[Recensione] Death Note (di Netflix)

Ieri pomeriggio Netflix ha finalmente rilasciato il film di Death Note, una sua produzione molto attesa e di cui stanno parlando tutti . Non che ci sia da stupirsi della cosa: il manga di Death Note è uno dei più famosi e amati degli ultimi dieci anni, e ha ancora oggi nutrite schiere di appassionati. Il fumetto è semplicemente stupendo, l’anime collegato non è da meno e, sebbene non siano secondo me all’altezza della versione originale o in cartone animato, i film con attori giapponesi si difendono molto bene. Come sarà questo film americano?

Piccolo accenno alla trama per chi non conoscesse la storia (se la sapete, saltate il box).

Il Death Note è un quaderno dotato di un potere incredibile: se ci si scrive sopra un nome, questa persona morirà. E’ possibile indicare anche come e a che ora, o altre cose più specifiche, ma il succo è questo. Il suddetto quaderno viene affidato a un ragazzo di nome Light, che inizia a usarlo per far fuori i criminali di tutto il mondo. A un certo punto, però, la polizia comincia a capire che c’è qualcuno dietro queste centinaia di morti misteriose e comincia a dargli la caccia. Il capo investigatore è un ragazzo misterioso che si fa chiamare L, e che diventerà il nemico numero uno di Light.

La prima e più importante cosa da dire è che il Death Note di Netflix è molto, MOLTO diverso dall’originale. Qui abbiamo a che fare con una rivisitazione in chiave americana della storia, e le differenze sono tantissime e significative. A partire dal luogo in cui è ambientata la storia, Seattle e non Tokyo, e i relativi protagonisti che ora sono quindi americani. I nomi e le caratteristiche sono simili a quelle ideate da Tsugumi Ōba e Takeshi Obata, ma non sono riproposizioni fedeli. Per esempio qui abbiamo un Light incazzato, non uno psicopatico/sociopatico (perché, ammettiamolo, il Light del fumetto è uno psicopatico fin dall’inizio. Una persona normale forse potrebbe mettersi a usare il Death Note, ma di certo non si lancerebbe nella sfida a L, che è inutile oltre che controproducente).

Similmente, il modo in cui si può usare il Death Note stesso è in parte diverso da quanto visto nell’originale. La cosa era inevitabile: gli autori giapponesi si sono dovuti infatti confrontare con una lingua che, grazie alla diversa lettura dei kanji a seconda di come sono combinati, permette di scrivere lo stesso nome in centinaia di modi diversi (da qui, quindi, la regola che imponeva di avere ben presente la faccia della persona che si sta uccidendo), cosa che non vale per noi occidentali. Ma non c’era solo questo e gli americani hanno lavorato bene sulla questione, rendendo un filo più realistica la gestione di quella che a tutti gli effetti è una vera e propria arma di distruzione di massa. Questo è stato fatto aggiungendo di una marea di regole in più: molte sono proprio azzeccate (io durante la visione ho spesso pensato che alcune di queste avrebbero fatto bene anche al manga), altre sono un po’ troppo vaghe o mal descritte/spiegate. Non entro nel merito, però, perché sarebbe uno spoiler.

Altra piacevole novità è Ryuk, che ha lo stesso aspetto dell’originale ma un carattere, e un ruolo, molto diversi rispetto al manga. E ci tengo a dirlo: a me piace moltissimo come l’hanno cambiato, perché hanno saputo reinventarlo in una maniera assolutamente credibile. Lontanissima dall’originale ma credibile e quindi azzeccata.

Il vero punto debole del film è il cast, perché è composto principalmente da attori molto giovani e non bravissimi. Intendiamoci, si fanno guardare senza problemi, ma si poteva scegliere di meglio.

L’altro punto parzialmente debole è il fatto che sia un film. Un’opera complessa come Death Note avrebbe meritato una serie TV, in modo da poter sviluppare meglio personaggi, trama e tutto il resto. Stranger Things ha dimostrato che il thriller sovrannaturale piace ancora molto e Death Note sarebbe stato semplicemente perfetto per continuare la strada intrapresa con la serie culto dell’anno. Un vero peccato.

