Fa la cosa giusta

Premessa.
Così come il post di due giorni fa, anche questo era misteriosamente parcheggiato nelle bozze. Ma mentre quello su Masha aveva bisogno di qualche ritocco, questo era completo. Mah, chissà perché non l’avevo pubblicato. Ad ogni modo lo faccio ora, non prima di aver detto che è stato scritto lo scorso 27 luglio.

fa-la-cosa-giustaIeri mattina esco come sempre per portare Paolo al nido, luogo che dista circa 250 metri da casa nostra. Al ritorno decido di allungare leggermente e passare per il parco che c’è qui vicino per vedere la natura, gioire della brezza mattutina che muove i rami, sedermi a rubare i primi raggi di sole del giorno…

Nah, cazzate: l’ho fatto perché in mezzo al parco c’è una palestra di Pokémon GO e volevo fare un po’ di combattimenti. 😀

Appena entrato sento qualcosa suonare. Inizialmente non capisco da dove arrivi, poi mi guardo introno e vedo un cellulare Nokia posato sopra una pietra. Appena lo prendo in mano smette, e questo mi scoccia parecchio. Mi immaginavo, infatti, di vedere scritto “casa” e poter quindi rispondere dicendo che ho trovato io il telefono e possiamo incontrarci così lo restituisco al legittimo proprietario. Ma non era destino che andasse così, pace. Guardo il display e questo mi informa che quella era la nona chiamata persa. Non so perché ma la prima domanda che mi passa per la testa è se erano tutte e nove della stessa persona o no. La seconda è, invece, “cosa devo fare?”.

Sbloccare il telefono, scorrere la lista alla ricerca di una voce come casa, mamma o altro? Guardare le chiamate perse e richiamare uno dei numeri per dire che il telefono ce l’ho io? Sinceramente a me non va di entrare nel telefono di un altro e non c’ho nemmeno voglia di farlo. Per un istante penso di darlo allo spazzino che sta raccogliendo foglie e cartacce a pochi metri di distanza, ma alla fine scarto l’idea perché mi costringerebbe a un’altra interazione con uno sconosciuto che non ho proprio voglia di fare stamattina*. Così rimetto il Nokia al suo posto e vado verso la palestra.

Cinque minuti dopo, e altrettante sonore sconfitte, mi alzo dalla panchina e mi dirigo verso casa. Faccio un giro diverso dal precedente per passare da un paio di Pokéstop, quindi sono lontano dal luogo dove ho lasciato/rimesso il telefono. Ma nella mia testa c’è un pensiero costante fin da quando ho posato quel Nokia nero: non è così che ci si comporta quando si trova qualcosa. Non è il modo giusto di agire.

Per me un telefono come quello non vale nulla, sia in termini economici (probabilmente era un Nokia 130, che Amazon vende all’incredibile cifra di 26 euro) sia in termini affettivi. Però per qualcuno magari 20 euro sono una cifra importante. E magari dentro ci sono SMS che hanno un vero valore per la persona che li ha ricevuti. Ma a parte questo, non è corretto non fare qualcosa di potenzialmente utile solo perché “non c’ho voglia”.

Così torno sul luogo e non so nemmeno io se sperare di trovarlo o no. Ma lo trovo e lo prendo. Mentre valuto le due opzioni precedenti, realizzo che ce n’è anche una terza: portarlo nella sede dei vigili di Vicenza, che è a circa 500 metri dal parco. Mi sembra la soluzione migliore: faccio il mio dovere di bravo cittadino e lascio il telefono nelle mani di un pubblico ufficiale. E nel mentre cammino pure un po’, il che mi permetterà di trovare qualche Pokémon per strada. 🙂

Esco così dal parco con due telefoni nelle due mani: uno sconosciuto e muto, e uno noto che mostra un ragazzino strano che cammina su una mappa verde e blu. Una manciata di minuti dopo arrivo a destinazione. So già dove andare perché qualche anno fa ci sono entrato per chiedere delle informazioni, e poi ci ero pure tornato in occasione del primo matrimonio, quindi punto diretto alla mia meta. Prima di me c’è una signora che parla di una multa da pagare e dei soldi che dovrà versare in più visto che sono scaduti i termini per lo sconto. Lei sembra moderatamente infastidita mentre il vigile con cui parla è cordiale ma anche poco interessato a ripetere la stessa cosa che le ha già detto almeno due volte da quando ci sono io. Tra l’altro il vigile dall’altra parte del vetro mi sembra lo stesso che avevo visto anni prima, ma ovviamente potrei sbagliarmi.

