[Recensione] Death Note (di Netflix)

Ieri pomeriggio Netflix ha finalmente rilasciato il film di Death Note, una sua produzione molto attesa e di cui stanno parlando tutti . Non che ci sia da stupirsi della cosa: il manga di Death Note è uno dei più famosi e amati degli ultimi dieci anni, e ha ancora oggi nutrite schiere di appassionati. Il fumetto è semplicemente stupendo, l’anime collegato non è da meno e, sebbene non siano secondo me all’altezza della versione originale o in cartone animato, i film con attori giapponesi si difendono molto bene. Come sarà questo film americano?

Piccolo accenno alla trama per chi non conoscesse la storia (se la sapete, saltate il box).

Il Death Note è un quaderno dotato di un potere incredibile: se ci si scrive sopra un nome, questa persona morirà. E’ possibile indicare anche come e a che ora, o altre cose più specifiche, ma il succo è questo. Il suddetto quaderno viene affidato a un ragazzo di nome Light, che inizia a usarlo per far fuori i criminali di tutto il mondo. A un certo punto, però, la polizia comincia a capire che c’è qualcuno dietro queste centinaia di morti misteriose e comincia a dargli la caccia. Il capo investigatore è un ragazzo misterioso che si fa chiamare L, e che diventerà il nemico numero uno di Light.

La prima e più importante cosa da dire è che il Death Note di Netflix è molto, MOLTO diverso dall’originale. Qui abbiamo a che fare con una rivisitazione in chiave americana della storia, e le differenze sono tantissime e significative. A partire dal luogo in cui è ambientata la storia, Seattle e non Tokyo, e i relativi protagonisti che ora sono quindi americani. I nomi e le caratteristiche sono simili a quelle ideate da Tsugumi Ōba e Takeshi Obata, ma non sono riproposizioni fedeli. Per esempio qui abbiamo un Light incazzato, non uno psicopatico/sociopatico (perché, ammettiamolo, il Light del fumetto è uno psicopatico fin dall’inizio. Una persona normale forse potrebbe mettersi a usare il Death Note, ma di certo non si lancerebbe nella sfida a L, che è inutile oltre che controproducente).

Similmente, il modo in cui si può usare il Death Note stesso è in parte diverso da quanto visto nell’originale. La cosa era inevitabile: gli autori giapponesi si sono dovuti infatti confrontare con una lingua che, grazie alla diversa lettura dei kanji a seconda di come sono combinati, permette di scrivere lo stesso nome in centinaia di modi diversi (da qui, quindi, la regola che imponeva di avere ben presente la faccia della persona che si sta uccidendo), cosa che non vale per noi occidentali. Ma non c’era solo questo e gli americani hanno lavorato bene sulla questione, rendendo un filo più realistica la gestione di quella che a tutti gli effetti è una vera e propria arma di distruzione di massa. Questo è stato fatto aggiungendo di una marea di regole in più: molte sono proprio azzeccate (io durante la visione ho spesso pensato che alcune di queste avrebbero fatto bene anche al manga), altre sono un po’ troppo vaghe o mal descritte/spiegate. Non entro nel merito, però, perché sarebbe uno spoiler.

Altra piacevole novità è Ryuk, che ha lo stesso aspetto dell’originale ma un carattere, e un ruolo, molto diversi rispetto al manga. E ci tengo a dirlo: a me piace moltissimo come l’hanno cambiato, perché hanno saputo reinventarlo in una maniera assolutamente credibile. Lontanissima dall’originale ma credibile e quindi azzeccata.

Il vero punto debole del film è il cast, perché è composto principalmente da attori molto giovani e non bravissimi. Intendiamoci, si fanno guardare senza problemi, ma si poteva scegliere di meglio.

L’altro punto parzialmente debole è il fatto che sia un film. Un’opera complessa come Death Note avrebbe meritato una serie TV, in modo da poter sviluppare meglio personaggi, trama e tutto il resto. Stranger Things ha dimostrato che il thriller sovrannaturale piace ancora molto e Death Note sarebbe stato semplicemente perfetto per continuare la strada intrapresa con la serie culto dell’anno. Un vero peccato.

Arriviamo così al punto più caldo della questione: le polemiche e critiche che stanno infiammando i social. La situazione è, secondo me, molto semplice: i fan duri e puri sono scandalizzati e arrabbiati perché questo non è il “vero” Death Note, quello che conoscono e amano. E hanno ragione, non lo è. “Per fortuna”, aggiungo io. Perché io personalmente mi sono divertito molto a guardarlo proprio perché è diverso, non è la stessa storia narrata nello stesso identico modo per l’ennesima volta.

