[Best of 2014] Best of the best

Che anno il 2014. Si dice spesso “un anno che non dimenticherò mai”, anche quando non lo si pensa davvero. Io so con certezza che questo orrendo e magnifico 2014 non me lo scorderò mai. Ne sono certo, non c’è alcun dubbio. Se mi conoscete o anche solo se leggete Zero3, la cosa non vi stupirà. Il primo motivo è questo, il secondo è questo che poi ci porta all’ovvio vincitore dell’ambito premio “la cosa migliore del 2014”.

DSC_0077Chi non l’aveva pensato? Probabilmente solo chi non l’aveva considerato come un possibile candidato credendo che mi sarei limitato a cose (fisiche o no). E sinceramente per un po’ ero anche io dell’idea di far vincere un fumetto, un libro, un gadget o altro. Però poi mi sono reso conto che non avrebbe avuto senso perché non c’è proprio gara. Non c’è nulla che può andare anche solo lontanamente vicino a Paolo che vince quindi il titolo di Best of 2014. Non penso serva spiegare il perché, per cui vi rubo una manciata di secondi in più per raccontare l’origine di questa foto. Dopo i primi due mesi, Paolo ha cominciato a vivere sulla sdraietta che vedete anche qui. Per noi è diventata una cosa fondamentale perché è nettamente il posto in cui sta meglio, al punto che durante i mesi caldi dell’autunno ha passato ben più di una notte dormendo lì. Proprio per questo motivo, la proteggiamo da eventuali perdite di pannolino con un asciugamano e il caso ha voluto che in questa foto l’asciugamano fosse rosso. Messo così sembra un perfetto e fantastico mantello di Superman, non trovate? 😀

E con questo chiudiamo la lunga carellata di “best of 2014”. Se volete vedere tutte le categorie e i relativi vincitori, clikkando qui avrete tutti i post.

PS: prometto che dal 2015 in poi, Paolo non sarà più candidabile in nessuna categoria. Quest’anno fa eccezione perché è il suo primo, ma dal prossimo lo tolgo perché vincerebbe ovviamente sempre lui, e quindi non sarebbe divertente 🙂

[Best of 2014] Tecnologia

Il 2014 è stato un anno in cui ho speso molto in tecnologia. Da un rapido calcolo fatto attorno a marzo, ho speso più in quel mese in tecnologia che negli ultimi quattro anni insieme in assoluto (nel senso di spese per qualsiasi cosa che non fosse benzina, autostrada o bollette!). L’arrivo di Paolo mi ha ispirato a fare quei cambi che da troppo tempo rimandavo, o forse mi sono reso conto che era l’ultima occasione prima di un lungo periodo in cui non avrei avuto tempo di documentarmi per fare un acquisto serio. Nonostante un elenco così ricco di cose tecnologiche comprate, scegliere si è rivelato sorprendentemente facile. Il vincitore è:

vuotoGià, nulla. La verità è che nonostante abbia comprato un nuovo TV, uno smartphone, un portatile, il nuovo Forerunner 620 e la PlayStation 4, nessuno di questi merita davvero un premio. Avevo scritto un lunghissimo post (700 parole per 4000 caratteri) in cui analizzavo prodotto per prodotto e spiegavo che, sebbene siano tutti sostanzialmente oggetti di cui sono contento, allo stesso modo ciascuno di questi ha una serie di difetti più o meno grandi che mi spingono a non considerare nessuno di loro meritevole di vincere. Ma alla fine ho deciso di segarlo perché non mi va di mettere su un papiro di critiche e lamentele su difetti vari. Mi sa tanto di sfogo da viziatello, quindi lo cestino e mi limito a non premiare niente. Va detto però che fanno un po’ storia a parte il Forerunner (che è ottimo ma io personalmente sento la mancanza dei tasti e non amo molto lo schermo touch – quindi è più una questione soggettiva che altro) e la PlayStation 4, che sarebbe anche buona se solo avesse dei giochi decenti o che comunque giustificano la spesa (e il joypad ha una batteria che dura quanto quella di un iPhone, cioè nulla…). Cosa che al momento non si può dire vera. In futuro, magari già da giugno con il nuovo Batman, le cose cambieranno, ma al momento non vale i 400 euro che costa.

