Allo, is there anybody outhere?

alloQuasi due mesi fa uscita Allo, il Whatsapp secondo e di Google. Ne ho parlato in un post qui su Zero3, dove dicevo quanto fosse una app arrivata assolutamente fuori tempo massimo, con poche feature standard e tante assurde lacune . Mancava, cioè, non solo quel quid che potesse giustificare un cambio di piattaforma ma c’erano anche delle assenze ingiustificabili come la possibilità di usare Allo su PC o su tablet (almeno su iPad).

Bene, a distanza di due mesi… non è cambiato nulla.

Io Allo l’ho installato e provato, con l’unica persona che conosco che ce l’aveva, ma alla fine ieri l’ho cancellato dal mio telefono.

Ben più interessante, però, sono le mie statistiche d’uso: tre o quattro messaggi nel primo giorno d’installazione, mai più aperto. Messaggi ricevuti su questa piattaforma dopo il primo giorno: zero.

La domanda che ho è abbastanza ovvia: qualcuno di voi ha anche solo provato Allo? E se sì, lo ha mai usato davvero? E lo sta ancora usando? Io sarei pronto a scommettere che la risposta alla prima domanda sarebbe “no” per il 90% di voi, con il restante 10% che si ferma con un “no” al secondo quesito.

Perché la mia limitatissima esperienza personale mi porta a pensare che Allo sia un buco nell’acqua anche peggiore di Wave o G+, che almeno la gente ha provato prima di mollare. Qui a me pare che non ci sia (stata) nemmeno la voglia di vedere cos’è Allo.

Cosa che sinceramente è anche condivisibile.

Google o fondi Allo con Hangout e Duo, e speri nel miracolo che comunque ti servirà, oppure puoi già tirarlo giù dai vari app store.

PS: da notare che nell’app store di Google l’applicazione risulta nella fascia dei 5-10 milioni di download. Cioè nulla! Whatsapp è tra 1 e 5 miliardi, e ci sta visto che è il leader indiscusso, ma tanto per fare un paragone, Telegram e Viber sono tra i 100 e 500 milioni. Allo se lo sono filati davvero in quattro cani…

Rubriche impossibili

frustrationIo ho e uso due computer. Il primo è fisso ed è il mio computer principale, che adopero tutti i giorni per fin troppe ore. E’ il mio vero PC, in un certo senso si potrebbe dire che è la mia unica macchina perché tutto il mio lavoro e gran parte dello svago avviene qui, ed è sempre qui che ci sono i miei file più importanti (foto, video, eccetera).

Poi ho un portatile. E’ un ultrabook della Samsung, un portatile poco più spesso di una rivista ed estremamente leggero. Lo uso quando vado a Modena o in vacanza, ma anche quando voglio scrivere sul divano, sul letto o anche solo sul tavolo in salone. Ha un disco molto piccolo, un SSD da 128GB, per cui ci sono solo i programmi che uso di più e i file di lavoro, sincronizzati nella cartella di Dropbox.

Nonostante la differenza tra le due macchine, aprendole non potete non notare che sono entrambe mie. Infatti ci trovate gli stessi programmi, negli stessi posti, con icone posizionate in un certo modo. Sono un piccolo abitudinario che si trova bene nell’avere un ambiente che riconosco subito e in cui so dove trovare cosa in maniera istintiva, anche senza guardare.

Se i documenti sono tutti su Dropbox, per la posta uso Outlook 2013 che scarica un indirizzo di gmail in modalità IMAP. Tutto sincronizzato quindi, tranne una cosa: i contatti della rubrica.

Quando avevo l’iPhone era facile: usavo iCloud e, tramite un programma apposito per gestire la sincronizzazione su Windows, non c’erano problemi. Passato ad Android, invece, i problemi sono sorti e diventati insuperabili.

Ho cercato a lungo e in largo, ho fatto varie prove ma alla fine mi sono dovuto arrendere: non esiste un vero modo per avere una sincronizzazione tra i contatti su gmail e quelli su Outlook. Cercando si trovano soluzioni più o meno fantasiose, plug-in da installare o app da sfruttare, ma nella mia (limitata ma nemmeno troppo) esperienza, non funzionano mai. E se anche avete la fortuna degli eletti e trovate qualcosa in grado di sincronizzare le due cose, questa funzionerà per circa due settimane. Cioè fino a quando Google non cambierà una virgola nel codice e la soluzione che stavate usando non andrà più.

