Soffrite insieme a me

Non so perché, ma stamattina mi sono svegliato con un nome in mente che non sentivo/pensavo da anni, e che mi ha fatto sprofondare in una strana agitazione. Nella mia mente vedevo strane immagini di aerei fatti con una computer graphic degna di un Commodore 64 che si spostavano su strane mappe realizzate controvoglia da un bimbo di terza elementare per un compito per casa.  Non c’era dubbio, la mia mente per un non so quale motivo ha scavato (parecchio) in profondità nei miei ricordi e ha tirato fuori una delle cose peggiori in essi conservata: i Vengaboys!

L’orrendo gruppetto autore di tormentoni estivi come We’re Going to Ibiza e… beh, We’re Going to Ibiza e basta (anche se la loro pagina su Wikipedia cerca di farci credere che ci fosse altro. Ma tanto noi siamo già sotto shock per il semplice fatto che esista una pagina Wiki dei Vengaboys, e quindi non riusciamo a capacitarci di quanto viene scritto a prescindere).

Ad ogni modo la tortura non può che concludersi con la visione del video della loro unica canzone di successo. Video che è persino più brutto della canzone stessa!

Buon lunedì a tutti!

PS:  i Vengaboys non mi sono mai davvero piaciuti nemmeno all’epoca, e We’re Going to Ibiza era ed è orrenda, ma il loro altro successo, Boom, Boom, Boom, Boom!!, era decisamente più carino ed è invecchiato anche un filino meglio.

Amazon batte iTunes e Google Music 1-0

Io faccio parte di una specie in via d’estinzione: sono uno che compra ancora la musica.

Sì, non uso Spotify (o meglio, lo uso pochissimo: tipo una volta al mese quando va bene) ma preferisco la radio o la mia collezione di musica digitale. Tra cui sì, lo ammetto, c’è tanta roba pirata che viene dal passato (come le vecchie sigle dei cartoni animati) ma sono soprattutto file comprati su iTunes/Google Music e mp3 dei miei CD).

Recentemente mi sono innamorato di Your Name, uno splendido film giapponese passato al cinema tra febbraio e marzo,  e in attesa dell’uscita del BD che comprerò subito per riguardarmelo, mi sono voluto comprare la colonna sonora.

Ho fatto quindi un giro su iTunes e su Google Play, per vedere se c’era (cosa non scontata con la musica giapponese, che è un mondo a parte per quanto riguarda diritti e vendite nel mercato internazionale) quale offriva il prezzo migliore.

Google lo piazza a 12 euro, iTunes a 17. Abbiamo quindi un primo vincitore.

Però poi vado su Amazon, giusto per vedere quanto costa il CD (che ha anche un mini booklet illustrato come tutti i CD). Lo trovo al prezzo più alto, cosa che ovviamente ci sta essendo un prodotto fisico: poco meno di 20 euro.

Sono tentato dall’acquisto ma mi scoccia anche dover aspettare un giorno o due per riceverlo e quindi poterlo ascoltare. Poi però noto una cosa interessante che sapevo ma che mi ero dimenticato: c’è un piccolo logo AutoRip e una scritta interessante sotto il prezzo:

La versione MP3 di quest’album è inclusa senza costi aggiuntivi

Comprando il CD, ho subito gli mp3 di tutte le canzoni! Esatto, prima ancora che il disco venga spedito, io posso con un click andare sulla pagina di Amazon Music e mi trovo tutti gli mp3 delle canzoni dell’album appena comprato!

Mp3 che posso ascoltare in streaming da PC, smartphone e roba simile, ma che posso anche salvarmi comodamente sul computer.

Quindi sì, pago di più (un terzo in più rispetto a Google Music, circa il 15% in più rispetto a iTunes), ma ho anche il CD fisico, che in questo caso mi interessa.

Così ancora una volta mi trovo a dare soldi al colosso americano, e faccio un post per segnalarvi l’esistenza di questa opzione dell’AutoRip, perché magari a qualcun altro di voi potrebbe interessare.

Ricordatevi però che è valida solo per i dischi venduti direttamente da Amazon stessa!