Arriviamo così al punto più caldo della questione: le polemiche e critiche che stanno infiammando i social. La situazione è, secondo me, molto semplice: i fan duri e puri sono scandalizzati e arrabbiati perché questo non è il “vero” Death Note, quello che conoscono e amano. E hanno ragione, non lo è. “Per fortuna”, aggiungo io. Perché io personalmente mi sono divertito molto a guardarlo proprio perché è diverso, non è la stessa storia narrata nello stesso identico modo per l’ennesima volta.

Intendiamoci: come detto prima, il manga di Death Note è, per me, un’opera monumentale che è entrata di diritto nella storia del fumetto mondiale, qualcosa di unico e irripetibile. Lo consiglio ancora oggi a tutti quelli che mi chiedono un manga da leggere. Ma ormai tutti conosciamo la sfida tra Light e L, gli stratagemmi di uno e le contromosse dell’altro, i colpi di scena e gli stravolgimenti di prospettiva. Davvero quello che si doveva fare era riproporli di nuovo? Io dico di no.

Per me è stato molto piacevole guardare un film basato su un’opera che amo ma che ha saputo comunque tenermi incollato allo schermo perché non sapevo cosa sarebbe successo dopo. Se invece avessero seguito in maniera pedissequa il fumetto, penso che dopo mezz’ora mi sarei annoiato.

Quindi sì, il film di Death Note fatto da Netflix è molto diverso dall’originale e io penso che sia un bene. Sì, non è certamente una produzione ad alto budget e ci sono tanti aspetti che personalmente avrei fatto in maniera diversa (a partire dal taglio young-adult/teen drama che a volte mi ha lasciato perplesso, ma questo dipende anche dalla mia non più verde età… T_T), ma io ho passato 100 minuti divertendomi.

Lo consiglio? Personalmente sì, ma dipende molto da voi. Se siete parte dei fan intransigenti che accettano solo l’originale, stateci alla larga. Se amate solo produzioni ad altissimo budget, forse anche per voi è meglio evitare.

Ma se cercate una storia interessante per passare un’ora e mezza divertendovi davanti alla televisione, o se non conoscete Death Note e volete vedere cosa sia quest’opera di cui tutti parlano, o semplicemente siete incuriositi dall’idea di un quaderno che permette di uccidere chiunque, allora io dico di guardarlo. Potreste anche scoprire che vi piace. In quel caso il passo successivo è uno solo: comprarvi il manga che è molto più bello del film (se non altro perché la storia ha un respiro molto più ampio, con tantissime cose e personaggi in più). Si trovano varie edizioni ma io consiglio la Black Edition perché è la più recente e quella che troverete più facilmente. Ed è anche in un formato più grande, cosa che vi permetterà di apprezzare al meglio le splendide matite di Obata. Provate a prendere il primo numero e vedrete che non ve ne pentirete (lo trovate su Amazon o qui sul sito Panini).

In conclusione: per quanto mi riguarda, Death Note di Netflix è promosso. Gli do un 8 abbondante, perché voglio premiare il coraggio di rileggere in chiave diversa una storia tanto famosa e amata. E perché nel farlo riescono a creare qualcosa che mi è piaciuto. Speriamo sia solo l’inizio e che nei prossimi anni arriveranno altri film tratti da anime e manga.