Tra l’altro nella mia esperienza non solo non andrà più, ma vi fregherete anche ogni altra soluzione possibile perché sembrano essere tutte incompatibili una con l’altra: così se provi il metodo A non potrai mai più usare il B, il C e via così.

Quindi mi sono ritrovato con PC fisso e PC portatile con Outlook ma senza contatti condivisi. E’ una rottura, ma si può fare. E infatti l’ho fatto per parecchi mesi.

Poi entra in gioco Windows 10.

Decido di volere di nuovo contatti condivisi e mi rassegno a non usare la rubrica di gmail, che quindi rimarrà limitata al mio solo telefono e la webmail. Una scelta che non dovrebbe essere un problema perché se ho a che fare con le mail sullo smartphone o via browser, nel 99% dei casi devo rispondere a chi mi ha scritto e quindi la rubrica non mi serve.

Per gli Outlook decido di farla facile e torno al passato: mi appoggio a iCloud.

Va tutto bene da luglio fino a ieri quando, improvvisamente, sul PC fisso, quindi quello realmente importante, la rubrica di iCloud dentro Outlook diventa inaccessibile. Vedo la voce nel programma, vedo le varie sottocartelle in cui i vari contatti sono suddivisi, ma ciascuna cartella è bloccata. Se provo a cliccarci sopra ottengo un messaggio di errore tipo “Impossibile aprire il gruppo di cartelle”. Sia che clicchi col tasto sinistro o destro. E ovviamente i contatti non sono richiamabili dalla finestra della nuova email.

Passo le successive ore a cercare di capire come risolvere il problema. La faccio breve: non ci riesco. Disattivare iCloud e riattivarlo non serve, così come non serve disinstallare il client di sincronizzazione e poi rimetterlo. Google non sembra riportare casi simili al mio e quindi di altre vere soluzioni non se ne parla.

Non riesco nemmeno a cancellare questa dannata cartella iCloud dentro la rubrica di Outlook. E’ lì, inutilizzabile ma visibile, come a volermi prendere in giro.

A questo punto voi potreste pensare che se ho così tante sfighe col computer, deve essere anche colpa mia. E sarò onesto: se le stesse cose me le dicesse un’altra persona, anche io lo penserei.

Ma io so cosa faccio e questa volta sono certo di non aver nessuna colpa. Non ho modificato nulla nei programmi incriminati e volete sapere cosa ho installato o disinstallato negli ultimi sette/quattordici giorni (tenendo sempre a mente che la sincronizzazione tra iCloud e Outlook è andata senza il minimo problema da luglio a ieri, e che io spengo il PC quasi ogni sera e che quindi si riavvia da zero una volta al giorno o quasi)? Niente. NIENTE!

Non ho installato o rimosso un singolo software, non ho aggiunto o tolto nessuna periferica hardware. L’unica cosa nuova che ha visto il PC è stato il Forerunner 620, collegato per scaricare i dati delle corse. Collegamento avvenuto comunque a inizio settimana.

L’unica cosa che ho fatto in quest’ultima manciata di giorni è stata aggiornare i software quando questi me l’hanno chiesto, quindi nemmeno di mia iniziativa. Ma non ho aggiornato né Outlook né iCloud negli ultimi due o tre giorni, quindi in linea di principio il problema non dovrebbe essere nemmeno lì. Anche se io sono moderatamente convinto che invece sia proprio lì.

A questo punto uno si potrebbe chiedere come va la sincronizzazione sul portatile: ovviamente bene, nessun problema e lì la rubrica è perfettamente funzionante e accessibile. Il che mi fa incazzare ancora di più: non andasse nemmeno là, avrei la certezza che la colpa è in qualche cacchio di riga di codice fatta con i piedi. Invece no, non è così o almeno non ne posso essere sicuro!

Sia quello che sia, sono qui indeciso su cosa fare. Le scelte sono tre, una peggio dell’altra:

  1. andare avanti così, senza rubrica e quando mi serve un indirizzo, sperare di avercelo nei suggerimenti rapidi.
  2. formattare e ripartire da zero
  3. creare una nuova rubrica e usare questa

Ognuna delle tre ipotesi ha vari aspetti negativi e nessuno positivo. Per questo non riesco a decidermi ma non posso nemmeno permettermi di andare avanti così a lungo (a meno che non scelga di sposare l’ipotesi uno…).