I tre migliori cartoni per bambini in onda in questi mesi – prima posizione

Premessa: questo post doveva uscire a fine agosto, ma è finito nelle bozze da dove non è più uscito (l’idea era finirlo e pubblicarlo, poi però me ne sono dimenticato). Poi, qualche giorno fa, il prode Ernesto dal lontano Giappone mi ha fatto notare che mancava il pezzo sulla prima posizione dei miei tre cartoni animati preferiti, e così ho completato il post e ora lo pubblico. Tra un paio di settimane, però, lo sposterò a inizio settembre, dove doveva stare fin dall’inizio.

Come tutti i veri bravi genitori, anche io e Carla usiamo la televisione come babysitter per Paolo. Lo facciamo perché abbiamo questa assurda pretesa di voler respirare da soli per un secondo senza essere perennemente all’inseguimento del mostriciattolo che è tanto buono quanto ignaro dei pericoli in cui costantemente si mette.

Dopo aver passato varie ore a guardare insieme a lui i cartoni che passano sulle reti gratuite (qui non tengo conto di quello che c’è su piattaforme a pagamento come Sky o Netflix), ecco la mia personale top 3. Dopo aver visto la terza classificata e la seconda, oggi siamo arrivati alla prima, forse scontata, posizione!

Masha e orso

Sì, vince sempre lei, la terribile e inarrestabile Masha. La serie di cui tutti parlano da anni a questa parte, e a ragione. Perché Masha e Orso è davvero qualcosa di sorprendente, soprattutto se si pensa che è stata creata da un piccolo studio russo.

Sono moltissimi i motivi per cui ritengo Masha e Orso la migliore serie per bambini al momento in tv. Proviamo a fare un piccolo elenco delle cose che mi piacciono:

  1. La computer graphic è sorprendentemente bella. Certo, la prima serie è abbastanza povera e si vede che non avevano ancora preso bene le misure sul character design dei personaggi (guardate per esempio Orso: è molto più magro e ha un aspetto meno “pacioccone”), ma già dalla seconda stagione la qualità raggiunge un livello impressionante. Se paragonate quanto si vede in Masha e Orso con produzioni di studi ben più famosi e ricchi, la serie non solo ne esce bene ma nove volte su dieci pialla la concorrenza.
  2. Le storie sono ben scritte e praticamente mai banali. Sarebbe stato facile costruire ogni episodio solo sui danni che Masha fa e con Orso che deve rimediare (che ci sono ma sono pochi, questi sono realizzati molto bene e sempre con spunti notevoli), invece c’è un vero lavoro di classe da parte degli autori che creano storie originali. La stragrande maggioranza degli episodi non considera nemmeno il concetto Masha vs. Orso, men che meno l’odiata morale e/o la lezione che la bambina deve imparare come conseguenza delle sue azioni. Le trame, invece, si concentrano più su idee originali o citazioni di cose che capiscono forse più gli adulti che i bambini, ma che divertono entrambi.
  3. Già, le trame. Poche serie nella storia hanno osato tanto quanto si vede in Masha e Orso. Gli autori sembrano essere dei piccoli bambini che hanno davanti a sé una tela bianca che possono riempire come vogliono, senza limitarsi ai soliti quattro canovacci della narrazione per ragazzini. Ed è proprio quello che fanno, scatenando la loro fantasia in maniera incredibile. Con il risultato che, come detto prima, spesso a guardare gli episodi si divertono forse più i genitori dei figli. Del resto capita di vedere la parodia di Sherlock Holmes o del mondo dei supereroi, ma anche un episodio in cui Halloween si fonde con la storia di Cenerentola, un richiamo alla scena iniziale di 2001 Odissea nello spazio, una satira dell’ossessione per la bellezza e molto altro ancora. Fino ad arrivare al fantastico omaggio al cinema in generale, fatto attraverso citazioni a film che hanno fatto la storia come Forrest Gump, Titanic, Avatar e molti altri ancora.
  4. Il quarto elemento che mi fa amare Masha e Orso è la musica. In generale non sono uno che apprezza le canzoni dentro i cartoni animati, ma in questo caso faccio un’eccezione perché, nella stragrande maggioranza dei casi, qui è usata in maniera davvero azzeccata. E, soprattutto, non è un riempitivo per guadagnare minuti a costo quasi zero ma un momento importante integrato con la storia, se non vero e proprio cardine attorno al quale viene costruito l’episodio. Per esempio c’è una puntata in cui Masha diventa una rockettara e suona un pezzo che ricorda una canzone degli AC/DC, un’altra in cui diventa un’intera orchestra di musica classica che suona una melodia fantastica, ce n’è una in cui si allena per fare un musical che poi vediamo essere Chorus Line, e via così.
  5. Infine non riesco a non pensare che Masha e Orso siano una versione moderna, e più leggera, di Calvin & Hobbes, il mio fumetto preferito in assoluto. Certo, Orso non ha il cinismo di Hobbes, così come Masha non ha il pessimismo (o la follia) di Calvin, ma entrambe le serie hanno delle dinamiche tra bambino e animale che sono spesso molto simili.

