L’occasione mancata da Higuain

Higuain

La moderata e pacata esultanza di Higuain dopo il primo gol ufficiale con la maglia della Juve…

Il passaggio dal Napoli alla Juve di Higuain è stato il colpo di mercato dell’anno per il campionato italiano. E forse anche in generale: se la gioca con quello di Pogba.

Come da tradizione, i tifosi della squadra che ha “perso” il campione si sono arrabbiati e sono arrivati i soliti insulti, minacce, accuse e roba varia. Una cosa tra il patetico e il triste visto che si parla di persone che giocano in una squadra invece che in un’altra esclusivamente per una questione di soldi, ma per motivi a me oscuri la gente spegne il cervello quando si parla di calcio.

In tutto il marasma successo quest’estate attorno alla vera e propria telenovela del passaggio di Higuain, l’unico che non ha praticamente parlato è stato il giocatore stesso. Gonzalo ha infatti deciso di starsene in disparte e solo a passaggio avvenuto ha detto le solite parole di circostanza: “grazie alla città”, “grazie ai tifosi che saranno sempre nel mio cuore”, “ora però è arrivato il momento di una nuova avventura”, eccetera eccetera.

Parole vuote come sempre capita in questi casi, o che comunque suonano vuote al tifoso deluso. Ed è qui l’errore di Higuain. Secondo me non avrebbe dovuto giocare solo sui soliti ringraziamenti e sull’emotivo, ma di fronte alle continue domande sui tifosi feriti, lui avrebbe dovuto dire:

Mi spiace ma so anche che andandomene ho lasciato un vero e proprio patrimonio alla squadra, che ora può essere ricostruita più forte che mai anche grazie ai soldi intascati con la mia cessione.

Che lo pensasse o no, poco sarebbe importato: una risposta del genere avrebbe potuto spostare l’attenzione di parte dei giornalisti e dei tifosi dalla questione “traditore” a “sì, ok, se ne è andato ma alla fine quasi quasi ci guadagniamo”. Con anche ulteriore pressione spostata sulle spalle del presidente De Laurentis, che Higuain non sopporta (parole sue).

Non dico che i tifosi l’avrebbero ringraziato, ma secondo me una buona parte non se la sarebbe presa quanto ha invece fatto con la linea tenuta dal giocatore argentino. Anche perché di fatto avrebbe pure detto una cosa abbastanza vera.

 

Il calcio che piace a me

Non sono mai stato un tifoso sfegatato del calcio, così come di nessun altro sport. Come ogni italiano l’ho seguito fin da piccolo, però il fatto stesso che non abbia una squadra del cuore, ma che anzi nel corso degli anni ho più volte cambiato la compagine per cui facevo il tifo, dovrebbe far capire quanto per me sia importante.

Inoltre dopo aver arbitrato per qualche anno, ho progressivamente perso l’interesse per questo sport a causa di quanto ho visto e sentito sui campi di gioco. Arbitravo bambini/ragazzini e poco più, ma già a quel livello lo schifo è veramente insopportabile.

Ad ogni modo il calcio di riflesso lo seguo ancora. Leggo avidamente le news che lo riguardano, che continuano a interessarmi nonostante non guardi poi le partite. E’ uno dei misteri del mio cervello che un giorno magari qualcuno decifrerà.

Eppure nonostante questo mio approccio decisamente distaccato dallo sport più amato al mondo, sono innamorato follemente di Giant Killing. Un manga sul calcio, di calcio. L’ho anche eletto mio personale miglior fumetto del 2014!

Potete capire il perché di questa mia passione semplicemente guardando queste due pagine:

DSC_2277Anche senza conoscere i personaggi, si respira tutto il pathos del momento. Un giocatore che fa uno stop al volo dà il via a una serie di vignette in cui Masaya Tsunamoto (scrittore) e Tsujitomo (disegnatore) danno il meglio di sé.

Vediamo per prima cosa due visi che reagiscono molto diversamente: il primo ha uno sguardo attento e sorpreso, oltre che preoccupato. Il secondo è… beh, qui servirebbe sapere chi è Tatsumi e che carattere ha per apprezzare al meglio quell’espressione. Diciamo che è incuriosito.

Poi c’è l’immagine che rappresenta il movimento statico, con l’attaccante che ha fatto lo stop che punta la porta. Una vignetta che serve a farci capire in che punto del campo sono, e che non c’è un difensore in grado di fermarlo nell’immediato. Un piccolo trapezio che ti dà tutte le informazioni possibili e necessarie in maniera chiara.

