software.

Per esempio, quelli di voi che guardano Netflix sul computer, lo fanno via brower o con l’app apposita? Perché l’esperienza è completamente diversa, con la versione nel tab di Firefox/Chrome/quello che usate che è leggermente migliore nel presentare i contenuti ma che poi in fase di riproduzione è molto inferiore all’altra.

L’app di Facebook è invece semplicemente migliore sotto ogni aspetto e lo stesso si può dire per quella del loro Messanger.

O ancora, se giocate a una qualsiasi incarnazione di Candy Crush, anche qui l’app è migliore: più veloce e reattiva rispetto alla finestra del browser.

Potrei andare avanti ancora a lungo ma avete capito il senso del post: se state usando Windows 10, provate a farvi un giro sullo store di Microsoft e magari troverete qualcosa di che fa per voi!

 

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Allo, is there anybody outhere?

alloQuasi due mesi fa uscita Allo, il Whatsapp secondo e di Google. Ne ho parlato in un post qui su Zero3, dove dicevo quanto fosse una app arrivata assolutamente fuori tempo massimo, con poche feature standard e tante assurde lacune . Mancava, cioè, non solo quel quid che potesse giustificare un cambio di piattaforma ma c’erano anche delle assenze ingiustificabili come la possibilità di usare Allo su PC o su tablet (almeno su iPad).

Bene, a distanza di due mesi… non è cambiato nulla.

Io Allo l’ho installato e provato, con l’unica persona che conosco che ce l’aveva, ma alla fine ieri l’ho cancellato dal mio telefono.

Ben più interessante, però, sono le mie statistiche d’uso: tre o quattro messaggi nel primo giorno d’installazione, mai più aperto. Messaggi ricevuti su questa piattaforma dopo il primo giorno: zero.

La domanda che ho è abbastanza ovvia: qualcuno di voi ha anche solo provato Allo? E se sì, lo ha mai usato davvero? E lo sta ancora usando? Io sarei pronto a scommettere che la risposta alla prima domanda sarebbe “no” per il 90% di voi, con il restante 10% che si ferma con un “no” al secondo quesito.

Perché la mia limitatissima esperienza personale mi porta a pensare che Allo sia un buco nell’acqua anche peggiore di Wave o G+, che almeno la gente ha provato prima di mollare. Qui a me pare che non ci sia (stata) nemmeno la voglia di vedere cos’è Allo.

Cosa che sinceramente è anche condivisibile.

Google o fondi Allo con Hangout e Duo, e speri nel miracolo che comunque ti servirà, oppure puoi già tirarlo giù dai vari app store.

PS: da notare che nell’app store di Google l’applicazione risulta nella fascia dei 5-10 milioni di download. Cioè nulla! Whatsapp è tra 1 e 5 miliardi, e ci sta visto che è il leader indiscusso, ma tanto per fare un paragone, Telegram e Viber sono tra i 100 e 500 milioni. Allo se lo sono filati davvero in quattro cani…

Allo? Google ma ci sei o ci fai?

Esce oggi Allo, la nuova app di Google dedicata alle chat via messaggio per cellulari e, forse, tablet. Sia Android che iOS. L’annuncio avviene con un bel video

e con un post su uno dei blog ufficiali della grande G.

E’ l’ennesimo tentativo di Google di cavalcare un grande fenomeno che non ha saputo cogliere al momento giusto e gli è quindi sfuggito. L’hanno fatto con Google+ o Wave, e tutti noi sappiamo come è andata a finire (male).

Di fatto Google non sembra in grado di invertire le tendenze: o le scopre, ideandole o comprandole appena nate (vedi Youtube), oppure ci prova ma senza mai ottenere successo. In alcuni casi per sfiga o motivi inspiegabili, in altri per colpa propria (G+ rientra senza dubbio in quest’ultima categoria).