Un paio di minuti dopo tocca a me. Mi avvicino, saluto, appoggio il telefono, spiego brevemente la cosa e mi giro salutando di nuovo. Sfortunatamente sento subito una voce che mi dice “un attimo, non è mica così facile!”.

In pochi secondi nella mia testa passano infinite maledizioni per l’imminente rottura di palle che mi si sta per schiantare addosso. Lo sapevo che dovevo sbattermene e andare a casa…

In realtà la cosa è più semplice del previsto: si tratta solo di compilare un modulo con i miei dati dove dico anche cosa ho trovato e dove. Servirebbe anche un documento d’identità, ma io quando porto Paolo al nido esco solo con il telefono e le chiavi di casa, quindi non ce l’ho. Pazienza, si fideranno di quello che scrivo sul modulo.

Un altro paio di minuti dopo ho compilato tutto (con i miei dati veri) e finalmente esco per tornare a casa.

La strada del ritorno è anche ricca di Pokémon da prendere, che considero la mia ricompensa per la buona azione appena fatta.

Perché vi racconto tutto questo? Perché sono stato davvero a un passo dal lasciare lì il telefono e solo per egoismo e pigrizia. E non è giusto perché a parti invertite io sarei stato contento se qualcuno avesse fatto lo stesso con il mio telefono smarrito. E quindi lo scrivo qui, per ricordarmi che a volte basta davvero poco per fare la cosa giusta, e va fatta, non importa quanto piccola questa sia. E non c’è pigrizia o altro che giustifica il comportarsi diversamente.

* A mia parziale discolpa, e giusto per non farvi venire l’idea che io sia un misantropo totale o una specie di sociopatico, dico che avevo le scatole un po’ girate per altri motivi e quindi non volevo ulteriori sbattimenti.

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Cambiare o non cambiare, questo è il dilemma

Sabato sera vado a letto tardi, alle 4. Prima di farlo do un’ultima occhiata al mio Sony Z3Compact e vedo che ha il 79% di batteria (l’avevo ricaricato dopo aver fatto una lunga passeggiata con gelato e caccia ai Pokémon insieme a un amico). Decido che posso evitare di spegnerlo e metterlo in carica, e mi limito ad attivare la modalità aereo. Lo lascio sul tavolo in salone

Mi sveglio attorno alle 9 e dopo circa mezz’ora vado a prendere il telefono. E’ ovviamente dove l’avevo lasciato, solo che è spento e premendo il tasto dell’accensione non succede nulla. Mi dico che magari qualche gioco in background ha consumato tutta la carica rimasta – indiziati numero uno sono ovviamente Pokémon GO e un one-click game che sto provando da un po’. Mi sembra strano ma è possibile, così lo metto in carica. E noto subito una cosa: non si accende la lucetta che si vede in questi casi. La faccio breve: il telefono è morto. MORTO! Ho provato mille procedure diverse descritte in rete ma nessuna funziona.

Tocca quindi portarlo in assistenza e per fortuna sono ancora in garanzia (comprato a novembre 2014), ma è agosto e il centro di riparazione telefoni Sony che c’è a Vicenza è ovviamente chiuso. Inoltre tutti mi dicono che Sony ci mette una vita a riparati e rimandarti il telefono, anche due o tre mesi, quindi la vedo lunga.

In questi giorni sto usando il vecchio iPhone 4S, che però da quando è stato aggiornato alle ultime versioni di iOS è lentissimo! Inoltre la batteria dura un niente, in parte perché vecchia, in parte per l’uso un po’ al massacro che ho fatto del telefono dopo l’acquisto del Sony.

Insomma, mi trovo in una situazione chiara: con l’iPhone non posso andare avanti, devo comprare un altro smartphone.