Potrei andare avanti a lungo, o scendere nel dettaglio, ma ho già scritto fin troppo quindi mi fermo (e voi vedrete una versione parecchio tagliuzzata del post, perché in origine c’era moooolto più testo). E non ho nemmeno menzionato I racconti di Masha, uno spin off della serie che è ancora più fuori di testa. Ma che è anche molto più adulto, infatti a me piace tantissimo mentre Paolo non la vuole vedere.

E con questo ho finito, non prima però di un consiglio finale per tutte quelle persone che, con figli o senza, non hanno mai visto una puntata di Masha e Orso. Se vi capita di trovarvela davanti un giorno durante una sessione di zapping estremo, fermatevi e provate a guardare questa serie. Potrebbe piacervi molto più di quanto pensate!

L’ennesima involuzione di un prodotto Apple

All’incirca un mese fa ho fatto un post in cui parlavo delle spese non previste che mi sono capitate addosso nel giro di poche settimane. Poco dopo la sua uscita mi sono accorto che avevo dimenticato un’altra voce. Rimedio con questo post.

Da sempre io vado a correre con la musica, perché trovo che riesce a rilassarmi e caricarmi. E mi piace avere una qualche canzone nelle orecchie mentre sgambetto. Nel corso degli anni ho corso con letteralmente ogni tipo di lettore ma la perfezione l’ho trovata solo quando è uscito lui:ipod-shuffle-gen1L’iPod Shuffle di seconda generazione era semplicemente perfetto: minuscolo, leggerissimo, con pulsanti molto ben definiti e che era difficile premere per errore. E, soprattutto, con una clip integrata per attaccarlo alla maglietta. Si vedeva lontano un chilometro che era stato fatto pensando a chi corre con la musica, e l’avevano fatto proprio bene.

Ne ho comprato uno appena è uscito e l’ho tenuto e usato fino a novembre di quest’anno. Poi, però, l’ho cambiato. Secondo voi, perché l’ho fatto?

Volevo il modello nuovo?
Volevo più GB per caricare più canzoni?
Mi ero stancato del colore?
Si è rotto?

No, l’ho perso. O meglio, io non l’ho perso veramente, so bene dov’è: è in casa mia, ma dove di preciso è un mistero. Vedete, io lo stavo caricando collegato al PC quando è entrato nel mio studio un piccolo diavoletto che prende le cose e le sposta in posti senza senso. Io ero al telefono impegnato su una cosa di lavoro e non mi sono accorto di nulla fino a quando il giorno dopo ho cercato di toglierlo dal caricatore… salvo realizzare che era scomparso! Di norma le cose imboscate da Paolo le ritroviamo abbastanza in fretta e senza troppa fatica, ma se uno ti imbosca un rettangolino di metallo grande una manciata di centimetri quadrati, ritrovarlo è realmente impossibile.

Così dopo circa un mese di ricerche infruttuose ho ordinato questo:

ipod-shuffle-gen4Più nuovo, più elegante, più piccolo. E infinitamente peggiore per un singolo, semplicissimo motivo: le sue dimensioni.

Chi aveva progettato il precedente modello l’aveva sicuramente usato sul campo, provando le varie soluzioni che hanno portato a quel design. Chi invece ha progettato questa quarta generazione è certo che non l’ha mai messo attaccato a una maglietta ma ha solo cercato un modo per rimpicciolirne le dimensioni e quindi ridurre i costi di produzione.