In attesa di prendere una decisione, non posso non mandare l’ennesimo insulto al maledetto Dio dell’Hardware. Sono sempre nei tuoi pensieri, lo so e si vede. Ma un giorno ci incontreremo, e quel giorno tutti i tuoi 1 diverranno 0.

Update: continua e finisce qui.

Le auto del futuro (si) parleranno?

auto-googleIeri sono andato a Modena per fare un giro in redazione Panini. Come sempre il mezzo di trasporto scelto è l’unico possibile: l’automobile. In treno ci metterei una vita e, soprattutto, se poi devo portare a casa una grossa quantità di fumetti, diventa veramente impossibile. E visto che la stragrande maggioranza delle volte è così, l’auto è l’unica possibilità.

Nei 90 minuti di strada che mi separano da Modena, mi sono trovato a pensare per quanto a lungo farò ancora questa strada dovendo dedicare il 100% della mia attenzione al guidare. Le auto con guida assistita sono già una realtà, e non parlo solo della Tesla (la punta di diamante per quanto riguarda questa tecnologia) ma anche di BMW, Mercedes e compagnia bella. Per il momento è una funzione riservata solo alla fascia altissima delle vetture, ma che inevitabilmente scenderà di prezzo e arriverà anche per noi comuni mortali.

Del resto non c’è casa che non ci stia lavorando, senza contare Google (la cui auto a guida completamente autonoma è quella che vedete nella foto qui sopra) e, pare, anche Apple.

Mentre schivavo camionisti distratti e massaie su Audi A4 station wagon che le guidavano come fossero Fiat 500 primissima versione, mi sono messo a pensare come nel futuro, quando tutte le auto saranno quantomeno dotate di guida assistita se non proprio di guida autonoma, la cosa più importante sarà come e quanto comunicheranno tra loro.

Tutto questo mi porta alla cosa che volevo veramente dire qui: non solo non ha senso che ci siano dieci, venti sistemi di guida autonoma attualmente in corso di sviluppo in varie parti del globo, è secondo me addirittura dannoso. L’ideale sarebbe avere un solo team che crea un software che poi viene usato da tutte le case, in modo che tutte le vetture su strada abbiano gli stessi protocolli per la gestione tanto del traffico normale quanto, soprattutto, delle emergenze, e che siano in grado di parlarsi tra loro per comunicare quello che stanno per fare.

Se per esempio le Mercedes frenano prima e più forte, una Opel che la segue potrebbe non fare in tempo e finire per tamponarla. O lo stesso vale per lo scarto d’emergenza: se la BMW che abbiamo davanti scarta ma può comunicarlo alla mia Alfa che la segue, l’Alfa a sua volta scarterà o frenerà. La sicurezza ne guadagnerebbe parecchio.

Per questo un sistema unico sarebbe l’ideale. O quantomeno uno standard comune che tutti i produttori devono seguire.

Non sono un esperto dell’argomento ma ho letto parecchio a riguardo e non mi è mai capitato di vedere qualcosa a riguardo. Per ora tutti sono concentrati a sviluppare il proprio software, concentrandosi sul proprio veicolo ma senza preoccuparsi del fatto che questo si dovrà muovere in mezzo a mille altre intelligenze artificiali simili ma non identiche. Speriamo che nei prossimi mesi/anni ci sia qualcuno degli addetti ai lavori che decida di affrontare il problema e si metta a contattare gli altri che stanno sviluppando questi sistemi.

Allo? Google ma ci sei o ci fai?

Esce oggi Allo, la nuova app di Google dedicata alle chat via messaggio per cellulari e, forse, tablet. Sia Android che iOS. L’annuncio avviene con un bel video

e con un post su uno dei blog ufficiali della grande G.

E’ l’ennesimo tentativo di Google di cavalcare un grande fenomeno che non ha saputo cogliere al momento giusto e gli è quindi sfuggito. L’hanno fatto con Google+ o Wave, e tutti noi sappiamo come è andata a finire (male).

