Allo, is there anybody outhere?

alloQuasi due mesi fa uscita Allo, il Whatsapp secondo e di Google. Ne ho parlato in un post qui su Zero3, dove dicevo quanto fosse una app arrivata assolutamente fuori tempo massimo, con poche feature standard e tante assurde lacune . Mancava, cioè, non solo quel quid che potesse giustificare un cambio di piattaforma ma c’erano anche delle assenze ingiustificabili come la possibilità di usare Allo su PC o su tablet (almeno su iPad).

Bene, a distanza di due mesi… non è cambiato nulla.

Io Allo l’ho installato e provato, con l’unica persona che conosco che ce l’aveva, ma alla fine ieri l’ho cancellato dal mio telefono.

Ben più interessante, però, sono le mie statistiche d’uso: tre o quattro messaggi nel primo giorno d’installazione, mai più aperto. Messaggi ricevuti su questa piattaforma dopo il primo giorno: zero.

La domanda che ho è abbastanza ovvia: qualcuno di voi ha anche solo provato Allo? E se sì, lo ha mai usato davvero? E lo sta ancora usando? Io sarei pronto a scommettere che la risposta alla prima domanda sarebbe “no” per il 90% di voi, con il restante 10% che si ferma con un “no” al secondo quesito.

Perché la mia limitatissima esperienza personale mi porta a pensare che Allo sia un buco nell’acqua anche peggiore di Wave o G+, che almeno la gente ha provato prima di mollare. Qui a me pare che non ci sia (stata) nemmeno la voglia di vedere cos’è Allo.

Cosa che sinceramente è anche condivisibile.

Google o fondi Allo con Hangout e Duo, e speri nel miracolo che comunque ti servirà, oppure puoi già tirarlo giù dai vari app store.

PS: da notare che nell’app store di Google l’applicazione risulta nella fascia dei 5-10 milioni di download. Cioè nulla! Whatsapp è tra 1 e 5 miliardi, e ci sta visto che è il leader indiscusso, ma tanto per fare un paragone, Telegram e Viber sono tra i 100 e 500 milioni. Allo se lo sono filati davvero in quattro cani…

Allo? Google ma ci sei o ci fai?

Esce oggi Allo, la nuova app di Google dedicata alle chat via messaggio per cellulari e, forse, tablet. Sia Android che iOS. L’annuncio avviene con un bel video

e con un post su uno dei blog ufficiali della grande G.

E’ l’ennesimo tentativo di Google di cavalcare un grande fenomeno che non ha saputo cogliere al momento giusto e gli è quindi sfuggito. L’hanno fatto con Google+ o Wave, e tutti noi sappiamo come è andata a finire (male).

Di fatto Google non sembra in grado di invertire le tendenze: o le scopre, ideandole o comprandole appena nate (vedi Youtube), oppure ci prova ma senza mai ottenere successo. In alcuni casi per sfiga o motivi inspiegabili, in altri per colpa propria (G+ rientra senza dubbio in quest’ultima categoria).

Allo per quanto mi riguarda parte molto, MOLTO male. Google ha già una app per la messaggistica, Hangout, che volendo poteva essere migliorata o anche riscritta da zero. Invece no, in un periodo in cui quasi il 70% delle persone non scarica nemmeno una nuova app al mese (giochi esclusi), loro pensano bene di fare un clone di Whatsapp o di Telegram. Il che di per sé è stupido, ma non è nemmeno una idea completamente sbagliata visto il nome che c’è dietro. Peccato però che fin dall’inizio facciano degli errori oggettivamente clamorosi. Vediamo insieme i principali:

  1. Mentre tutte le app di messaggistica hanno già integrate le chiamate e/o videochiamate (e chi non ce le ha si sta muovendo per offrile), Google lancia una app che ne è priva. Ma la cosa veramente stupida, secondo me, è che qualche mese fa hanno rilasciato Duo, che è una app… per le videochiamate! Che senso ha buttare fuori due app distinte per due servizi che praticamente tutti oggi considerano legati tra loro? Se, come detto, oggi quasi nessuno scarica app nuove, cosa vi fa pensare che qui ne prenderanno due invece di continuare a usare Skype, Telegram o altro?
  2. A fine 2016, quando la messaggistica è una giungla dove si combatte per prendere le briciole lasciate da Whatsapp, iMessage e pochi altri, Google esce con una app che si può usare solo su smartphone (e forse su tablet, ma non ne ho la certezza). Capisco che ci tenete a ribadire che il futuro è nei dispositivi mobile, ma anche se fosse vero (per me non lo è) il presente è ancora bello ancorato ai PC. E visto che non è che uscite per primi e siete senza concorrenza, forse sarebbe stato il caso di attrarre tutti i tipi di utenti esistenti, non solo i teenager che vivono incollati solo agli schermi touch. Se Telegram, che mi offre una splendida versione per ogni piattaforma esistente, computer compreso, non riesce nemmeno ad avvicinarsi a Whatsapp e il suo squallido mirror via web, cosa gli fa pensare che la gente mollerà la strada vecchia per una nuova che è persino più limitata?
  3. Certo, gli sticker! Saranno loro a convincere tutti i miei amici, il 90% dei quali ha scaricato un totale di circa 5 app nel corso della loro intera vita, a mollare la piattaforma che tutti hanno e usano quotidianamente (Whatsapp) per una che nessuno ha, ma che ha gli sticker. O la possibilità di allargare il testo. O l’imprescindibile funzione di suggerimento risposta alle immagini…

Google, fattelo dire: gli sticker Telegram li ha dal giorno zero o quasi, e praticamente nessuno lo usa (purtroppo). Il testo che si allarga o le immagini su cui puoi scrivere/disegnare sono cose che ora ha iMessage, e cmq quanta gente usa davvero funzioni come queste? La “risposta suggerita” può essere carina, ma sono pronto a scommettere che il 75% delle persone non userà mai una funzione del genere.

Di fatto Allo nasce già morto. Deve riuscire in un campo in cui finora nessuno è mai riuscito a scalzare chi è al comando, e cerca di farlo offrendo qualcosa di molto bello da vedere, probabilmente anche veloce e comodo da usare, ma che non ha una singola cosa che gli altri non hanno. Anzi, toglie pure la possibilità di rispondere via tastiera e computer mentre si lavora.

Per sfondare, Allo doveva avere un qualcosa di unico e geniale, di assolutamente mind blowing, game changing e altre espressioni inglesi varie che si usano in questi casi. Invece è, almeno in questa sua prima versione, il più classico e banale caso di more of the same, con pure una punta di less of the same.

Se le cose resteranno così, Allo lo useranno in pochissimi e per un periodo di tempo estremamente limitato.

Allo stato attuale, la sua morte è solo questione di “quando”, non di “se”. Opinione personale e soggettiva, ma che ritengo essere anche molto vicina all’oggettivo.

Basta, per pietà

Sono nato il 25 marzo del 1975 (sì, ho 40 anni :)).

All’età di sei anni, nel 1981, sono entrato nella prima elementare, classe A, della scuola del mio quartiere. Eravamo in venti.

Cinque anni dopo, 1986, faccio il salto alle medie e qui finisco in B. Eravamo in 18.

Tre anni dopo, 1989, vado al liceo scientifico, sezione C. Primo anno in 22.

Infine si arriva al 1994, quando vado all’università. E qui è una storia più lunga e complessa, ma diciamo che frequento due gruppi di persone. Il primo è composto da venti persone, dodici ragazzi e otto ragazze da tutto il Veneto. Il secondo da quindici, tutti della provincia di Vicenza.

Nel mezzo della mia vita scolastica sono andato per un anno agli scout (1987), ho fatto minibasket alle elementari (1983-1985), sono volato in Irlanda per una vacanza studio, due volte! (1992-1993). E non dimentichiamo i corsi di inglese (da 1988 al 1993), e molte altre attività ancora.

Vi chiederete come faccio a ricordarmi tutto così bene*. Beh, non lo faccio. Non mi ricordo nulla. Non gli anni. Non quanti eravamo. Nemmeno cosa ho fatto, dove e con chi.

E allora come è possibile che abbia scritto con così tanta precisione tutte queste cose? Semplice: i temibili gruppi di Whatsapp.