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Statistiche a caso su One-Punch Man 9

A inizio mese è uscito nelle edicole e nelle fumetterie il nono volume di One-Punch Man, la splendida serie ideata da ONE e (ri)disegnata da Yusuke Murata. Io sono la persona che si occupa di rivedere la traduzione del manga e preparare una serie di aspetti e cose tecniche che servono a far arrivare il volume nelle vostre mani. Sono tantissime le cose da fare per passare dalla traduzione pura a quella rivista, e poi alla creazione del redazionale, del timone e via così. Non vi annoio con questi dettagli ma, invece, vi sparo delle statistiche a caso sui file di Word che ho ricevuto, modificato e passato in redazione. Praticamente certo che  non ve ne fregherà nulla, ma io amo giocare con i numeri e qui mi sono divertito parecchio 😀

  • il volume ha 216 pagine, di cui 201 di fumetto e 15 di redazionali, pubblicità, eccetera
  • il file della traduzione ricevuto dal traduttore era di 37.557 caratteri
  • il file da me passato dopo la supervisione è di 40.892 caratteri (quasi un 10% in più)
  • confrontando i due file con la funzione apposita di Word, ci sono 555 cambiamenti
    Va però precisato che questo non vuol dire che ho corretto 555 volte la traduzione: la stragrande maggioranza di queste variazioni sono aggiunte di indicazioni tecniche che devo fare io, non correzioni di errori del traduttore. In più, essendo un volume 9, molte delle cose che vanno decise a inizio lavorazioni sono già state definite. Di norma dopo il 3 o il 4, il grosso dell’adattamento è impostato quindi il traduttore sa già cosa va tradotto e cosa no, chi usa il lei e chi il tu, e tante altre cosette che noi facciamo e voi non notate. Quindi le traduzioni che passa sono più precise rispetto a quelle dei primi volumi, dove tutto è ancora in definizione. Per farvi capire, il confronto tra file iniziale e quello finale di OPM 1 dà 1489 differenze 🙂
  • il file finale è di 40 pagine di Word scritte con il Verdana a 14 pt, per un totale di 1695 righe
  • ci sono 7710 parole e 5408 spazi
  • la lettera più presente è la A (3304 volte), la meno presente la X (solo 10 volte – ma da notare che solo 2 si vedono nel volume, le rimanenti 8 sono per indicazioni interne)
  • l tempo preciso richiesto per finire la lavorazione di tutto il volume non lo so. Magari se rifaccio sta cosa, mi cronometro 😀
  • OPM ha un grado di difficoltà medio per quanto riguarda l’adattamento: ha parecchio testo ma non a livelli impossibili. E questo è sostanzialmente facile da adattare perché snello e molto lineare, oltre che moderno
  • in compenso è probabilmente il più complicato che abbia mai avuto per le mani per quanto riguarda le pagine di redazionali. Non riesco a capire perché e come sia possibile, sembrano pagine così facili da lavorare/preparare, ma è così.

Fine. Magari rifarò la cosa, magari no.

Intanto vi do il consiglio del giorno: se non avete mai letto One-Punch Man, procuratevi il primo volume oggi stesso. E’ davvero un manga bellissimo e non lo dico solo io ma i fan di tutto il mondo! E’ estremamente divertente, con un protagonista fuori di testa che combatte contro mostri assurdi in un mondo molto interessante per come è stato pensato e sviluppato. Il tutto disegnato DA DIO (parere personale: se Murata non è il miglior mangaka in circolazione, poco ci manca. Secondo me se la giocano lui e Obata). I volumi li potete ordinare nella vostra fumetteria, sul sito Panini o anche su Amazon. E, sebbene so che sembri una pubblicità, non lo è: è un consiglio sincero, che ci crediate o no 🙂

[Recensione] La cronaca degli insetti umani

Ho sentito molto parlare de La cronaca degli insetti umani, un lungo volume scritto e disegnato dal grandissimo Osamu Tezuka. Ma per un motivo o per un altro non l’ho mai ordinato e alla fine mi è passato di mente. Poi qualche settimana fa me lo sono inaspettatamente trovato davanti in una libreria di Vicenza e a quel punto l’ho preso. Ci ho messo un po’ a leggerlo (sono più di 360 pagine!) ma l’ho appena finito e mi è venuta voglia di parlarne su Zero3.

