Ricaricato con le pile a terra

caviFinite le due settimane di vacanza in Sardegna, siamo di nuovo a casa. Siamo abbronzati (cosa che è più strana di quanto possa sembrare, come sa bene chi ci conosce), un po’ tristi e molto ricaricati. Noi. I nostri gadget un po’ meno. In questo esatto istante, infatti:

  • l’iPad Pro si sta ricaricando in cucina (e devo pure aggiornarlo, ma non ha abbastanza batteria per poterlo fare)
  • il mio telefono è in ricarica nel mio studio
  • il telefono di Carla è in ricarica a lato del letto (dove, incidentalmente, si stanno ricaricando lei e Paolone grazie a un riposino pomeridiano :D)
  • L’Xbox One si sta aggiornando mentre contemporaneamente ricarica il joypad
  • La PlayStation 4 sta facendo la stessa identica cosa
  • Il portatile con cui scrivo è attaccato all’alimentatore perché ha ancora un po’ di carica, ma nemmeno troppa
  • Il telecomando dell’nVidia Shield è morto come sempre, ma non in carica solo perché non saprei dove attaccarlo al momento 😀

Più tardi dovrò mettere in carica anche il Forerunner e l’iPod Shuffle (il mio kit per la corsa), e forse la macchina fotografica.

Noi saremo anche ricaricati, ma tutto il resto ha le pile a terra. Un po’ alla volta si tornerà al normale, prima però dovrò riuscire a districarmi tra i mille cavi attorcigliati appena estratti dal “sacchetto cavi”, ormai un must di ogni vacanza immagino non solo per noi

(il nodo gordiano che ho estratto dal sacchetto è quello che si vede nella foto qui sopra. E da questa matassa sono già stati tolti i caricatori degli smartphone e dell’ipad!).

Pagine in bianco

Pagine BiancheAll’incirca un mese fa, nel mio quartiere hanno consegnando la nuova versione delle Pagine Bianche. Ed è anche un volumone bello massiccio come potete vedere dalla foto che ho messo qui. La stessa foto mostra un’altra cosa che potreste intuire: nessuno le vuole più!

Nel mio condominio la pila di Pagine Bianche è rimasta immutata per quasi una settimana e a distanza di una ventina di giorni dalla consegna, su sei copie lasciate sulle scale, unico luogo di accesso della casa e quindi viste da tutti i condomini, ne restano ancora quattro da prendere. E non si può dare la colpa nemmeno alle ferie e alla gente fuori casa perché quando sono state consegnate c’erano praticamente tutti.

Girando per le strade del quartiere, poi, si sono viste pile di questi tomi davanti alle porte di tutti gli edifici, commerciali e non, dove sono rimaste per giorni. Alla fine penso siano state buttate via dopo che hanno preso la mega pioggia caduta giovedì.

Non è quindi una cosa solo nostra, ma un fenomeno molto più diffuso, almeno qui vicino a me. Sarei stupito, però se lo stesso non succedesse nel resto d’Italia. D’altra parte, chi ha bisogno di una cosa in più da tenere in casa quando si può avere tutto quello che c’è scritto, e infinitamente di più, semplicemente aprendo un computer o sbloccando uno smartphone? Basta andare sul sito delle Pagine Bianche o fare ricerche su Google e si trova ogni informazione possibile.

Io mi stupisco che nel 2016 vengano spesi ancora centinaia di migliaia di euro per una cosa che è oggettivamente superata. Certo, c’è una parte della popolazione che è ancora interessata, ma è una frazione minuscola e di norma di età avanzata. A questo punto non sarebbe più sensato mandare una lettera a tutti e chiedere chi vuole la nuova versione, passando per un meccanismo di conferma via web, telefono o lettera? Ci sarebbe un risparmio incredibile e anche l’ambiente ringrazierebbe visto che chissà quante di queste Pagine Bianche finiscono nel cestino invece che nel riciclo della carta.

Il buon senso direbbe questo, ma non sono ingenuo e so come vanno queste cose: gli spazi pubblicitari all’interno dell’elenco sono venduti a un prezzo che è anche legato alla tiratura, quindi maggiore è questa, più soldi può chiedere l’editore. A poco importa, a lui, che il 90% di questi tomi vada direttamente nei cassonetti o comunque non venga mai aperto. Lui incassa ed è contento. L’inserzionista non so, ma del resto non so nemmeno se al giorno d’oggi c’è ancora un ritorno economico significativo derivante dall’apparire in questi elenchi. Magari c’è ed è anche forte, quindi la sua spesa sarebbe motivata.

Ad ogni modo eccoci qui: agosto 2016 con le nuove Pagine Bianche pronte a finire nel solito cassetto da dove non verranno tirate fuori fino ad agosto 2017, quando verranno sostituite da quelle nuove. Le vecchie le butterò nella carta da riciclare. Non prima, però, di averle tolte dal loro involucro che le proteggeva e cullava da un anno a questa parte.

L’ovvia risposta a una domanda retorica

CentroOvviamente il maledetto ha fatto di nuovo centro: non c’è traccia dell’attivazione della mia tariffa sul telefono, quindi come minimo fino a lunedì sarà inutilizzabile (io cmq una telefonta al 199 domani provo a farla, ma so già che, se mai riuscirò a parlare con qualcuno, questo mi dirà che se ne riparla lunedì). O meglio, posso usarlo solo per ricevere chiamate e SMS, niente altro. Cioè, appunto, inutilizzabile.

