L’ennesima involuzione di un prodotto Apple

All’incirca un mese fa ho fatto un post in cui parlavo delle spese non previste che mi sono capitate addosso nel giro di poche settimane. Poco dopo la sua uscita mi sono accorto che avevo dimenticato un’altra voce. Rimedio con questo post.

Da sempre io vado a correre con la musica, perché trovo che riesce a rilassarmi e caricarmi. E mi piace avere una qualche canzone nelle orecchie mentre sgambetto. Nel corso degli anni ho corso con letteralmente ogni tipo di lettore ma la perfezione l’ho trovata solo quando è uscito lui:ipod-shuffle-gen1L’iPod Shuffle di seconda generazione era semplicemente perfetto: minuscolo, leggerissimo, con pulsanti molto ben definiti e che era difficile premere per errore. E, soprattutto, con una clip integrata per attaccarlo alla maglietta. Si vedeva lontano un chilometro che era stato fatto pensando a chi corre con la musica, e l’avevano fatto proprio bene.

Ne ho comprato uno appena è uscito e l’ho tenuto e usato fino a novembre di quest’anno. Poi, però, l’ho cambiato. Secondo voi, perché l’ho fatto?

Volevo il modello nuovo?
Volevo più GB per caricare più canzoni?
Mi ero stancato del colore?
Si è rotto?

No, l’ho perso. O meglio, io non l’ho perso veramente, so bene dov’è: è in casa mia, ma dove di preciso è un mistero. Vedete, io lo stavo caricando collegato al PC quando è entrato nel mio studio un piccolo diavoletto che prende le cose e le sposta in posti senza senso. Io ero al telefono impegnato su una cosa di lavoro e non mi sono accorto di nulla fino a quando il giorno dopo ho cercato di toglierlo dal caricatore… salvo realizzare che era scomparso! Di norma le cose imboscate da Paolo le ritroviamo abbastanza in fretta e senza troppa fatica, ma se uno ti imbosca un rettangolino di metallo grande una manciata di centimetri quadrati, ritrovarlo è realmente impossibile.

Così dopo circa un mese di ricerche infruttuose ho ordinato questo:

ipod-shuffle-gen4Più nuovo, più elegante, più piccolo. E infinitamente peggiore per un singolo, semplicissimo motivo: le sue dimensioni.

Chi aveva progettato il precedente modello l’aveva sicuramente usato sul campo, provando le varie soluzioni che hanno portato a quel design. Chi invece ha progettato questa quarta generazione è certo che non l’ha mai messo attaccato a una maglietta ma ha solo cercato un modo per rimpicciolirne le dimensioni e quindi ridurre i costi di produzione.

La differenza sta tutta in quello spazio sulla sinistra che vedete nella prima immagine. Quello spazio serve per poggiarci sopra il pollice con cui farete forza per aprire la clip, e quindi attaccarlo alla maglietta. E’ uno spazio piccolo ma fondamentale per l’usabilità dello Shuffle. Nel nuovo modello questo spazio non c’è il che porta a due problemi.

Il primo è che la clip è notevolmente più corta e quindi anche più difficile da aprire (avete presente il discorso delle leve che avete studiato e odiato a scuola? Ecco, rispolveratelo qui per capire a cosa mi riferisco). Serve metterci più forza ed è comunque molto più scomoda da usare perché essendo più corta ha un angolo di apertura inferiore.

Ma soprattutto la procedura di aggancio alla maglietta ora deve necessariamente essere fatta a dispositivo spento, perché non essendoci più uno spazio vuoto, il vostro pollice finisce per premere uno dei pulsanti del dispositivo (di norma il play o l’indietro). Poco male, direte voi, basta farlo prima di iniziare a correre. Vero, ma se per caso lo Shuffle si sgancia durante la corsa, cosa che capita e pure molto più frequentemente di quanto pensiate, soprattutto con le magliette in materiali tecnici, prima bastava prenderlo e riagganciarlo al volo, ora bisogna:

  1. prenderlo
  2. spegnerlo con il micropulsante che c’è sopra
  3. riagganciarlo con la clip che resta dannatamente dura e scomoda
  4. riaccenderlo
  5. fare ripartire la musica.