Quindi sì, niente gadget tecnologico dell’anno per me. Al prossimo post per l’ultimo premio del 2014: il best of 2014 assoluto!

[Best of 2014] Fumetto

È davvero difficile per me decidere IL fumetto del 2014 perché ne ho letti davvero tantissimi durante l’anno e nemmeno me li ricordo tutti. Il 2014 è stato l’anno in cui sono finiti Bakuman e Kekkaishi, due serie spettacolari. Ho scoperto Green Blood, Vanilla Fiction e la nuova ondata di manga adulti che noi di Planet stiamo pubblicando (tipo L’usuraio e Destroy x Revolution). Potrei poi parlare di GANGSTA., di qualsiasi cosa fatto dalla Arakawa e mille altri. Guardando agli Stati Uniti, ho fatto una enorme abbuffata di prodotti Image: da Fatale a Lazarus, da Dead Body Road a Starlight. Senza dimenticare le altre case editrici dove si trovano gemme come lo splendido She Hulk, The Private Eye, il nuovo Ghost Rider, Powers (che è sempre splendido). E questi sono solo una microscopica frazione di quelli di cui vorrei parlare! Quindi dover scegliere un solo titolo è praticamente impossibile, però se penso al divertimento e al coinvolgimento durante la lettura, un vincitore riesco a trovarlo e questo è…

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E dire che a me nemmeno piace tanto il calcio! Però Giant Killing è qualcosa di unico, di speciale. Sì un manga sullo sport più amato al mondo, ma siamo anni luce da Holly & Benji o cose simili: qui il calcio è mostrato in maniera realistica, con i protagonisti che sono allenatore e giocatori di una squadra della corrispondente serie A giapponese. Cosa lo rende così speciale rispetto a tutti gli altri fumetti da me letti? In una parola, il pathos. Le partite sono narrate in una maniera spettacolare, con i giusti tempi e senza perdersi troppo in riflessioni che occupano decine di pagine (nulla contro le riflessioni, ma non mettetemele nel bel mezzo di un incontro prima di un momento chiave. In questi casi rompono solo il ritmo). E, soprattutto, c’è una gestione spettacolare dei momenti clou. Quando capitano, abbiamo praticamente sempre tavole mute, con primi piani ben studiati sui volti dei protagonisti, in campo e fuori, o sui piedi col pallone. Queste sono poi seguite da pagine altrettanto spettacolari che ti mostrano la chiusura dell’azione.

Queste sequenze per me rappresentano il modo perfetto per trasportarmi nell’azione. Mi fanno scendere in campo, mi bloccano in uno spazio fuori dal tempo, immobile, in cui sai che da lì a poche vignette tutto cambierà. Mi sento un po’ come quando si ha quella telecamera a 360° che hanno introdotto con Matrix: mi ritrovo al centro di tutto e vedo ogni cosa o persona attorno a me. Lo so, sembra improbabile avere una sensazione del genere da un fumetto, ma è realmente quello che mi capita! E così finisce che leggo e rileggo le stesse due o tre pagine anche dieci volte di fila, esaltandomi ancora di più.

L’altro grande aspetto di Giant Killing sono i suoi personaggi. Come non si può adorare quello sbruffone di Gino? Chi non farebbe il tifo per una squadra guidata da quel genio di Tatsumi che, nonostante l’indiscutibile classe e intelligenza, ha un concetto di calcio talmente puro da risultare idealistico, ma che tu accetti lo stesso perché… beh, perché è Tatsumi e da lui non puoi che aspettarti questo. O parliamo di Tsubaki, il giovane il cui destino di successo pare già scritto, ma che sa di doverne fare di strada per arrivare al punto che tutti credono raggiungerà.