Ogni mese o quasi, finisco risucchiato in qualche cavolo di gruppo di persone che ho frequentato magari dieci o venti anni fa e poi più rivisto. Mi ritrovo quindi nell’ennesima chat che per le prime settimane macina quegli 80 msg al giorno, con foto di bambini, tormentoni vari, video divertenti in 320×200 (che su uno schermo in 1920×1080 si vedono BENISSIMO!) e, ovviamente, tette e culi quando va bene, bestemmie e roba razzista degna di Salvini quando va male (“ma si fa per ridere, eh! Mica lo penso veramente che i negri devono solo morire tutti a casa loro o uccidersi con gli arabi, come si vede nel simpaticissimo video che vi ho mandato”…).

Immancabilmente, poi, parte una discussione devastante sull’inevitabile cena da fare insieme per ritrovarsi tutti. Che non porterà mai da nessuna parte perché cercare di trovare un giorno che vada bene a 20 persone, tutte con un lavoro e/o una famiglia, è praticamente impossibile. Eppure l’organizzatore esige di trovare un giorno buono per TUTTI (io dopo un po’ propongo sempre il 30 febbraio…).

Da un lato la cosa non è detto che mi dispiaccia, quest’anno ho fatto due incontri con i miei compagni delle medie, alcuni dei quali non vedevo letteralmente dall’ultimo giorno della terza, e mi sono anche divertito molto. Ma per un incontro che va bene, ne avrò almeno dieci che non mi interessano o si sono rivelati inutili. Anche perché se non senti e frequenti delle persone per più di dieci anni, forse un motivo c’è. O anche se non c’è, e vi siete allontanati semplicemente perché la vita va così, non è detto che ritrovarvi dopo così tanto tempo abbia senso perché le persone cambiano e anche molto.

Ad ogni modo il problema in questi casi è sempre lo stesso: come si fa a lasciare un gruppo senza essere scambiati per maleducati o persone che se la tirano? Se c’è un modo, io ancora non l’ho trovato!

E così finisci per renderlo silenzioso per un anno, sperando che muoia autonomamente il prima possibile…

* ok, ho mentito. Le date e quanto fatto sono giusti, ma i numeri delle persone sono completamente inventati. Ma mi serviva per rendere meglio il concetto del post 😉

L’importanza dei neologismi

Nel post di ieri parlavo di come Whatsapp oggi sia una app che, sebbene siano molti i concorrenti che l’hanno superata sotto praticamente ogni punto di vista tecnico e di funzioni disponibili, sia ancora oggi non solo la leader assoluta del mercato, ma anche una app che è virtualmente impossibile da battere.

Questo per un motivo tanto semplice quanto fondamentale: la lingua parlata. O, per meglio esplicitare il concetto, l’importanza dei neologismi. Vi spiego cosa intendo con questa espressione.

Oggi si usa sempre di meno il termine “messaggio” che ha ceduto il suo posto a varie declinazioni di Whatsapp: “Ti whatsappo dopo”, “Ci sentiamo via Whatsapp”, o magari anche solo un semplice ma chiaro “ti mando un messaggio via whatsapp” / “mandami un whatsapp”. Se fate parte di quelli che a questo punto si sentiranno in dovere di dire che no, queste espressioni non le usate mai, beh sappiate che la cosa non importa: provate a tendere le orecchie e ascoltare la gente intorno a voi, e vedrete che per moltissime persone ormai whatsapp non è più sinonimo di messaggio, l’ha proprio sostituito nella stragrande maggioranza dei casi. E non solo tra i giovanissimi che gli SMS non li hanno mai visti e usati, lo stesso si può dire per i trentenni e quarantenni.

Non importa quindi quanto la tua nuova app sia bella e migliore: non puoi battere una app che è diventata contemporaneamente un sostantivo, un aggettivo e anche un verbo estremamente diffusi. Non puoi, è proprio impossibile.

Per quanto uno possa amare Telegram e voglia cercare di farlo usare a tutti, non dirà mai “ti mando un Telegram”. Perché non ha la stessa chiarezza e immediatezza di un “Ti mando un whatsapp”, ma soprattutto perché nessuno lo dice e se lo fai tu, ti guardano giustamente come se fossi scemo. E se alla fine anche tu dici “ti mando un messaggio con whatsapp”, a quel punto hai perso la tua crociata perché usando il nome della app rivale hai rafforzato la sua forza sul tuo interlocutore (e probabilmente un po’ persino su te stesso).