Prima era un’operazione che non richiedeva la minima attenzione e durava due secondi, ora è una trafila lunga e scomoda.

Intendiamoci non è la fine del mondo, ci mancherebbe, ma nella mia testa una nuova versione di un prodotto deve essere sempre un’evoluzione, non un’involuzione. Deve avere feature nuove o, se non ce le ha, non deve togliere quelle vecchie che sono valide. Soprattutto non deve rendere l’uso del dispositivo più difficile o scomodo. Questo iPod Shuffle di quarta generazione è tutto quello che un nuovo modello non dovrebbe mai essere e io sinceramente ne sono molto deluso. Al punto che il giorno in cui ritroverò il vecchio Shuffle, quello nuovo finirà in un cassetto da cui non uscirà più.

Un piccolo update sul futuro…

catena-di-montaggio-cineseNel post di due giorni fa parlavo di come l’automatizzazione rappresenti sempre più un serio problema per le masse di persone che rischiano di trovarsi senza lavoro.

Io ragionavo in chiave futura ma, ovviamente, questo è sempre più un problema anche del presente e con la velocità con cui si muove il settore delle intelligenze artificiali e della robotica, la questione è anche di strettissima attualità.

Ci sono infiniti esempi possibili, ma mi sono giusto capitati davanti due casi molto diversi tra loro e molto interessanti.

1. Stando a questo articolo, la zona del Kunshan in Cina, nota per essere il luogo dove vengono prodotti moltissimi dei gadget tecnologici che vengono usati in tutto il mondo (tra cui quelli Apple, giusto per citare un nome di richiamo), ha visto un investimento di circa 4 miliardi di yuan, cioè circa 550 milioni di euro, per la realizzazione di nuovi robot da usare nelle linee produttive e/o automatizzazioni varie delle stesse. La conseguenza di questo investimento è stato un drastico calo dell’occupazione. La Foxconn, azienda famosa perché produce da sempre gli iPhone, è passata da avere 110.000 operai a 50.000. 60.000 persone l’anno scorso lavoravano e oggi no. E’ come se oggi metà di Vicenza, la mia città, fosse a casa.

Certo, alcuni avranno sicuramente trovato un altro impiego visto che la Cina ha una capacità di assorbimento enorme per questo tipo di operai, ma per quanti anni ancora sarà così? Quanto passerà prima che tutti si affidino a robot e la gente non saprà più che fare per guadagnarsi quanto serve per vivere? E se lo fa oggi la Cina dove il costo della manodopera è una frazione minuscola di quello dei paesi occidentali, da noi cosa succederà?

2. Leggevo un articolo su The Indipendent che parlava di un tizio che ha aperto a Ginevra, e a breve lo farà anche in Inghilterra, un bar dove insieme a un caffè ti viene dato un iPad da cui puoi scegliere la escort che… beh, tenete conto che il posto si chiama Fellatio cafe e vi sarà chiaro il resto. La parte collegata al mio discorso? Lo stesso tizio parla già di usare robot pure per questo lavoro! Certo c’è una enorme componente pubblicitaria dietro le sue parole, vuole generare polemiche con le relative campagne mediatiche che si trasformano in promozione gratuita per il suo locale, ma nell’era delle realdoll, dei sextoys sempre più diffusi… davvero un’idea del genere potrebbe essere considerata solo una boutade? A voi la risposta.

Halo: Spartan Strike in offerta su App store!

Halo spartan strikePer la prima volta da quando è stato lanciato, oggi Halo: Spartan Strike è in offerta a soli 99 centesimi sull’App store di Apple. Il gioco è un twin stick shooter molto divertente e che vale ben più del prezzo che pagherete oggi. Se ancora non l’avete comprato, non perdete tempo e fatelo subito 🙂

Se solo ora me lo scontassero anche su Xbox One… 😉

Ci diciamo addio?

Il mio iPad 3 sta tirando le cuoia. Non ce la fa più a girare decentemente da quando ho avuto la brillante idea di metterci iOS 8, e anche il passaggio alla versione 9 del sistema operativo Apple, quella che doveva alleggerire il carico su processore e RAM, si è rivelato quasi peggio del precedente (e sì, ho provato anche facendo un formattone del tablet, alla faccia di chi mi ha detto per anni che le macchine Apple non serve formattarle…).