Per questi e molti altri motivi, Giant Killing è il mio fumetto del 2014. Se non lo conoscete, il mio consiglio è di comprare i primi cinque volumi. Sì proprio cinque, perché è a metà del quinto che io mi sono innamorato della serie, quando ti trovi davanti una pagina doppia in cui Tatsumi non fa altro che alzarsi dalla panchina. Ma da quel semplice gesto, e da come è stato disegnato, capisci che qualcosa di grande sta per succedere. E infatti giri pagina e… beh, leggetelo e lo capirete da soli. Le parole non possono farvi provare la stessa emozione 🙂

[Best of 2014] Film

Ci sono talmente tanti film nuovi ogni mese che non so dire se quest’anno ne ho visto molti o pochi. Sicuramente ho un arretrato mostruoso di roba interessante (a partire da How to train your dragon 2, che so già mi deluderà, fino a Locke), ma di roba bella ne ho vista parecchia. Sfortunatamente anche di brutta, ma su quella sorvolerò. Senza indugio via all’ambito premio di miglior film del 2014 per quanto mi riguarda. Sicuro che nessuno di voi abbia immaginato il vincitore, vi annuncio che si tratta di:

(vi metto il teaser che è molto corto e abbastanza confuso. Sfortunatamente il trailer mostra decisamente troppe cose: non guardatelo perché vi rovinate parte del film)

Ci sono due motivi per cui non lo avete indovinato. Il primo è che About Time / Questione di tempo è un film uscito sul finire del 2013; ma considerato che io l’ho visto solo quest’anno, per me rientra tra i candidati. Il secondo è che probabilmente nessuno lo conosce: ogni volta che ne parlo con qualcuno, infatti, ricevo sempre il classico sguardo di chi non ha idea di cosa sia. Sguardo che si trasforma in scetticismo dopo aver sentito la prima descrizione della storia. E allora vediamola questa storia. About-Time-poster-303x450Nel film incontrerete una famiglia i cui maschi, raggiunti i 21 anni, scoprono di poter viaggiare indietro nel tempo e modificare quanto successo attorno a loro. Lo so, messa così sembra la classica storiellina magari cretina che ci mostra uno che ne approfitta per trombarsi un po’ di femmine. Ma se banalizziamo così tanto, questo è anche il riassunto di “Ricomincio da capo” e non penso che qui ci sia qualcuno che non consideri un capolavoro quel film con Bill Murray. Quindi date una possibilità a About Time perché vedrete ben presto che l’espediente del salto nel tempo è stato usato in maniera perfetta. Non buona, non ottima: perfetta. Sì, certo, c’è l’uso per il sesso, era inevitabile. Ma anche qui è tutto gestito molto bene, e con tanta intelligenza. Soprattutto vedrete che questo film è molto più profondo di quanto possa sembrare: non è solo una commedia ma anzi affronta a viso aperto problemi infinitamente più grossi della tizia da portarsi sotto le coperte, e anche qui grazie alle possibilità offerte dal “rewind” che il protagonista può fare… beh, guardatelo e capirete.

Come invogliarvi ulteriormente, o magari convincervi se non ce l’ho ancora fatta? Posso dirvi che è un film inglese e non americano, quindi non c’è l’odiata a banalissima struttura in tre atti (che io davvero non sopporto proprio più. Ormai salto a piedi pari tutte le commedie americane proprio per questo motivo). E se vi segnalassi che a scriverlo e a dirigerlo c’è la persona che ha scritto Quattro matrimoni e un funerale e Notting Hill (migliore commedia romantica di tutti i tempi secondo me)? Forse Richard Curtis non vi dirà nulla, ma di sicuro conoscerete questi suoi due film.

Quindi io ve lo consiglio, a me è piaciuto talmente tanto che ho persino comprato il blu-ray anche se, visto il finale (SPLENDIDO) non so quando avrò mai la forza di riguardarlo. Ci vorrà un po’, ma so che prima o poi ce l’avrò. Nel frattempo fatelo voi per me e poi passate di qua a dirmi che ne pensate.