La prima cosa che devo dire è che io ero convinto che si trattasse di una storia con un elemento fantastico. Qualcosa tipo insetti dalla forma umana che si mischiano tra noi. O persone che hanno dei poteri tipici/derivanti dagli insetti. Per cui ho letto buona parte delle prime pagine aspettandomi una rivelazione di questo tipo… salvo capire ben presto che la mia idea era completamente sbagliata. La cronaca degli insetti umani è semplicemente un thriller con dei personaggi che hanno nomi che richiamano gli insetti e poco di più (“più” di cui non parlo perché non voglio fare spoiler).

Questo rende il volume brutto? No, per nulla. Perché per quanto non fosse quello che io mi aspettassi e pensassi, il racconto che mi sono trovato davanti è comunque molto appassionante e mi ha tenuto incollato quasi dalla prima all’ultima pagina. Infatti i momenti di stanca sono praticamente assenti e sebbene io preferisca di molto la prima parte alla seconda (sempre per evitare gli spoiler, diciamo che la seconda parte inizia nel momento in cui entra in gioco l’acciaio), il quadro generale è molto, molto positivo.

La storia racconta le vicende di Toshiko Tomura, una giovane e bella scrittrice che vince un importante premio letterario. Di lì a poco si scopre che la scrittura è solo l’ultimo dei suoi grandissimi talenti: attrice, regista, designer… tutto quello che Toshiko ha fatto, le ha portato fama e riconoscimenti internazionali. Come è possibile? Leggete il volume per scoprirlo.

Va segnalato che è un manga decisamente vecchio, è stato realizzato a cavallo tra il 1969 e il 1971, e come tale ha una lunga serie di ingenuità che oggi non vedremmo mai su un opera di un autore quotato. Ma ogni opera è figlia del suo tempo e quindi non si può criticare qualcosa solo perché non è più attuale. Senza contare che qui Tezuka limita moltissimo tutti quei comportamenti volutamente assurdi che spesso hanno i suoi personaggi, il che contribuisce a rendere il volume meno datato agli occhi di un lettore contemporaneo.

In conclusione, lo consiglio? Assolutamente sì, ma solo se siete lettori smalizati e, magari, anche di una certa età (tipo sopra i 30). Non aspettatevi un Naruto ma nemmeno un seinen moderno, perché non lo è. Ma quello che conta è che è un bel fumetto, ben scritto e ben raccontato.


Voto finale: 8,5

Se volete comprarlo, lo trovate su Amazon a questo link. Attualmente è in offerta a 15,30 euro (il prezzo di copertina è 18 euro).

Il calcio che piace a me

Non sono mai stato un tifoso sfegatato del calcio, così come di nessun altro sport. Come ogni italiano l’ho seguito fin da piccolo, però il fatto stesso che non abbia una squadra del cuore, ma che anzi nel corso degli anni ho più volte cambiato la compagine per cui facevo il tifo, dovrebbe far capire quanto per me sia importante.

Inoltre dopo aver arbitrato per qualche anno, ho progressivamente perso l’interesse per questo sport a causa di quanto ho visto e sentito sui campi di gioco. Arbitravo bambini/ragazzini e poco più, ma già a quel livello lo schifo è veramente insopportabile.

Ad ogni modo il calcio di riflesso lo seguo ancora. Leggo avidamente le news che lo riguardano, che continuano a interessarmi nonostante non guardi poi le partite. E’ uno dei misteri del mio cervello che un giorno magari qualcuno decifrerà.

Eppure nonostante questo mio approccio decisamente distaccato dallo sport più amato al mondo, sono innamorato follemente di Giant Killing. Un manga sul calcio, di calcio. L’ho anche eletto mio personale miglior fumetto del 2014!

Potete capire il perché di questa mia passione semplicemente guardando queste due pagine:

DSC_2277Anche senza conoscere i personaggi, si respira tutto il pathos del momento. Un giocatore che fa uno stop al volo dà il via a una serie di vignette in cui Masaya Tsunamoto (scrittore) e Tsujitomo (disegnatore) danno il meglio di sé.