Aspettavo quindi con ansia gli annunci che ci sono stati due giorni fa, il 21 marzo. Ero pronto a comprare un nuovo tablet con la mela dietro, se non altro per evitare di perdere tutte le app che ho acquistato nel corso degli anni, alcune anche a caro prezzo (vedasi cose come Carcassone, Catan e Ticket to ride, per citarne tre).

Poi sono cominciate a uscire varie anticipazioni che non mi trasmettevano sensazioni positive. Si diceva che non ci sarebbe stato un iPad Air 3 ma una nuova versione dell’iPad Pro, solo più piccolo. Il che non era nemmeno male, salvo scoprire il giorno dopo che si parlava di un prezzo di partenza di 599 dollari, quindi 100 in più dell’attuale Air 2 versione base.

Considerato che io miravo alla versione da 64GB minimo, meglio quella da 128GB, un filo di preoccupazione ha cominciato a crescere in me.

E così arriviamo al fatidico giorno degli annunci. Come sempre, tutte le voci si confermano esatte: iPad Pro in versione 9,7 pollici, prezzo base 599 dollari. Che diventano appena 689 euro nel taglio minimo da 32GB, 869 in quello da 128GB.

ipadL’iPad Air 2, invece, perde il taglio da 128GB ed è ora disponibile solo con 16GB o 64GB. Quest’ultimo costa 539 euro.

Ora so che Apple non fa le cose per me e di certo non deve farmi contento, però io, anche solo come semplice acquirente, mi posso fare delle domande sulla sua strategia e sulla mia situazione.

Posso chiedermi perché il taglio minimo del nuovo Pro siano 32 miseri GB e perché, se voglio la versione più capiente, devo spendere 180 euro in più per una memoria che a loro costerà al massimo 30 euro. Posso chiedermi se ha senso spendere 869 euro per un cosettino che uso molto, sì, ma solo come giocattolo per vedere i post di Reddit, leggere qualche fumetto o per giocare ogni tanto (risposta a quest’ultima domanda: non se ne parla proprio)

Posso chiedermi se ha senso ripiegare allora su un iPad Air 2 che è un tablet vecchio di tre anni (TRE ANNI!) dal punto di vista tecnico e che costa come un top di gamma contemporaneo con su Android.

Posso anche semplicemente chiedermi se vale la pena aspettare un altro anno e vedere se cambierà qualcosa. Del resto sono due anni che aspetto, ma mi sconforta un attimo vedere che più passa il tempo, più peggiorano le cose per i miei gusti. Apple sembra muoversi solo in direzione del massimo profitto, sbattendosene di tutto e tutti, buon senso compreso. Buon per loro che continuano a vendere un sacco, ma io comincio a chiedermi anche se non sia il caso di prendermi un tablet Android e pace. Di sicuro con quello che risparmio in hardware mi ricompro tutte le app e avanzo abbastanza soldi per prendermi una micro SD da 128 GB da inserire nel tablet, e altro ancora.

Non so bene cosa farò: non ho davvero necessita di cambiare il tablet, ma non mi dispiacerebbe una macchina più reattiva e capiente. Ma questo significherebbe quasi sicuramente dire addio a Apple, perché non ho intenzione di pagare simili cifre per macchine indubbiamente belle ma che sono vendute a prezzi fuori da ogni logica di mercato e, in parte, di buon senso. E’ più una questione di principio che di costo, quindi.

L’eterno dilemma del consumatore, quindi: comprare sì o no? E se sì, cosa? Si accettano consigli!

Il paradosso della guerra alla privacy

privacyEurogamer mi ha chiesto di scrivere una veloce analisi della situazione attuale del caso Apple vs. FBI, l’attuale guerra tra la casa di Cupertino e l’agenzia del governo che vuole aiuto per ottenere i dati criptati sull’iPhone di un terrorista.