La differenza sta tutta in quello spazio sulla sinistra che vedete nella prima immagine. Quello spazio serve per poggiarci sopra il pollice con cui farete forza per aprire la clip, e quindi attaccarlo alla maglietta. E’ uno spazio piccolo ma fondamentale per l’usabilità dello Shuffle. Nel nuovo modello questo spazio non c’è il che porta a due problemi.

Il primo è che la clip è notevolmente più corta e quindi anche più difficile da aprire (avete presente il discorso delle leve che avete studiato e odiato a scuola? Ecco, rispolveratelo qui per capire a cosa mi riferisco). Serve metterci più forza ed è comunque molto più scomoda da usare perché essendo più corta ha un angolo di apertura inferiore.

Ma soprattutto la procedura di aggancio alla maglietta ora deve necessariamente essere fatta a dispositivo spento, perché non essendoci più uno spazio vuoto, il vostro pollice finisce per premere uno dei pulsanti del dispositivo (di norma il play o l’indietro). Poco male, direte voi, basta farlo prima di iniziare a correre. Vero, ma se per caso lo Shuffle si sgancia durante la corsa, cosa che capita e pure molto più frequentemente di quanto pensiate, soprattutto con le magliette in materiali tecnici, prima bastava prenderlo e riagganciarlo al volo, ora bisogna:

  1. prenderlo
  2. spegnerlo con il micropulsante che c’è sopra
  3. riagganciarlo con la clip che resta dannatamente dura e scomoda
  4. riaccenderlo
  5. fare ripartire la musica.

Prima era un’operazione che non richiedeva la minima attenzione e durava due secondi, ora è una trafila lunga e scomoda.

Intendiamoci non è la fine del mondo, ci mancherebbe, ma nella mia testa una nuova versione di un prodotto deve essere sempre un’evoluzione, non un’involuzione. Deve avere feature nuove o, se non ce le ha, non deve togliere quelle vecchie che sono valide. Soprattutto non deve rendere l’uso del dispositivo più difficile o scomodo. Questo iPod Shuffle di quarta generazione è tutto quello che un nuovo modello non dovrebbe mai essere e io sinceramente ne sono molto deluso. Al punto che il giorno in cui ritroverò il vecchio Shuffle, quello nuovo finirà in un cassetto da cui non uscirà più.

Nostalgia canaglia

klfUn amico su Facebook condivide un articolo in cui si dice che i KLF hanno deciso di tornare insieme per ricominciare a fare musica.

E il mio entusiasmo va subito alle stelle, perché quando ero piccolino, i KLF erano uno dei miei gruppi preferiti tra quelli che facevano musica da discoteca. Non li sento da una vita, ma mi ricordo ancora molto bene quanto mi piacessero.

Per cui faccio quello che nessuno di noi dovrebbe mai fare quando si tratta di libri, film, serie tv (animate e non), persone o, come in questo caso, canzoni che hanno profondamente segnato la nostra infanzia: ho deciso di provare a riascoltare quanto avevano fatto!

Parto con la mia preferita, Last train to Transcentral (che ha anche un bel titolo):

Passo poi ad America – What time is love (qua il titolo lascia molto a desiderare…):

E chiudo la passeggiata sul viale dei ricordi con Justified and ancient (che conferma che hanno azzeccato il primo titolo per puro culo e niente più…)

Qui mi fermo perché nonostante so ci siano altre canzoni loro, meglio non farsi ulteriormente male. Intendiamoci, non dico che siano orrende, soprattutto perché non si può giudicare la musica da discoteca senza pensare al periodo in cui è stata fatta (e io confermo che per me, all’epoca erano se non il meglio, sicuramente nell’olimpo assoluto), ma posso dire che sono invecchiate male? Non tutte, non sempre perché alcuni passaggi li trovo ancora molto belli, ma il feeling generale è un generico… ma anche no!

Però questo non cambia la mia felicità e il mio ottimismo per la reunion dei KLF! Io spero che sappiano davvero reinventarsi e fare un qualcosa che il Mattia del 2016 potrà amare come il Mattia del 1991 amava le loro vecchie canzoni.