Di fatto Google non sembra in grado di invertire le tendenze: o le scopre, ideandole o comprandole appena nate (vedi Youtube), oppure ci prova ma senza mai ottenere successo. In alcuni casi per sfiga o motivi inspiegabili, in altri per colpa propria (G+ rientra senza dubbio in quest’ultima categoria).

Allo per quanto mi riguarda parte molto, MOLTO male. Google ha già una app per la messaggistica, Hangout, che volendo poteva essere migliorata o anche riscritta da zero. Invece no, in un periodo in cui quasi il 70% delle persone non scarica nemmeno una nuova app al mese (giochi esclusi), loro pensano bene di fare un clone di Whatsapp o di Telegram. Il che di per sé è stupido, ma non è nemmeno una idea completamente sbagliata visto il nome che c’è dietro. Peccato però che fin dall’inizio facciano degli errori oggettivamente clamorosi. Vediamo insieme i principali:

  1. Mentre tutte le app di messaggistica hanno già integrate le chiamate e/o videochiamate (e chi non ce le ha si sta muovendo per offrile), Google lancia una app che ne è priva. Ma la cosa veramente stupida, secondo me, è che qualche mese fa hanno rilasciato Duo, che è una app… per le videochiamate! Che senso ha buttare fuori due app distinte per due servizi che praticamente tutti oggi considerano legati tra loro? Se, come detto, oggi quasi nessuno scarica app nuove, cosa vi fa pensare che qui ne prenderanno due invece di continuare a usare Skype, Telegram o altro?
  2. A fine 2016, quando la messaggistica è una giungla dove si combatte per prendere le briciole lasciate da Whatsapp, iMessage e pochi altri, Google esce con una app che si può usare solo su smartphone (e forse su tablet, ma non ne ho la certezza). Capisco che ci tenete a ribadire che il futuro è nei dispositivi mobile, ma anche se fosse vero (per me non lo è) il presente è ancora bello ancorato ai PC. E visto che non è che uscite per primi e siete senza concorrenza, forse sarebbe stato il caso di attrarre tutti i tipi di utenti esistenti, non solo i teenager che vivono incollati solo agli schermi touch. Se Telegram, che mi offre una splendida versione per ogni piattaforma esistente, computer compreso, non riesce nemmeno ad avvicinarsi a Whatsapp e il suo squallido mirror via web, cosa gli fa pensare che la gente mollerà la strada vecchia per una nuova che è persino più limitata?
  3. Certo, gli sticker! Saranno loro a convincere tutti i miei amici, il 90% dei quali ha scaricato un totale di circa 5 app nel corso della loro intera vita, a mollare la piattaforma che tutti hanno e usano quotidianamente (Whatsapp) per una che nessuno ha, ma che ha gli sticker. O la possibilità di allargare il testo. O l’imprescindibile funzione di suggerimento risposta alle immagini…

Google, fattelo dire: gli sticker Telegram li ha dal giorno zero o quasi, e praticamente nessuno lo usa (purtroppo). Il testo che si allarga o le immagini su cui puoi scrivere/disegnare sono cose che ora ha iMessage, e cmq quanta gente usa davvero funzioni come queste? La “risposta suggerita” può essere carina, ma sono pronto a scommettere che il 75% delle persone non userà mai una funzione del genere.

Di fatto Allo nasce già morto. Deve riuscire in un campo in cui finora nessuno è mai riuscito a scalzare chi è al comando, e cerca di farlo offrendo qualcosa di molto bello da vedere, probabilmente anche veloce e comodo da usare, ma che non ha una singola cosa che gli altri non hanno. Anzi, toglie pure la possibilità di rispondere via tastiera e computer mentre si lavora.

Per sfondare, Allo doveva avere un qualcosa di unico e geniale, di assolutamente mind blowing, game changing e altre espressioni inglesi varie che si usano in questi casi. Invece è, almeno in questa sua prima versione, il più classico e banale caso di more of the same, con pure una punta di less of the same.

Se le cose resteranno così, Allo lo useranno in pochissimi e per un periodo di tempo estremamente limitato.

Allo stato attuale, la sua morte è solo questione di “quando”, non di “se”. Opinione personale e soggettiva, ma che ritengo essere anche molto vicina all’oggettivo.