Questo non vuole essere un articolo completo e approfondito, non è certo Eurogamer il posto adatto per affrontare in profondità questi argomenti, ma se ne sapete zero e volete una spiegazione di cosa sta succedendo che sia veloce e chiara, questo è (spero) un ottimo punto di partenza.

Per leggerlo, basta premere qui.

L’articolo è stato scritto venerdì e come tale non è aggiornatissimo. Non c’è scritto, per esempio, che Trump dopo aver attaccato Apple, sabato ha invitato al boicottaggio di questa azienda antiamericana. Non c’è nemmeno scritto che all’FBI si è unito il dipartimento di stato americano, rafforzando così la posizione dell’accusa. Ogni giorno ci sono varie novità sull’argomento, ma per queste vi rimando ai siti dei quotidiani o, meglio ancora, a quelli specializzati sulla tecnologia.

Intervisti Tim Cook…

levie_cook…il capo della più grossa azienda informatica del mondo, e tu come ti vesti?

Passi per le Asics blu e arancioni, ma i calzini con le nuvolette no, dai! 😛
Se questo è lo stile delle start-up e dei loro fondatori, quasi quasi rimpiango i mocassini (che non ho e odio).

PS: l’intervistatore è Aaron Levie, il CEO di Box, start-up simile a Dropbox ma che da un annetto a questa parte se finisce in qualche news è solo per i suoi problemi finanziari e prospettive di vita negative. Non che i calzini c’entrino qualcosa eh,

Una soluzione per Apple

Apple WatchLa settimana scorsa quasi tutti i siti che si occupano di tecnologia hanno riportato una notizia piuttosto strana: la nuova dirigente che si occupa del settore retail di Apple ha dichiarato di voler far sparire le lunghe code fuori dai loro negozi che si formano ogni volta che viene lanciato un nuovo prodotto. Un esempio a caso della news lo trovate qui, ma ce ne sono davvero infiniti. La cosa apparentemente può sembrare strana, chi non vorrebbe una così palese manifestazione di forza del brand e di legame con il cliente, eppure dietro c’è più di un motivo serio.

Da un lato Apple negli ultimi anni si è scontrata con file fatte da senza tetto e/o immigrati clandestini, spesso cinesi, che comprano gli iPhone di turno per poi girarli a chi li ha mandati lì dando loro i soldi per comprare l’oggetto e la promessa di un piccolo pagamento (il gadget sarà poi rivenduto maggiorato su ebay o, più spesso, spedito in altri paesi dove costerebbe molto di più o dove uscirà parecchi giorni dopo). Gente che fa così code di tre giorni sui marciapiedi, negli USA principalmente ma non solo, e che è anni luce dalla vecchia coda di persone realmente appassionate che rendevano la cosa una specie di festa nerd.

L’altro lato della questione è che con il suo nuovo Apple Watch, la casa di Cupertino sta cercando di darsi un’aria da produttore di beni di lusso, alla Gucci o Rolex, e questo si sposa male con file di accampati fuori dal negozio.

Se volete una mia opinione, per me hanno ragione per il primo punto, mentre la seconda è un po’ una cavolata perché l’essere di lusso o di tendenza non si definisce in base a queste cose. Ma questi sono pareri personali.

Ad ogni modo la lotta alle code è una realtà, come lo faranno ancora non si sa. Per ora è trapelato solo un’intenzione a far sapere al cliente che i prodotti sono tutti disponibili nel loro store online e di andare là a fare l’acquisto.

Ce l’ho io un metodo per risolvere alla radice il problema delle code: lanciare i prodotti prima nello store online e solo dopo, tipo una settimana o anche solo tre giorni, lanciarli nei negozi. Così facendo avranno due risultati positivi:

1. il grosso degli appassionati, quelli che vogliono davvero l’oggetto di turno e che fanno la coda solo perché costretti, lo compreranno da casa, comodamente seduti sul divano, e saranno anche certi di essere tra i primi a riceverlo (altro aspetto importante per questo tipo di acquirenti). Le code si dimezzeranno e anche le orde di cinesi/senzatetto si ridurranno notevolmente perché pure gli esportatori illegali compreranno online
2. potranno fare due lanci. Quindi due eventi per far parlare del nuovo iPhone o altro: giorno x – oggi è disponibile solo online il nuovo iPhone.
giorno X+7 – da oggi il nuovo iPhone è disponibile anche nei negozi.