Allo per quanto mi riguarda parte molto, MOLTO male. Google ha già una app per la messaggistica, Hangout, che volendo poteva essere migliorata o anche riscritta da zero. Invece no, in un periodo in cui quasi il 70% delle persone non scarica nemmeno una nuova app al mese (giochi esclusi), loro pensano bene di fare un clone di Whatsapp o di Telegram. Il che di per sé è stupido, ma non è nemmeno una idea completamente sbagliata visto il nome che c’è dietro. Peccato però che fin dall’inizio facciano degli errori oggettivamente clamorosi. Vediamo insieme i principali:

  1. Mentre tutte le app di messaggistica hanno già integrate le chiamate e/o videochiamate (e chi non ce le ha si sta muovendo per offrile), Google lancia una app che ne è priva. Ma la cosa veramente stupida, secondo me, è che qualche mese fa hanno rilasciato Duo, che è una app… per le videochiamate! Che senso ha buttare fuori due app distinte per due servizi che praticamente tutti oggi considerano legati tra loro? Se, come detto, oggi quasi nessuno scarica app nuove, cosa vi fa pensare che qui ne prenderanno due invece di continuare a usare Skype, Telegram o altro?
  2. A fine 2016, quando la messaggistica è una giungla dove si combatte per prendere le briciole lasciate da Whatsapp, iMessage e pochi altri, Google esce con una app che si può usare solo su smartphone (e forse su tablet, ma non ne ho la certezza). Capisco che ci tenete a ribadire che il futuro è nei dispositivi mobile, ma anche se fosse vero (per me non lo è) il presente è ancora bello ancorato ai PC. E visto che non è che uscite per primi e siete senza concorrenza, forse sarebbe stato il caso di attrarre tutti i tipi di utenti esistenti, non solo i teenager che vivono incollati solo agli schermi touch. Se Telegram, che mi offre una splendida versione per ogni piattaforma esistente, computer compreso, non riesce nemmeno ad avvicinarsi a Whatsapp e il suo squallido mirror via web, cosa gli fa pensare che la gente mollerà la strada vecchia per una nuova che è persino più limitata?
  3. Certo, gli sticker! Saranno loro a convincere tutti i miei amici, il 90% dei quali ha scaricato un totale di circa 5 app nel corso della loro intera vita, a mollare la piattaforma che tutti hanno e usano quotidianamente (Whatsapp) per una che nessuno ha, ma che ha gli sticker. O la possibilità di allargare il testo. O l’imprescindibile funzione di suggerimento risposta alle immagini…

Google, fattelo dire: gli sticker Telegram li ha dal giorno zero o quasi, e praticamente nessuno lo usa (purtroppo). Il testo che si allarga o le immagini su cui puoi scrivere/disegnare sono cose che ora ha iMessage, e cmq quanta gente usa davvero funzioni come queste? La “risposta suggerita” può essere carina, ma sono pronto a scommettere che il 75% delle persone non userà mai una funzione del genere.

Di fatto Allo nasce già morto. Deve riuscire in un campo in cui finora nessuno è mai riuscito a scalzare chi è al comando, e cerca di farlo offrendo qualcosa di molto bello da vedere, probabilmente anche veloce e comodo da usare, ma che non ha una singola cosa che gli altri non hanno. Anzi, toglie pure la possibilità di rispondere via tastiera e computer mentre si lavora.

Per sfondare, Allo doveva avere un qualcosa di unico e geniale, di assolutamente mind blowing, game changing e altre espressioni inglesi varie che si usano in questi casi. Invece è, almeno in questa sua prima versione, il più classico e banale caso di more of the same, con pure una punta di less of the same.

Se le cose resteranno così, Allo lo useranno in pochissimi e per un periodo di tempo estremamente limitato.

Allo stato attuale, la sua morte è solo questione di “quando”, non di “se”. Opinione personale e soggettiva, ma che ritengo essere anche molto vicina all’oggettivo.

Non sai cos’è Pokémon GO?

PokémonGOE magari non sapevi nemmeno che Pokémon si scrive con la é accentata, o che GO va tutto maiuscolo?