Vediamo per prima cosa due visi che reagiscono molto diversamente: il primo ha uno sguardo attento e sorpreso, oltre che preoccupato. Il secondo è… beh, qui servirebbe sapere chi è Tatsumi e che carattere ha per apprezzare al meglio quell’espressione. Diciamo che è incuriosito.

Poi c’è l’immagine che rappresenta il movimento statico, con l’attaccante che ha fatto lo stop che punta la porta. Una vignetta che serve a farci capire in che punto del campo sono, e che non c’è un difensore in grado di fermarlo nell’immediato. Un piccolo trapezio che ti dà tutte le informazioni possibili e necessarie in maniera chiara.

Infine la vignetta migliore, dove senza mostrare testa e piedi, ma solo un particolare del corpo con l’inequivocabile posizione delle gambe, e con poche linee cinetiche sapientemente piazzate, Tsujitomo ti fa capire che il giocatore ha caricato il tiro che sta per calciare. Come andrà a finire l’azione non lo dico, non solo perché sarebbe uno spoiler ma perché sarebbe inutile. Questo perché Giant Killing è pieno di momenti appassionanti come questi che, come nella realtà, finiscono con una palla sul palo, un intervento di un difensore o una parata del portiere. Questo però non cambia quello che provi mentre lo leggi e ancora non sai se l’azione finirà con un gol o meno. E non lo saprai fino a quando non girerai pagina, cosa che io faccio sempre in fretta salvo poi fermarmi dei minuti a studiare i dettagli di quello che c’è disegnato e raccontato sopra.

Se poi l’azione finisce con un gol, io mi ritrovo con una scarica di adrenalina addosso come se avessi appena visto l’Italia segnare un gol durante l’Europeo.

Di più: la maggior parte delle volte, durante questo tipo di pagine io ho letteralmente la pelle d’oca. Lo ammetto senza problemi, è successo anche qui. Perché se da sole queste due pagine sono splendide, quando le leggete nel flusso della storia, pesando quando è successo durante la partita… beh, non penso sia possibile non emozionarsi così.

Almeno non per me 🙂

L’estetica della patata

Nobiltà 1Stamattina ho passato una mezz’oretta a dividere le patate che sono state raccolte nell’orto di mio padre. Quattro fasce: minuscole (che andranno buttate via), piccole, medie e grandi. La norma.

Mentre le si divide, si deve anche decidere quali tenere e quali no: alcune sono andate a male, altre sembrano per metà mangiate, altre ancora… semplicemente sono brutte. Cioè hanno una forma strana, un colore diverso (tipo sono leggermente sul viola invece del solito marrone), e cose del genere.

E qui mi sono fermato a pensare a quanto ho letto sulle pagine di Nobiltà Contadina, uno dei meno conosciuti manga di Hiromu Arakawa* . Lì l’autrice racconta del suo passato, quando viveva ancora con la sua famiglia di contadini. Tra i mille aneddoti divertenti (e folli) e le stranezze del suo nucleo familiare, c’è stata anche una considerazione su come oggi il consumatore non vuole solo un prodotto della terra che sia buono, lo vuole anche BELLO. Così ogni anno infinite quantità di cibo perfetto per gli uomini ma brutto a vedersi, finisce nella filiera produttiva destinata agli animali (se va bene) o buttato via (se va male).

Nobiltà 2La cosa è talmente diventata la norma che se ci fate caso, tutti i frutti o le verdure che trovate al mercato, dal fruttivendolo o al supermercato, sono sostanzialmente perfetti. E, soprattutto, sono uguali tra loro. Colori sparati e uniformi (nei supermercati grazie anche a dei faretti con luce calda piazzati in maniera strategica…), forme praticamente identiche, superfici molto simili. Uguaglianze che in natura difficilmente si trovano. O meglio, si trovavano.

E la cosa è talmente dentro di noi, che scartiamo in maniera automatica quei frutti della terra che non ci sembrano belli. E nonostante mi ricordassi molto bene l’episodio raccontato nel manga, perché mi aveva colpito durante la fase di supervisione, anche io sono ormai abituato a pensare in questo modo. Dovrò starci più attento, ma nel frattempo ho ricontrollato le patate scartate in prima battuta e ne ho “salvate” un bel po’.