Il migliore servizio di Google che non state usando

Sono ormai molti anni che Google non è più solo un motore di ricerca, ma oggi offre talmente tante cose che è difficile stare dietro a tutte. Alcune le evitiamo per scelta (Google+), altre perché c’è di meglio (Hangouts), ma alcune non vengono usate solo perché non sappiamo che ci sono. Una di queste è davvero fantastica, completamente gratuita, e può cambiarvi il modo in cui gestite una parte importante della vostra vita. Sto parlando di Google Music.

google-play-music-logoDietro un singolo nome si nascondono in realtà tre cose distinte:
1. un negozio che vende musica, sia il singolo che gli album (come quello di Apple, per intenderci, solo che qui avete mp3 invece di aac)
2. Un servizio alla Spotify, dove pagando una quota di 10 euro al mese potete ascoltare tutte le canzoni che volete, senza limiti.
3. La terza funzione è quella di cui vi voglio parlare oggi. Il servizio di cloud per tutta la vostra musica.

Se nel vostro disco fisso ci sono decine di migliaia di canzoni che vorreste sempre avere con voi ma che non ci stanno nel vostro telefono o tablet (o anche computer portatile), Google Music vi risolve il problema. Scaricate il client per la sincronizzazione e lanciatelo. Ditegli dove avete la musica e poi dedicatevi ad altro perché lui passerà ore (anche parecchie: dipende ovviamente dalla dimensione della vostra libreria e dalla velocità della vostra linea) a caricare tutta la vostra collezione di file musicali sui suoi server. Il servizio vi dà spazio per 50.000 canzoni (esatto, CINQUANTAMILA!) che potrete poi ascoltare in streaming dove volete, quando volete, quanto volete. Esatto, non ci sono limiti di tempo, banda o altro, e nemmeno di dispositivi collegabili – al momento io ho la app di Google Music installata sul telefono Android che uso, sull’iPad e sul vecchio iPhone (che è usato come juke box per addormentare Paolo), e lo uso anche sul portatile oltre che sul fisso.

Inoltre avrete anche la possibilità di scaricare la vostra musica direttamente dal cloud nei vostri dispositivi. Quindi mettiamo caso che vi venga un’improvvisa voglia di sentire la compilation Festivalbar ’86 prima di tornare a casa dopo una giornata di lavoro. Vi agganciate al wifi dell’azienda, aprite l’album e ve lo scaricate sul telefono. A quel punto quando uscirete dall’ufficio, avrete Samantha Fox e la sua “Touch me” pronta a darvi la carica, e con lei tutte le altre perle di quello “splendido” periodo musicale. 😉
Ovviamente potete anche decidere di ascoltarla in streaming, facendo però attenzione alla banda che andate a consumare.

Da segnalare anche che il client da installare sul PC è fatto molto bene perché è in grado di intercettare anche tutte le playlist che avete su iTunes, che ritroverete così a disposizione anche su Google Music.

Insomma è forse il servizio perfetto? Spazio virtualmente illimitato, nessun limite di banda o uso, zero pubblicità, buona qualità audio… e tutto questo è pure gratis? Ci deve essere la fregatura, no?
Se c’è, io non l’ho ancora trovata per cui sì, per me è davvero il servizio perfetto e infatti lo sto usando moltissimo dal novembre scorso, da quando ho sostituito l’iPhone con un Sony Z3 Compact.

Invece di dare 25 euro all’anno a iTunes Match, che è estremamente limitato sotto vari punti di vista (limite dispositivi, che comunque devono essere computer o roba Apple; solo download, no streaming; eccetera), provate Google Music e vedrete che non ve ne pentirete!

Di smartphone e Apple (parte 2 di 3)

soldi e smartphoneSe avete letto il pezzo di ieri, saprete che secondo me non è sbagliato spendere svariate centinaia di euro per comprarsi uno smartphone di fascia alta. Soprattutto se siete persone che lo usano spesso, a lungo e per varie cose.

C’è però un dubbio che da qualche tempo mi gira per la testa e a cui non riesco a dare una risposta: ha ancora senso comprarsi un iPhone?

Gli smartphone della Apple sono belli, solidi e hanno un sistema operativo che ha molti aspetti positivi. Sono i primi a ricevere la maggior parte delle app, hanno una macchina fotografica, per lente e soprattutto software, che è lo stato dell’arte, e un hardware stiloso e di qualità. Ma hanno anche molti lati negativi, su tutto ovviamente la scarsa personalizzazione che ti viene concessa e il fatto che per alcune cose o hai un Mac o hai dei limiti (vedasi iMessage). E lo dico da attuale possessore di iPhone 4S ora, e 3GS prima.