Vi faccio un altro esempio per spiegare meglio la cosa. Ormai nessuno dice “cerca su un motore di ricerca” o anche un generico “cerca in internet”, tutti usiamo come espressione “cerca su Google“. Quindi se anche a me piacesse Bing, a furia di sentirmi ripetere il nome Google, finisce che questo mi entra in testa e la prima volta che devo cercare qualcosa, vado sul sito che il mio cervello associa alla parola “ricerca”. E questo è Google.

Idem per la Coca Cola: se io dico cola, in quanti pensano a Pepsi o a una qualsiasi altra marca di bibite gassate?

Whatsapp ha ormai raggiunto lo status di quei rari brand fortissimi che non possono essere sconfitti dai concorrenti solo con prodotti di qualità migliore. L’unica cosa che può battere Whatsapp è una massiccia e martellante campagna di marketing, di quelle di qualità. Una campagna che ha un elemento che ti entra nella testa e spinge via il nome Whatsapp dalla sinapsi che si occupa di associare la parola “messaggio” a una app.

Per fare una cosa del genere ci vuole prima di tutto l’idea giusta con lo slogan giusto, poi un budget faraonico per martellare la gente su tutti i media. Cosa che non è pensabile per un business a guadagni limitati come quello della messaggistica online.

Ma ci vuole anche culo, perché se anche tocchi la corda giusta, riuscire a cambiare un neologismo che ha preso piede è davvero difficile. Non impossibile, certo, ma non è facile.

Quindi se siete persone che spingono per la diffusione di Telegram o altre alternative, sappiate che per i prossimi anni, a meno di sconvolgimenti imprevedibili, dovrete rassegnarvi e continuare a tenere sul telefono Whatsapp (e a usarlo molto più di qualsiasi altra app di messaggistica).

Whatsapp vs. Telegram

Gli app store per qualsiasi tipo di smartphone sono pieni di programmi che permettono di mandare messaggi tra utenti. Il più famoso è sicuramente Whatsapp ma ogni due o tre mesi arriva un nuovo contendente che cerca di rubargli il più alto numero di utenti possibile. E in linea di principio, farlo non dovrebbe poi essere così difficile, perché Whatsapp oggi come oggi è molto indietro rispetto a tanti suoi concorrenti. Prendiamo per esempio Telegram.

whatsapp-vs-telegramQuesta app è migliore di Whatsapp sotto tutti i punti di vista. Ma proprio TUTTI. Facciamo uno schemino per descrivere bene la cosa:

  • TelgramHa tutte le funzioni della concorrente e le replica con una grafica molto simile ma allo stesso tempo più pulita ed elegante.
  • L’app è più leggera e ci mette molto di meno ad aprirsi e caricarsi.
  • Ha gli stickers, adesivi di tutti i tipi che si possono usare nelle conversazioni per far ridere o comunicare qualcosa. Per dire, quelli della Merkel sono qualcosa di grandioso e da soli dovrebbero far passare tutti a Telegram 🙂
  • Ha le chat con i BOT che le controllano e/o rendono più vive
  • Ha la possibilità di criptare le chat
  • Si può impostare un tempo di autodistruzione ai messaggi
  • Telegram è gratis, anche se non è che l’euro annuale che chiede Whatsapp sia in qualche modo un deterrente.

E c’è molto altro ancora, ma la cosa che veramente rende Telegram infinitamente superiore è la possibilità di salvare le conversazioni in cloud, in modo da poter usare il programma non solo sul vostro smartphone ma anche su tablet e su computer. E qui si ha un programma apposito e autonomo, non una versione web based che è completamente dipendente dal telefono come nel caso di Whatsapp.

Eppure passano i mesi, escono i vari Line, WeChat, Viber e ora Telegram… e niente riesce a scalfire la leadership di Whatsapp in Europa e buona parte del mondo (eccezione importante sono gli Stati Uniti, che hanno da sempre piani con SMS illimitati e che cmq vedono un mercato composto praticamente solo da iPhone, quindi al massimo là usano iMessage).