NobiltaContadina_3scvr.indd * Hiromu Arakawa è la geniale autrice di Fullmetal Alchemist, che forse conoscerete (magari avete visto l’anime su MTV! L’edizione italiana della prima serie l’ho curata io :)). Terminato questo, si è messa a fare delle serie più particolari in cui affronta molto il rapporto uomo-natura, e la dura vita dei contadini e di chi studia materie agricole. La prima è il già citato Nobiltà Contadina, in cui si vedono le sue esperienze personali narrate con uno stile divertentissimo sia per quanto riguarda i disegni che, soprattutto, la scrittura. La seconda è Silver Spoon, che segue la storia di alcuni studenti di un liceo agrario nell’Hokkaido, l’isola più a nord dell’arcipelago del Giappone. In pratica anche questa è molto autobiografica, ma c’è un maggiore elemento romanzato oltre a varie vicende da vero shonen. Sono entrambe consigliatissime, ovviamente. Tutti i suoi manga li abbiamo pubblicati noi di Panini Comics / Planet Manga 🙂

Il mio alfabeto dei manga

Siccome sono scemo e non ho abbastanza cose da fare, oggi mi sono perso in una cavolata più inutile del solito. Ho iniziato a lavorare a Inuyashiki, il nuovo, stranissimo, geniale manga di Hiroya Oku, l’autore di GANTZ, e mentre editavo mi sono detto che questa era la prima volta che lavoravo su un manga il cui titolo inizia con la I. Un rapido controllo e sì, è proprio il primo come immaginavo. Da qui il passo successivo è stato ovvio: quali lettere ho fatto e quali mi mancano?

Fullmetal Alchemist - CopyEcco il resoconto della mia veloce indagine tra i file che ho sul computer (potrebbe mancare qualcosa di molto vecchio e che mi è passato di mente, ma anche se fosse dovrebbero essere poca cosa). In caso di più manga con la stessa iniziale, ho scelto il mio preferito, ma in moltissimi casi è stato davvero duro decidere cosa mettere perché mi sono occupato di davvero tanti manga molto belli (cosa scegliere tra Eden e Eyeshield 21? O tra GANTZ e Giant Killing? O All You Need Is Kill e All Rounder Meguru? Black Lagoon o BLAME!? E questi sono solo alcuni dei moltissimi dubbi che ho avuto: ci ho messo più a decidere cosa mettere che a cercare i titoli! :))

Via alla lista:

A – All Rounder Meguru

B – Black Lagoon

C – City Hunter

D – Dorohedoro

E – Eden

F – Fullmetal Alchemist

G – Giant Killing

H – Hero Tales

I – Inuyashiki

J – Junk

K – Ken il Guerriero

L – Lone Wolf & Cub

M – (La) Mia Maetel

N – Nobiltà Contadina

O –

P – Planetes

Q –

R – RUN day BURST

S – Soul Eater

T – Tokyo ESP

U – Uomo Tigre

V – Variante

W – Witchblade Takeru

X –

Y – Yuria, la stella dell’amore materno

Z –

Mi mancano 4 lettere su 27. Pensavo peggio, ma ora ho un nuovo, stupidissimo obiettivo nella vita 🙂

[Best of 2014] Fumetto

È davvero difficile per me decidere IL fumetto del 2014 perché ne ho letti davvero tantissimi durante l’anno e nemmeno me li ricordo tutti. Il 2014 è stato l’anno in cui sono finiti Bakuman e Kekkaishi, due serie spettacolari. Ho scoperto Green Blood, Vanilla Fiction e la nuova ondata di manga adulti che noi di Planet stiamo pubblicando (tipo L’usuraio e Destroy x Revolution). Potrei poi parlare di GANGSTA., di qualsiasi cosa fatto dalla Arakawa e mille altri. Guardando agli Stati Uniti, ho fatto una enorme abbuffata di prodotti Image: da Fatale a Lazarus, da Dead Body Road a Starlight. Senza dimenticare le altre case editrici dove si trovano gemme come lo splendido She Hulk, The Private Eye, il nuovo Ghost Rider, Powers (che è sempre splendido). E questi sono solo una microscopica frazione di quelli di cui vorrei parlare! Quindi dover scegliere un solo titolo è praticamente impossibile, però se penso al divertimento e al coinvolgimento durante la lettura, un vincitore riesco a trovarlo e questo è…