Però nel 2014 ha davvero ancora senso spendere più di 700 euro, quando va bene, per uno smartphone che di fondo è potente quanto, se non meno, un corrispondete Android che costa almeno centocinquanta euro di meno?
Ha davvero senso pagare ad Apple più di 110 euro per un upgrade di 16 GB di memoria, upgrade che a loro costerà sì e no 20 euro?
Ha davvero senso pagare 732,78 euro (il prezzo minimo di un 5S), o anche 632,78 (per il 5C) per un telefono che ha 1 GB di RAM e che non si tiene in memoria nemmeno tre tab di Safari se solo apri Facebook? E che quindi ti costringe ad aspettare ogni volta che passi da una app a un’altra, perché deve ricaricarla?
Ha davvero senso pagare così tanto per un telefono senza possibilità di espansione con scheda di memoria esterna, e senza la possibilità di cambiare la batteria? Che, peraltro, fa pure schifo e non dura più di una giornata se appena appena lo usate seriamente?
Infine ha senso pagare quelle cifre assurde per uno schermo che non è nemmeno più lo stato dell’arte e che, soprattutto, è pure nettamente più piccolo di quello dei concorrenti?

Oggi siamo alla vigilia del lancio del nuovo iPhone 6, o iPhone Air come pare si chiamerà almeno uno dei nuovi modelli, e sappiamo moltissimo di cosa ci troveremo davanti. E, sinceramente, quello che ci è stato detto fin qui è tutto tranne che incoraggiante. Schermi finalmente più grandi, 4,7 e 5,5 pollici, anche se non si sa ancora con che definizione o con quanti punti per pollice. Finalmente l’NFC per acquisti sicuri via telefono di merci in negozi. Nuovo iOS con tante novità tra cui, pare, una funzione per usare con una mano sola anche il telefono più grande. Tutte cose belle, però c’è da dire che i telefoni con Android hanno schermi grandi spettacolari da anni, e lo stesso si può dire per l’NFC. Non avranno iOS ma Android L sembra altrettanto interessante. In più l’iPhone pare avrà ancora solo 1GB di RAM, mentre i top di gamma della concorrenza ne hanno 3. E molti hanno slot per le schede SD e batterie estraibili.

Come se tutto questo non bastasse, le voci arrivate dal mondo americano dicono che Apple abbia sondato il terreno per chiedere più soldi per i nuovi iPhone, visto che lo schermo più grande significa automaticamente prezzo più alto, evidentemente. Se oggi pago un 5S da 32GB la bellezza di 844 euro, un iPhone 6 da 5,5 pollici mi costerà sopra i 900 euro? Sopra i 950? Speriamo che il vecchio prezzo lo tengano per il 4,7 pollici, ma chissà…

Ma anche se restasse al prezzo di prima, ha senso spendere 844 euro per un iPhone quando con 500/600 ti puoi comprare un Samsung, un HTC, un LG o altro ancora che dal punto di vista hardware è quantomeno equivalente, se non proprio meglio? Davvero avere la nuova versione della app di Facebook o quella per fare i filmati di Instagram un mese prima vale una sovrattassa di 200/300 euro? Una scocca in metallo, elegante finché volete, può essere un motivo per pagare la famosa “tassa Apple”, cioè pagare più di quello che costerebbe realmente solo perché c’è una mela morsicata sopra?

In passato la differenza tra iOS e Android era notevole, sia dal punto di vista software che hardware, ma oggi come detto fin qui non è più così. Vediamo cosa ci diranno domani, ma per la prima volta in vita mia sono molto più propenso a salutare il mondo di Apple e abbracciare quello di Google. La cosa un po’ mi spaventa, ma di certo non quanto spendere 900 euro e trovarmi poi in mano qualcosa che la concorrenza mi avrebbe fatto pagare 600, dandomi pure qualcosa di meglio (e tanta libertà in più).

Di smartphone e Apple (parte 1 di 3)

soldi e smartphone 1Quante volte vi sarà capitato di sentire, o di dire: “Io 600 euro per uno smartphone non li spenderò mai! Non ha senso, sono soldi buttati” (600 è una cifra a caso, va bene anche 500, 800 o altro ancora).