Ma dove vivi? Tutti stanno parlando del gioco del momento, il che è fantastico considerato che in linea di principio nessuno dovrebbe averlo potuto installare in Italia perché non è ancora distribuito ufficialmente. Ma se questo non ci ferma per cose a pagamento, figuriamoci se lo fa per una app gratuita…

Ad ogni modo, amico lettore e compagni vari, avrai sicuramente sentito parlare da amici, su qualche social network o anche nei telegiornali della nuova mania che sta conquistando centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Se però non sai cos’è di preciso e la cosa ti interessa o incuriosisce, ho scritto una recensione molto lunga e molto dettagliata che è uscita su Eurogamer qualche giorno fa. La puoi leggere semplicemente clikkando qui!

 

L’importanza dei neologismi

Nel post di ieri parlavo di come Whatsapp oggi sia una app che, sebbene siano molti i concorrenti che l’hanno superata sotto praticamente ogni punto di vista tecnico e di funzioni disponibili, sia ancora oggi non solo la leader assoluta del mercato, ma anche una app che è virtualmente impossibile da battere.

Questo per un motivo tanto semplice quanto fondamentale: la lingua parlata. O, per meglio esplicitare il concetto, l’importanza dei neologismi. Vi spiego cosa intendo con questa espressione.

Oggi si usa sempre di meno il termine “messaggio” che ha ceduto il suo posto a varie declinazioni di Whatsapp: “Ti whatsappo dopo”, “Ci sentiamo via Whatsapp”, o magari anche solo un semplice ma chiaro “ti mando un messaggio via whatsapp” / “mandami un whatsapp”. Se fate parte di quelli che a questo punto si sentiranno in dovere di dire che no, queste espressioni non le usate mai, beh sappiate che la cosa non importa: provate a tendere le orecchie e ascoltare la gente intorno a voi, e vedrete che per moltissime persone ormai whatsapp non è più sinonimo di messaggio, l’ha proprio sostituito nella stragrande maggioranza dei casi. E non solo tra i giovanissimi che gli SMS non li hanno mai visti e usati, lo stesso si può dire per i trentenni e quarantenni.

Non importa quindi quanto la tua nuova app sia bella e migliore: non puoi battere una app che è diventata contemporaneamente un sostantivo, un aggettivo e anche un verbo estremamente diffusi. Non puoi, è proprio impossibile.

Per quanto uno possa amare Telegram e voglia cercare di farlo usare a tutti, non dirà mai “ti mando un Telegram”. Perché non ha la stessa chiarezza e immediatezza di un “Ti mando un whatsapp”, ma soprattutto perché nessuno lo dice e se lo fai tu, ti guardano giustamente come se fossi scemo. E se alla fine anche tu dici “ti mando un messaggio con whatsapp”, a quel punto hai perso la tua crociata perché usando il nome della app rivale hai rafforzato la sua forza sul tuo interlocutore (e probabilmente un po’ persino su te stesso).

Vi faccio un altro esempio per spiegare meglio la cosa. Ormai nessuno dice “cerca su un motore di ricerca” o anche un generico “cerca in internet”, tutti usiamo come espressione “cerca su Google“. Quindi se anche a me piacesse Bing, a furia di sentirmi ripetere il nome Google, finisce che questo mi entra in testa e la prima volta che devo cercare qualcosa, vado sul sito che il mio cervello associa alla parola “ricerca”. E questo è Google.

Idem per la Coca Cola: se io dico cola, in quanti pensano a Pepsi o a una qualsiasi altra marca di bibite gassate?

Whatsapp ha ormai raggiunto lo status di quei rari brand fortissimi che non possono essere sconfitti dai concorrenti solo con prodotti di qualità migliore. L’unica cosa che può battere Whatsapp è una massiccia e martellante campagna di marketing, di quelle di qualità. Una campagna che ha un elemento che ti entra nella testa e spinge via il nome Whatsapp dalla sinapsi che si occupa di associare la parola “messaggio” a una app.

Per fare una cosa del genere ci vuole prima di tutto l’idea giusta con lo slogan giusto, poi un budget faraonico per martellare la gente su tutti i media. Cosa che non è pensabile per un business a guadagni limitati come quello della messaggistica online.

Ma ci vuole anche culo, perché se anche tocchi la corda giusta, riuscire a cambiare un neologismo che ha preso piede è davvero difficile. Non impossibile, certo, ma non è facile.