A questo punto il dubbio: comprare un muletto da massimo 200 euro, che poi girerò a Carla che ha effettivamente bisogno di un secondo telefono da usare per il suo lavoro (attualmente usa il mio Nokia N73! Quello che avevo prima dell’iPhone 3GS!), oppure spendere una cifra più importante e comprare un vero sostituto dello Z3C?

La seconda ipotesi mi scoccia perché io ero abbastanza deciso a tenere il Sony per almeno tre anni, quindi cambiarlo a nemmeno due non è il massimo. D’altra parte ha senso spendere 150/250 euro per un telefono medio quando a questo punto posso fare il salto e comprarne uno da 400, ed essere così di nuovo a posto per due/tre anni (rotture impreviste escluse)?

Sono due giorni che giro siti vari alla ricerca di opinioni su quello che offre il mercato, e il risultato è che sono più indeciso di prima. Scartato a priori l’iPhone perché non esiste che compro una cosa così costosa e con così poca batteria, oltre al fatto che comprare un iPhone a due mesi dall’uscita del nuovo modello è idiota come cosa, sto puntando su qualche Android cinese. A dire il vero mi piacerebbe il Samsung Galaxy S7, più che altro per l’ottima fotocamera, ma costa troppo per il mio budget e, soprattutto, non ho sentito parlare troppo bene del software Samsung e della gestione degli aggiornamenti del sistema operativo.

Ora come ora propenderei per uno Huawei, magari un P9/P9 lite. Oppure potrei aspettare e vedere quanto costerà l’Honor 8, visto che la versione 7 è esattamente quello che vorrei, ma pagare 300 euro per un telefono uscito un anno e mezzo fa mi sembra troppo. Se l’8 non costerà troppo, potrei lanciarmi su quello. Se invece avrà un prezzo alto, potrò buttarmi sul 7 che sicuramente si troverà a molto meno.

Per quest’ultimo discorso entra però in gioco anche il fattore tempo: non posso aspettare più di tanto, infatti.

Se qualcuno di voi ha consigli e/o opinioni, me li scriva nei commenti. Saranno apprezzati 🙂

 

Altra freccia, altro centro

TIMIl maledetto Dio dell’Hardware inforca di nuovo il suo arco, lo punta verso di me e scocca una freccia che fa, come sempre, centro. Questa volta però ha cambiato bersaglio. Ecco la storia del giorno.

Io da qualche anno ho portato il numero di telefono su Fastweb, dove ho una ricaricabile che per 10 euro al mese mi dà 400 minuti, 400 SMS e 5 GB di traffico dati. È semplicemente perfetta per me, se non fosse che mi accorgo fin da subito che non pago mai 10 euro secchi, sempre qualcosina in più senza che ci sia alcun motivo. Manciate di centesimi, a volte un euro e mezzo: poca roba, quindi lascio perdere. Quando la cosa continua per troppi mesi, chiamo Fastweb che mi dice che i costi sono per traffico dati sotto roaming TIM (Fastweb è un operatore virtuale che si appoggia alla rete 3, la quale a sua volta si appoggia a TIM quando non c’è il suo di segnale). Controllo le impostazioni e verifico che il roaming è disattivato, ma questo non ferma il mio Sony Z3 Compact. Una rapida ricerca in rete mi fa scoprire che il problema è nel firmware: la cosa succede su questi telefoni in versione “Europa” e non “Italia”, come è il mio comprato su Gli Stockisti. Unica soluzione: cambiare il firmware, cosa non facile da fare. Alternativa: cambiare operatore. Sbattimento e comunque sono tutti peggio di Fastweb come offerte. Unica a livello è 3, che però non considero perché avrei ovviamente lo stesso problema. Quindi lascio perdere, tanto sono solo pochi spiccioli.

Poi vado due giorni in trentino e al ritorno scopro che ho speso 6 euro in roaming dati. E a questo punto decido che è ora di cambiare. Non è tanto per la cifra in sé, è questione di principio.

