Test per voi

Qual è il primo aggettivo o avverbio che vi viene in mente quando sentite la frase:

si tratta di mettere un sondino nell’occhio

Rispondete qui sul blog, NON su facebook e più tardi vi dirò il perché di questa domanda con un simpatico aneddoto personale 😀

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La mia prima volta

Dopo Natale, Capodanno, tutti e quattro i cambi di stagione, e molte altre ricorrenze annuali, oggi è la prima volta che arriva il compleanno di mia mamma da quando lei non c’è più.

Per me è sempre stato facile ricordarmi il giorno: è esattamente una settimana dopo il mio. Il che è sempre stata una cosa buffa di suo, a cui poi si aggiunge che compiva gli anni nel giorno del fantomatico pesce d’aprile. Non so perché, ma la cosa mi ha sempre divertito parecchio.

Ecco, oggi non la trovo molto divertente. Anzi, se devo essere sincero mi ha completamente stravolto il modo in cui mi approccio al mio di compleanno. Non sono mai stato uno che ci tiene/teneva a festeggiarlo, persino quelli importanti li ho sempre vissuti come giorni normali. Non perché mi dia fastidio invecchiare, semplicemente perché non ho mai avuto voglia di organizzare qualcosa. Quest’anno, invece, ho da subito fatto il collegamento compleanno mio-compleanno mamma, e ho letteralmente odiato tutta la fase di avvicinamento al 25 marzo. Mai, però, come ho odiato la settimana successiva, i sette giorni che li separavano. Sono stati letteralmente un calvario, e il fatto di viverli con l’influenza alla fine si è rivelato più un aspetto positivo che uno negativo: non sarei comunque riuscito a fare molto di lavoro visto quanto la testa era altrove, almeno così ho avuto un vero motivo per non fare nulla.

C’erano mille cose che avevo pensato di scrivere qui, ma poi alla fine ho deciso di lasciare perdere perché non ha senso che stia ad ammorbarvi con le cose tristi che riempiono la mia testa. Meglio lasciare perdere e guardare al futuro.

Ora mi manca solo la Pasqua, roba di cui frega sinceramente poco, e soprattutto il primo anniversario della morte. Per quest’ultimo mancano circa 45 giorni, non oso immaginare come starò da inizio maggio fino al 17…

Dagli all’untore!

Voi probabilmente non ve ne siete accorti, ma negli ultimi due mesi ho mantenuto una cadenza ben precisa con i post su Zero3: un giorno sì e un giorno no.

Oggi stavo per rompere la sequenza, ma rimedio all’ultimo con questa fantastica gif che ho appena visto su reddit:

God is listening you! - ImgurE’ ovviamente solo un post tappabuchi e mi sa che già domenica salterò veramente. Il problema è che nell’unico anno in cui io mi sono sempre coperto bene, evitando così per una volta in vita mia di ammalarmi, ci ha pensato Carla a portare l’influenza in casa e a contagiare prima Paolo e poi me.

Da due giorni lotto con brividi, gola così ruvida/secca che deglutire è quasi un dolore, e roba del genere. Non so quindi se domenica starò meglio e/o se avrò voglia e tempo per mettermi a scrivere qualcosa. Se non mi vedete, almeno ora sapete perché e con chi prendervela 🙂

La regola dei 3 scazzi

Io sono una persona molto, molto pacifica. È davvero quasi impossibile litigare con me (a meno che non siate Carla, ovviamente ;D) perché io sono un tipo tranquillo che ama il dialogo e odia il confronto, soprattutto se fatto in modo irrazionale. Per lo stesso motivo non mi irrito nemmeno molto spesso. Però sono un essere umano e come tutti ho i momenti in cui mi innervosisco per qualcosa detto o fatto da qualcuno.

Ma da persona molto critica e attenta a questo genere di cose, nel corso degli anni ho sviluppato una regola che mi permette di capire cosa sta succedendo quando capitano questi rari momenti di sangue che mi ribolle nelle vene. È una regola tanto semplice quanto efficace, almeno nel mio caso.


  • Se litigo o mi irrito con una persona, può essere colpa sua al 100%.
  • Se litigo o mi irrito con due persone in un lasso di tempo breve, può essere colpa loro al 100%, ma comincio ad avere un dubbio.
  • Se litigo o mi irrito con tre persone in un lasso di tempo breve, c’è la quasi certezza che il problema sia io e non loro.

Precisazioni necessarie
Con “tempo breve” io intendo un giorno, massimo due. Per come sono fatto, è praticamente impossibile che sia irritabile due giorni di fila, realmente impossibile per tre o più. E le due o tre persone con cui mi scontro non necessariamente sono collegate tra loro. Non sono, cioè, legate da un evento comune come può essere il lavoro. Per esempio mi posso scontrare con uno della Panini, con Carla e con un amico.

Nel terzo caso, mi fermo e cerco di capire cosa non va in me: ho una giornata storta? Ho frainteso qualcosa e penso di aver ragione quando, invece, ho torto? Me la sto prendendo con altri quando in realtà ce l’ho con me stesso per una qualsiasi ragione?