Quindi se siete persone che spingono per la diffusione di Telegram o altre alternative, sappiate che per i prossimi anni, a meno di sconvolgimenti imprevedibili, dovrete rassegnarvi e continuare a tenere sul telefono Whatsapp (e a usarlo molto più di qualsiasi altra app di messaggistica).

Whatsapp vs. Telegram

Gli app store per qualsiasi tipo di smartphone sono pieni di programmi che permettono di mandare messaggi tra utenti. Il più famoso è sicuramente Whatsapp ma ogni due o tre mesi arriva un nuovo contendente che cerca di rubargli il più alto numero di utenti possibile. E in linea di principio, farlo non dovrebbe poi essere così difficile, perché Whatsapp oggi come oggi è molto indietro rispetto a tanti suoi concorrenti. Prendiamo per esempio Telegram.

whatsapp-vs-telegramQuesta app è migliore di Whatsapp sotto tutti i punti di vista. Ma proprio TUTTI. Facciamo uno schemino per descrivere bene la cosa:

  • TelgramHa tutte le funzioni della concorrente e le replica con una grafica molto simile ma allo stesso tempo più pulita ed elegante.
  • L’app è più leggera e ci mette molto di meno ad aprirsi e caricarsi.
  • Ha gli stickers, adesivi di tutti i tipi che si possono usare nelle conversazioni per far ridere o comunicare qualcosa. Per dire, quelli della Merkel sono qualcosa di grandioso e da soli dovrebbero far passare tutti a Telegram 🙂
  • Ha le chat con i BOT che le controllano e/o rendono più vive
  • Ha la possibilità di criptare le chat
  • Si può impostare un tempo di autodistruzione ai messaggi
  • Telegram è gratis, anche se non è che l’euro annuale che chiede Whatsapp sia in qualche modo un deterrente.

E c’è molto altro ancora, ma la cosa che veramente rende Telegram infinitamente superiore è la possibilità di salvare le conversazioni in cloud, in modo da poter usare il programma non solo sul vostro smartphone ma anche su tablet e su computer. E qui si ha un programma apposito e autonomo, non una versione web based che è completamente dipendente dal telefono come nel caso di Whatsapp.

Eppure passano i mesi, escono i vari Line, WeChat, Viber e ora Telegram… e niente riesce a scalfire la leadership di Whatsapp in Europa e buona parte del mondo (eccezione importante sono gli Stati Uniti, che hanno da sempre piani con SMS illimitati e che cmq vedono un mercato composto praticamente solo da iPhone, quindi al massimo là usano iMessage).

Uno può portare mille motivi per spiegare la cosa, il principale è che Whatsapp è stata la prima app a fornire una piattaforma solida e comoda per lo scambio di messaggi e attach vari, con le funzioni di gruppo e soprattutto zero sbattimento per registrarsi e usarla (se per esempio avete mai provato il sistema di messaggistica di BlackBerry sapete quanto fosse una palla scambiarsi i codici identificativi).

E questo è sicuramente vero, ma per me c’è un altro grande motivo che non solo garantisce che la leadership attuale di Whatsapp sia stabile e sicura, ma addirittura rende molto difficile, quasi improbabile, il cambio anche nel medio/lungo periodo. Ma di questo parlerò nel prossimo post.

Ora però date un’occhiata a Telegram. E’ davvero un’ottima app, molto, molto migliore di Whatsapp. La potete scaricare gratuitamente:

* qui in versione iOS
* qui in versione Android
* qui in versione Windows Phone
* qui nelle versioni web, OSX, e PC, Mac e Linux

 

 

Pubblicità assurda (1) – Clash of Kings

Qualche giorno fa su facebook ho trovato questa pubblicità:

Pubblicità azzeccata 1Clash of Kings è l’ennesimo gioco ruba ore e, soprattutto, soldi che si può trovare sui vari app store per dispositivi mobile. Il nome è una palese copiatura/storpiatura del capostipite di questo tipo di giochi, Clash of clans, e ha inoltre il vantaggio di essere pure uno dei titoli originali dei romanzi di A Game of Thrones (il titolo preciso è “A Clash of Kings”, ma siamo lì).