Controindicazioni? Io ne vedo solo una: il canale retail non Apple (quindi i negozi come Mediaworld o partner vari) con questo metodo avrebbero il nuovo prodotto solo sette giorni dopo. Ma, in realtà, non è nemmeno detto: Apple vuole far sparire le code dal suo negozio, quindi può benissimo dare agli altri il nuovo aggeggio il giorno X. Del resto a lei che frega se fuori dal Best Buy di turno ci sono 2000 persone? I suoi store rimarranno comunque lindi e ordinati, come pare vogliano che sia. Oppure può sbattersene di loro e dire il classico “o così o nulla”, e dare il prodotto sette giorni dopo. Ormai Apple ha un tale potere contrattuale che praticamente nessuno le direbbe “nulla”.

 

Da iPhone ad Android – Parte 1: la scelta

xperiaz3Il grande passo alla fine è stato fatto. Il mio iPhone 4S, sostituto del 3GS, non ce la faceva più, soprattutto per colpa di una batteria che durava meno di mezza giornata se appena appena facevi qualcosa di più di guardarlo. Il prezzo dei nuovi iPhone è, però, per me oggettivamente senza senso. Pagare 839 euro per un telefono che sostanzialmente non ha nulla di veramente particolare o rivoluzionario rispetto a quello che i concorrenti offrono a metà di quel prezzo, e che anzi spesso sono pure migliori, per me è fuori discussione. Non è nemmeno questione di disponibilità economica o meno: è che proprio mi dà fastidio pagare il doppio solo per avere un telefono con una mela sopra e nulla più. Perché se paragono l’iPhone 6 da 64 GB con il mio Sony xperia Z3 compact, vedo che:

  • il primo ha 64 GB di memoria contro i miei 16. Ma con 17 euro, spese di spedizione comprese, ci ho aggiunto una microSD da 32 GB che per me basta e avanza.
  • come sempre lo smartphone Apple ha una fotocamera spettacolare ma quella del mio Sony non è poi tanto peggiore, anzi.
  • il mio telefono ha una batteria da 2600 mAh contro i 1810 mAh di quella dell’iPhone 6. La differenza si vede e visto che per me un telefono sottilissimo che deve essere ricaricato ogni giorno è peggiore di un telefono leggermente più spesso ma che resta carico due giorni buoni, la scelta era facile.
  • l’iPhone da 839 euro ha ancora 1 GB di RAM. Il che significa che se apro una app, passo a un’altra e poi torno alla prima, in molti casi mi tocca aspettare che questa venga ricaricata. Apple può smenarmela fin che vuole con la cavolata che il loro hardware proprietario rende inutile avere 2 GB o più di RAM, che questa consuma più batteria (fallo 5 mm più spesso e vedrai che nessuno se ne lamenterà se il risultato è maggiore batteria)… la verità è che io su iPhone e iPad passo troppo tempo a vedere cose che si devono ricaricare. Soprattutto per oggetti di quel prezzo. Il mio Z3C ha 2 GB, per la cronaca.

Gli ultimi due sono i veri motivi per cui oggi ho uno smartphone Sony. Ci sono poi altre cosette più o meno utili, tipo il fatto che lo Z3C è impermeabile, ma sono corollari al discorso prezzo, batteria e RAM.

Quindi sì, come dicevo all’inizio, da una settimana ho fatto il grande salto. Nei prossimi giorni aggiornamenti e opinioni sull’argomento Android, sulle sue differenze rispetto a iOS, sui punti forti e quelli deboli. E, soprattutto, se vale la pena cambiare e quanta fatica costa.

Di smartphone e Apple (parte 3 di 3)

L’ultimo pezzo del trittico di articoli sul mondo smartphone e Apple è decisamente diverso dai primi due.