Scarto subito Vodafone perché non ha il tethering compreso nel prezzo, e a me serve quando vado a Modena. Scarto anche Wind perché mi ci sono sempre trovato malissimo, anche due anni fa quando l’ho riprovata salvo poi scappare velocissimamente in Fastweb. Restava TIM che però non aveva buone offerte. Quindi alla fine non cambio, ma rimango in attesa di un’offerta invitante.

La settimana scorsa appare dal nulla TIM Gold Go: secondo me è fatta apposta per rubare clienti a Fastweb, infatti la possono sottoscrivere solo persone che arrivano da operatori virtuali, e decisamente non è male. 1000 minuti, zero SMS (ma tanto chi li usa più?) e 3 GB a 7 euro (5 euro per i primi tre mesi). Con la possibilità di aggiungere un altro giga a 2 euro, fino a un massimo di 3 extra. Quindi pagherei 11 euro per 5GB… di fondo come Fastweb, appunto, ma senza il problema del roaming e con in più il 4G.

Faccio il cambio mercoledì e al negozio mi dicono che il numero passerà su TIM in due giorni. Perfetto: sabato mi scatta il rinnovo del canone di Fastweb, risparmio anche 10 euro. Venerdì mattina arriva il messaggio di TIM… che mi informa che il numero sarà spostato lunedì. Olè, 10 euro per due giorni: ringraziami, Fastweb!

Poco male, aspetto lunedì e arriva il trasferimento. Cambio SIM e tutto sembra andare bene. Sono a casa sotto Wi-Fi e non mi accorgo che la rete dati non va. Quando faccio una prova per vedere l’effettiva velocità della rete, capisco che il telefono non vuole saperne di connettersi a internet. Provo disattivando il 4G, ma non cambia nulla.

Leggo su Google e trovo un’altra configurazione dell’APN, la provo ma anche qui senza fortuna. La cosa mi scoccia ma sono giorni pieni e quindi non ho tempo per questo, così lascio perdere. La sera stessa, mentre aspetto di entrare nello spogliatoio della piscina, ci gioco ancora un po’ e per la prima volta riesco a connettermi. Faccio uno speedtest poi decido di provarne un altro… ma non va più. Ancora non sapevo che quella connessione sarebbe stata l’unica che sarei riuscito a fare.

Infatti da allora non c’è stato più modo di farlo connettere. Decido di tornare al negozio il giorno dopo, ma martedì qui a Vicenza diluvia quindi lascio perdere. Come detto ho da fare, non è una mia priorità. Nel frattempo mi connetto al sito MyTIM e dopo varie peripezie riesco anche a registrarmi. E scopro che dei 5 euro di credito che dovevo avere, ne sono rimasti 0,71. Perché? Mah! Pure su questo indagherò più avanti. Intanto ricarico 20 euro e non ci penso.

E arriviamo così a stamattina. Mi connetto al sito MyTIM per verificare una cosa e vedo che ho 20,12 euro di credito. Altri 59 centesimi spariti. Memore del problema Fastweb, stavolta prendo il toro per le corna fin da subito e chiamo il 119. Attesa infinita e quando alla fine mi risponde l’operatrice, mi fa notare che non risulta attiva nessuna opzione per il mio piano telefonico. Questo spiega non solo i cinque euro spariti ma anche perché l’indicazione del traffico mi mostrava due telefonate per una spesa totale di circa 8 euro. Che, a questo punto, immagino mi toglieranno domani. La tipa del 119 mi dice che lei non può fare nulla e devo tornare al negozio.

A questo punto chiudo tutto quello su cui stavo lavorando e vado subito. Ci sarei dovuto andare per la connessione che non funzionava, ora ci passo per qualcosa di un filino più importante.

Parlo con lo stesso ragazzo che mi conferma sia di aver richiesto la promozione sia che questa non è stata attivata. Mi chiede se per caso ho ancora lo scontrino con me e, botta di culo, ce l’ho. Così verifichiamo entrambi che effettivamente anche nello scontrino è scritto Tim Gold Go e lo manda a TIM insieme alla richiesta per sistemare la cosa, oltre a quella per rimborsarmi tutti gli euro che mi hanno preso e mi prenderanno. Li vedrò mai? Chi lo sa.