Ma com’è questa app che vediamo qui così splendidamente pubblicizzata? E’ forse una versione softcore di Silent Hill? O uno scontro tra teste coronate in una struttura che farebbe invidia anche alla Clinica dell’amore? No, come potete vedere anche voi sulla pagina dello store di Google, è una cagata di questo tipo:

Clash of kings 2 Clash of kings 1

La domanda sorgerebbe quindi spontanea: a parte la stupida frase sopra l’immagine, che cacchio c’entrano due tipe svestite con una (apparentemente pessima) app in cui ci si deve scontrare? “Sorgerebbe”, condizionale, perché è evidente che qui si vuole attirare lo stupido maschio alfa di turno con grandi cosce e culi sodi. La cosa triste è che c’è davvero qualcuno che clikka per i culi, si trova davanti tutt’altro e poi decide lo stesso di installarlo. Ma si sa come siamo fatti noi maschi…

Nota finale
Siccome sono curioso, ho anche cercato di capire da dove venisse questa immagine. Dopo un paio di ricerche su Google ho scoperto che l’origine è cinese e ce ne sono molte altre con protagoniste soldatesse o medici di campo assai poco vestite. Le trovate qui, dove potrete anche notare che l’originale ha una simpatica svastica appesa dietro alla infermiera della foto usata da Clash of Kings. E si vedeva anche la faccia asiatica della soldatessa. Due particolari qui censurati perché, evidentemente, erano troppo forti. Il culo della suddetta soldatessa, invece, andava bene così com’è ;P

Il suicidio di Samsung?

samsung-1984In rete comincia a girare una notizia che è troppo assurda per essere vera. O meglio, in un mondo regolato da logica e buon senso non sarebbe possibile ma nella realtà attuale, dove si pensa solo al profitto nel breve periodo e tutto il resto può andarsene in malora, il beneficio del dubbio è quantomeno dovuto.

Pare che alcuni televisori della Samsung abbiano iniziato a inserire spot pubblicitari quando vengono usati per la riproduzione di video in streaming dal PC o dalla rete locale, da un hard disk esterno e persino, pare, da internet. In pratica voi siete sul divano intenti a vedervi il video del vostro matrimonio, o Birdman piratato e scaricato, o persino uno streaming da una app collegata a un servizio/canale ufficiale quando il vostro video/film viene interrotto e sostituito da un mini spot della Pepsi (senza audio ma con qualità video ottima). Finito questo, potete riprendere a vedere il momento in cui voi dite “lo voglio” e vostra madre scoppia a piangere dalla gioia.

Questo articolo riassume la situazione e mette i vari link alle segnalazioni apparse su Reddit.

Ora, se vero, la Samsung ha ufficialmente trovato il modo per perdere la leadership conquistata negli anni nel settore TV. Ma come cacchio ti può venire in mente di avere una TV che inserisce spot pubblicitari in video che stai guardando per i cavoli tuoi? E’ una cosa talmente stupida che faccio fatica a credere che qualcuno l’abbia pensata, qualcun altro approvata e infine un team realizzata. Davvero, non ci posso credere, non è possibile che durante la creazione e sviluppo della cosa nessuno abbia alzato la mano e detto:

Scusate, ma vi rendete conto che così si incazzeranno a migliaia, ci spareranno merda addosso in tutti i forum e siti di internet, e nessuno comprerà più le nostre TV?

Eppure pare che sia così. Ovviamente ora il mondo esploderà in una serie di insulti e commenti acidi, giustificatissimi, che porterà la casa coreana a smentire la cosa, a dire che si è trattato di uno sfortunato bug, e le solite banalità del caso. Ma la realtà è che questi una simile stronzata l’hanno pensata e messa in atto. Forse davvero non era ANCORA il momento di attivarla, ma cosa cambia?
Del resto stiamo parlando della stessa casa che ha recentemente rilasciato delle condizioni d’uso che sono paurosamente vicine a quanto si legge in 1984 di Orwell, come si vede in questa immagine:

Parker Higgins (@xor) - TwitterDavvero volete una TV in casa che registra quello che dite e lo manda a “terze parti” non meglio specificate? Sperate solo che non si attivi anche la webcam perché in quel caso qualcuno, da qualche parte nel mondo, potrebbe vedere a vostra insaputa le incredibili prestazioni sessuali che fate sul divano.