Intendiamoci: come detto prima, il manga di Death Note è, per me, un’opera monumentale che è entrata di diritto nella storia del fumetto mondiale, qualcosa di unico e irripetibile. Lo consiglio ancora oggi a tutti quelli che mi chiedono un manga da leggere. Ma ormai tutti conosciamo la sfida tra Light e L, gli stratagemmi di uno e le contromosse dell’altro, i colpi di scena e gli stravolgimenti di prospettiva. Davvero quello che si doveva fare era riproporli di nuovo? Io dico di no.

Per me è stato molto piacevole guardare un film basato su un’opera che amo ma che ha saputo comunque tenermi incollato allo schermo perché non sapevo cosa sarebbe successo dopo. Se invece avessero seguito in maniera pedissequa il fumetto, penso che dopo mezz’ora mi sarei annoiato.

Quindi sì, il film di Death Note fatto da Netflix è molto diverso dall’originale e io penso che sia un bene. Sì, non è certamente una produzione ad alto budget e ci sono tanti aspetti che personalmente avrei fatto in maniera diversa (a partire dal taglio young-adult/teen drama che a volte mi ha lasciato perplesso, ma questo dipende anche dalla mia non più verde età… T_T), ma io ho passato 100 minuti divertendomi.

Lo consiglio? Personalmente sì, ma dipende molto da voi. Se siete parte dei fan intransigenti che accettano solo l’originale, stateci alla larga. Se amate solo produzioni ad altissimo budget, forse anche per voi è meglio evitare.

Ma se cercate una storia interessante per passare un’ora e mezza divertendovi davanti alla televisione, o se non conoscete Death Note e volete vedere cosa sia quest’opera di cui tutti parlano, o semplicemente siete incuriositi dall’idea di un quaderno che permette di uccidere chiunque, allora io dico di guardarlo. Potreste anche scoprire che vi piace. In quel caso il passo successivo è uno solo: comprarvi il manga che è molto più bello del film (se non altro perché la storia ha un respiro molto più ampio, con tantissime cose e personaggi in più). Si trovano varie edizioni ma io consiglio la Black Edition perché è la più recente e quella che troverete più facilmente. Ed è anche in un formato più grande, cosa che vi permetterà di apprezzare al meglio le splendide matite di Obata. Provate a prendere il primo numero e vedrete che non ve ne pentirete (lo trovate su Amazon o qui sul sito Panini).

In conclusione: per quanto mi riguarda, Death Note di Netflix è promosso. Gli do un 8 abbondante, perché voglio premiare il coraggio di rileggere in chiave diversa una storia tanto famosa e amata. E perché nel farlo riescono a creare qualcosa che mi è piaciuto. Speriamo sia solo l’inizio e che nei prossimi anni arriveranno altri film tratti da anime e manga.

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[Recensione] Collateral Beauty

Mi aspettavo un certo tipo di film, me ne sono trovato davanti un altro. Ho fatto molta, molta fatica a passare la prima parte, che non mi ha proprio preso. Però quando si raggiunge il momento dell’idea dell’inganno, la storia ingrana e arrivare alla fine è stato facile perché mi ha preso. E confesso che sono contento di aver resistito, perché tra mille lacrime, degli attori e mie, quello che ho visto non mi ha cambiato la vita ma sicuramente mi ha fatto pensare più di tanti altri film guardati nel corso degli ultimi anni.

Collateral Beauty è un film drammatico che racconta la storia di un uomo (Will Smith) che ha perso la figlia, ancora bambina, colpita da una malattia incurabile. Come effetto di questa immensa tragedia, si è chiuso in se stesso e non vive più, si limita a sopravvivere. I suoi tre soci e amici cercano di aiutarlo perché gli vogliono bene, ma anche perché la loro agenzia pubblicitaria è in una grossa crisi e se non vendono, finiranno tutti per strada. Ma perché la vendita sia possibile, è necessario che Will ritorni nel mondo reale quel tanto che basta per firmare i documenti. Cosa che lui non sembra interessato a fare. Quello che fa, invece, è scrivere tre lettere con destinatari particolari: la morte, il tempo e l’amore. Le spedisce e… non vi dico più nulla perché, come sapete, non amo gli spoiler. Diciamo che la storia prende una piega inaspettata come si vede da questo trailer:

Trailer che è MOLTO fuorviante perché le cose non sono veramente come si vede qui, sappiatelo.