Appunti a margine

  • Sempre parlando di tempo non lineare, come dicevo nel post dedicato a All You Need Is Kill, a me Edge of tomorrow è piaciuto tantissimo. Non so perché non abbia avuto il successo planetario che meritava, ma voi guardatelo. E cercate di dar poco peso alla parte finale che è quello che è, figlia di una cultura hollywoodiana che impone un certo tipo di scene per un certo tipo di film.
  • È stato un ottimo anno per i film legati ai fumetti Marvel. I Guardiani della Galassia ha dominato il botteghino, giustamente perché è un film divertente, ben scritto e ben girato. X-Men: Giorni Di Un Futuro Passato ha portato su schermo quella che per me è la miglior saga di tutti i tempi degli X-Men, e una delle migliori in assoluto della storia del fumetto. Un peso sulle spalle non da poco ma devo dire che Bryan Singer ha davvero fatto un ottimo lavoro. Se non avete visto questi due film, rimediate subito.
  • Vi segnalo il Grand Budapest Hotel di Wes Anderson, regista visionario nel vero senso della parola, che ha nella sua fotografia particolarissima, e nel suo cast di attori feticcio, il marchio di fabbrica. Non so se GHB sia il suo film migliore, battere I Tenenbaum è dura, ma sicuramente è un modo fantastico di passare due ore davanti allo schermo.

[Best of 2014] Videogioco

È stato un anno in cui ho giocato molto, decisamente più di quanto pensavo avrei avuto il tempo di fare. Sono stati parecchi i titoli che mi hanno appassionato (c’è una lunga lista di consigli alla fine), ma se devo pescare un singolo titolo che ha segnato quest’anno, è sicuramente

Diablo IIIDiablo III su Xbox 360 mi aveva già succhiato decine di ore senza che me ne accorgessi, perciò ero deciso a giocare anche alla nuova versione, questa volta su PlayStation 4. Cosa cambia tra le due? Molto. Diablo III: Ultimate Evil Edition contiene un atto in più (il quinto), una nuova classe di personaggi (il crociato) e, soprattutto, un endgame decisamente più divertente e lungo. Anzi, contiene un endgame, visto che nella precedente non c’era proprio. È vero che alla fin fine ti ritrovi a rigiocare sempre negli stessi livelli facendo sempre la stessa cosa, cioè trova il tizio X e uccidilo, però va detto che ci sono talmente tante cose secondarie da scoprire nelle mappe che ci si annoia molto poco. Anche perché, e qui sta il punto della questione, su console Diablo III è dannatamente divertente. Tanto l’ho trovato noioso e a tratti ingiocabile con mouse e tastiera, tanto è spettacolare con un joypad in mano. Veloce e dinamico, spesso è frenetico oltre l’umana percezione ma tanto non importa perché comunque in quei casi scateni tutto l’inferno che hai senza pensarci due volte, e speri che basti. Giocare da soli oppure online significa passare ore a massacrare nemici per il puro gusto di farlo e per trovare le armi e le armature più rare. E qui sta il secondo punto di forza: la quantità smisurata di loot che ti viene lanciato addosso, con oggetti dalle caratteristiche interessanti che ti impongo davvero di stare a pensare quale sia la combinazione migliore. In sintesi, se volete un gioco d’azione divertentissimo da soli o in gruppo (si può anche giocare fino a quattro sulla stessa tv!), che vi garantisca decine di ore di sfide e un numero enorme di armi e oggetti da scoprire e abbinare, con Diablo III: Ultimate Evil Edition andate sul sicuro.