Che qualcosa non vada attualmente in Samsung si sa: c’è un grosso problema per la successione tra il vecchio CEO e il nuovo, suo figlio (ehi, il nepotismo non è solo roba italiana!). C’è un settore mobile, la forza trainante del colosso, che è in crisi nera da quando ha deciso che sviluppare cellulari tutti uguali per tre anni di fila è una scelta intelligente. Ora c’è anche questa storia delle pubblicità forzate che, se vera, potrebbe dare un bel colpo al brand. E’ ora di correre ai ripari, e anche in fretta.

PS: in questa discussione su Reddit si dice che la colpa potrebbe essere della app di Yahoo per SMART TV Samung. Non ho modo di sapere se sia vero, ma lo sostiene un solo tipo senza alcuna conferma.

Da iPhone ad Android – Parte 2: le app

La prima cosa che la gente ti dice per sconsigliare il passaggio da iPhone ad Android è: “Io lo farei anche ma non ci sono tutte le app che uso”. Avendolo sentito così tante volte, alla fine mi ero convinto non che fosse vero, sapevo che non era così, ma che in parte ci fosse qualcosa di giusto. Cioè so da tempo che per quanto riguarda il mondo smartphone (i tablet sono un discorso diverso) l’ecosistema di app di iOS e Android sono praticamente equivalenti. Però pensavo che sì, quella app poco nota non l’avrei trovata, e nemmeno quella del servizio legato a una grande azienda ma non così importante da meritare il tempo dello sviluppo su due piattaforme diverse.

All’atto pratico, però, la situazione è decisamente migliore di quanto immaginassi. Tra tutte le app che io regolarmente uso, non ce n’è una sola che non ho trovato su Android. Tralasciando le cose ovvie che si sapeva benissimo esserci -da Facebook a Twitter, passando per Instagram, Whatsapp, Dropbox e compagnia bella- io ho ritrovato tutto quanto e con una grafica praticamente identica. Così ho trovato e installato le app per gestire il WD TV, quelle per controllare la TV Panasonic (che, però, misteriosamente non vanno più. Nemmeno su iPhone dove prima funzionavano. Probabilmente la colpa è del passaggio alla fibra a casa che ha portato una incompatibilità con l’attuale modem), persino quella per controllare i condizionatori via wifi!

In alcuni casi ho sostituito la app che usavo su iOS con una che fa le stesse cose (esempio specifico: la app che gestisce/apre i database di keepass), in altri rari casi non ho trovato il corrispondete diretto e non ho cercato alternative (Halftone su tutto: non che lo usassi molto ma devo trovare qualcosa di simile al più presto).

Quindi questo non è un problema. Non dico che sia così per tutti e sicuramente in alcuni casi le app escono prima su iOS e solo dopo arrivano su Android, ma si tratta di eventi rari e, nella stragrande maggioranza dei casi, legati a app di piccoli sviluppatori.

Di smartphone e Apple (parte 2 di 3)

soldi e smartphoneSe avete letto il pezzo di ieri, saprete che secondo me non è sbagliato spendere svariate centinaia di euro per comprarsi uno smartphone di fascia alta. Soprattutto se siete persone che lo usano spesso, a lungo e per varie cose.

C’è però un dubbio che da qualche tempo mi gira per la testa e a cui non riesco a dare una risposta: ha ancora senso comprarsi un iPhone?

Gli smartphone della Apple sono belli, solidi e hanno un sistema operativo che ha molti aspetti positivi. Sono i primi a ricevere la maggior parte delle app, hanno una macchina fotografica, per lente e soprattutto software, che è lo stato dell’arte, e un hardware stiloso e di qualità. Ma hanno anche molti lati negativi, su tutto ovviamente la scarsa personalizzazione che ti viene concessa e il fatto che per alcune cose o hai un Mac o hai dei limiti (vedasi iMessage). E lo dico da attuale possessore di iPhone 4S ora, e 3GS prima.