Come saprete, oggi la casa di Cupertino annuncerà varie cose. Sicuramente ci sarà l’iPhone 6 e il nuovo iOS 8 in versione finale. Però ci sarà molto di più, almeno così tutti ci dicono. E anche il fatto che Apple abbia fatto costruire una grossa struttura vicino a dove si terrà l’incontro (qui la potete vedere ripresa dall’alto grazia a un drone), porta a far pensare che non sia un annuncio di “solo” due iPhone nuovi e magari l’update degli iPad Air. Tutti puntano all’iWatch, ovviamente. Il fantomatico oggetto da mettere al polso (non chiamatelo solo “orologio”!) che vi farà interagire con il vostro iPhone senza tirarlo fuori dalla tasca. Ma non solo: quasi sicuramente si potrà usare come computer per lo sport, quindi per registrare le corse o i giri in bici (come i Forerunner, per capirci), e molto altro ancora. In più avrà tutta quella serie di inutili funzioni per monitorare il corpo e il metabolismo che oggi vanno molto di moda in America.

La cosa curiosa, però, è che se sappiamo tutto di iPhone 6, di questo “iWatch” non si sa nulla. Non poco, proprio NULLA. Zero dettagli tecnici, zero anticipazioni sull’effettivo nome, zero foto e persino zero idee sulla forma che avrà. Si è detto di tutto, che ce ne saranno vari modelli (da due a infiniti, nel senso che sarà una piattaforma che i vari produttori potranno decidere di sposare. Alla Android quindi…), che la batteria durerà una settimana o poco più di un giorno (quest’ultima ipotesi molto più probabile). E ovviamente non si sanno prezzi e data di arrivo.

L’unica foto apparsa del dispositivo è sbucata ieri, è di bassissima qualità e praticamente non si capisce nulla.

iwatch_body_side_8sep14(fonte Mac Rumors)

Ma se sappiamo moltissimo dell’iPhone 6 perché non c’è nulla su questo nuovo gadget? Io sono convinto che dipende da due fattori.

  1. Apple ha deciso di saziare la curiosità del mondo sacrificando l’iPhone alla stampa, tenendo per sé tutte le novità sulla vera novità dell’evento, cioè l’iWatch. Così abbiamo già persino video review dell’iPhone, e queste tengono occupati siti e appassionati che, quindi, sono meno propensi a cercare leak del nuovo accessorio. Personalmente non mi stupirei nemmeno se venisse fuori che è Apple stessa a contribuire a questi leak, proprio per quanto detto qui.
  2. Ma a parte la cortina di fumo per distrarre, secondo me sono effettivamente molto più indietro di quanto vorrebbero farci credere. iPhone 6, in tutte le sue declinazioni di colore, schermo e memoria, è già in produzione da una vita e Apple ne sta spedendo dalla Cina talmente tanti che ha praticamente saturato tutti i corrieri esistenti. Ma l’iWatch? Arriverà davvero nel 2014? Sono pronti sia dal punto di vista tecnico che da quello produttivo? Io dico che se lo vedremo quest’anno sarà ben più tardi dall’iPhone, quindi almeno a novembre, e in quantità molto limitate. Un po’ come successe per l’iPhone 4 bianco, annunciato ma poi visto solo parecchi mesi dopo.

Ho ragione? Chissà, probabilmente non lo sapremo mai, ma almeno tra poche ore scopriremo cosa verrà annunciato, con che prezzo e con che data di uscita. E poi, per almeno quattro o cinque mesi, non si parlerà più di queste cose. E sarà già qualcosa!

 

 

Di smartphone e Apple (parte 2 di 3)

soldi e smartphoneSe avete letto il pezzo di ieri, saprete che secondo me non è sbagliato spendere svariate centinaia di euro per comprarsi uno smartphone di fascia alta. Soprattutto se siete persone che lo usano spesso, a lungo e per varie cose.

C’è però un dubbio che da qualche tempo mi gira per la testa e a cui non riesco a dare una risposta: ha ancora senso comprarsi un iPhone?

Gli smartphone della Apple sono belli, solidi e hanno un sistema operativo che ha molti aspetti positivi. Sono i primi a ricevere la maggior parte delle app, hanno una macchina fotografica, per lente e soprattutto software, che è lo stato dell’arte, e un hardware stiloso e di qualità. Ma hanno anche molti lati negativi, su tutto ovviamente la scarsa personalizzazione che ti viene concessa e il fatto che per alcune cose o hai un Mac o hai dei limiti (vedasi iMessage). E lo dico da attuale possessore di iPhone 4S ora, e 3GS prima.