E’ un film sul dolore, sulla perdita, sull’accetazione, sul rifiuto, sull’aiuto e sull’amore, di ogni tipo.

Il film si chiude con due colpi di scena. Il primo non l’avevo capito e mi ha stupito. C’erano degli indizi che mostravano qualcosa di speciale, ma non pensavo fosse quello che si vede. Anche se, col senno di poi, si poteva cogliere. Il secondo, invece, quello con cui letteralmente finisce il film, era abbastanza telefonato. Ma non per questo meno bello. Soprattutto è gestito bene, con la scena dell’ospedale che spacca.

In conclusione di questa veloce recensione, la classica domanda: lo consiglio? Se avete voglia di un qualcosa di leggermente cervellotico e con un minimo di profondità, ma non troppo complicato e/o pretenzioso, allora sì, questo film fa per voi e vi intratterrà per tutti i circa 90 minuti della sua durata. In caso contrario, passate pure oltre.


Voto finale: 7,5

Se volete comprarlo, lo trovate su Amazon a questo link. Attualmente è in offerta a 15,30 euro in BD e 14 in DVD.

[Recensione] Before I fell

Chi mi conosce, o legge Zero da tempo, sa che adoro i film in cui si gioca con il tempo. Paradossi, salti avanti e indietro, stesso giorno ripetuto all’infinito: ogni genere di manipolazione temporale a me va bene.

Questo mi porta a vedere anche film che sono dedicati a fasce d’età decisamente lontane dalla mia, come appunto Before I fall.

In estrema sintesi, questo è Ricomincio da capo (o Il giorno della marmotta, come molti lo conoscono sulla scia del titolo originale) in chiave teen drama. La protagonista è una ragazzina di nome Sam che fa il liceo: è molto carina (ma proprio MOLTO) e popolare, circondata dalle solite amiche altrettanto popolari, tra cui spicca la leader del branco che è tanto bionda quanto stronza e cattiva (in pratica un cliché ambulante); ha un ragazzo che è il classico sportivo bello + scemo + vuoto; e c’è un cast di vari personaggi prevedibili, tra cui le vittime delle loro angherie. Tutto procede normalmente fino a quando una notte, di ritorno da una festa, l’auto con il branco di ragazzine fa un incidente e… Sam si risveglia nel suo letto all’inizio del giorno che è appena terminato. E qui inizia il vero film.

Confesso che ho fatto fatica ad arrivare fino a questo punto, più di una volta ho pensato di lasciare perdere ma mi sono sforzato di arrivare al momento del reset, perché è solo da lì in poi che si vede la qualità di questo genere di film.

E ci ho trovato una qualità che mi ha lasciato confuso. Alcune idee sono belle, ben pensate e realizzate. Altre no, non perché stupide o assurde ma semplicemente perché prendono un ottimo spunto e lo affrontano in maniera terribilmente banale. Ci sono tre o quattro cose che ti fanno pensare “ma perché fai così e non cosà, perché è evidente che così non cambierà nulla mentre cosà stravolgerebbe la situazione”.

Il vero problema è che una di queste idee affrontate in maniera banale è il pilastro che porta al finale, decisamente inaspettato ma anche… senza fare spoiler, diciamo che è “stupido”. Tra virgolette, perché non è stupido in sé, è come ci arrivano. Onestamente mi è parso che l’autore volesse arrivare lì, forse addirittura sia partito da lì, ma ha costruito un percorso che sì ti ci fa arrivare, ma è una strada in salita, piena di ostacoli e contraddizioni, quando poco più alla sua destra c’era un sentiero bello sgombro, logico e che stava in piedi. Al posto suo avrei messo quantomeno una parte in cui Sam prova a percorrere quel sentiero, fallisce e solo allora si arriva al finale vero e proprio.

Ad ogni modo Before I fall è un film scritto, pensato e girato per teenager, quindi forse bisognerebbe chiedere a loro cosa ne pensano.

Da parte mia lo consiglio? Sono indeciso. Non mi è dispiaciuto e in questi ultimi anni ho visto infinite cose ben peggiori (giusto ieri: Absolute Anything). Non è un capolavoro assoluto come About time, ma si fa guardare quindi se lo beccate su qualche piattaforma come Netflix (attualmente non c’è), Mediaset Premium o altro, potrebbe meritare il vostro tempo.