Ma prima di preoccuparmi del rimborso, realizzo una cosa. Per sistemare il problema e attivarmi la promozione a cui ho aderito, mi dice che ci vuole circa un giorno. La parola chiave qui è CIRCA. Può voler dire meno di uno ma anche poco più di uno.

Bene, oggi è mercoledì ma non un mercoledì qualsiasi. È un mercoledì prima di un ponte di quattro giorni. Forse il più lungo dell’anno. Quindi se non sistemano la situazione entro oggi, io mi ritroverò con un telefono inutilizzabile fino a lunedì! E dico inutilizzabile perché non avete idea di quanto costi chiamare con le tariffe che ho io senza la promozione attiva!

Bonus: nonostante il tipo abbia provato a configurare il mio telefono per la rete, internet ancora non va. Questo potrebbe anche dipendere dal fatto che non è attiva la mia promozione, quindi qui attualmente sospendo il giudizio. E cmq sarebbero tipo tre euro per la connessione, non mi sembra il caso di provarci…

Quindi la palla passa a te, dannato Dio dell’Hardware. Mi sistemeranno la cosa entro oggi oppure, come è prevedibile, se ne riparla lunedì mattina?

Che domanda retorica, lo so. Siamo al punto che non gli serve nemmeno impegnarsi per puntare la tua freccia porta sfiga… tanto è certo che farà centro come sempre!

update: continua, e finisce, in questo post.

Almeno mettilo silenzioso!

Qualcuno mi spiega perché in qualunque situazione uno possa essere, dall’isola deserta alla sala operatoria, passando ovviamente per la camera da letto (dove finalmente sta per fare sesso con la donna che brama da cinque mesi) nessuno, ma proprio NESSUNO eh!, spegne mai il dannato cellulare?

Che ovviamente suona interrompendo qualsiasi cosa lui stesse facendo perché, altrettanto ovviamente, hanno sparato a X/Y è scomparso/non ci crederai ma è successo Z e devi venire qui subito?

La soluzione definitiva per uno dei più gravi problemi del mondo moderno

Telefono rottoC’è un grande problema che esiste da quando sono stati inventati i telefoni e che, con l’arrivo dei cellulari, ha raggiunto il suo massimo. E’ qualcosa di grave e serio, un cruccio che ogni giorno mina la stabilità mentale di decine di milioni di persone, che, a causa sua, passano minuti su minuti a premere tasti fisici o su schermo mentre cresce in loro la frustrazione per il tempo perso.

Eppure nonostante la cosa sia nota e sperimentata da praticamente tutti, nessuno finora ha pensato a un metodo efficace per risolvere la situazione, a un modo universale che eradichi per sempre la questione dal mondo. A creare una regola nota, pubblica ed efficace per tutti noi.

Per cui oggi io, qui su Zero3, prendo il toro per le corna e vi dico non solo il problema, ma anche la soluzione.

Problema: quando siamo al telefono con un amico e la linea cade, chi deve richiamare?

Soluzione: onde evitare di passare i successivi cinque minuti dopo la caduta della linea a richiamare, sentire il segnale di occupato, mettere giù, riprovare, ottenere lo stesso risultato, fermarsi in attesa e ricevere due SMS che ti avvertono, in ordine, che l’amico ora è libero e che ti ha chiamato due minuti fa, richiamare, trovare di nuovo occupato (del resto anche lui si era fermato ma, ricevuti i due messaggi, probabilmente in ordine inverso rispetto al vostro tra l’altro, ha provato a richiamare), passare una fase di almeno tre minuti in cui si alternano 30 secondi di attesa con 30 secondi di tentativi, quindi rassegnarsi e scrivere un SMS in cui dite “Non chiamarmi. Metti giù e aspetta che ti chiami i” solo per essere interrotti dalla telefonata dell’amico prima di avere modo di premere “o” e invio; dicevo, prima di tutto questo, creiamo una simpatica regola che valga per tutti e diffondiamola in tutto il mondo.

Se cade la linea, richiama chi aveva chiamato inizialmente.

Ecco, ora lo sapete. Diffondete la cosa nel mondo e che la pace sia con voi.