Immagino spesso, confesso che anche io l’ho detto più di una volta. Eppure recentemente mi sono fermato a pensare bene alla cosa e comincio a non credere che sia poi un discorso così giusto.
Intendiamoci: 500/800 euro sono tanti, indipendentemente da come li spendete, ma c’è molto di più da considerare.

Quando si acquista qualcosa si fa sempre un ragionamento basato sull’equilibrio formato dalla cifra spesa e dall’oggetto acquistato con quei soldi. Quest’ultimo va valutato non solo in quanto tale, ma anche per quello che ci permette di fare e come lo fa. Se è un giaccone, per esempio, tiene caldo e resiste bene a pioggia e vento? Una lavatrice lava in fretta, è silenziosa e consuma poco? E via così.

Tenendo a mente questo, astraiamoci per un attimo allora dal concetto “x centinaia di euro per un telefono sono una follia” e proviamo a vedere la cosa dal punto di vista un po’ più pratico.
La maggior parte degli utilizzatori di smartphone ormai non li usa solo per telefonare e mandare messaggi (SMS o Whatsapp che sia) ma anche per fare molto di più. Si tiene in costante contatto col mondo attraverso email e, soprattutto, social network vari, che controlla costantemente. Naturalmente usa il proprio smartphone anche per fare foto, in molti casi con risultati di ottima qualità grazie a ottiche e software ormai molto curati, e pure video. È diventato anche la nostra agenda, dove segniamo appuntamenti vari, compleanni o note di cose da fare. E ancora, può essere un vero e proprio diario, pure multimediale se abbiamo tempo e voglia da dedicare a una cosa del genere, ed è inoltre uno strumento utilissimo per trovare vie e negozi, per orientarci in città che non conosciamo o per raggiungerle grazie al navigatore GPS. Unito a Google, che possiamo consultare senza problemi con i browser pronti sul terminale, abbiamo davvero il mondo in mano, e pure la conoscenza grazie a Wikipedia.

In sintesi, il nostro smartphone è il più potente e versatile computer con cui abbiamo a che fare quotidianamente. E che usiamo per un numero di ore davvero esagerato.
Alla luce di tutto questo, ha davvero senso non voler spendere molto per comprare qualcosa di così utile e usato?
Cioè, perché va bene spendere 400 euro in più per un portatile più sottile e con maggiore batteria, ma non si può fare lo stesso ragionamento per un oggetto del tutto simile e che, probabilmente, useremo anche di più? Lo stesso ragionamento si può applicare anche a categorie più diverse di merci: se è ok spendere 5.000 euro in più per un’auto rispetto a un’altra, per avere maggiore velocità, minor consumo di carburante, più comodità, allora è ok spendere 500 euro in più per un telefono più veloce, che consuma meno e che mi fa fare quello che voglio più facilmente.

Insomma quello che qui sto cercando di dire è che oggi siamo già delle persone completamente dentro il mondo degli smartphone ma facciamo ancora fatica a fare il cambiamento mentale necessario quando si parla dei loro prezzi. Sappiamo che è un vero e proprio computer, lo vogliamo bello, potente e con design moderno, però ci aspettiamo ancora di pagarlo come un Nokia di fascia media di inizio anni 2000. Perché alla fin fine è ancora ancorata in noi l’idea che “è solo un telefonino” mentre, in realtà, telefonare è ormai l’ultima delle cose che facciamo con lui. Ultima sia in termini di importanza che di effettivo utilizzo: passate più tempo a parlare o su facebook? Su Whatsapp o a mandare SMS?

È quindi arrivato il momento anche per noi che abbiamo più di trent’anni, e che quindi abbiamo vissuto in pieno la nascita e l’evoluzione del mondo dei cellulari, di fare il grande passo necessario e arrendersi all’idea che pagare 600 euro uno smartphone di fascia alta non solo non è assurdo ma è pure sostanzialmente giusto. Giusto quanto spendere 900 euro per un ultrabook, 600 euro per l’ultima scheda video 3D, 2500 euro per un TV 4k di marca. Perché ogni tanto è giusto anche viziarsi e concedersi qualche lusso, soprattutto se per comprare l’oggetto che più useremo per svariati anni.