Appunti a margine

  • A perdere il titolo di gioco dell’anno sul filo di lana è stato Mass Effect 3. Sono un grandissimo amante della saga e a me è piaciuto molto anche questo terzo capitolo col suo controverso finale (che a me è sembrato in realtà abbastanza bello e coerente). Ho persino giocato a lungo alla componente online, cosa abbastanza rara per me. Perché ha perso, quindi? Non riesco a capirlo nemmeno io, anche perché ME3 ha una trama spettacolare mentre quella di Diablo appena passabile a essere buoni. Probabilmente è merito del loot del gioco Blizzard e dei duemila obiettivi che ti vengono dati da realizzare. Due cose che mi hanno davvero conquistato. Ma ribadisco: se a Diablo dovessi dare 10, ME 3 si beccherebbe un 9,99.
  • Un titolo assolutamente da provare, magari nella nuova versione HD, è Sleeping Dogs. Un free roaming con mappa non gigantesca (cosa per me positiva) e, soprattutto, diversa dal solito visto che finalmente non siamo a New York o la California, ma a Hong Kong. Una storia di mafie cinesi, polizia e molto altro ancora.
  • The Last of Us è probabilmente il primo gioco con pesanti meccaniche stealth che finisco. Mi è piaciuto, ma non come gli Uncharted. Il prologo è però una delle cose più intense che abbia mai visto in vita mia, soprattutto per come finisce.
  • Sempre su PlayStation 3, Infamous 2 è un free roaming divertente e abbastanza facile. Consigliato.
  • Free roaming anche per LEGO Marvel Heroes, uno dei migliori titoli targati LEGO da parecchio tempo a questa parte. Evitate come la peste, invece, LEGO The Hobbit che io ho trovato noioso.
  • Brothers è molto poetico e appassionante ma anche un filino troppo corto. Però merita di essere giocato.
  • È stato il primo anno in vita mia in cui ho giocato due Assassin’s Creed. Contrariamente all’opinione comune, però, mi è piaciuta di più la storia del III mentre mi ha divertito di più Black Flag (ma comunque il III per me è un ottimo capitolo della saga). A lasciarmi un po’ freddino in BF è stata la storia troppo veloce dei pirati, ma questo forse dipende dal fatto che avendo lavorato sul volume “Il diario di Barbanera”, dove tutti gli eventi del gioco sono raccontati con molti più dettagli visto che lì di spazio ne avevano in abbondanza, mi aspettavo qualcosa dal gioco che onestamente non era possibile avere. Se avessero duvuto inserire tutti i dettagli e le spiegazioni del libro, AC IV avrebbe occupato due o tre BD e sarebbe costato il triplo.
  • Infine stupendo XCOM Enemy Within. Gioco strategico molto ben fatto che però alla fine ho mollato per chissà quale motivo. Spero però di avere tempo di riprenderlo in mano e concluderlo nei prossimi mesi.

[Best of 2014] Romanzo

Non è stato un anno in cui ho letto moltissimo. Troppi romanzi da supervisionare per lavoro, che mi mangiano le ore notturne, quelle normalmente dedicate ai libri, e che, soprattutto, alla fine mi lasciano con tutto tranne che con la voglia di prendere in mano un altro volume e immergermi nelle parole. Soprattutto quando sai che hai un mese di pausa e dopo di questo ti aspetta un altro romanzo da supervisionare. Detto questo, però, quest’anno ho letto un libro fantastico, uno di quelli che non esiterei a definire un capolavoro. Un libro che ho avuto anche la fortuna e l’onore di supervisionare personalmente. Sto parlando di:

All You Need Is Kill

Cover originale giapponese del romanzo All You Need Is Kill

All You Need Is Kill, arrivato in Italia con il titolo Edge of Tomorrow seguendo il traino del film basato su questa storia con Tom Cruise, è semplicemente splendido. Diciamo subito una cosa: col film hollywoodiano non c’entra praticamente nulla. L’unica cosa in comune è l’idea di base, cioè che c’è un soldato normalissimo, anzi decisamente scarso, che si ritrova a rivivere costantemente la stessa manciata di giorni. Nello specifico quelli che precedono una importante battaglia e la battaglia stessa, dove muore.