Però nel 2014 ha davvero ancora senso spendere più di 700 euro, quando va bene, per uno smartphone che di fondo è potente quanto, se non meno, un corrispondete Android che costa almeno centocinquanta euro di meno?
Ha davvero senso pagare ad Apple più di 110 euro per un upgrade di 16 GB di memoria, upgrade che a loro costerà sì e no 20 euro?
Ha davvero senso pagare 732,78 euro (il prezzo minimo di un 5S), o anche 632,78 (per il 5C) per un telefono che ha 1 GB di RAM e che non si tiene in memoria nemmeno tre tab di Safari se solo apri Facebook? E che quindi ti costringe ad aspettare ogni volta che passi da una app a un’altra, perché deve ricaricarla?
Ha davvero senso pagare così tanto per un telefono senza possibilità di espansione con scheda di memoria esterna, e senza la possibilità di cambiare la batteria? Che, peraltro, fa pure schifo e non dura più di una giornata se appena appena lo usate seriamente?
Infine ha senso pagare quelle cifre assurde per uno schermo che non è nemmeno più lo stato dell’arte e che, soprattutto, è pure nettamente più piccolo di quello dei concorrenti?

Oggi siamo alla vigilia del lancio del nuovo iPhone 6, o iPhone Air come pare si chiamerà almeno uno dei nuovi modelli, e sappiamo moltissimo di cosa ci troveremo davanti. E, sinceramente, quello che ci è stato detto fin qui è tutto tranne che incoraggiante. Schermi finalmente più grandi, 4,7 e 5,5 pollici, anche se non si sa ancora con che definizione o con quanti punti per pollice. Finalmente l’NFC per acquisti sicuri via telefono di merci in negozi. Nuovo iOS con tante novità tra cui, pare, una funzione per usare con una mano sola anche il telefono più grande. Tutte cose belle, però c’è da dire che i telefoni con Android hanno schermi grandi spettacolari da anni, e lo stesso si può dire per l’NFC. Non avranno iOS ma Android L sembra altrettanto interessante. In più l’iPhone pare avrà ancora solo 1GB di RAM, mentre i top di gamma della concorrenza ne hanno 3. E molti hanno slot per le schede SD e batterie estraibili.

Come se tutto questo non bastasse, le voci arrivate dal mondo americano dicono che Apple abbia sondato il terreno per chiedere più soldi per i nuovi iPhone, visto che lo schermo più grande significa automaticamente prezzo più alto, evidentemente. Se oggi pago un 5S da 32GB la bellezza di 844 euro, un iPhone 6 da 5,5 pollici mi costerà sopra i 900 euro? Sopra i 950? Speriamo che il vecchio prezzo lo tengano per il 4,7 pollici, ma chissà…

Ma anche se restasse al prezzo di prima, ha senso spendere 844 euro per un iPhone quando con 500/600 ti puoi comprare un Samsung, un HTC, un LG o altro ancora che dal punto di vista hardware è quantomeno equivalente, se non proprio meglio? Davvero avere la nuova versione della app di Facebook o quella per fare i filmati di Instagram un mese prima vale una sovrattassa di 200/300 euro? Una scocca in metallo, elegante finché volete, può essere un motivo per pagare la famosa “tassa Apple”, cioè pagare più di quello che costerebbe realmente solo perché c’è una mela morsicata sopra?

In passato la differenza tra iOS e Android era notevole, sia dal punto di vista software che hardware, ma oggi come detto fin qui non è più così. Vediamo cosa ci diranno domani, ma per la prima volta in vita mia sono molto più propenso a salutare il mondo di Apple e abbracciare quello di Google. La cosa un po’ mi spaventa, ma di certo non quanto spendere 900 euro e trovarmi poi in mano qualcosa che la concorrenza mi avrebbe fatto pagare 600, dandomi pure qualcosa di meglio (e tanta libertà in più).