Speriamo di non restarne deluso…

Consiglio musicale: “Seasons” di Tony Anderson

Su Zero2, qualche anno fa (7!!) ho trovato il modo giusto di definirmi per quanto riguarda il mio approccio alla musica: io sono un ignorante musicale. Riassumendo quel post, sono una persona che ascolta musica perché gli piace, ma che non ha alcun tipo di preclusione a generi o autori: se una cosa è bella e mi piace, per me va bene. Anche se l’ha cantata Emma, Beyonce, Tiziano Ferro e altri nomi che i radical chic delle sette note non toccherebbero mai nemmeno con un bastone. Almeno non in pubblico, naturalmente.

Per questo motivo io parlo rarissimamente di musica. Oggi faccio un’eccezione e vi consiglio un album che ho scoperto per caso e che sto ascoltando moltissimo da più di un mese a questa parte.

Come sempre, la parte più divertente è sul come mi sono imbattuto in questo autore. Stavo cercando di capire com’è il percorso della Trans Provence che un mio amico stava facendo e, cercando su google, sono finito sul sito ufficiale. Qui ho aperto per puro caso il video che vedete qui sotto, e mi sono innamorato alla follia della canzone usata come sottofondo musicale:

MAVIC® TRANS-PROVENCE 2015 /// DAY 3 from Mavic® Trans-Provence on Vimeo.

Non quella che si sente nei primissimi secondi, il pezzo di cui parlo io inizia attorno a 00:18. E’ quindi iniziata la ricerca del nome di autore e canzone, con la scoperta che si trattava del pezzo “Further up, further In” di Tony Anderson. Ovviamente mai sentito nominare in vita mia, ma la cosa non dovrebbe stupire nessuno visto quanto detto a inizio post. Il successivo passaggio è su Spootify, aperto per la prima volta da almeno tre mesi a questa parte solo per sentire questa e le altre canzoni del suo album “Seasons“:


(al momento il codice di incorporamento non va, e non ho idea del perché visto che non ho mai fatto prima una cosa del genere. Per sicurezza vi metto anche un link all’album)

Album che ho adorato e quindi comprato su Google Play. Ebbene sì, io compro ancora la musica quando trovo qualcosa che mi piace! Sono anziano, che volete farci?! 🙂

Ve lo consiglio perché è bello, con suoni tranquilli ma anche molto ritmato. La maggior parte dei pezzi è solo musicale, ma le poche canzoni cantate sono anch’esse molto belle (in particolare la 4, “Glow“). Io lo uso tantissimo come colonna sonora in background mentre lavoro a roba che richieda molta concentrazione. O per rilassarmi.

Se vi capita l’occasione, provate ad ascoltarlo, magari vi saprà conquistare come ha fatto con me 🙂

Il migliore servizio di Google che non state usando

Sono ormai molti anni che Google non è più solo un motore di ricerca, ma oggi offre talmente tante cose che è difficile stare dietro a tutte. Alcune le evitiamo per scelta (Google+), altre perché c’è di meglio (Hangouts), ma alcune non vengono usate solo perché non sappiamo che ci sono. Una di queste è davvero fantastica, completamente gratuita, e può cambiarvi il modo in cui gestite una parte importante della vostra vita. Sto parlando di Google Music.

google-play-music-logoDietro un singolo nome si nascondono in realtà tre cose distinte:
1. un negozio che vende musica, sia il singolo che gli album (come quello di Apple, per intenderci, solo che qui avete mp3 invece di aac)
2. Un servizio alla Spotify, dove pagando una quota di 10 euro al mese potete ascoltare tutte le canzoni che volete, senza limiti.
3. La terza funzione è quella di cui vi voglio parlare oggi. Il servizio di cloud per tutta la vostra musica.

Se nel vostro disco fisso ci sono decine di migliaia di canzoni che vorreste sempre avere con voi ma che non ci stanno nel vostro telefono o tablet (o anche computer portatile), Google Music vi risolve il problema. Scaricate il client per la sincronizzazione e lanciatelo. Ditegli dove avete la musica e poi dedicatevi ad altro perché lui passerà ore (anche parecchie: dipende ovviamente dalla dimensione della vostra libreria e dalla velocità della vostra linea) a caricare tutta la vostra collezione di file musicali sui suoi server. Il servizio vi dà spazio per 50.000 canzoni (esatto, CINQUANTAMILA!) che potrete poi ascoltare in streaming dove volete, quando volete, quanto volete. Esatto, non ci sono limiti di tempo, banda o altro, e nemmeno di dispositivi collegabili – al momento io ho la app di Google Music installata sul telefono Android che uso, sull’iPad e sul vecchio iPhone (che è usato come juke box per addormentare Paolo), e lo uso anche sul portatile oltre che sul fisso.