Uno può portare mille motivi per spiegare la cosa, il principale è che Whatsapp è stata la prima app a fornire una piattaforma solida e comoda per lo scambio di messaggi e attach vari, con le funzioni di gruppo e soprattutto zero sbattimento per registrarsi e usarla (se per esempio avete mai provato il sistema di messaggistica di BlackBerry sapete quanto fosse una palla scambiarsi i codici identificativi).

E questo è sicuramente vero, ma per me c’è un altro grande motivo che non solo garantisce che la leadership attuale di Whatsapp sia stabile e sicura, ma addirittura rende molto difficile, quasi improbabile, il cambio anche nel medio/lungo periodo. Ma di questo parlerò nel prossimo post.

Ora però date un’occhiata a Telegram. E’ davvero un’ottima app, molto, molto migliore di Whatsapp. La potete scaricare gratuitamente:

* qui in versione iOS
* qui in versione Android
* qui in versione Windows Phone
* qui nelle versioni web, OSX, e PC, Mac e Linux

 

 

Una tranquilla mattina di lavoro (dossier fotografico)

Luogo: salone di casa nostra.
Personaggi: io e Paolo, con lui che oggi era in modalità “pila Duracell inesauribile”.

Scena: io che lavoro sul tavolo del salone mentre lo vedo seduto di fronte a me nel suo tappettone colorato. Dove, ovviamente, rimane per tipo due secondi, direzione tavolo con papà. Bisogna fare qualcosa, ma cosa? Vallo Paolone -1⁠⁠Nasce oggi l’insormontabile Vallo Paolone, per impedirgli di arrivare a me. Funzionerà?

Sfortunatamente, bloccato l’accesso al papà, la cosa davvero interessante è il mobile con tutte le console, amplificatore eccetera. Quindi…Vallo Paolone -4Il Vallo Paolone, spostato per esigenze di copione, vacilla sotto i colpi di un anonimo (ma bellissimo) barbaro.

Con il Vallo ora in posizione diversa, rimane libero il primo obiettivo di giornata:

Vallo Paolone -3Ciao papà, cosa stai facendo là sopra?

Attacco a destra, attacco sotto. La storia non poteva che finire in un solo modo…

Vallo Paolone -5Sfinito per l’attacco portato e per il saccheggio effettuato, il fascinoso barbaro riposa nel suo giaciglio in attesa del lauto pranzo che gli sarà preparato al suo riaprir li occhi.

Il risveglio, però, porta anche una misteriosa novità: una enorme scatola dal contenuto sconosciuto! I più curiosi possono vederla clikkando qui (non la metto nel post perché mi distruggerebbe la sequenza visto che è una foto verticale :D)

Cosa si celerà mai dentro questo pacco arrivato poco prima dell’ora del pranzo ma, per fortuna, dopo che il barbaro si era già svegliato?

Vallo Paolone -7Il nuovo, migliorato, invalicabile Vallo Paolone 2.0! Il barbaro si appresta subito a saggiarne la consistenza e ne rimane stupito.

Ma può bastare osservarlo?

Vallo Paolone -8Il barbaro attacca, ma questo Vallo è robba seria e resiste senza problemi. E’ l’inizio di un periodo felice per gli abitanti della landa ora sicura?

Fine

Aneddoto finale: foto e i commenti scritti in corsivo sono stati mandati stamattina a Carla via whatsapp per allietarle la giornata di lavoro in ospedale. Sono riproposti qui in maniera praticamente fedele.
Inoltre non sapevo quando sarebbe arrivato il pacco con la staccionata della Chicco, pensavo non prima di mercoledì. Quindi la storia del Vallo Paolone era nata come gioco fine a se stesso, destinato a morire con la scena del sonno (pure questa tutt’altro che certa visto che Paolo dorme raramente la mattina). Ma con l’arrivo della scatola si è trasformata e ingrandita, diventando ancora più divertente (almeno per me :)), meritandosi così il passaggio su Zero.

 

Di smartphone e Apple (parte 1 di 3)

soldi e smartphone 1Quante volte vi sarà capitato di sentire, o di dire: “Io 600 euro per uno smartphone non li spenderò mai! Non ha senso, sono soldi buttati” (600 è una cifra a caso, va bene anche 500, 800 o altro ancora).