Infine la vignetta migliore, dove senza mostrare testa e piedi, ma solo un particolare del corpo con l’inequivocabile posizione delle gambe, e con poche linee cinetiche sapientemente piazzate, Tsujitomo ti fa capire che il giocatore ha caricato il tiro che sta per calciare. Come andrà a finire l’azione non lo dico, non solo perché sarebbe uno spoiler ma perché sarebbe inutile. Questo perché Giant Killing è pieno di momenti appassionanti come questi che, come nella realtà, finiscono con una palla sul palo, un intervento di un difensore o una parata del portiere. Questo però non cambia quello che provi mentre lo leggi e ancora non sai se l’azione finirà con un gol o meno. E non lo saprai fino a quando non girerai pagina, cosa che io faccio sempre in fretta salvo poi fermarmi dei minuti a studiare i dettagli di quello che c’è disegnato e raccontato sopra.

Se poi l’azione finisce con un gol, io mi ritrovo con una scarica di adrenalina addosso come se avessi appena visto l’Italia segnare un gol durante l’Europeo.

Di più: la maggior parte delle volte, durante questo tipo di pagine io ho letteralmente la pelle d’oca. Lo ammetto senza problemi, è successo anche qui. Perché se da sole queste due pagine sono splendide, quando le leggete nel flusso della storia, pesando quando è successo durante la partita… beh, non penso sia possibile non emozionarsi così.

Almeno non per me 🙂

Perché si dice “biscotto” nel calcio?

biscotto calcioIn questi giorni di Europei di calcio si sente molto parlare di “biscotto”, cioè del tacito, ma idealmente non troppo manifesto accordo che due squadre fanno per far finire la partita che le vede scontrarsi con un risultato che va bene e entrambe. Per noi Italiani è famoso quello tra Svezia e Danimarca durante gli Europei del 2004, quando si accordarono per un 2-2 che le avrebbe fatte passare entrambe al turno successivo con relativa eliminazione dell’Italia.

Ma perché si dice fare un biscotto? Quando l’ha chiesto un mio amico su facebook ho realizzato che in effetti nemmeno io lo sapevo. Ho quindi provato a chiedere a un po’ in giro ad altri amici, alcuni dei quali pure esperti di calcio, ma nessuno mi ha saputo dare una risposta convincente.

Così mi sono messo a cercare in rete e ho trovato un ottimo articolo del Post che saccheggerò per questo mio pezzo informativo, ma che almeno a differenza di altri io non solo riconosco apertamente come fonte ma lo linko pure! Che volete farci, sono molto web 1.0 quando la netiquette veniva ancora seguita…

Dicevamo, biscotto. Ci sono due teorie che cercano di spiegare il significato dell’espressione. La prima si basa sull’etimologia della parola: viene dal latino biscoctus, cioè bis (due volte) + coctus (cotto). Quindi qualcosa cotta due volte e, traslando, un qualcosa che accontenta le due parti.
Detto sinceramente, a me sembra una cosa senza senso perché non capisco come cuocere due volte un cibo possa fare contente due parti e scontenta una terza.

La seconda ipotesi è invece molto più interessante. Nell’ippica si dava ai cavalli un biscotto inzuppato in sostanze illegali per modificare le loro prestazioni in negativo. Per esempio lo si impregnava di un calmante in modo che il cavallo corresse meno e/o fosse meno reattivo. Ed era persino il proprietario stesso a farlo, corrotto da altri o anche solo per indirizzare meglio le proprie scommesse. Quindi qualcuno che volontariamente danneggia se stesso per ottenere un certo risultato, esattamente quello che succede nel calcio quando decidi di non fare gol o, come in Svezia-Danimarca, ne prendi uno all’89° per far realizzare quel pareggio previsto.

 

Lo switch di Cristiano Ronaldo

Anni fa impazzivo letteralmente per le pubblicità in grande stile della Nike, quelle dove vari giocatori si trovavano ad affrontare samurai robot, a combattere in un’arena come gladiatori o cose del genere.

Col passare degli anni il mio gusto è cambiato e, sebbene le trovi ancora molto affascinanti, non sono più entusiasta come allora quando ne vedo una per la prima volta. Ci sta, sono invecchiato… 😀

Però visto che gli Europei di Calcio sono appena iniziati, direi che è il caso di festeggiare anche qui su Zero3 l’evento e quale modo migliore di farlo se non condividendo l’ultima mega pubblicità evento di Nike?

Questa volta il video è però un filo diverso: c’è un solo protagonista, Cristiano Ronaldo, che recita in un vero e proprio mini film. La trama è una delle più usate da Hollywood e compagni: lo scambio di persona!

Vi consiglio di vederlo perché è molto ben girato, ci sono alcuni punti davvero divertenti (e che ti fanno persino pensare che Ronaldo potrebbe fare l’attore) e delle trovate niente male.

In sintesi, promosso su tutta la linea! Brava, Nike!

 

Il grande lutto dell’estate 2016

Voi pensate che sia per la morte di Muhammad Ali (che curiosamente è morto lo stesso giorno di Cassius Clay: guarda te che sorprese ti riserva la vita a volte…), del giovane pilota Luis Salom o di chiunque altro ci lascerà nei prossimi tre mesi.