Aggiungo una cosa finale che sento va detta: molto di quello che mi è piaciuto è legato alla relazione tra Sam e la sua famiglia, e io penso che in parte il mio essere oggi padre mi abbia aiutato a apprezzare di più il film (e questo nonostante i temi familiari trattati siano distanti anni luce dai miei, visto che Paolo ha solo tre anni). Il Mattia di quattro anni fa probabilmente l’avrebbe apprezzato molto meno. Tenetene conto… oppure no, sta a voi 🙂


Pagellone finale

Voto globale: 7
Sam: 9
Prevedibilità della storia (finale escluso!): 8

La migliore e più improbabile canzone da un film

Se vi chiedessi qual è la migliore canzone creata per (o comunque lanciata con) un film, ognuno di voi avrebbe almeno tre o quattro pezzi da citare. Italiani, americani, francesi, eccetera: ogni paese ha brani che si meriterebbero questo titolo.

Però mentre oggi sputavo sangue in piscina, mi sono ritrovato a pensare a un’altra cosa: è troppo facile citare Streets of Philadelphia, You could be mine o una delle movie song degli 007. No, io voglio qualcosa di diverso, di peggiore e migliore insieme.

Io voglio la migliore e più improbabile canzone da un film. Una canzone, cioè, che sia molto bella ma scritta da qualcuno che non ti aspetti. Cioè da un cantante/gruppo che non è Bruce Springsteen o Adele, ma che, anzi, è considerato poco o nulla al giorno d’oggi. Meglio ancora se nessuno si ricorda di lui/loro.

Da qui sono partito a pensare alla cosa e ho aggiunto anche due categorie bonus.

  1. punti bonus se il film collegato alla canzone molto bella è invece brutto. Meglio ancora se bruttissimo.
  2. altri punti bonus se la canzone ha un testo pure abbastanza scollegato dal film.

Dopo una veloce riflessione, sono arrivato a poter eleggere la mia attuale candidata al titolo di migliore e più improbabile canzone da un film. A vincere, per ora, è lei:

Già, le dimenticabili e dimenticate All Saints, brutto tentativo di cavalcare il successo delle Spice Girls, con la canzone realizzata per quella vaccata di The Beach, orrendo film con un ancora giovane Leonardo Di Caprio. Un colossal che avrebbe dovuto fare miliardi e invece non andò in rosso solo grazie alla fama del buon Leo, che veniva dal successo di Titanic. Persino il regista ha dichiarato che il film non gli è piaciuto e che odiava tutti i personaggi (fonte).

Però la canzone delle All Saints a me piace. Quindi voto lei!

Ora tocca a voi: mi piacerebbe chiedervi di commentare qui su Zero, ma tanto so che lo farete tutti su Facebook, quindi tra qualche giorno farò un post riassuntivo con i risultati 🙂

PS: a me comunque le All Saints sono sempre piaciute parecchio. Hanno fatto un sacco di canzoni orecchiabili, anche se quella che ancora oggi preferisco è una cover: Always something there to remind me.

La soddisfazione dei senza tempo (e magari anche paurosi)

Non ho più tempo per fare tutto quello che vorrei. Non ce l’ho da parecchio, da ben prima che arrivasse Paolo, ma con la sua nascita la situazione è diventata ancora più disperata.

Non ho nemmeno più tanta voglia di vedere film horror o thriller molto tesi. Da un lato perché li trovo un po’ fini a se stessi, con trame fin troppo spesso banali che servono solo per raccordare (male) un massacro al successivo. Ma anche perché sono più pauroso di una volta: non ho ben capito come e quando è successo, ma se a 14 anni guardavo i Nightmare o i Venerdì 13 senza battere ciglio, oggi probabilmente farei i salti sulla sedia.

E quindi non li guardo più, questi dannati horror.

Però ogni tanto ne appare qualcuno che mi sembra interessante. Per esempio, recentemente sono incappato in questo trailer di Get Out (se volete vedere il film, fermatevi al minuto 1:44 del trailer!, quando il tizio urla “Get out!” e il protagonista dice “Rose we gotta go”: dopo diventa incredibilmente spoilerante!):

Che è semplicemente splendido. Ma mi fa anche fare i suddetti salti sulla sedia.

Ma ho montagne di film da vedere più adatti ai miei gusti/interessi.

Però, cavolo, è davvero fatto bene! Mi intriga! Come risolvere la situazione nel migliore dei modi?

Ma certo: Wikipedia. Una rapida ricerca ed ecco la pagina che racconta tutto, ma proprio TUTTO, il film. Con ampi dettagli e spiegazioni. Me la leggo ed è (quasi) come aver visto il film. E’ come aver letto un racconto breve, molto ben scritto e appassionante.