Buon ponte a tutti voi, ma soprattutto al responsabile di TIM che si è occupato di questa cosa (chiunque esso sia, qualunque sia la sua mansione in azienda).

Ridi pure seduto sul tuo trono fatto di schede madri bruciate e dischi fissi che grattano, maledetto Dio dell’Hardware. Un giorno avrò la mia vendetta…

Il mio numero di cellulare

Tutti (o quasi) si ricordano il proprio numero di cellulare. Quanti, però, lo sanno dire o riconoscere in maniera diversa da come l’hanno memorizzato?

Mi spiego.

Normalmente il numero del cellulare viene scritto e ricordato con questa forma:
xxx.AA.BB.CCC

Cioè prefisso più i sette numeri divisi in due blocchi da due e uno da tre. Non so perché, ma è un formato che usano tutti.

E qui entra in scena il disadattato di turno, cioè io 🙂

Il mio numero è particolare, nel senso che segue uno schema matematico semplice e uno pseudologico (senza tenere conto del prefisso). Per farvi un esempio, potrei dire che è come se il mio numero fosse:
xxx.246.45.67

E arriviamo al mio problema. Io che amo giocare con le cifre, mi sono accorto subito della cosa e quindi l’ho memorizzato così. E quando devo dirlo, ho pochi problemi: la gente mi guarda strano, ma capiscono subito il perché del mio modo di esporlo con il sistema 322 invece che il solito 223.

Il vero problema è quando la gente me lo legge seguendo lo schema 223. E’ successo per esempio l’altro giorno all’asilo nido dove ho portato Paolo. La ragazza che mi ha seguito durante l’inserimento mi chiede: “Il tuo numero è [e qui io, che so già come finirà, cerco mentalmente di prepararmi alla sequenza ma so già che tanto non la capirò] xxx.24.64.567 vero?”

Io, che come sempre (ma proprio SEMPRE!) ho smesso di capire/seguire le cifre che legge al primo sei, dico con sfacciata sicurezza che sì, è quello. E poi dentro di me spero sia giusto. E mi sento un cretino…

 

 

Truffe telefoniche

Venerdì mattina ero fuori casa. Al mio ritorno vedo una chiamata persa sul telefono di casa. Numero chiamante: 0039056744.

Non so chi sia, ma sono certo che si trattasse di un qualche tipo di pubblicità o roba simile.

Tempo un’ora, il telefono risuona. Riconosco il numero di prima, rispondo. C’è una tipa che parla bene l’italiano ma con un fortissimo accento straniero (forse dell’est, non mi ricordo bene).

Operatice – Buongiorno, la chiamo da parte del gestore dell’energia perché in queste settimane è stato cambiato il suo contatore e volevo dirle che dal mese prossimo pagherà la corrente 9,2 centesimi all’ora invece che 14,5.

Fin qui la seguo. Moderatamente scettico ma ancora possibilista.

Operatrice – Devo però fare dei controlli per capire se voi potete usufruire di questa nuova tariffa. Prenda per favore una bolletta vecchia. Io l’aspetto qui, faccia pure con comodo.

Io – No.

Operatrice – Eh? Vada pure a prendere una bolletta, io aspetto.

Io – Mi dice con che gestore io sono in questo momento?

Operatrice – Scusi? Lei ha questa nuova tariffa che…

Io – (la interrompo) No, non ci siamo capiti. Lei dice di chiamare per il mio gestore dell’energia, quindi mi dica: a chi pago la bolletta della luce io?

Operatrice – Non capisce, non è questo che… Prenda la bolletta e io-

Io – (la interrompo di nuovo). No, non capisce lei. Mi chiama per dirmi che pagherò di meno la corrente col mio gestore. Salvo poi chiedermi la bolletta. Quindi le chiedo io: questa è una telefonata del mio gestore o per farmi cambiare gestore?

Operatrice – Sì, vede-

Io – (di nuovo, la blocco) La mia è una domanda secca, non può rispondermi con “sì”. Le ho chiesto: è una telefonata del mio gestore o per cambiare gestore?

Operatrice – (sospiro) Per cambiare gestore…

Io – Allora non mi interessa, grazie.

Operatrice – Aspet

E io metto giù.

Ora, non è la prima telefonata del genere che ricevo, ma è una di quelle meglio camuffate per fregare l’utente. In passato mi era capitato di sentirmi cose come “la chiamo perché l’ingengere XYZ mi ha detto di contattarla per il suo contratto con ENEL” quando io non ho ENEL, e già qui si era raggiunto un punto basso: far finta che il fantomatico “ingegnere” abbia scelto me, o cmq che io debba parlare con una persona importante (perché, evidentemente, nella psiche di chi scrive le formule che le persone al centralino dovranno ripetere, “ingegnere” significa potere e importanza), dovrebbe farmi sentire onorato e in soggezione.

Ma qui siamo a un punto ancora più basso. Qui mi dicono che sono del mio gestore e che mi faranno pagare di meno se verifichiamo una cosa insieme. E una volta che gli ho letto i dati, questi al 100% ti fregano. E per una persona come me che usa il cervello, ce ne sono quante che si fanno fregare?

Purtroppo non ho chiesto chi rappresentasse perché, mentre cresceva la rabbia contro questi pezzi di merda che vogliono truffare la gente, l’unica cosa che pensavo era mettere giù in faccia il telefono alla operatrice. Mi piacerebbe sputtanarli, seppur nel mio piccolo blog, ma non posso farlo.

Però almeno posso avvertirvi di stare attenti se la cosa dovesse capitare anche a voi.