No, il vero grande lutto dell’estate 2016, per il quale vi chiedo fin d’ora un minuto di silenzio, sta per consumarsi. Oggi infatti Ibrahimovic annuncerà dove giocherà il prossimo anno (pare Manchester, sponda United, stando ai bene informati).

IbraTutti i siti hanno già pronte pagine e pagine ricche di inutili aneddoti e di patetici fotomontaggi di Ibra con la nuova maglia, mentre domani i giornali sportivi gli riserveranno grandi titoli a nove colonne e approfondimenti altrettanto inutili. Ma tutte queste cose saranno fatte anche con la morte nel cuore, perché un annuncio così importante priverà loro di quelle centinaia di migliaia di articoli che avrebbero potuto scrivere da qui a, per esempio, agosto. Se solo lui fosse stato un filino più gentile e rispettoso del loro lavoro e avesse deciso di aspettare fino a agosto, oggi noi avremmo potuto scoprire che Ibra era a un passo dal Chelsea, domani invece era del Milan, dopodomani ci sarebbe stato il clamoroso ritorno al Barcellona salvo poi scoprire venerdì che aveva già firmato per l’Atletico Madrid. Cosa poi ovviamente smentita sabato e domenica, quando due articoli distinti, ma visibili entrambi in home page, lo avrebbero dato per certo al City e per sicuro al Bayer Monaco ora che non c’è più il nemico Guardiola . Domenica avremmo infine letto che Ibra aveva già sostenuto le visite mediche al centro sportivo del Foggia, in caso di promozione del club sardo.

Tutto questo ovviamente su un unico sito. Aprendone due, e magari confrontandoli anche con dei giornali, avremmo avuto lo stesso numero di notizie moltiplicato per le fonti lette, con altrettante squadre messe in ordine casuale.

E invece no. Quel bastardo di Ibra ce lo fa sapere oggi, a inizio estate, persino prima degli europei!

Quanti like, quante pageview andranno così perse nel nulla? Quanta carta rimarrà nelle rotative invece che uscire dallo stampatore in direzione di qualche edicola?

Domande come queste non avranno mai risposte sicure. Io piango e intanto rifletto anche su questioni collegate: se qualcuno clickka in una foresta deserta, il clik conta lo stesso o no? Anche questo non lo sapremo mai.

Attenzione! Attenzione!

Casomai vi fosse sfuggito, oggi inizia la Champions. Ed è esclusiva Mediaset per i prossimi tre anni. Ve lo dico perché non hanno fatto molta pubblicità a riguardo, quindi magari non lo sapete…

Ok, siamo seri. A me del calcio frega molto, molto poco: mi annoio a vederlo e non mi frega nulla chi vince (basti pensare che non ho una squadra del cuore e di norma tifo solo Mancini, il mio idolo quando ero piccolino. Quindi quest’anno, forza Inter! :D). Non sono quindi l’utente medio che Mediaset e Sky cercano di raggiungere con i loro spot.

Però il BOMBARDAMENTO costante di spot di Mediaset Premium e di Sky mi ha davvero frantumato le palle. E’ impossibile trovare un qualsiasi blocco di spot su un qualsiasi canale tv nazionale, o emittente radiofonica, senza vedere giocatori che parlano con la telecamera, zebre che corrono nella savana (a margine: a me va benissimo se le uniche zebre che vedrò quest’anno saranno quelle di un documentario :P), annunci di esclusive temporali e di incredibili e imperdibili riprese dagli spogliatoi.

Sono al punto che vorrei essere abbonato a entrambi i servizi solo per poterli mollare e poi, quando mi chiamano per chiedermi il perché e offrirmi cose pazzesche per tornare con loro, dirgli che a causa dei loro spot non ci penso proprio.

E, in realtà, qualcosa l’ho fatto: da sempre gestisco io l’abbonamento a Sky di casa dei miei, e l’ho sempre lasciato così com’è per inerzia. Ora però mi hanno rotto talmente tanto che nel giro di tre mesi gli ho prima segato lo sport, e poi il cinema. Non lo cancello del tutto solo per dettagli trascurabili, ma ho più che dimezzato la cifra che mio padre gli dà.

E’ poco, lo so, ma almeno qualcosa l’ho fatto.

Calcio creativo -1

Ogni tanto capita di leggere del genio di turno che, credendosi il più furbo di tutti, fa una qualche cavolata cosmica che lo porta a diventare lo zimbello non solo di amici e parenti, ma anche di chi legge di lui in internet o sui giornali.

Però nel caso di cui vi sto per parlare c’è qualcosa di più, un’assurdità di fondo realmente inspiegabile.

Stando a questo articolo pubblicato da Eurosport, il genio di oggi si chiama Michele e ha fatto uno dei più inutili investimenti della storia.