Perché questo Get Out ha davvero una splendida storia, con un’idea dietro molto avvincente. Certo, non saprò mai se l’esecuzione su schermo merita, se i tempi sono quelli giusti, se i momenti di puro terrore sono tanti e disseminati bene. Ma, d’altra parte, per sapere cosa succede veramente ci ho messo meno di cinque minuti e non ho avuto nessun attacco di cuore.

Un fifone efficiente e digitale, questo sono diventato. E, tutto sommato, nemmeno mi dispiace poi troppo 🙂

Passengers: com’è e come poteva essere

Non so se avete visto Passengers, il film di fantascienza uscito qualche tempo fa con un cast limitatissimo e stellare (Chris Pratt, Jennifer Lawrence e Laurence Fishburne).

In estrema sintesi, è un film che al massimo si può definire carino, ma che ha una serie di difetti e di buchi narrativi a dir poco imbarazzanti. [da qui spoiler: saltate al paragrafo successivo se non l’avete ancora visto e volete farlo!] Come una massa energetica che sembra in grado di sfondare un vetro blindato megaspesso ma non di bruciare una tuta umana pensata per l’esplorazione dello spazio (quindi non esattamente progettata per resistere a temperature assurde). O il fatto che una nave che porta con sé 5000 persone abbia un solo dispositivo medico… [/spoiler]

Io sinceramente non ve lo consiglio a meno che non abbiate tantissimo tempo libero e vi siate già visti tutto quello che di meglio c’è su Netflix, Sky, il vostro HD o altro (ma anche in questi casi, io andrei su un libro, fumetto o videogioco…).

Però se l’avete già visto c’è un video che invece consiglio di guardare. Un tizio ha prima analizzato la (semplice) struttura del film e poi ha provato a immaginarne una migliore, senza cambiare quello che è stato girato. Si limita, infatti, a rimontarlo e proporre così la medesima storia in un modo che è però infinitamente migliore della versione che abbiamo visto. E’ anche molto diversa, quindi può benissimo essere che gli autori l’avessero considerata e poi scartata. Ma se così fosse, secondo me hanno sbagliato.

Il video è un po’ lungo soprattutto perché il tizio si dilunga un po’ troppo all’inizio, ma guardatelo. Se non vi è piaciuto Passengers, lo vedrete sotto una luce diversa (per quanto ovviamente fittizia). Se vi è piaciuto, potreste scoprire una versione alternativa ancora migliore!

La scelta

anomalisa-2Facciamo un gioco. Io invento una situazione e vi do dei possibili consigli su cosa dovreste fare secondo me. A voi decidere se seguirli.

Se un giorno vi troverete a dover scegliere tra:

anomalisa-61. Vedere i 90 minuti di Anomalisa oppure 180 minuti ininterrotti di televendite di Mastrotta.
– ricordatevi che le televendite possono tornare utili, Anomalisa no. Un materasso matrimoniale per me, grazie.

anomalisa-52. Vedere i 90 minuti di Anomalisa oppure 180 minuti ininterrotti di televendite di Mastrotta, seduti su una sedia scomoda che vi rovinerà per sempre la schiena, probabilmente rendendovi persino incapaci di camminare.
– Certo, poter camminare è bello e non c’è nulla per cui vale la pena rinunciare a una cosa così importante. Nulla tranne la visione di Anomalisa, ovviamente. A me una sedia a rotelle rossa, thanks.

anomalisa-13. Vedere i 90 minuti di Anomalisa oppure 180 minuti ininterrotti di televendite di Mastrotta, seduti su una sedia scomoda che vi rovinerà per sempre la schiena, probabilmente rendendovi persino incapaci di camminare, con il volume della TV a livello criminale che quasi sicuramente vi porterà alla sordità.
– Da sordi almeno avrete la certezza di non potrete sentire i dialoghi assurdamente idioti di Anomalisa, e nemmeno quel ridicolo doppiaggio originale fatto con due doppiatori due, dove tra l’altro quasi tutte le donne hanno la stessa voce maschile di mille altri personaggi maschi. Un libro per imparare a leggere le labbra per me, merci

anomalisa-34. Vedere i 90 minuti di Anomalisa oppure 180 minuti ininterrotti di televendite di Mastrotta, seduti su una sedia scomoda che vi rovinerà per sempre la schiena, probabilmente rendendovi persino incapaci di camminare, con il volume della TV a livello criminale che quasi sicuramente vi porterà alla sordità, mentre la casa in cui siete sta inesorabilmente bruciando senza che per voi ci sia la benché minima possibilità di fuga.
– Da morti avrete la certezza di non potervi imbattere nel passaggio in TV di Anomalisa durante una noiosa serata di un inutile giovedì di febbraio. La morte è quindi sempre qualcosa di fastidioso, ma se ci pensate bene, a questo punto non è poi così male. Opere di bene e non fiori, danke.