Inoltre avrete anche la possibilità di scaricare la vostra musica direttamente dal cloud nei vostri dispositivi. Quindi mettiamo caso che vi venga un’improvvisa voglia di sentire la compilation Festivalbar ’86 prima di tornare a casa dopo una giornata di lavoro. Vi agganciate al wifi dell’azienda, aprite l’album e ve lo scaricate sul telefono. A quel punto quando uscirete dall’ufficio, avrete Samantha Fox e la sua “Touch me” pronta a darvi la carica, e con lei tutte le altre perle di quello “splendido” periodo musicale. 😉
Ovviamente potete anche decidere di ascoltarla in streaming, facendo però attenzione alla banda che andate a consumare.

Da segnalare anche che il client da installare sul PC è fatto molto bene perché è in grado di intercettare anche tutte le playlist che avete su iTunes, che ritroverete così a disposizione anche su Google Music.

Insomma è forse il servizio perfetto? Spazio virtualmente illimitato, nessun limite di banda o uso, zero pubblicità, buona qualità audio… e tutto questo è pure gratis? Ci deve essere la fregatura, no?
Se c’è, io non l’ho ancora trovata per cui sì, per me è davvero il servizio perfetto e infatti lo sto usando moltissimo dal novembre scorso, da quando ho sostituito l’iPhone con un Sony Z3 Compact.

Invece di dare 25 euro all’anno a iTunes Match, che è estremamente limitato sotto vari punti di vista (limite dispositivi, che comunque devono essere computer o roba Apple; solo download, no streaming; eccetera), provate Google Music e vedrete che non ve ne pentirete!

Sprechi il tuo tempo e te ne lamenti pure?

Festival di Sanremo 2015La mia bacheca di facebook in queste ore è un continuo fiorire di messaggi di insulti a Sanremo. Si va dai soliti commenti che mi/ci ricordano quanto faccia schifo questa manifestazione, al sempre verde “è per queste cose che pago il canone?” (peraltro scritto almeno nel 50% dei casi da persone che il canone non lo pagano, vuoi per evasione, vuoi perché ad aprire il portafoglio è un altro in casa). Si continua con denigrazioni varie ai cantanti, insulti agli ospiti e al loro cachet(che tutti misteriosamente conoscono) e via così.

Al che io mi chiedo come mai nell’era di internet, di Youtube, dei videogiochi che puoi fare su qualsiasi dispositivo dal microonde in su, di miliardi di libri e fumetti e anime e serie tv e film, tutti a disposizione in qualsiasi istante… dicevo, con un’offerta così smisurata di contenuti di cui fruire, non avete niente di meglio da fare che guardare qualcosa che vi fa schifo e poi lamentarvene? Ma che cavolo di senso ha? Non era meglio leggersi un bel manga? Ascoltarsi un CD di musica che ci piace o passare la serata su Spootify a scoprire autori emergenti? O ancora sdraiarsi sul divano a guardare un episodio della propria serie preferita o un film in TV?

E, soprattutto, se volete farvi del male e decidete contro ogni forma di buon senso di guardare una cosa che sapete non vi piacerà, perché poi sentite anche il bisogno di lamentarvene a ripetizione? Ci tenete a far sapere al mondo la presenza dell’inspiegabile bipolarismo che alberga nel contenuto della vostra scatola cranica?

Dai, su: stasera fate altro. Andate al cinema, uscite con amici per chiacchierare in un pub, fate un ritrovo per parlare male di Renzi con quelli del M5S o per deridere quelli del M5S con gente di qualsiasi partito. C’è solo l’imbarazzo della scelta ma risparmiateci il vostro livore per la tortura che avete deciso di autoinfliggervi! Noi, a differenza vostra, non ce la meritiamo questa tortura! 😉