Immagino spesso, confesso che anche io l’ho detto più di una volta. Eppure recentemente mi sono fermato a pensare bene alla cosa e comincio a non credere che sia poi un discorso così giusto.
Intendiamoci: 500/800 euro sono tanti, indipendentemente da come li spendete, ma c’è molto di più da considerare.

Quando si acquista qualcosa si fa sempre un ragionamento basato sull’equilibrio formato dalla cifra spesa e dall’oggetto acquistato con quei soldi. Quest’ultimo va valutato non solo in quanto tale, ma anche per quello che ci permette di fare e come lo fa. Se è un giaccone, per esempio, tiene caldo e resiste bene a pioggia e vento? Una lavatrice lava in fretta, è silenziosa e consuma poco? E via così.

Tenendo a mente questo, astraiamoci per un attimo allora dal concetto “x centinaia di euro per un telefono sono una follia” e proviamo a vedere la cosa dal punto di vista un po’ più pratico.
La maggior parte degli utilizzatori di smartphone ormai non li usa solo per telefonare e mandare messaggi (SMS o Whatsapp che sia) ma anche per fare molto di più. Si tiene in costante contatto col mondo attraverso email e, soprattutto, social network vari, che controlla costantemente. Naturalmente usa il proprio smartphone anche per fare foto, in molti casi con risultati di ottima qualità grazie a ottiche e software ormai molto curati, e pure video. È diventato anche la nostra agenda, dove segniamo appuntamenti vari, compleanni o note di cose da fare. E ancora, può essere un vero e proprio diario, pure multimediale se abbiamo tempo e voglia da dedicare a una cosa del genere, ed è inoltre uno strumento utilissimo per trovare vie e negozi, per orientarci in città che non conosciamo o per raggiungerle grazie al navigatore GPS. Unito a Google, che possiamo consultare senza problemi con i browser pronti sul terminale, abbiamo davvero il mondo in mano, e pure la conoscenza grazie a Wikipedia.

In sintesi, il nostro smartphone è il più potente e versatile computer con cui abbiamo a che fare quotidianamente. E che usiamo per un numero di ore davvero esagerato.
Alla luce di tutto questo, ha davvero senso non voler spendere molto per comprare qualcosa di così utile e usato?
Cioè, perché va bene spendere 400 euro in più per un portatile più sottile e con maggiore batteria, ma non si può fare lo stesso ragionamento per un oggetto del tutto simile e che, probabilmente, useremo anche di più? Lo stesso ragionamento si può applicare anche a categorie più diverse di merci: se è ok spendere 5.000 euro in più per un’auto rispetto a un’altra, per avere maggiore velocità, minor consumo di carburante, più comodità, allora è ok spendere 500 euro in più per un telefono più veloce, che consuma meno e che mi fa fare quello che voglio più facilmente.

Insomma quello che qui sto cercando di dire è che oggi siamo già delle persone completamente dentro il mondo degli smartphone ma facciamo ancora fatica a fare il cambiamento mentale necessario quando si parla dei loro prezzi. Sappiamo che è un vero e proprio computer, lo vogliamo bello, potente e con design moderno, però ci aspettiamo ancora di pagarlo come un Nokia di fascia media di inizio anni 2000. Perché alla fin fine è ancora ancorata in noi l’idea che “è solo un telefonino” mentre, in realtà, telefonare è ormai l’ultima delle cose che facciamo con lui. Ultima sia in termini di importanza che di effettivo utilizzo: passate più tempo a parlare o su facebook? Su Whatsapp o a mandare SMS?

È quindi arrivato il momento anche per noi che abbiamo più di trent’anni, e che quindi abbiamo vissuto in pieno la nascita e l’evoluzione del mondo dei cellulari, di fare il grande passo necessario e arrendersi all’idea che pagare 600 euro uno smartphone di fascia alta non solo non è assurdo ma è pure sostanzialmente giusto. Giusto quanto spendere 900 euro per un ultrabook, 600 euro per l’ultima scheda video 3D, 2500 euro per un TV 4k di marca. Perché ogni tanto è giusto anche viziarsi e concedersi qualche lusso, soprattutto se per comprare l’oggetto che più useremo per svariati anni.