Segnatevi le mie risposte e ricordatevele perché potrebbero sempre tornarvi utili.

[Recensione] Jack Reacher – Never go back

jack-reacher-2Il primo Jack Reacher mi era piaciuto tantissimo. Non conoscevo il personaggio, mai letto i libri o anche solo velocemente imbattuto in lui, per cui non sapevo cosa aspettarmi quando sono entrato nel cinema. Il trailer mi era piaciuto molto e poi, lo ammetto, per me la presenza di Tom Cruise è ancora motivo per vedere un film (a parte i Mission Impossible, che non sono mai stati nelle mie corde perché eccessivi in tutto). Ne sono uscito entusiasta, contento di tutto: trama, regia, fotografia, eccetera. Ottimo anche il cast.

Così quando hanno annunciato il seguito, ero al settimo cielo. Aggiungeteci un primo trailer davvero azzeccato, soprattutto nella prima scena:

Aspettative a mille e, come purtroppo spesso succede, un risultato finale che non è all’altezza di quello che c’era nella mia testa. Never go back (o “Punto di non ritorno“, in italiano) non è neanche lontanamente all’altezza del primo capitolo. Intendiamoci, non è male e si fa guardare, però la speranza è sempre che il seguito di un grande film sia a sua volta un grande film. Non è questo il caso.

Cosa non mi ha veramente convinto? Praticamente tutto. Ma va anche detto che è un “praticamente tutto” derivante dall’idea che io mi ero fatto del film. Cioè mi aspettavo una cosa e invece ne ho avuta un’altra, il che rende il mio parere molto soggettivo e quindi inutile. Per farvi capire, io ho trovato la storia troppo legata al mondo dei militari mentre invece avrei voluto qualcosa di più… diciamo “poliziesco”. Qualcosa con vere indagini e non un continuo rimando ai soldati e compagnia bella. C’è poi la scelta di Cobie Smulders come coprotagonista: ai miei occhi lei è ancora Robin di How I met your mother, e proprio non riesco a vederla nei panni dell’eroina dura che picchia come Van Damme (problema che ho anche quando la vedo in Agent of S.H.I.E.L.D., tra l’altro). Non è scarsa, anzi, sono io che la vedo fuori posto.

O ancora i cattivi, che sono i classici cattivi assoluti che risultano finti nel loro essere disposti a tutto per di continuare a mostrarci quanto sono spietati e senza cuore. Diventando a tratti delle macchiette un po’ ridicole (il che è un problema di Hollywood da tempo, solo che ultimamente mi sembra sia fuori controllo). E sorvoliamo su tutta la scena finale per le strade di New Orleans…

Però nonostante quanto detto fin qui, il film non mi è davvero dispiaciuto ed è per questo che ne parlo. Perché è vero che non è bello come il primo (per me un abbondante 8, sfiora quasi il 9) ma non è nemmeno da buttare. Anzi, ha molti punti ben fatti e una regia e fotografia spesso molto belle. E comunque due ore spensierate ve le fa passare senza problemi, con anche alcuni punti di vero godimento. Il che è molto più di quanto si possa dire di tanti altri film.

Certo non vi consiglio di andare su Amazon a comprarvi il BD (molto meglio il primo film che attualmente viene via a poco meno di 9 euro, un affare! Se non l’avete mai visto, vi consiglio di prenderlo!), ma se passa in TV o lo beccate su Sky o qualche altro servizio di questo tipo*, il mio consiglio è di guardarlo. Secondo me alla fine non ne sarete delusi, perché la verità è che molto raramente un film con Tom Cruise delude. Io lo so e lo sapete anche voi, solo che magari non l’avete ancora realizzato o non siete ancora riusciti ad accettarlo 😉

* ho controllato e non c’è nulla su Netflix mentre TIM Vision ha il primo disponibile per il noleggio a 2,99 euro, o da acquistare a 8 euro. Quest’ultima opzione ovviamente è sconsigliata perché a questo punto vi conviene comprarvi il BD da Amazon.


Voto finale: 6,5