Però nel 2014 ha davvero ancora senso spendere più di 700 euro, quando va bene, per uno smartphone che di fondo è potente quanto, se non meno, un corrispondete Android che costa almeno centocinquanta euro di meno?
Ha davvero senso pagare ad Apple più di 110 euro per un upgrade di 16 GB di memoria, upgrade che a loro costerà sì e no 20 euro?
Ha davvero senso pagare 732,78 euro (il prezzo minimo di un 5S), o anche 632,78 (per il 5C) per un telefono che ha 1 GB di RAM e che non si tiene in memoria nemmeno tre tab di Safari se solo apri Facebook? E che quindi ti costringe ad aspettare ogni volta che passi da una app a un’altra, perché deve ricaricarla?
Ha davvero senso pagare così tanto per un telefono senza possibilità di espansione con scheda di memoria esterna, e senza la possibilità di cambiare la batteria? Che, peraltro, fa pure schifo e non dura più di una giornata se appena appena lo usate seriamente?
Infine ha senso pagare quelle cifre assurde per uno schermo che non è nemmeno più lo stato dell’arte e che, soprattutto, è pure nettamente più piccolo di quello dei concorrenti?

Oggi siamo alla vigilia del lancio del nuovo iPhone 6, o iPhone Air come pare si chiamerà almeno uno dei nuovi modelli, e sappiamo moltissimo di cosa ci troveremo davanti. E, sinceramente, quello che ci è stato detto fin qui è tutto tranne che incoraggiante. Schermi finalmente più grandi, 4,7 e 5,5 pollici, anche se non si sa ancora con che definizione o con quanti punti per pollice. Finalmente l’NFC per acquisti sicuri via telefono di merci in negozi. Nuovo iOS con tante novità tra cui, pare, una funzione per usare con una mano sola anche il telefono più grande. Tutte cose belle, però c’è da dire che i telefoni con Android hanno schermi grandi spettacolari da anni, e lo stesso si può dire per l’NFC. Non avranno iOS ma Android L sembra altrettanto interessante. In più l’iPhone pare avrà ancora solo 1GB di RAM, mentre i top di gamma della concorrenza ne hanno 3. E molti hanno slot per le schede SD e batterie estraibili.

Come se tutto questo non bastasse, le voci arrivate dal mondo americano dicono che Apple abbia sondato il terreno per chiedere più soldi per i nuovi iPhone, visto che lo schermo più grande significa automaticamente prezzo più alto, evidentemente. Se oggi pago un 5S da 32GB la bellezza di 844 euro, un iPhone 6 da 5,5 pollici mi costerà sopra i 900 euro? Sopra i 950? Speriamo che il vecchio prezzo lo tengano per il 4,7 pollici, ma chissà…

Ma anche se restasse al prezzo di prima, ha senso spendere 844 euro per un iPhone quando con 500/600 ti puoi comprare un Samsung, un HTC, un LG o altro ancora che dal punto di vista hardware è quantomeno equivalente, se non proprio meglio? Davvero avere la nuova versione della app di Facebook o quella per fare i filmati di Instagram un mese prima vale una sovrattassa di 200/300 euro? Una scocca in metallo, elegante finché volete, può essere un motivo per pagare la famosa “tassa Apple”, cioè pagare più di quello che costerebbe realmente solo perché c’è una mela morsicata sopra?

In passato la differenza tra iOS e Android era notevole, sia dal punto di vista software che hardware, ma oggi come detto fin qui non è più così. Vediamo cosa ci diranno domani, ma per la prima volta in vita mia sono molto più propenso a salutare il mondo di Apple e abbracciare quello di Google. La cosa un po’ mi spaventa, ma di certo non quanto spendere 900 euro e trovarmi poi in mano qualcosa che la concorrenza mi avrebbe fatto pagare 600, dandomi pure qualcosa di meglio (e tanta libertà in più).