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E dire che a me nemmeno piace tanto il calcio! Però Giant Killing è qualcosa di unico, di speciale. Sì un manga sullo sport più amato al mondo, ma siamo anni luce da Holly & Benji o cose simili: qui il calcio è mostrato in maniera realistica, con i protagonisti che sono allenatore e giocatori di una squadra della corrispondente serie A giapponese. Cosa lo rende così speciale rispetto a tutti gli altri fumetti da me letti? In una parola, il pathos. Le partite sono narrate in una maniera spettacolare, con i giusti tempi e senza perdersi troppo in riflessioni che occupano decine di pagine (nulla contro le riflessioni, ma non mettetemele nel bel mezzo di un incontro prima di un momento chiave. In questi casi rompono solo il ritmo). E, soprattutto, c’è una gestione spettacolare dei momenti clou. Quando capitano, abbiamo praticamente sempre tavole mute, con primi piani ben studiati sui volti dei protagonisti, in campo e fuori, o sui piedi col pallone. Queste sono poi seguite da pagine altrettanto spettacolari che ti mostrano la chiusura dell’azione.

Queste sequenze per me rappresentano il modo perfetto per trasportarmi nell’azione. Mi fanno scendere in campo, mi bloccano in uno spazio fuori dal tempo, immobile, in cui sai che da lì a poche vignette tutto cambierà. Mi sento un po’ come quando si ha quella telecamera a 360° che hanno introdotto con Matrix: mi ritrovo al centro di tutto e vedo ogni cosa o persona attorno a me. Lo so, sembra improbabile avere una sensazione del genere da un fumetto, ma è realmente quello che mi capita! E così finisce che leggo e rileggo le stesse due o tre pagine anche dieci volte di fila, esaltandomi ancora di più.

L’altro grande aspetto di Giant Killing sono i suoi personaggi. Come non si può adorare quello sbruffone di Gino? Chi non farebbe il tifo per una squadra guidata da quel genio di Tatsumi che, nonostante l’indiscutibile classe e intelligenza, ha un concetto di calcio talmente puro da risultare idealistico, ma che tu accetti lo stesso perché… beh, perché è Tatsumi e da lui non puoi che aspettarti questo. O parliamo di Tsubaki, il giovane il cui destino di successo pare già scritto, ma che sa di doverne fare di strada per arrivare al punto che tutti credono raggiungerà.

Per questi e molti altri motivi, Giant Killing è il mio fumetto del 2014. Se non lo conoscete, il mio consiglio è di comprare i primi cinque volumi. Sì proprio cinque, perché è a metà del quinto che io mi sono innamorato della serie, quando ti trovi davanti una pagina doppia in cui Tatsumi non fa altro che alzarsi dalla panchina. Ma da quel semplice gesto, e da come è stato disegnato, capisci che qualcosa di grande sta per succedere. E infatti giri pagina e… beh, leggetelo e lo capirete da soli. Le parole non possono farvi provare la stessa emozione 🙂

[Best of 2014] Romanzo

Non è stato un anno in cui ho letto moltissimo. Troppi romanzi da supervisionare per lavoro, che mi mangiano le ore notturne, quelle normalmente dedicate ai libri, e che, soprattutto, alla fine mi lasciano con tutto tranne che con la voglia di prendere in mano un altro volume e immergermi nelle parole. Soprattutto quando sai che hai un mese di pausa e dopo di questo ti aspetta un altro romanzo da supervisionare. Detto questo, però, quest’anno ho letto un libro fantastico, uno di quelli che non esiterei a definire un capolavoro. Un libro che ho avuto anche la fortuna e l’onore di supervisionare personalmente. Sto parlando di:

All You Need Is Kill

Cover originale giapponese del romanzo All You Need Is Kill

All You Need Is Kill, arrivato in Italia con il titolo Edge of Tomorrow seguendo il traino del film basato su questa storia con Tom Cruise, è semplicemente splendido. Diciamo subito una cosa: col film hollywoodiano non c’entra praticamente nulla. L’unica cosa in comune è l’idea di base, cioè che c’è un soldato normalissimo, anzi decisamente scarso, che si ritrova a rivivere costantemente la stessa manciata di giorni. Nello specifico quelli che precedono una importante battaglia e la battaglia stessa, dove muore.

Messa così può sembrare banale, ma vi assicuro che la storia è scritta estremamente bene e ha un ritmo fantastico, usato per descrivere il susseguirsi di eventi che il geniale autore, Hiroshi Sakurazaka, vi sparerà di fronte pagina dopo pagina. Visto che ci sono vi metto qui anche il testo dalla quarta di cover del romanzo:

Cover italiana del romanzo

Cover italiana del romanzo

La Terra è sotto attacco: dallo spazio arriva la minaccia dei Mimic, alieni che stanno trasformando il nostro pianeta in un luogo invivibile, uccidendo chiunque trovino sulla loro strada. In una piccola isola nel sud del Giappone, in uno dei tanti campi di battaglia sparsi in giro per il mondo, Keiji Kiriya ha il suo battesimo del fuoco. La battaglia prende però una brutta piega, e Kiriya viene ucciso… ma si risveglia misteriosamente due giorni prima dello scontro, nel suo letto. Per lui inizia così un loop temporale che lo porterà a rivivere gli stessi giorni alla ricerca di un modo per sopravvivere alla battaglia ma, anche, per uscire da questo vortice temporale in cui si è trovato incastrato. Perché c’è una cosa peggiore di morire, ed è farlo ripetutamente!

All You Need Is Kill è il pluripremiato racconto fantascientifico scritto da Hiroshi Sakurazaka e impreziosito dalle illustrazioni di yoshitoshi ABe. Una storia cruda e affascinante, che ha saputo conquistare l’occidente e che è stata trasportata in un blockbuster hollywoodiano dal titolo The Edge of Tomorrow, con protagonisti Tom Cruise ed Emily Blunt!

Se non l’avete letto, e se vi piace la fantascienza o in generale le storie ben scritte e appassionanti, fidatevi di me: compratelo. Non ve ne pentirete.

Appunti a margine

  • Come detto più su, tra il film del buon Tom e il romanzo originale c’è veramente poco in comune. Curiosamente, però, il film è molto bello pure lui, anche se in maniera diversa. Anche se il tipico finale hollywoodiano potevano risparmiarcelo e solo questo mi ha un po’ deluso, per il resto è una pellicola molto divertente, con un grandissimo ritmo e due ottimi attori. E’ uno dei miei film preferiti del 2014, forse addirittura il mio preferito in assoluto! Ma questo lo scoprirete solo tra qualche giorno… 😀
  • Curiosamente, per il secondo anno di fila il miglior romanzo letto è di fantascienza e legato al mio lavoro. L’anno scorso, infatti, era Ender’s Game, letto in preparazione dell’edizione italiana del fumetto di cui dovevo occuparmi. Splendido anche questo libro, straconsigliato a tutti!
  • * All You Need Is Kill è stato anche adattato in formato manga con i disegni del grandissimo Takeshi Obata, l’autore di Death Note e Bakuman. Due soli volumi assolutamente da divorare, ma solo dopo aver letto il romanzo. La storia è la stessa del libro, però raccontata più velocemente. Quindi io consiglio di dedicare il tempo che merita al libro, poi passare al manga.