Messa così può sembrare banale, ma vi assicuro che la storia è scritta estremamente bene e ha un ritmo fantastico, usato per descrivere il susseguirsi di eventi che il geniale autore, Hiroshi Sakurazaka, vi sparerà di fronte pagina dopo pagina. Visto che ci sono vi metto qui anche il testo dalla quarta di cover del romanzo:

Cover italiana del romanzo

Cover italiana del romanzo

La Terra è sotto attacco: dallo spazio arriva la minaccia dei Mimic, alieni che stanno trasformando il nostro pianeta in un luogo invivibile, uccidendo chiunque trovino sulla loro strada. In una piccola isola nel sud del Giappone, in uno dei tanti campi di battaglia sparsi in giro per il mondo, Keiji Kiriya ha il suo battesimo del fuoco. La battaglia prende però una brutta piega, e Kiriya viene ucciso… ma si risveglia misteriosamente due giorni prima dello scontro, nel suo letto. Per lui inizia così un loop temporale che lo porterà a rivivere gli stessi giorni alla ricerca di un modo per sopravvivere alla battaglia ma, anche, per uscire da questo vortice temporale in cui si è trovato incastrato. Perché c’è una cosa peggiore di morire, ed è farlo ripetutamente!

All You Need Is Kill è il pluripremiato racconto fantascientifico scritto da Hiroshi Sakurazaka e impreziosito dalle illustrazioni di yoshitoshi ABe. Una storia cruda e affascinante, che ha saputo conquistare l’occidente e che è stata trasportata in un blockbuster hollywoodiano dal titolo The Edge of Tomorrow, con protagonisti Tom Cruise ed Emily Blunt!

Se non l’avete letto, e se vi piace la fantascienza o in generale le storie ben scritte e appassionanti, fidatevi di me: compratelo. Non ve ne pentirete.

Appunti a margine

  • Come detto più su, tra il film del buon Tom e il romanzo originale c’è veramente poco in comune. Curiosamente, però, il film è molto bello pure lui, anche se in maniera diversa. Anche se il tipico finale hollywoodiano potevano risparmiarcelo e solo questo mi ha un po’ deluso, per il resto è una pellicola molto divertente, con un grandissimo ritmo e due ottimi attori. E’ uno dei miei film preferiti del 2014, forse addirittura il mio preferito in assoluto! Ma questo lo scoprirete solo tra qualche giorno… 😀
  • Curiosamente, per il secondo anno di fila il miglior romanzo letto è di fantascienza e legato al mio lavoro. L’anno scorso, infatti, era Ender’s Game, letto in preparazione dell’edizione italiana del fumetto di cui dovevo occuparmi. Splendido anche questo libro, straconsigliato a tutti!
  • * All You Need Is Kill è stato anche adattato in formato manga con i disegni del grandissimo Takeshi Obata, l’autore di Death Note e Bakuman. Due soli volumi assolutamente da divorare, ma solo dopo aver letto il romanzo. La storia è la stessa del libro, però raccontata più velocemente. Quindi io consiglio di dedicare il tempo che merita al libro, poi passare al manga.

[Best of 2014] Prologo

Come tanti, troppi blog e siti, anche io quest’anno voglio fare un veloce “best of” dell’anno appena finito. Poche categorie già definite finora (che NON appariranno in quest’ordine):

  • miglior romanzo
  • miglior film
  • miglior videogioco
  • miglior serie tv
  • miglior fumetto
  • miglior acquisto dell’anno
  • cosa migliore in assoluto del 2014

Se pensate manchi qualche categoria, segnalatemelo nei commenti e potrei aggiungerla. E metto subito le mani avanti dicendo che non c’è miglior anime perché ne ho visti troppo pochi, ma probabilmente vincerebbe Psycho Pass o Shingeki no Bahamut Genesis.

Questo mi fa anche venire in mente che per me il “best of 2014” si riferisce a quanto io ho visto/letto/altro nel corso dell’anno. Se per esempio il film era del 2013, frega nulla: io l’ho visto nel 2014, per me è candidato. Non siamo mica agli oscar qui 😀

Chiudo dicendo che se qualcuno vuole provare ad azzeccare il vincitore di una delle categorie o anche di tutte, lo faccia nei commenti del blog e non su facebook.