Nella stragrande maggior parte delle volte la regola dei 3 scazzi ci prende e finisce che mi fermo, faccio un paio di riflessioni e capisco meglio la situazione. Di norma evito contatti a rischio per il resto della giornata e poi, la mattina dopo, riparto. E se serve, o se lo ritengo giusto da fare, mi scuso.

Non so quanto questa regola sia applicabile da altri, richiede un certo tipo di carattere e una buona dose di capacità di autocritica, ma la prossima volta che vi capiterà di arrabbiarvi con più persone, provate a usarla. Magari vi renderete conto che state sbagliando voi e che non è il mondo a essere nero, siete voi che avete gli occhi coperti e non vedete quello che avete davanti.

[Best of 2014] Prologo

Come tanti, troppi blog e siti, anche io quest’anno voglio fare un veloce “best of” dell’anno appena finito. Poche categorie già definite finora (che NON appariranno in quest’ordine):

  • miglior romanzo
  • miglior film
  • miglior videogioco
  • miglior serie tv
  • miglior fumetto
  • miglior acquisto dell’anno
  • cosa migliore in assoluto del 2014

Se pensate manchi qualche categoria, segnalatemelo nei commenti e potrei aggiungerla. E metto subito le mani avanti dicendo che non c’è miglior anime perché ne ho visti troppo pochi, ma probabilmente vincerebbe Psycho Pass o Shingeki no Bahamut Genesis.

Questo mi fa anche venire in mente che per me il “best of 2014” si riferisce a quanto io ho visto/letto/altro nel corso dell’anno. Se per esempio il film era del 2013, frega nulla: io l’ho visto nel 2014, per me è candidato. Non siamo mica agli oscar qui 😀

Chiudo dicendo che se qualcuno vuole provare ad azzeccare il vincitore di una delle categorie o anche di tutte, lo faccia nei commenti del blog e non su facebook.

Confessioni da nerd – 1

Io sono da sempre un nerd, probabilmente anche un geek. Sguazzo nel mondo dei videogiochi sin da quando sono nati loro, leggo fumetti sin da quando sono nato io (beh, quasi dai ;)). Ho visto più cartoni animati di quanto una persona normale possa immaginare, ho collezionato album di figurine per anni e anni.

Però, come tutti, ho dei lati nerdici in cui sono lacunoso, se non del tutto scoperto. E visto che mi piace prendermi in giro, ecco una serie di post sull’argomento. Si comincia con:

NON HO MAI COMRATO I MODELLI DA MONTARE DI ROBOT O COSE SIMILI

GolionNon ho MAI montato un modellino di robot, che si tratti di Goldrake, Gundam o qualsiasi altro colosso di metallo. Non solo non saprei da che punto partire e, temo, non avrei l’abilità necessaria per fare un buon lavoro (un lavoro discreto l’avrei portato a termine, ma con sporgenze e colla ovunque), ma soprattutto non ho mai avuto l’interesse di farlo. Quello che da sempre mi ha fatto ignorare questo mondo è l’unione di due problemi.

1. Non sapevo che farmene una volta montati. Non ci avrei potuto giocare perché sono fragili, non mi vedevo molto ad esporli su una libreria, men che meno a comprare un armadio di vetro per sfoggiarli ad amici (maschi, ovviamente: perché alle donne non li avrei mai fatti vedere, perché ci tenevo ad avere qualche possibilità di limonare ;)). Quindi perché spendere soldi e tempo per qualcosa che non aveva un vero uso?

2. I modelli sono da colorare. Per me cresciuto con robot o auto, comprati da mamma e papà, già montati e tutti belli colorati e rifiniti, l’idea di spendere 50.000 lire per un fragile cosetto di plastica che dovevo montare era difficile da accettare/capire. Ma diventò una cosa che mai avrei fatto quando scoprii che i pezzi sono tutti di uno squallido bianco/grigio e che la bellissima figura sulla scatola era uno specchietto per le allodole. Perché tutte le sfumature, le strisce di colore, i particolari fighissimi erano e sono tutti a carico mio. No, Bandai, non ci siamo: non allora, non oggi. Peccato perché molti sono davvero belli! :/

Esisti ancora?

Non so voi, ma io mi stupisco sempre quando, tornando su un sito che non visito da qualche anno, lo trovo non solo ancora aperto, ma con notizie che continuano a uscire regolarmente e magari anche una comunità attiva. Non è una sorpresa moderata, ma proprio qualcosa che per un paio di secondi mi lascia stupito davvero. Poi il mio cervello ricomincia a funzionare e mi ricorda che il mondo va avanti anche, o meglio principalmente, senza di me.

Eppure nella mia testa scatta sempre lo strano meccanismo per cui se una cosa io non la frequento più, è morta. Non nel senso di “è morta per me” ma proprio nel senso di “morta”: non ci vado io, nessuno ci andrà più. E questo vale per i piccoli blog quanto per siti ben più grandi e strutturati.

La cosa mi affascina da sempre. Non considerandomi un egocentrico, e men che meno un solipsista, non dovrebbe essere così, eppure non riesco a sganciarmi da questa strana sensazione. Mi sono convinto che non sia una cosa solo mia e che vale per tutti, ma questa è l’occasione giusta per verificarlo. Confermatemi che anche voi siete come me, ne va di parte della mia salute mentale 😀