Ha infatti deciso di comprare più di 10.000 t-shirt celebrative del “vero triplete”, quello che, secondo lui e i produttori della maglietta, la Juve avrebbe fatto quest’anno. Queste oltre a essere un azzardo, e parecchio brutte, avevano anche un prezzo non da poco: 9,99 euro l’una. In pratica questo genio ha “investito” centomila euro, CENTOMILA EURO!, in questa iniziativa (non è chiaro se le abbia prese a prezzo di costo o a prezzo di vendita: nel secondo caso è ancora più idiota di quanto uno potesse pensare, e visto come è andata la situazione, non mi stupirei se fosse davvero così).

il vero tripletePeccato che poi sia accaduto quello che era molto probabile succedesse: il Barcellona ha vinto la Champions League, facendo così saltare il triplete juventino.

Michele si ritrova ora con più di 10k magliette che ora deve (s)vendere. E ha deciso di ribassare del solo 90% il prezzo: le vende a 1 euro l’una. Rimettendoci, se mai riuscirà a venderle tutte, appena 90.000 euro…

Fin qui i fatti, arriviamo al punto della questione: perché?

Già, perché mai uno deve pensare che comprare diecimila t-shirt stampate e distribuite in vari negozi in tutta Italia sia una buona idea? Cioè, io capisco se vai da D&G e gli chiedi di farti una tiratura limitata, ma questo ha comprato uno stock di roba ampiamente disponibile. Ha investito una fortuna in questo modo per quale motivo? Come pensava di rientrarci?

Lui poteva venderle, ma contemporaneamente le vendevano anche i vari Cisalfa e chissà chi altri ancora. Ed è più facile che uno decida di prendersi una t-shirt di questo tipo in un vero negozio piuttosto che da uno sconosciuto.

Ma mettiamo anche che lui venga considerato alla pari dei negozi fisici: come pensava di venderne diecimila? Cioè, per piazzare un numero così alto di t-shirt doveva essere come minimo in piazza a Torino la sera della partita (e pure con più banchetti) e mettersi fuori dallo stadio per i prossimi due anni. Diecimila pezzi sono una cifra enorme, non è mica facile venderle tutte come semplice piazzista.

In sintesi: un idiota che non solo non si è reso conto del rischio che correva, del fatto che il Barcellona è più forte, e dell’investimento assurdo che stava facendo, ma che ha pure sottovalutato la dimensione dello stock che stava acquistando.

Detto tutto questo, gli auguro di rientrarci in qualche modo. Secondo me dovrebbe modificarle in qualche modo irriverente per la Juve e andare a venderle fuori da San Siro durante le partite dell’Inter. Un paio di migliaia secondo me le piazza 🙂

La mia piccola, stupida crociata estiva

Estate dovrebbe voler dire due cose: caldo e calciomercato. Sulla prima ci possono essere dei dubbi, sulla seconda no.

E così anche quest’anno abbiamo un’estate fatta di titoloni a nove colonne in cui il calciatore X è a un passo dalla Roma sulla Gazzetta, ha praticamente già firmato con l’Inter per Tuttosport, ed è innegabilmente dell’Atletico Madrid (nuovo nome caldo dell’estate) per il Corriere dello Sport. E altre destinazioni a piacere sui quotidiani non sportivi, ovviamente. Altrettanto ovviamente, se si parla di un top player (espressione che odio meno solo di “ci aggiorniamo”) da decine di milioni di euro, questo è già in mano a Paris Saint German, Manchester City o Real Madrid. E questo vale per tipo venti giocatori all’anno, tutti valutati minimo minimo 60 milioni.
Il che non sarebbe nemmeno insopportabile se il giorno dopo lo stesso giocatore X per la Gazzetta ha firmato per il Milan, è della Juve su Tuttosport e via così.

Il calciomercato è fuffa da sempre, ma lo è diventato ancora di più da qualche manciata di anni: leggenda vuole che sia stato Xavier Jacobelli a inventare il calciomercato tutto l’anno per salvare Tuttosport che stava chiudendo, e da lì la cosa è degenerata (non so però se sia vero!).

Volete un esempio lampante di quanto scrivano cazzate senza sapere nulla, ma solo per riempire pagine (cartacee e virtuali)? Ieri mattina su Sportmediaset.it c’era in grande un articolo “Juve-Conte: ora il rinnovo è imminente”. E infatti in serata Conte ha mollato la Juve.

Per tutto quanto scritto qua, io quest’anno non clickkerò mai sopra un link di calciomercato. O c’è scritto “ufficiale”, oppure per me non esiste. Non avranno il mio pageview, non vedrò i loro banner, niente di tutto questo. Cambierà qualcosa per loro? Ovviamente no, lo so benissimo. Ma mi piacciono queste piccole, stupide crociate estive 🙂